Relazione del compagno Camagni al convegno del 1° febbraio della Sinistra Socialista

Durante una campagna elettorale, qualche anno fa, dialogando con un gruppo di liceali e universitari, ho avuto occasione di sentire da uno di loro una delle più illuminate definizione di politica.
Diceva questo giovane: “la politica è la capacità di pensare ad un futuro nuovo e, incidendo nella realtà, riuscire a realizzarlo”.
Un progetto per il futuro da proporre agli elettori.
Ecco, io credo noi si debba innanzitutto rispondere a questa domanda: siamo in grado di pensare a un futuro nuovo e provare a realizzarlo?
E’ una domanda che viene ancora prima di quella che spesso abbiamo avuto modo di sentire e di dibattere in tanti incontri e convegni circa la necessità dell’esistenza di un partito socialista.
Un partito socialista in Italia, in Europa o in qualsiasi altro luogo, non serve se non sa farsi carico di progettare e realizzare un futuro nuovo.
Il primum vivere deinde filosofare – che fu anche il motto di Bettino Craxi all'inizio della sua segreteria, quando però il partito socialista, pur in calo, aveva il 10% dei voti e ben diverso era quadro politico e sistema elettorale – può valere per gli individui, forse per i movimenti, ma non per un partito politico.
Scopo della politica è governare i cambiamenti della società e, conseguentemente, l'attività di un partito si esplica nello spazio della vita pubblica, nelle istituzioni, non nella mera sopravvivenza.
La sopravvivenza del partito socialista non è posta in discussione da SEL o da altri, ma sta lì nei dati elettorali, in quell'ambio prevalente della politica che è l'ambito elettorale.
Ma se la risposta alla domanda che ponevo poco fa, se siamo cioè in grado di avere un progetto per il futuro, è sì, questo progetto non può limitarsi ad una proposta di e per reduci, o peggio ancora da ultimo soldato giapponese sull’isola sperduta.
Alla nostalgia del passato occorre preferire la nostalgia del futuro!
La necessità dell’umanesimo socialista.
Deve essere qualcosa di nuovo che guarda al futuro, un progetto non tanto e non solo dei socialisti, ma un progetto del socialismo e della sinistra nella sua accezione più plurale.
Perché il futuro del Paese, come ha detto anche Nichi Vendola qualche giorno fa, «ha bisogno dei valori del socialismo italiano», cioè di quella «costruzione di una grande idea di solidarietà e di comunità», sempre per usare le sue parole, che ha attraversato più di un secolo di storia del Paese, attraverso la nascita delle leghe, delle Case del popolo, delle Società di mutuo soccorso, delle Società operaie.
Diceva ancora Vendola, «la filantropia socialista, l'umanesimo socialista sono stati un'educazione sentimentale all'accoglienza degli altri, al rispetto e alla tolleranza nei confronti degli altri» è l’affermazioni di Nenni che diceva: «il socialismo è portare avanti quelli che sono nati indietro»
Ciò che non manca nel Paese e nell'elettorato, è la necessità di una politica e di idee socialiste.
Le ragioni della crisi dei socialisti e della sinistra in Italia e in Europa.
Tito Boeri, in un suo intervento su Lavoce.info, all'indomani del voto europeo individua la causa della disfatta della sinistra italiana e, più in generale, dei partiti socialisti europei nell'incapacità di assicurare i cittadini circa il mantenimento del welfare-state.
Il mantenimento di un certo livello di redistribuzione dei redditi sarebbe percepito come maggiormente garantito (paradossalmente) dalle coalizioni di centro-destra e dai movimenti xenofobi molto spesso alleati con queste.
Boeri associa questo fatto al fenomeno dell'immigrazione, ma si può tranquillamente generalizzare.
La sinistra, in Italia come in Europa, da lungo tempo arriva in ritardo e rincorre in affanno.
Arrivata tardi al mercato, se ne è fatta paladina proprio quando, sconsiderate politiche ultra liberiste, lo facevano crollare sotto il terremoto della crisi finanziaria, rimanendone travolta (elettoralmente) dalle macerie.
