Lo sviluppo ecosostenibile

La nostra società attraversa un momento di profonde trasformazioni che si riflettono pesantemente sulla vita del nostro Paese e condizionano l’azione degli stessi partiti, dei sindacati e dei cittadini.
La linea socialista su temi di così vasta portata deve poter rappresentare la discriminante fra i sostenitori della tutela dell’ambiente ad oltranza e coloro che, invece, sostengono l’uso indiscriminato delle risorse disponibili.
L’impegno che si chiede ad una grande forza riformista è, e deve rimanere, quello di opporsi ad ogni forma di “abuso naturale” e, nello stesso tempo, presentare un programma di proposte che individuino soluzioni più rispondenti alle esigenze di una società in continua evoluzione.
Sappiamo che non è facile distinguere tra ciò che è utile e ciò che non è utile sul piano della “correttezza ambientale”, ma una conoscenza approfondita dei problemi consente al partito di indicare le soluzioni più percorribili per costruire un futuro che non presenti deterioramenti nel rapporto uomo-ambiente-energia.
Siamo tutti ben consci che sono risorte ed hanno preso vigore le forze autoritarie le quali hanno allargato il loro consenso ed accentuato la loro aggressività e, nello stesso tempo, siamo consapevoli che a ciò ha fatto riscontro l’assenza di posizioni politiche di spessore capaci di indicare prospettive valide per dare fiducia alle speranze dei cittadini-elettori e dare risultati concreti di cambiamenti positivi.
Su tutta questa situazione generale del paese viene ad incidere fortemente la crisi economica-finanziaria mondiale per cui il processo di crescita e di sviluppo nazionale registra una fortissima battuta di arresto e le risposte governative sono, e continuano ad essere, di basso respiro e di protezionismo di alcuni settori industriali a tutto danno di uno sviluppo equo, della ricerca e della difesa dell’ambiente.
Al di là della differenza delle risorse destinate, si nota come altri Stati hanno approvato incentivi ai settori industriali ma, di contro, hanno chiesto “precise garanzie” sul piano dei risultati. Garanzie occupazionali; garanzie sul piano della ricerca per l’abbattimento dei consumi e dell’inquinamento e così via.
Nel nostro Paese, d’accordo sostanzialmente con il maggior partito d’opposizione, solo incentivi a favore della produzione e senza controllo dei risultati e dell’impatto ambientale.
Appare evidente, quindi, che le contraddizioni esplodono e maggiori spazi politici si aprono per chi ha sempre avuto una visione aperta e non unilaterale dei problemi per affermare e riaccendere i fili spezzati della vera e concreta politica “riformatrice”.
Tutti noi abbiamo davanti una situazione tale che siamo obbligati a proporre obiettivi ampi e difficili dal punto di vista ambientale e siamo ben consci che i processi di democratizzazione della vita dello Stato in tutti i suoi aspetti, economici, sociali ed amministrativi richiede un grande sforzo ed un grande impegno.
Gli amministratori socialisti nella loro attività di gestione devono tradurre con forza i principi che sono alla base dello sviluppo ecosostenibile in modo tale che si possa facilmente desumere l’azione politica, civile e soprattutto culturale che il popolo riformista intende portare avanti per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. E’ compito, quindi, dei socialisti a tutti i livelli dare un impulso generoso in questo senso.
Nel passato siamo stati protagonisti ed attivi sulla tematica ambientale ed oggi è necessario promuovere e sollecitare le coscienze dei cittadini affinché la problematica ambientale venga affrontata come una “grande questione” culturale, politica e di democrazia economica.
Il Partito è consapevole che su alcune della problematiche ambientali è urgente e necessario dare indicazioni e proposte concrete rispetto alla crisi ecologica globale quale, ad esempio, la scarsità e l’esaurimento delle risorse; il grande squilibrio dei cicli naturali; l’inquinamento del suolo, dell’aria e dell’acqua, etc.
Non è possibile pensare che il consumo di materia e di energia sia illimitato per il semplice fatto che le risorse stesse sono limitate e la natura ci informa di ciò senza mezzi termini.
