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IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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PostHeaderIcon Il prezzo di non ascoltare la natura


Il cataclisma ambientale, sociale e umano che ha colpito le tre cità di montagna dello Stato di Rio de Janeiro, Petrópolis, Teresópolis e Nova Friburgo, nella seconda settimana di gennaio, con centinaia di morti, distruzione di intere regioni ed una sofferenza incommensurabile di coloro che hanno perso famiglia, casa e tutti i loro averi, ha come causa immediata le piogge torrenziali, tipiche della stagione estiva, l'impostazione geofisica delle montagne, con poca copertura di terreno sopra il quale cresce rigogliosa la foresta subtropicale che poggia sopra enormi scogli piatti i quali, a causa delle infiltrazioni di acqua e del peso della vegetazione, spesso provocano frane mortali.



Si dà la reponsabilità alle persone che hanno occupato aree di rischio, si criminalizzano i politici corrotti che distribuirono terreno pericoloso ai poveri, si critica il governo che è stato indolente e non ha fatto lavori di prevenzione, perché non sono visibili e non attirano elettori. In tutto questo c'è tanta verità, ma ciò non è la causa principale di questa tragedia sconvolgente.

La causa principale deriva dal modo in cui trattiamo la natura. Lei è generosa con noi poichè ci offre tutto il necessario per vivere. Ma noi, tuttavia, la consideriamo come un gingillo, consegnata al nostro piacere, senza alcun senso di responsabilità per la sua conservazione o per darle una certa considerazione. Invece, la trattiamo con violenza, la deprediamo, strappandole tutto quello che ci può servire per il nostro beneficio. E la trasformiamo in enorme cestino dei nostri rifiuti.

Peggio ancora, non conosciamo la natura né la sua storia. Siamo analfabeti e ignoranti della storia che hanno avuto i nostri luoghi nel corso di migliaia e migliaia di anni. Non ci importa di conoscere la flora e la fauna, le montagne, i fiumi, i paesaggi, le persone importanti che hanno vissuto lì, artisti, poeti, governanti, studiosi e costruttori.

Siamo in gran parte ancora debitori dello spirito scientifico moderno che identifica la realtà con i suoi aspetti puramente materiali e meccanicistici senza comprendere la sua vita, la sua coscienza e l’intima comunione con tutte le cose che poeti, musicisti e artisti evocano nel loro magnifico lavoro. L'universo e la natura hanno una storia. E questa storia è raccontata dalle stelle, dalla Terra, dall' affiorare e dall' innalzarsi delle nostre montagne, dalle foreste e dai fiumi. Il nostro compito è quello di imparare ad ascoltare ed interpretare i messaggi che la natura ci invia. I popoli nativi sapevano catturare ogni movimento delle nuvole, la direzione dei venti e sapevano quando venivano o no gli uragani. Chico Mendes con il quale ho preso parte a lunghe escursioni nella foresta amazzonica di Acre potrebbe interpretare ogni suono della giungla, leggere i segni del passaggio della onze nelle foglie cadute, e, con l'orecchio a terra, sapeva quale direzione aveva preso un branco di pericolosi cinghiali. Noi abbiamo disimparato tutto ciò. Con l'uso della scienza si legge la storia scritta negli strati di ogni essere, ma questa conoscenza non è nei programmi scolastici e non si è trasformata in cultura generale. Invece é diventata tecnica per dominare la natura ed accumulare.

Nel caso dei paesi di montagna ci sono naturalmente le forti piogge in estate. Possono sempre esserci frane sui pendii delle montagne. Sappiamo che il riscaldamento globale rende gli eventi estremi più frequenti e più densi. Sappiamo delle valli profonde e dei torrenti che lì scorrono. Ma non ascoltiamo il messaggio che ci inviano e che è: non costruire case sulle pendici, non vivere vicino al fiume e conserva gelosamente la vegetazione ripariale. Il fiume ha due letti: uno normale, minore, attraverso il quale scorrono le acque correnti e un altro più grande che svuota le grandi acque delle piogge torrenziali. In questa parte non si può né costruire né vivere.

Stiamo pagando a caro prezzo la nostra negligenza e la decimazione della Mata Atlantica che bilanciava la piovosità. Quello che serve ora è ascoltare la natura e fare opere di prevenzione che rispettino il modo d'essere di ogni collina, ogni valle, ogni fiume.

Controlliamo la natura solo se le ubbidiamo e se sappiamo ascoltare i suoi messaggi e leggere i suoi segnali. In caso contrario, dobbiamo affidarci alle fatali tragedie evitabili.

Leonardo Boff

 

 

Commenti (1)
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