Non a caso, per ritornare anche all'analisi di Boeri, chi più fortemente si mostra deciso a porre un freno a tutto ciò erano governi di destra, come Tremonti in Italia o Sarkozy in Francia che parlando di "rifondazione del capitalismo" dichiarava: «È la fine di un capitalismo finanziario che aveva imposto la sua logica a tutta l’economia e aveva contribuito a renderla perversa.» (sul tema "fine del capitalismo" consiglio l'articolo di Charles Wyplosz pubblicato su Telos).
O, ancora, la Merkel in Germania che, chiedendo un ripensamento dei meccanismi del mercato, spiazzava l'SPD che, pur volendo la stessa cosa, non sono riusciti a decidere come.
In tutta Europa la risposta dei partiti socialisti e socialdemocratici, dopo la sconfitta elettorale, è stata la riscoperta e il recupero delle proprie radici e del proprio essere sinista.
L’ha fatto l’SPD con il suo congresso; l’ha fatto il Partito Socialista francese e lo stesso Labour di Gordon Brown.
E non è avvenuto, sia chiaro, per una semplice volontà gauchista, ma sulla base di un ripensamento in chiave più autenticamente socialista dei temi del lavoro, del mercato, dei rapporti di classe e, più in generale, della società del futuro.
Libertà e Lavoro come temi fondanti del progetto di nuova sinistra.
Sul tema delle libertà, si gioca la sinistra del futuro.
E' arrivato il momento di ripensare le relazioni tra stato e mercato, come tra stato e cittadino.
Occorre portare un affondo al liberalismo della destra (ma lo è poi davvero? liberalismo, intendo) vincente in Italia ed in Europa, proprio sul piano di quello che dovrebbe essere il suo principio fondante: la libertà.
Dimostrando, ad esempio, che in Italia, il centro-destra, che pure si palesa dietro la denominazione di Popolo delle Libertà e si dice paladino del liberismo, è profondamente illiberale, a cominciare da ciò che succede nei paesi dove la mafia controlla l’immigrazione e il lavoro nero e dove il Governo si accanisce invece solo nei confronti degli immigrati, vedi Rosarno o le dichiarazioni di questi giorni, per non parlare della situazione e di ciò che avviene nelle carceri, per passare ai temi della diversità a quelli della libertà religiosa e anche alle battaglie liberali in economia.
Proprio in economia, ad esempio, difende solo banche e grandi aziende, dimenticando piccole e medie imprese ed artigiani, il popola delle partite IVA.
Su questo anche la sinistra deve rivedere le proprie posizioni.
Capire che operai, impiegati, artigiani e piccoli e medi imprenditori, stanno dalla stessa parte della barca e che i “padroni” sono altrove; proprio in quelle banche, quelle grandi aziende e multinazionali che il governo di centro-destra difende e che sono i dominus di situazione (vi rimando, a tale proposito, alla bella intervista ad Aldo Bonomi di qualche mese fa su Gli Altri).
Occorre sforzarsi di far comprendere, con adeguate proposte politiche, ai cittadini (ed elettori) che la libertà non può essere intesa semplicemente come "non ingerenza", ma presuppone assenza di dominio e quindi anche della sua possibilità (come i temi citati prima e legati anche agli eventi di questi giorni dimostrano).
E' il repubblicanesimo di Philip Petitt o di Quentin Skinner; proprio Petitt scriveva qualche tempo fa su La Repubblica: «L'esperienza di dominazione (o supremazia) su di un altro assume diverse forme. Si pensi al bambino di un genitore emotivo e volubile; alla moglie di un marito occasionalmente violento; allo scolaro con un insegnante che, arbitrariamente, apprezza o disapprezza. Si pensi all'impiegato, la cui sicurezza dipende dal mantenere buoni rapporti con il proprio padrone o manager; al debitore, la cui sorte dipende dal capriccio del prestatore di denaro o dal manager di banca; o al piccolo imprenditore, la cui sopravvivenza dipende dal modo di comportarsi di un grande concorrente o da chi gestisce un'associazione. Si pensi al destinatario di interventi di sostegno sociale la cui sorte può mutare in base all' umore dell'impiegato-ragioniere che concede i contributi; all'immigrato o all'indigeno la cui condizione è vulnerabile, dipendendo dall'andamento erratico delle decisioni politiche e dei dibattiti radiofonici; o all'impiegato pubblico, la cui carriera dipende non dalle sue capacità ma dai collaboratori politici di cui un ambizioso ministro si circonda, perché li ritiene utili elettoralmente. [...] Per rispondere ai requisiti sottesi alla libertà una persona deve essere un uomo o una donna indipendente e questo presuppone che essi non abbiano un padrone o dominus che li tenga sotto il suo potere, in relazione ad alcun aspetto della loro vita.»