Si impone una inversione di tendenza in tutti gli ambiti: dai comportamenti privati al modello organizzato della società; dall’azione pubblica ai modelli economici e finanziari ed a quelli fiscali, e così via.
Se si dovesse continuare a vivere in questo modo il modello di sviluppo attuale non sarebbe, a breve, più compatibile con la durata degli ecosistemi da cui dipendiamo.
E’ necessario porre con fermezza queste questioni ed il governo ha il dovere di ascoltare, di rendersi conto e di essere interlocutore attento ai problemi dei cittadini.
Quest’ultimi sanno che tutto diventa difficile quando l’economia colpisce il Paese e, nello stesso tempo, sono consapevoli che non è condivisibile una azione governativa che non si preoccupa del domani e di come saranno penalizzate le generazioni future.
I socialisti, con senso di responsabilità che proviene da lontano e quale forza democratica non possono consentire che la politica ambientale del nostro Paese si decomponga e possa irrimediabilmente lacerarsi.
Si batteranno affinché la Comunità europea si faccia interprete di una politica comune per quanto riguarda l’Ambiente e l’energia e non trascuri gli aspetti di gestione economica e finanziaria delle Aree Protette in una visione comune europeistica.
Si discuta ampiamente e si affrontino le questioni sul tappeto affinché il problema dei consumi sia affrontato in una visione più generale e non più nazionalistica; le questioni della tutela e della difesa dell’ambiente siano questioni europee e non dei singoli Paesi e che i vincoli non siano divieti, ma occasione di crescita e di sviluppo per le popolazioni; si armonizzi la politica di gestione delle Aree Protette per conseguire un notevole risparmio sul piano delle risorse pubbliche.
I socialisti si impegneranno per una revisione dell’attuale normativa, ma in una logica dove le Aree Protette rientrino in un modello innovativo di gestione istituzionale omogenea sul territorio nazionale al fine di raggiungere e coniugare gli obietti primari di tutela della biodiversità con risultati ottimali di crescita e sviluppo, in sintonia con le realtà locali.
Nello stesso tempo hanno interesse ad impostare una linea politica ambientale ed ecosostenibile nuova e diversa per il Paese e vogliono un Italia industrializzata, ma rispettosa dell’ambiente ed uno Stato funzionante che può e deve essere competitivo con le esigenze ed il rispetto che si deve all’ecosistema.
Per queste stesse ragioni lo Stato ha il dovere di comportarsi con equità nei confronti dei cittadini e delle imprese. Per quest’ultime dovrebbe applicare le imposte sull’inquinamento (tributo) in relazione al fatto che maggiore è la quantità di inquinamento che l’impresa riesce ad abbattere e minore è l’imposta che deve pagare.
Lo stesso discorso politico vale per la raccolta differenziata da parte dell’utente-famiglia: a maggiore e migliore raccolta di rifiuti corrisponde un minore tributo.
Sulla base di queste riflessioni e su quanto più avanti si andrà ad argomentare e proporre, i socialisti sono convinti che una azione politica riformatrice ha l’obbligo di creare le condizioni affinché si rafforzi il rispetto nei confronti dell’Ambiente tenendo sempre presente consapevolmente che da questo delicato ed importante settore possono venire risposte credibili e durature all’attuale crisi occupazionale.
La disoccupazione crescente è un problema drammatico, ma la volontà dei giovani è quella di non assistere passivamente a tale agonia e l’ambiente può essere una occasione di crescita per le future generazioni con innegabili vantaggi, senza compromettere le possibilità di poter soddisfare le esigenze che verranno ed a cui hanno diritto.
Energia
Sosteniamo che occorre pianificare in modo globale le riduzioni dei gas inquinanti, e proponiamo che il governo italiano si attivi maggiormente, in questo senso, presso gli organismi internazionali, anche alla luce delle nuove posizioni innovative, volte ad una drastica riduzione delle emissioni, assunte dalla nuova amministrazione statunitense e dalla Cina.
