SocialismoeSinistra

La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
SocialismoeSinistra
del 30/7/2010

Home Cultura Cultura - contributi LA METAFISICA DI STEFANO FASSINA

PostHeaderIcon LA METAFISICA DI STEFANO FASSINA

 

 

 

 

 

 

Ovvero 1° maggio festa di S. Giuseppe lavoratore

 

Stefano Fassina nella relazione introduttiva all’incontro sul “lavoro nella riflessione della Chiesa di Benedetto XVI”, si avventura in un ragionamento filosofico che delinea con chiarezza la natura del pensiero fassiniano e del Pd.

 

Il responsabile economico del PD elenca le contraddizioni ed i guasti causati da un liberismo sfrenato e da un individualismo autoreferenziale che sono le cause della crisi che stiamo attraversando, crisi che come Benedetto XVI “ha individuato in maniera precisa … non è solamente di natura economica e finanziaria, ma prima di tutto di natura morale, oltre che ideologica”.

Denunciata la visione liberista del trickle down, ovvero del “lasciate arricchire i più ricchi, perché sono evidentemente i più produttivi” il Fassina afferma che “La nostra visione radicalmente alternativa risuona nelle parole del Pontefice sintetizzate nel documento scritto per il G20 di Cannes; L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona … contraria al ruolo svolto dall’utilitarismo e dall’individualismo”.

Quindi mettere al centro dell’identità culturale e politica del PD il lavoro inteso come attività della persona che lavora non è ritorno indietro, è sguardo al futuro. E’ la via maestra, anzi, l’unica via possibile per costruire il PD come partito a vocazione maggioritaria. Allora la sfida affascinante per il PD è quella di mettere al centro della nostra visione la persona che lavora, come nella tradizione del cattolicesimo sociale, senza perdere l’attenzione alle asimmetriche relazioni economiche e sociali al centro delle culture socialista e laburista.

 

Le riflessioni del responsabile economico del PD vanno prese in seria considerazione in quanto definenti l’identità di un partito che persegue la vocazione maggioritaria. La proposta di coniugare la dottrina sociale della chiesa, l’economia sociale di mercato con l’attenzione alle asimmetriche relazioni economiche e sociali al centro della cultura socialista mi pare tuttavia una tesi ardita.

L’anticapitalismo della Chiesa è di antica data, almeno sul piano teorico dottrinale, piuttosto che nella prassi quotidiana; ma essere anticapitalisti non significa essere socialisti, che sono anticapitalisti su basi diverse da quelle cattoliche. Coniugare due anticapitalismi senza analizzarne le sorgenti, sarà sì una sfida affascinante per il PD ma necessita di rigore ed onestà intellettuale.

L’anticapitalismo socialista, al contrario del neo-platonismo di un “uomo che lavora” , nasce dalla presa di coscienza delle contraddizioni insite nel capitalismo, che si scontrano con la realtà materiale delle relazioni sociali del lavoro salariato.

Non è quindi l’esaltazione dell’uomo che lavora in sé a guidare l’analisi socialista, ma le relazioni sociali materiali a base di un conflitto di classe i cui sbocchi possono essere nella rivoluzione sociale o nel compromesso politico storicamente determinato.

L’elemento delle relazioni sociali riporta l’uomo da dimensione singola a soggetto sociale, vivente la sua condizione di classe, concetto questo molto offuscato negli ultimi anni di dominio culturale individualistico. Le manifestazioni dell’utilitarsmo e dell’individualismo denunciate in sintonia dal pontefice e dal Fassina, altro non sono che modi di essere di una lotta di classe che emerge con ancor maggior evidenza in questi giorni di scelte basilari in Italia, in Europa, nel mondo.

Affrontare la crisi con più umanesimo cristiano, con più socialità nei mercati, correggendo le esagerazioni del libero mercato senza regole, è cosa diametralmente opposta a denunciare la crisi del capitalismo che affermi le ragioni di un’era di programmazione economica guidata non dalla mano invisibile del mercato ma dall’intelligenza di una classe produttrice che non si accontenti neppure più di una miglior redistribuzione, comunque necessaria, ma che assurga a classe dirigente, certamente insieme a tutti i ceti produttivi (ed includo esplicitamente gli imprenditori concettualmente scissi dal capitale).

Non credo che il neo-platonismo dell’uomo che lavora, cristallizzato in questa sua funzione, possa coniugarsi con l’ideale di un uomo capace di costruire con intelligenza e responsabilità (lungi da me ogni idea di operaismo) il proprio destino, percorrendo quindi un sentiero di libertà e di elevazione umanistica.

Renato Costanzo Gatti

Commenti (1)
  • bigutta
    per me, che sono ignorante,è stato un po' difficile questo articolo, ma neanche tanto....sono lieta di averlo letto perché ha cambiato il mio atteggiamento da interrogativo a assertivo....grazie Socialismo e Sinistra!
Commenta
I tuoi dettagli:
Commento:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img]   
:D:angry::angry-red::evil::idea::love::x:no-comments::ooo::pirate::?::(
:sleep::););)):0
Security
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell'immagine.
 
Facebook
Pubblica su facebook
Google News
Loading...
Ultime Notizie