E' lo sforzo di elaborare una originale cultura politica del socialismo dei cittadini fondata sulla teoria della libertà e del governo, come ha fatto, ad esempio, Zapatero in Spagna.
Fondamentale risulta, di conseguenza, il tema del lavoro.
Senza lavoro non esiste libertà, perché la prima e più grande dipendenza - dominio come direbbe Petitt - è la dipendenza economica.
E' di poco più di un mese fa la pubblicazione dell'Outlook economico dell'Ocse che prevede che il tasso di disoccupazione in Italia salirà nel 2009 al 7,6% dal 6,8% del 2008, raggiungendo l'8,5% nel 2010 e 8,7% nel 2011, a dimostrazione che siamo ancora ben lontani dall'uscita dalla crisi e che le ricadute sui livelli occupazionali della stessa non si sono ancora visti nella loro interezza.
Ed è significativo che l’allarme disoccupazione sia lanciato, come non più tardi di ieri, dalla stessa Confindustria.
Un paese in cui aumenta la disuguaglianza tra i redditi, e l'indice di Gini è tra i più alti d'Europa e dei paesi dell'area OCSE, secondi solo a USA e UK.
Tutto questo mentre i dati dell’indagine Istat sulla povertà rilevano che l’incidenza della povertà assoluta, cioè la percentuale di famiglie e di persone povere sul rispettivo totale delle famiglie e delle persone residenti in Italia, è aumentata significativamente dal 2005 al 2007 per le famiglie con tre o più figli minori, contro una sostanziale stabilità statistica del fenomeno povertà per gli altri nuclei familiari considerati, e un’incidenza evidentemente più elevata al Sud rispetto al resto del paese.
Inoltre, circa un quinto delle famiglie che non hanno un reddito da lavoro né un reddito derivante da una pregressa attività lavorativa risulta in condizione di povertà assoluta.
Dalla centralità di questi due temi, che non a caso hanno originato anche la denominazione stessa del progetto di SEL, è ciò Sinistra (intendendo nell’accezione del Lavoro, ma non solo) e Libertà, derivano, a cascata, tutti gli altri da quello dell'uso delle risorse e di un nuovo sviluppo sostenibile, a quello della giustizia, dalla riforma dello stato, al federalismo, alla scuola, passando anche per il tema della democrazia politica e del costo della politica.
Democrazia e costo della politica. Legalità, maggior trasparenza e regole di democrazia interna.
I partiti politici sono destinatari di ingenti contributi pubblici, ma sono ora disciplinati alla stregua di bocciofile.
In Germania, la Corte Costituzionale ha stabilito che il finanziamento è possibile solo se accompagnato da una legge che garantisce la vita democratica delle forze politiche.
Nel 2006 fu presentato un disegno di legge a firma Salvi-Villone; scopo era la disciplina dei partiti politici e della democrazia politica interna ai partiti, a mio avviso da lì bisognerebbe ripartire.
A questo tema attiene anche un forte richiamo che occorre porre alla politica di legalità.
Lo scontro politica magistratura, è uno scontro fratricida tra poteri dello Stato che non può che portare, se non l’ha già portato, il Paese sull’orlo di un baratro.
La politica non può imporsi e chiamarsi fuori ponendosi al di sopra della legge, così come è giusto che la magistratura non invada il campo della politica che non le è proprio; un richiamo questo fatto spesso e con autorevolezza anche dal Presidente della Repubblica.