La riduzione delle emissioni di anidride carbonica al 2020, è un ulteriore passo in avanti rispetto al protocollo di Kyoto e, ad oggi, questa percentuale non solo non è stata ridotta ma è aumentata ulteriormente. Il sistema che è alla base del meccanismo di riduzione ( ETS ), costa al Paese e, quindi, al cittadino nel solo settore energetico, per il mancato rispetto delle quote di emissione, circa 1 miliardo di euro l’anno.
Per arginare questi costi, occorre agire fortemente sull’incremento della produzione da fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica e sul risparmio, al fine di creare un approccio market oriented, per lo sviluppo di un economia verde, capace anche di fungere da volano nella ripresa della crisi mondiale.
La politica energetica deve fondarsi anche su un’attenta gestione delle fonti, e dei consumi sul territorio. Per entrambi i versanti, occorre diffondere il solare fotovoltaico, l’eolico, modelli di autoproduzione energetica (dai pannelli sul tetto al biogas nelle aziende agricole). I comuni e gli enti locali dovrebbero rendere pubblico il bilancio energetico delle proprie strutture e a livello nazionale, con opportuni provvedimenti, si dovrebbero premiare i più virtuosi.
Occorre incrementare l’uso delle fonti rinnovabili e contemporaneamente facilitare iniziative per la nascita di nuove imprese per la produzione di materiali di base e delle relative tecnologie in questo settore.
Inoltre occorre impegnarsi per:
• il raggiungimento dei target di efficienza energetica al 2012, che attualmente prevedono una riduzione complessiva tra settore elettrico e gas di 6 Mtep/annui; i risultati ottenuti fino ad oggi sono soddisfacenti, grazie all’introduzione del meccanismo dei titoli di efficienza energetica, i cosiddetti “ certificati bianchi “ e tale meccanismo deve essere rafforzato;
• per la riduzione dei consumi attraverso l’uso del risparmio energetico, accompagnato da idonee campagne di sensibilizzazione.
• rendere edotta l’opinione pubblica che gli alti costi dell’energia elettrica nel nostro paese, non dipendono solo da fattori strutturali del sistema, ma anche da plusvalenze ingiustificate imposte dai produttori. E’ emblematico che tutte le imprese di produzione del settore, negli ultimi cinque anni hanno più che raddoppiato i propri utili, mentre contemporaneamente il prezzo dell’energia elettrica, per i consumatori finali è aumentato del 40%.
L’impegno è e deve essere quello di limitare al massimo il ricorso al petrolio utilizzando le risorse energetiche alternative e rinnovabili per un ritorno alla cosiddetta “ modernizzazione energetica”.
I socialisti non sono contrari in linea di un principio al nucleare in quanto tale, ma i dubbi permangono perché a fronte dei costi ingenti si potrà avere un KWh di elettricità prodotta solo fra 10-15 anni dal primo “mattone” posato, soprattutto con una tecnologia EPR che ha già dato moltissimi problemi nei tempi di consegna e nell’aumento dei costi in corso d’opera nell’impianto di Olkiluoto (Finlandia).
Non possono sottacere il fatto che il ricorso al nucleare, rappresenta una scelta discutibile sia per i tempi di realizzazione che per i costi. Il decommisioning delle vecchie centrali nucleari attualmente ci costa 500 milioni di euro l’anno e ciò è materia di attenta riflessione politica.
Ancor di più sorgono dubbi sulle collocazioni territoriali e, soprattutto, per lo smaltimento delle scorie radioattive degli impianti da costruire, considerando che nessun governo sinora ha trovato soluzioni valide alle scorie italiane e l’unica soluzione è stata quella di farle girovagare per mezza Europa.
Siamo del parere che è necessaria una diversa strategia e che è utile a tutti attendere la tecnologia nucleare della IV generazione, cioè quella che fa riferimento ad un nucleare pulito.
Abbiamo il dovere di porre queste problematiche sul terreno del confronto politico e chiediamo, che prima di dar corso ad una politica decisionista a senso unico, si dia inizio ad una grande iniziativa popolare e democratica sulla questione del nucleare, in modo tale che i cittadini siano consapevoli e preparati verso le scelte che si andranno ad assumere.
