1 Febbraio, data importante per l’avvio ufficiale di un movimento dei “socialisti per la nascita di

1 Febbraio, data importante per l’avvio ufficiale
di un movimenti dei “socialisti per la nascita di una nuova sinistra”
Il convegno del 1 Febbraio a Roma che sancirà di fatto la nascita del movimento dei socialisti per una nuova forza politica della sinistra italiana, rappresenta un appuntamento di grande rilevanza politica per quei socialisti che, iscritti o non al PS, vedono il futuro della nostra grande tradizione politica nell’impegno attivo per costruire una nuova forza politica della sinistra di cui il pecorso di SEL (all’interno del quale intendiamo essere presenti) non è che il primo e significativo passo.
Colgo qui l’occasione per ringraziare i cari compagni Franco Bartolomei, Giorgio Pesce, Sergio Ferrari e Renzo Penna che in qualità di responsabili delle associazioni “socialismoesinistra” e “Labour-Riccardo Lombardi” sono i promotori di tale iniziativa che è assolutamente necessario sostenere per ridare voce alla speranza socialista.
La nascita del PD con il suo carattere decisamente moderato, connesso al suo rifiuto di aderire al socialismo europeo, segna da un lato il pieno fallimento della classe dirigente post-comunista che nel suo tenace rifiuto di far pienamente propria l’eredità migliore del socialismo italiano lo ha condotto alla liquidazione della sinistra italiana sugellata dall’abbraccio fatale con il centro postdemocristiano, dall’altro rimarca con forza l’esigenza di far rinascere una sinistra di ispirazione socialista, libertaria e popolare, interprete di un riformismo forte e radicale che punta a modificare strutturalmente l’attuale modello economico e sociale segnato drammaticamente dalla profonda crisi del capitalismo liberista.
Il nostro recupero della tradizione socialista è quindi nel segno di una riattualizzazione del socialismo riformatore di Lombardi, Santi e Brodolini (quello che realizzò le grandi riforme di struttura degli anni 60) per un progetto di società alternativo a quello delle varie destre (sia quella populista che quella tecnocratica – in parte presente quest’ultima anche nel C.S.) basato sulla centralità del valore sociale del lavoro, sui principi di giustizia sociale e su una programmazione democratica dello sviluppo che da un lato punti alla regolazione e controllo sociale del mercato, e dall’altro si faccia carico dei drammatici problemi della sostenibilità ecologica (aggravati dalle ferite imposte dalla globalizzazione liberista) verso un equilibrio alternativo nel rapporto tra produzione ed ambiente naturale. Una sinistra, inoltre che basi la sua identità sul nesso inscindibile tra diritti sociali e diritti di libertà individuali e collettivi.
E’ evidente che la nostra idea di socialismo democratico si pone in netta discontinuità rispetto alle derive liberiste, moderate e di destra che hanno caratterizzato parte delle socialdemocrazie europeee degli anni 90 e dei primi anni di questo secolo (e che ne hanno determinato la crisi). E si pone in netta discontinuità ed anzi con forti accenti critici rispetto alla esperienza dell’Ulivo che in pratica ha applicato nel nostro paese il modello liberista-Thatcheriano (sia pure con deboli correttivi) in condominio con la destra berlusconiana.
In definitiva credo che ci si debba riconoscere in quel movimento che è finalizzato a rifondare da sinistra il socialismo democratico europeo, un movimento che oggi interessa sia partiti interni al PSE (come i compagni francesi) che esterni (come la Linke di Lafontaine).
La via per far rinascere la sinistra, una sinistra che possa essere in grado di rappresentare potenzialmente vasti strati di società, è questa. Non è certo quella del moderatismo e della fuoriuscita da destra dalla socialdemocrazia (come il PD), né in una sinistra comunista identitaria e minoritaria, incapace di metabolizzare le dure lezioni della storia e che si caratterizza né più né meno come una federazione di Riserve Indiane, politicamente impotenti ed inutili.
La presa di Napolitano su Craxi rappresenta la fine di un’epoca. Tra di noi vi sono critici molto severi del craxismo. Ma la lettura dominante, nella II Repubblica, era quella di considerare Craxi ed il PSI degli anni 80 non come un fenomeno politico (da criticare o meno politicamente) ma quale fatto prevalentemente criminale. La conseguenza immediata di tale lettura, che è stata fondativa della II Repubblica, è la demonizzazione dei socialisti e della intera nostra tradizione politica, anche quella più lontana da Craxi. Per cui non solo Craxi, ma anche Lombardi, Nenni, Saragat, Basso, Santi e via discorrendo furono oggetto di una “damnatio memoriae”. Per cui la sinistra veniva unilateralmente identificata con quella comunista togliattiana e berlingueriana.
Di questa “damnatio memoriae” furono responsabili i post-democristiani che per rifarsi una verginità sostennero attivamente l’idea di Craxi come capro espiatorio. I post-comunisti non si opposero di certo. Anzi utilizzarono i post-dc ed i poteri forti per accreditarsi. La cancellazione della parola socialista provocò di fatto la fine di ogni cultura di sinistra tra i post-comunisti (il togliattismo era inservibile perché condannato dalla storia) ed ha aperto pienamente la strada l’egemonia di un liberismo di terza o quarta mano.
La presa di posizione di Napolitano fa crollare questo castello di sistematica deformazione della verità, in quanto relega Craxi al giudizio storico e libera di fatto la tradizione socialista dalla maledizione.
Ma tale “ricollocazione” di Craxi non significa affatto che si possa riabilitare il craxismo sia come modo degenerato di gestire il partito ed il potere (del resto lo stesso Craxi ha fatto una dura autocritica su questo punto) sia come neo-ideologia apologetica della modernizzazione (che appartiene a Martelli ed Amato non a Craxi ) che ha rappresentato una chiara fuoriuscita dal socialismo.
Del resto il craxismo (comunque lo si voglia giudicare) è fenomeno prodotto da una fase storica precisa non riproducibile. E lontana.
Il socialismo democratico di oggi si presenta quale alternativa al modello di modernizzazione imposto dalla globalizzazione liberista e dei suoi valori. Per una idea alternativa di modernità intesa quale civilizzazione democratica, giustizia sociale emancipazione del lavoro e centralità della libertà e dignità di ogni persona.
Il socialismo di Lombardi, Olof Palme ed Oskar Lafontaine!
PEPPE GIUDICE
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|79.7.167.xxx |2010-01-25 18:03:21 alberto ferrari - Sig.Condivido.Avanti con SEL per il socialismo europeo
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|87.3.203.xxx |2010-01-26 00:25:36 Roberto - Appuntamento da non mancareBenissimo il Convegno e grazie agli organizzatori.Stimolante l' intervento di Giudice. Giusta in particolare la critica alla tecnocrazia, che fa dimenticare i valori ed omologa, giusta la critica all' operazione
"damnatio memoriae" del Socialismo italiano, benissimo la centralità del lavoro,bene Napolitano su Craxi.Infine: rimaniamo legati al PSE,seppur aperti al nuovo (che in Europa ben può essere la Linke, non certo il Pd!), magari approfondiamo con attenzione l'analisi della crisi della socialdemocrazia.



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