Per parte propria, la politica deve iniziare, anche attraverso la selezione dei propri gruppi dirigenti, amministratori e candidati, un lavoro di trasparenza e legalità.
Le ragioni di una scelta.
Tutto questo avviene nel, più o meno, generale silenzio del partito che dovrebbe rappresentare la sinistra; quel PD che, diversamente da ciò che avviene in Europa, si sposta sempre più al centro e continua pervicacemente a portare avanti il proprio progetto di autosufficienza e distruzione della sinistra italiana, prova ne sia anche quanto è avvenuto e sta avvenendo per le prossime elezioni regionali.
E chi nel Partito Socialista, in nome di una presunta autonomia, fa questa scelta, è cioè di avvallare tale progetto neo-centrista, in cambio di piccole rendite di potere, sta, di fatto, preparandosi proprio all’opposto.
Non mira cioè all’autonomia, ma alla definitiva chiusura dell’esperienza socialista, dissolta nel mare magno del maanchismo piddino che fu già di Veltroni e Franceschini, ma che continua anche con Bersani, con un’unica certezza: non essere socialisti.
Così come falsamente autonomista è la posizione di pensa ad una autosufficienza del PSI che, come dicevo all’inizio del mio intervento, è largamente smentita, soprattutto al Nord, dai risultati elettorali.
E allora noi, con grande fermezza, sosteniamo che i socialisti non possono non farsi carico, responsabilmente, della costruzione di un nuovo progetto di sinistra riformista, laica, libertaria ed ecologista.
Questa responsabilità verso i cittadini e verso la sinistra di questo Paese, è anche la responsabilità di dare nuovi spazi e nuove ali all’idea e alla prassi politica socialista.
Il PSE.
Il nuovo soggetto politico di una sinistra laica, riformista, ecologista, che si impegni sulle tematiche della libertà e del lavoro, non può, a mio avviso, che far riferimento al Partito del Socialismo Europeo e a manifesto dei valori sottoscritto a Madrid nel 2008.
Partito del Socialismo Europeo che nel frattempo non possiamo che auspicare che avvii la trasformazione per diventare un vero e proprio partito transnazionale, al quale sia possibile aderire individualmente e direttamente.
E’, del resto, la posizione espressa anche dai compagni e dalle compagne che hanno sottoscritto il documento presentato dai socialisti e dalle associazioni socialiste all’assemblea nazionale di SEL del 19-20 dicembre scorso, laddove si affermava che: «è sempre più evidente la necessità di costruire un soggetto politico nuovo nei comportamenti e nell'organizzazione con una forte caratterizzazione, sul piano dei valori, degli ideali di uguaglianza, democrazia e laicità, che per noi del mondo socialista rappresenta il naturale approdo all'unico progetto di rinascita della sinistra che consideri il patrimonio di idee, di cultura e di programmi, della storia del socialismo italiano, elemento essenziale delle proprie ragioni costitutive, all'interno di un processo di ridefinizione dell'identità e degli obiettivi del socialismo europeo; tale soggetto politico deve rappresentare il superamento dell'anomali a della sinistra italiana, ma anche contribuire ad aggiornare la strategia del movimento socialista a fronte della grave crisi economica e sociale internazionale indotta dal liberismo, da un lato, e dall'altro, essere riferimento politico per un progetto ed un programma che sappia riaprire la speranza e la fiducia in una qualità dello sviluppo attenta ai diritti del lavoro, alla qualità sociale, alla difesa della natura, alla dimensione strutturale dei processi di riforma, ad una crescita sociale culturale più ricca in quanto diversamente ricca» (come affermava Riccardo Lombardi).
In “Sostiene Pereira”, il protagonista parla di frequentare il futuro come scelta per vivere, come il mio giovane interlocutore all'inizio di questo mio intervento.
«...sentì invece una grande nostalgia, di cosa non saprebbe dirlo, ma era una grande nostalgia di una vita passata e di una vita futura, sostiene Pereira.»
Il socialismo come nostalgia del futuro.




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