Siamo ben consci che dopo il referendum sul nucleare, ci si è adagiati sull’esistente, invece di spingere sulla ricerca di fonti alternative quali il solare e l’eolico, ed occorre ovviare alla stasi nella ricerca, mettendo a disposizione maggiori fondi, mirando agli obiettivi dello sviluppo sostenibile.
Il nostro impegno è rivolto a promuovere azioni a sostegno della ricerca, per la diffusione di impianti di produzione energetica ad impatto nullo sui cambiamenti climatici e per la realizzazione di sistemi di comunicazione innovativi che riducano la domanda di mobilità fisica delle persone e propongono, sin da ora, l’estensione della detrazione (55%), oggi a favore solo dell’ambientalizzazione degli edifici, anche agli studi di diagnosi energetiche.
Per quanto riguarda, poi, l’attuale mix di combustibili usati per la produzione di energia elettrica vede il gas al 63% ed il petrolio al 9,8%. In funzione di questo dato, dell’alto costo del gas naturale e della relativa sicurezza degli approvvigionamenti e necessario implementare il numero di rigassificatori (anche off-shore) per le scorte nazionali.
Altra questione delicata e che preoccupa i socialisti sono i costi che ingenera sui consumatori finali l’attuale meccanismo di assegnazione e di gestione dei Certificati Verdi (CV).
Nell’ipotesi che l’Italia raggiunga al 2020 l’obiettivo di una quota di produzione da fonti rinnovabili, pari al 17% dei consumi globali (oggi siamo al 7%), mantenendo gli stessi strumenti di incentivazione, il costo totale dell’incentivo, a quella data , supererà i 10 miliardi di euro/anno.
Oneri insostenibili, che non ricadono sulla generalità dei contribuenti ma solo sui consumatori elettrici, attraverso le bollette. contributo
Si chiede, pertanto, una rivisitazione dell’attuale meccanismo per far si che non siano i soli consumatori elettrici a sopportare i costi di tale scelta politica.
E’ necessario riformare i criteri di costruzione nell’edilizia con materiale ecocompatibile e favorire l’uso di tecnologie avanzate per l’isolamento, l’illuminazione, il riscaldamento, la climatizzazione, etc.
Occorre rendere stabili gli incentivi in favore del risparmio energetico, soprattutto nelle nuove costruzioni, sostenere l’industria e l’agricoltura e diminuire il consumo energetico per unità di prodotto.
L’attività di produzione edilizia, e tutti i settori economici e artigianali ad essa collegati, può beneficiare di un forte impulso grazie ai sostegni descritti.
Gli edifici civili (terziario e abitativo), rappresentano uno dei settori che maggiormente dovrà essere sottoposto ad interventi di trasformazione e adeguamento sia nelle componenti passive edilizie che nelle componenti attive impiantistiche. I consumi complessivi di energia del settore civile e terziario sono esageratamente alti e, nonostante le varie leggi che man mano si sono succedute, la situazione e praticamente allo stallo. Ottenere risultati qualificanti è possibile, ma occorre che il governo avvii una vera e propria rivoluzione culturale – architettonica - edilizia – impiantistica – costruttiva.
L’attività di produzione edilizia e tutti i settori economici delle PMI e artigianali ad essa collegati, possono beneficiare di questo forte impulso.
Entro pochi anni, si possono mettere in atto efficaci interventi di razionalizzazione energetica che porteranno a un consistente risparmio.
Vanno previste, inoltre, agevolazioni fiscali per edifici di nuova costruzione che vengono costruiti in classe energetica A.
Ed in questa direzione va fortemente perseguita una azione educativa – formativa, al contenimento dei consumi.
Occorre, quindi, muoversi almeno su tre direttrici :
I. educazione al consumo razionale (bisogna rimuovere il principio secondo cui, tanto più un paese è ricco e tanto più deve consumare energia);
II. incentivare il ricorso alle fonti di energia rinnovabili;
III. adottare provvedimenti legislativi atti a favorire il contenimento in edilizia e le innovazioni che introducono risparmio.
