
Ecco una pagina di storia tratta dal n. 24 di Giustizia e Libertà del marzo 1931 in cui Rosselli illustra il programma di Giustizia e Libertà che, tra l'altro, includeva al punto 7 la riduzione immediata delle spese militari di almeno due miliardi (di allora) e di mezzo per quelle di polizia a beneficio dei disoccupati e dei poveri (sussidi e lavori pubblici)
“...Una rivoluzione comunista, anche se trionfasse, non potrebbe durare che poche settimane. Una rivoluzione comunista in Italia non ha nessuna possibilità di vita se non avviene contemporaneamente una rivoluzione in Francia e in Inghilterra. Ora in Francia il comunismo non fa che perdere terreno e in Inghilterra il partito comunista non ha più di 3000 soci.
Ma c'è la Russia. Sì, c'è la Russia. Ma la Russia è lontana, è alle prese con difficoltà formidabili e anziché aiutare il proletariato italiano a liberarsi aiuta sconciamente la dittatura mussoliniana.
Mentre Gramsci e Terracini languono da anni in prigione assieme a duemila operai comunisti, le autorità comuniste non fanno che rendere servizi a Mussolini. Missioni militari russe sono ammesse in tutti gli stabilimenti e cantieri; squadre navali rendono omaggio al fascio littorio; Livitnoff, ministro degli esteri dei Soviet, si incontra con Grandi e dichiara al mondo che i rapporti della Russia col fascismo assassino e affamatore sono “ottimi”
L'Internazionale comunista propone a parole il boicottaggio economico dell'Italia fascista; ma lo Stato comunista, lo Stato dei contadini e degli operai, passa all'industria fascista importanti ordinazioni. L'Italia è diventata così la principale fornitrice di materiale bellico alla Russia. Lo scandalo è stato così enorme che gli stessi comunisti italiani ne sono preoccupatissimi. Vanno alla ricerca di scuse una più pietosa dell'altra (vedi “Lo stato operaio del novembre 1930), ma non riescono a nascondere il loro turbamento. Anch'essi si rendono conto che il proletariato italiano non ha più nulla da sperare dalla Russia.
Non parliamo poi, operai, dei dolori infiniti che apporterebbe una rivoluzione comunista in Italia. Carestia, disoccupazione, fame, morte, per milioni di persone, per milioni di autentici proletari. Dopo la tragedia della guerra e la tragedia del fascismo, il comunismo significherebbe per il popolo italiano una nuova e più terribile tragedia. Chi lo sopporterebbe? Alle prime inevitabili difficoltà il popolo si rivolterebbe e si precipiterebbe in una reazione fascista – clericale da cui non ci salveremmo più.
“Giustizia e Libertà” dice: prima abbattiamo il fascismo. Una volta abbattuto il fascismo, ciascuno riprenderà la sua libertà d'azione. Se i comunisti dimostreranno alle elezioni per l'Assemblea Costituente di avere il consenso del popolo italiano, noi per primi riconosceremo il diritto dei comunisti a prendere il potere. Ma prima no.”
Sagge parole e molto preziose che fin troppa gente in Italia ha purtroppo ignorato stupidamente per decenni.
C.F.












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