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Post n°82 pubblicato il 12 febbraio 2009

In tempi come questi, di grande crisi economica e di straordinaria crisi ambientale, è ineludibile una riflessione sul modello - largamente predominante nel mondo - di sviluppo capitalistico, così strettamente connesso alla crescita.  

Crescita del prodotto interno lordo (PIL), riproduzione all’infinito di merci. Questo il modello di sviluppo capitalistico che supera tutte le crisi, sorretto dalla visione, sempre ridotta ai periodi brevissimi, di quanto può essere realizzato come profitto. Questo è il capitalismo e niente altro è possibile che sia. Homo capitalisticus è homo humanitatis lupus. Senza scomodare i grandi temi legati allo sfruttamento del lavoro, vediamo bene che nel modello che pratichiamo le contraddizioni sono già servite sul piatto.  

Perchè all’ambiente giova, al contrario, una visione di lungo e lunghissimo periodo e perché l’idea di sviluppo legata alla crescita infinita tiene conto della “riproduzione di merci” ma non della produzione di beni” che tanto incidono, invece, sulla felicità e sullo sviluppo dell’umanità. La crisi dell’attuale modello è già su di noi. Bassi salari ed elevati costi ambientali lo hanno messo già in crisi. Chi compra le merci prodotte all’infinito se  il sistema stesso  non è capace più di far crescere la ricchezza monetaria delle persone?  E quanto sta costando, anche in termini squisitamente monetari, il ciclo produzione di merci – consumo – produzione di rifiuti?  Crisi è ma, per ora, solo economica ed ambientale. Non sembra esserci in vista una crisi culturale di questo  modello.   Quasi nessuno lo discute più. Lo abbiamo fatto profondamente nostro, riprodotto nei nostri stili di vita, portato nella minuta quotidianità, anche laddove vi produce povertà anziché ricchezza, infelicità invece di soddisfazione, degrado in luogo di sviluppo. Il Movimento per la Decrescita Felice si propone  di incidere su questo modello culturale.

Rivoluzionando il punto di vista di partenza. Si comincia dalla felicità, dalla produzione ed autoproduzione dei beni, riconducendo la riproduzione di merci ed il valore monetario a semplici  strumenti utili alla soddisfazione solo di alcune fra le tante necessità umane.  Va da sé la centralità del rispetto dell’ecosistema. La cura di coglierne i doni senzaforzarne le possibilità, senza impoverirlo, perché continui ad essere fonte di vera ricchezza . E’ la strategia della lumaca che si accontenta della casa che riesce a portare sulle spalle senza sentirne il peso.  

Di questo si tratterà al Convegno “La strategia della lumaca” il prossimo 26 febbraio a Palazzo Valentini,  Via IV Novembre 119A, promosso dall’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma. La rivoluzione culturale necessaria.  

L’Associazione Palocco per Kyoto avrà l’opportunità di parlare dell’impegno, fin qui profuso per la diffusione dell’autoproduzione di energia elettrica e termica, sul proprio territorio, che affettuosamente viene chiamato “borgo” nel titolo dell’intervento, prendendo in considerazione e concretamente operando tutti i cambiamenti immediatamente possibili per trasformarlo in una comunità sostenibile.  

La strategia della lumaca” è una iniziativa di rango che mi auguro capace di cominciare a comunicare che altro è possibile.

Denise Lancia 

Presidente Associazione Palocco per Kyoto

 (www.paloccoperkyoto.com)

Commenti (7)
  • diego ferrara  - concordo 100%
    brava denise
    sono pienamente, totalmente, daccordo con la tua tesi. quotidianamente ho conferma della veridicità di quanto da te sostenuto (mi occupo di gestione di rifiuti) e quindi ti faccio i complimenti anche per avermi saputo leggere nel pensiero.
  • Manfredi Mangano
    Ho tante, tantissime perplessità sulla decrescita. Mi sembra addirittura "reazionario" proporla fuori dal nostro ricco occidente ...
  • renato Costanzo
    la strategia del porcospino
    Come fanno l’amore i porcospini? Con molta circospezione. Con la stessa circospezione, o principio di cautela guardo alle ipotesi di “decrescita” anche se felice.
    Cosa mi fa rendere circospetto?
    Comincio dalle contraddizioni del capitalismo. Chi ha un approccio marxista all’analisi del capitalismo fondala sua analisi sulle contraddizioni; in questa fase storica osserviamo la contraddizione derivante dall’appropriazione del plusvalore da parte dei profitti e a discapito dei salari causando così un deficit di domanda. La contraddizione è quindi di natura distributiva e richiede una riallocazione della ricchezza prodotta a favore dei salari. Ma ciò che è più allarmante è che questa contraddizione ha portato ad una crisi di domanda che sta generando una recessione che si tenta di evitare che si trasformi in depressione. E ciò che fa paura è la caduta del PIL, i milioni di disoccupati, le conseguenze sul mondo del lavoro. Pensare ad un PIL che decresca f...
  • renato Costanzo
    segue
    E ciò che fa paura è la caduta del PIL, i milioni di disoccupati, le conseguenze sul mondo del lavoro. Pensare ad un PIL che decresca felicemente è, in questo momento azzardato! Si potrebbe pensare che la malattia si cura di più ridistribuendo un PIL in aumento che non diminuendo il PIL stesso. Le cocenti delusioni della pianificazione sovietica rendono sospettosi verso soluzioni non sperimentate. I riformisti sono innanzitutto realisti.
    Ma il realista deve anche porsi il problema dei limiti ecologici che si oppongono ad un PIL sempre crescente. L’osservazione è ineccepibile, ma il PIL può crescere senza far collassare il sistema ecologico; è quello che si chiama sviluppo sostenibile. E la semplice crescita del PIL non corrisponde ad una insostenibilità ecologica. Voglio dire che si può aumentare il PIL incrementando l’efficienza o la produttività ecologica in modo da controbilanciare l’incremento quantitativo. L’utilizzo di macchine sempre meno inquinanti (grazie alla rice...
  • renato Costanzo
    segue
    L’utilizzo di macchine sempre meno inquinanti (grazie alla ricerca e all’innovazione) permette di produrre di più e nel contempo migliorare l’ambiente. Certo la ricerca di un modo di produzione che migliori l’ambiente è una contraddizione per il capitalismo, ed è invece più compatibile con un approccio socialista.
    Temo che l’ipotesi della decrescita sia un discorso occidentale e che sottovaluti i diseredati del mondo. Il miglioramento del loro tenore di vita richiede necessariamente un aumento del PIL, non certo una diminuzione. Ancora una volta la proposta redistributiva si presenta come più credibile della proposta della decrescita. Ho sempre sostenuto che il continente africano è una sinergia naturale per l’Europa. Far crescere l’autonomia economica di quel continente investendo % di PIL in quei paesi (proposta Olof Palme) per creare condizioni di vita più accettabili per quelle popolazioni e nel contempo creando un mercato naturale di scambio tra Africa ed Europa. Una ...
  • renato Costanzo
    chiusura:
    Una correzione nella politica economica europea.
    Ma anche questo approccio internazionalista si inquadra in una ipotesi di crescita del PIL anziché in una ipotesi di decrescita.
    Queste le mie perplessità, ma sarò attento ad approfondire questo tipo di proposta.
  • LEIGH32Klein  - respond
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Ultimo aggiornamento (Martedì 30 Giugno 2009 10:32)

 
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