Ambiente e Territorio
Il principio dello sviluppo sostenibile è ben definito nella normativa italiana e il dispositivo ripropone l’opportunità di individuare le risoluzioni di questioni che interessano attività umana ed ambiente, in un ambito in cui siano ottemperate, in modo equilibrato, anche le esigenze di carattere sociale ed economico.
Tuttavia si riscontra il fatto che la normativa non è stata applicata nel senso più sociale del termine, ma spesso ha privilegiato le istanze di carattere protezionistico, talvolta strumentalizzando situazioni locali di disagio sociale, con il risultato di mortificare le istanze di sviluppo economico e le aspettative di miglioramento dei livelli di qualità della vita, nei luoghi di residenza e lavoro.
Con riferimento a quest’ultimo aspetto, l’adeguamento e, più precisamente, l’ammodernamento del sistema infrastrutturale, sia materiale che virtuale, determina le condizioni di collegamento e relazione tra i diversi ambiti territoriali; pertanto, esso, nell’attuale organizzazione sociale, definisce i livelli dell’offerta qualitativa di un luogo antropizzato.
I criteri ed i parametri da utilizzare per definire, attualizzandolo, il concetto di sviluppo sostenibile, non può più prescindere dalla domanda di qualità della vita che, con modalità diverse, caratterizza, per le loro peculiarità geomorfologiche, paesaggistiche e socio-economiche, i territori e quindi anche gli ecosistemi.
E’ fin troppo evidente che nelle zone ad economia avanzata, i criteri dello sviluppo sostenibile devono essere influenzati maggiormente dalle esigenze di realizzabilità, mentre nelle aree interne e nelle zone economicamente svantaggiate devono prevalere i criteri della equità sociale; in ogni caso deve essere superato il concetto di sviluppo sostenibile univocamente valido per qualsiasi situazione ambientale, economica e sociale.
In una visione riformista attenta alle istanze che provengono dai cittadini, una moderna sinistra riformista, ed in particolare la componente socialista, sostiene e si adopera affinché la concezione dello “sviluppo sostenibile” che, pur nel superiore interesse di salvaguardare l’equilibrio dell’ecosistema globale, sia reso operativo in modo da tener conto delle diversità territoriali.
Ciò al fine di migliorare la qualità della vita in maniera diffusa sul territorio, ma tipizzata rispetto alle diverse esigenze. In particolare è necessario intervenire allo scopo di mitigare:
a) i fenomeni di abbandono territoriale delle aree interne, che caratterizzano sempre più i territori ad economia debole, a rischio di soccombere ad insufficienze relazionali ed infrastrutturali;
b) i fenomeni di saturazione dei sistemi di mobilità, caratterizzanti sempre più i territori ad economia avanzata, che sempre più spesso sono interessati da fenomeni di saturazione antropica ed inquinamento ambientale;
c) la scarsa integrazione dei sistemi infrastrutturali nelle aree a forte densità residenziale e produttiva e specificatamente nelle aree metropolitane;
d) ripensare ad un modello di trasporto e circolazione efficace in modo tale da ridurre i consumi, gl’impatti e l’inquinamento atmosferico ed acustico.
In questa direzione occorre aumentare l’offerta di trasporto pubblico con mezzi meno inquinanti e dotati di tecnologia ambientale avanzata per i consumi e riorganizzare i modelli di circolazione urbana ed extraurbana.
Occorre diminuire l’utilizzo del parco auto e per far questo occorre puntare sui trasporti pubblici su rotaia e su mezzi pubblici a basso impatto ambientale, puntare in modo serio a progetti di telelavoro che minimizzano gli spostamenti e quindi diminuiscono l’uso delle auto.
Occorre ripensare ad un sistema diverso per quanto riguarda il trasporto merci che viaggiano quasi tutte su gomma e occorre, quindi, spostare l’asse in modo graduale su altre vie come i porti navali e gli spostamenti su rotaia e sulle vie del mare.
Si propone di dare corso ad una grande iniziativa per il rafforzamento delle metropolitane urbane e il trasporto pendolare, che miri a ridurre davvero i tempi medi di percorrenza dei lavoratori, liberando energie produttive.
Con riferimento alle infrastrutture materiali, gli attuali strumenti di validazione basati su criteri e procedure unificate e codificate secondo parametri squisitamente tecnico-scientifici appaiono inadeguati.
Dovrebbero essere sostituiti da livelli di valutazione più avanzati, capaci di mettere a confronto competenze e conoscenze diverse ed in grado di dialogare e comunicare, secondo i principi della concertazione istituzionale, con tutti i soggetti portatori d’interesse, presenti ed operanti nei territori interessati dalle infrastrutture in progetto.
Ed in questo contesto rientra la grande questione politica del paesaggio italiano, costituzionalmente tutelato, che è stato, invece, in ampie zone semplicemente spazzato via.
Proponiamo che si ritorni a discutere di una legge urbanistica nazionale partendo dalla riduzione degli oneri di urbanizzazione in proporzione alla riduzione dell’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale.
Per quanto riguarda, poi, la protezione dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità, che è imprescindibile così come la difesa dei territori dall’uso non corretto; dagli abusi edilizi, dagli incendi dolosi e dagli inquinamenti industriali, siamo a favore di una azione politica dell’inasprimento delle pene che mirino ad aumentare i risarcimenti dei danni ambientali.
I socialisti sono a fianco dei cittadini e chiedono al governo che si dia corso alla costituzione di “Class action” per la difesa dei diritti ambientali e paesaggistici.
Rifiuti – Risorse Idriche
La questione rifiuti è un punto fondamentale che deve esser affrontato con consapevolezza e volontà risolutiva, potendo così rappresentare un fattore di sviluppo e non una problematica.
Ridurre la produzione dei rifiuti, soprattutto con accordi che coinvolgano la grande distribuzione organizzata per la riduzione degli imballaggi ed aumentare la raccolta differenziata attraverso l’incentivazione e l’ottimizzazione dei servizi.
I cittadini e le comunità devono essere coinvolte e consapevoli; devono essere incentivati attraverso la riduzione delle imposte, penalizzando la raccolta generica, ma, soprattutto, migliorando i servizi, qualificando l’offerta ed ottimizzando i risultati.
La chiusura del ciclo dei rifiuti, attualmente realizzata con impianti di termovalorizzazione, deve essere sempre più orientata all'uso di impianti tecnologici a minor impatto ambientale a salvaguardia della salute della popolazione. Una buona soluzione potrebbe essere rappresentata dagli impianti di trattamento meccanico biologico TMB, attraverso i quali si potrebbe ricavare del CDR.
E’, quindi, imprescindibile che la gestione rifiuti passi attraverso la minimizzazione delle discariche, ma per far questo occorre chiudere il “ciclo” utilizzando la raccolta differenziata e il porta a porta aumentando sensibilmente le isole ecologiche, utilizzando tutti i mezzi tecnologici a basso impatto industriale (vedasi i TMB), cercando di far ricorso il meno possibile ai termovalorizzatori. Dove non è possibile farne a meno è doveroso che le amministrazioni si facciano carico con responsabilità e con propri strumenti dei controlli, dei monitoraggi sanitario-epidemiologici e della diffusione dei dati emissivi degli impianti affinché venga garantita il diritto alla salute delle comunità locali.
Siamo consapevoli che è necessario un cambiamento sostanziale nella politica dei rifiuti ed occorre ripensare a nuovi modelli di gestione in modo tale che i cittadini siano attori di un processo dinamico in loro favore.
La situazione attuale in materia di risorse idriche in cui versa il nostro Paese presenta diversi elementi di criticità, sia per quanto riguarda l’assetto delle funzioni generali di governo proprio delle Regioni e degli enti Locali, che sul piano regolamentare e dell’organizzazione operativa e gestionale.
Rispetto quanto sopra si sottolineano gli aspetti salienti delle innovazioni normative che presuppongono la revisione e l’adeguamento di molte delle attuali discipline normative a livello regionale, specie nel Mezzogiorno. Ciò è assolutamente indispensabile per conseguire, nel breve e medio periodo, la razionalizzazione ed un apprezzabile aumento dell’efficienza del sistema:
- riorganizzazione delle funzioni di governo a livello regionale superando particolarismi e settorialità che rischiano di accentuare o consolidare inefficienze; assicurando un indirizzo unitario nella gestione complessiva delle risorse idriche comunque utilizzate (usi civili, irrigui, energetici ed industriali); superando la limitatezza della dimensione provinciale, con la costituzione di un Ambito unico regionale, atto a garantire percorsi coerenti ed omogenei nell’insieme dei territori nella gestione dei servizi idrici (acquedotti, fognature e depurazione);
- rafforzamento degli strumenti di supporto alle funzioni di governo, di indirizzo e di controllo con la costituzione di una apposita Struttura regionale per la vigilanza dei servizi idrici in cui concentrare professionalità e competenze tecniche;
- razionalizzazione della gestione delle risorse primarie nelle Regioni che oggi presentano forti livelli di criticità, assicurando la progressiva integrazione funzionale (invasi, risorse sotterranee, etc.) destinate ad usi multipli (irrigui, energetici, industriali), con la gestione delle risorse idropotabili affidate ad un unico gestore, con il carattere di impresa pubblica e strumento operativo della Regione;
- accelerazione del processo di organizzazione del servizio idrico integrato.
Nel breve termine assume carattere assolutamente prioritario ottimizzare i sistemi di fatturazione e riscossione della tariffa per assicurare la funzionalità minima del sistema ed il suo sviluppo.
A quanto sopra non si può non aggiungere che occorre pervenire, nel breve periodo, ad una definizione di specifiche misure per la salvaguardia del patrimonio idrico regionale e per il risparmio idrico.
E’ evidente che solo attraverso una modifica degli attuali sistemi di gestione sarà possibile sostenere i servizi senza ricorrere ad eccessivi aumenti tariffari, che finirebbero per essere percepiti come improponibili se devoluti al finanziamento di inefficienze gestionali, piuttosto che finalizzati a benefici misurabili per gli utenti.
Ovviamente siamo per favorire gli aiuti verso gli enti locali con sostegni finanziari in modo tale che sia possibile intervenire sulla rete idrica oramai troppo vecchia al fine di evitare in continuo disperdere acqua, prima ancora di costruire nuovi bacini.
Siamo per una politica di incentivi per il recupero delle acque piovane per usi non potabili.
Nello stesso tempo non possiamo sottacere che le coste marine sono un elemento cruciale di qualità ambientale e urbanistica. Occorre fermarne l’erosione e invertire il meccanismo di sfruttamento che ha fatto sì che ampi tratti di costa siano stati distrutti in assenza di un efficiente sistema di controllo e monitoraggio della depurazione dei fiumi e dei mari.
POLITICA DEI SI
Proponiamo una azione di cambiamento e di svolta decisiva sull’energia e sull’ambiente, che sia in grado di favorire le imprese e i cittadini consumatori, armonizzando le politiche ambientali e la crescita economica del paese ed in questo senso esprimono il loro sostegno con un:
- SI ad una politica di prevenzione e di controllo della salute dai rischi derivanti dall’inquinamento;
- SI alla politica delle riduzioni delle tariffe;
- SI all’uso diffuso delle risorse rinnovabili a livello locale con incentivazioni in favore degli utenti;
- SI alla politica della raccolta differenziata porta a porta sul territorio nazionale ed alla politica del vuoto a rendere e della riduzione all’origine degli imballaggi;
- SI alla programmazione di rigassificatori;
- SI alla politica di incentivazione in favore della “ricerca ed innovazione ambientale, dell’educazione, formazione e comunicazione ambientale”;
- SI ad una azione politica per il recupero delle acque e la razionalizzazione della gestione ai fini della ottimizzazione del sistema; e per la riduzione del consumo agricolo, per la messa in sicurezza delle reti idriche;
- SI alla politica dell’edilizia ecocompatibile ed a minimo impatto energetico;
- SI alla politica di un rinnovato Sistema Pubblico delle Aree Naturali Protette;
- SI alla politica dell’inasprimento dei reati ambientali.
a cura di Alessandro Battistoni
membro della Commissione Nazionale Ambiente – Energia PS




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