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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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Ieri a Roma è come se avessi visto il “remake” di un film vissuto 33 anni fa in prima persona e oggi reinterpretato da mio figlio, inizialmente dall’incerto finale, ma poi, per fortuna da una parte, e dall’altra per disgrazia, finito con le stesse modalità.

Allora c’ero io con un eskimo logoro che percorrevo il Lungotevere e vedevo, durante un lungo corteo già rannuvolato in Piazza Venezia dai lacrimogeni, gruppi d’assalto alle armerie e altri che tiravano bombe molotov contro negozi ed automobili. Arrivato prima di ponte Matteotti, mi trovai con un gruppo di “compagni” schierati con manganello (dall' infausto nome di Stalin) che indirizzavano il corteo verso Piazza del Popolo, cercando di contenere eventuali dispersioni. Decisi a quel punto, forse ispirato dallo stesso Giacomo, di forzarlo, proseguendo diretto sul Lungotevere; non sapevo se mi avrebbero costretto a restare o se avrei beccato una legnata, ma pensai che quel rischio fosse minore di trovarsi in mezzo a una vera e propria guerriglia urbana. E poi non era quello il motivo per cui ero sceso in piazza, ricordo come fosse adesso, lo slogan che ci accompagnava e che era: “non vogliamo atti di teppismo, stiamo lottando per il socialismo”

E il socialismo in cui credevo allora è quello in cui credo ancora oggi, quello che Lombardi aveva messo bene in risalto un anno prima, per cui i partiti e meno che mai uno socialista, “non devono fare lezioni ai movimenti di massa, ai movimenti spontanei, aggregativi che si svolgono attorno alla società, alla scuola, attorno alle fabbriche, attorno a problemi particolari, per esempio quelli ecologici”. Rivolto a questi movimenti, Lombardi asseriva che i partiti non devono mettersi nella situazione dei docenti rivolti ai discenti ma in quella capovolta, imparando, per trarre da quei movimenti, “alimento vitale continuativo”.

Questo speravamo allora, e questo credo che sperino ancora tanti giovani che sono scesi in piazza ieri per farsi riconoscere ed ascoltare, non certo per spaccare tutto, come poi purtroppo è accaduto in un tristissimo “remake” che allora, avvitandosi su se stesso, portò al terrorismo e oggi potrebbe avere conseguenze anche peggiori da “guerra civile”, come se non ne avessimo avute abbastanza nella nostra storia.

Mio figlio, all’insorgere della violenza, se ne è andato ieri in tarda mattinata, come feci io 33 anni fa, ed è tornato con la stessa rabbia e frustrazione che furono anche mie, il suo sguardo era come uno specchio del tempo e mi sono chiesto a che fosse servito trascorrerne tanto per rivedere una scena che sinceramente avrei preferito consegnare alla memoria di un tempo assai lontano.

Ma poi ho capito che ieri c’era qualcosa di ancor più triste in atto, qualcosa di ancora più pericoloso.

Il rischio di una spaccatura profonda che può attraversare contemporaneamente le generazioni e la stessa identità di questo Paese, mutilandolo irreparabilmente, come un crepaccio, generato da un sisma inarrestabile.

Allora i politici paludati erano molto attenti a salvaguardare la loro presentabilità in Parlamento, la tutela della “legge e dell’ordine”, compatti in questo da destra a sinistra, con un PCI che ne voleva essere alfiere pienamente legittimato.

Oggi la violenza e la impresentabilità regnano sovrane nelle stanze della politica, in cui mercimonio e rissa vanno a braccetto prive di alcun ritegno, senza nemmeno temere la riprovazione o la condanna della gente, la stessa che è purtroppo assuefatta alla volgarità e alla violenza molto più di 30 anni fa. Volgo che non si scandalizza ormai più di tanto e che piuttosto, con una grassa e grossa risata, crede che ciò sia il modo migliore per farsi avanti. Questo è il prodotto del “berlusconismo”, di 15 anni di devastazione culturale e mediatica.

E i nostri figli, scippati del futuro più di quanto lo fossimo noi allora, senza una prospettiva di lavoro, di studio, di pensione, di garanzia sociale, covano dentro una rabbia che è molto difficile incanalare e sfogare in maniera non violenta. Essa è invece facile preda di chi vuole farne il combustibile per rovesciare un sistema di diritti, con un richiamo alla più dura e becera repressione, un appello in cui ieri si è penosamente distinto un politico che ancora si ostina impropriamente a chiamarsi “socialista”, bestemmiandone la prassi e i valori politici e culturali, fondati sulla comprensione e sulla prevenzione del conflitto sociale.

Oggi abbiamo uno scenario violento che si estende a tutto un paese perché la violenza è chiudere gli ospedali, la violenza è finanziare le guerre, la violenza è mandare a casa un lavoratore senza un contratto, la violenza è bastonare un extracomunitario che non vuole essere schiavizzato, la violenza è privare del futuro le giovani generazioni, imponendo loro precarietà e mezzi costosi per la formazione, la violenza è girare la testa mentre un lavoratore in nero cade da una impalcatura, la violenza è negare a una donna il diritto di essere pari a tanti altri lavoratori uomini, la violenza è negare a una coppia gay i diritti che hanno tutte le altre coppie, la violenza è privare una coppia di una procreazione assistita degna di tale nome, la violenza è privare un disabile della somma di accompagnamento, la violenza è privare la cultura, il cinema il teatro di mezzi per potersi esprimere, la violenza è sbattere in faccia alla gente l'arroganza del potere e la sua corruzione con una grassa e grossa risata, la violenza è andare a braccetto con i dittatori..e altro ancora, è tutto quello che sta accadendo impunemente sotto i nostri occhi oggi.

Come facciamo a non capire che i nostri figli crescono alimentandosi di una violenza che subiscono come un destino ineluttabile?

Come può essere credibile chi dichiara che il Parlamento è il “sacro tempio della Costituzione” e poi lo dissacra con risse, cazzotti, insulti, volgarità e mercimoni?  Chi di costoro può credere che la violenza di fuori non sia la conseguenza di quella che c’è lì dentro, chi è così ipocrita da non capire che va spenta soprattutto con un buon esempio, credibile, autentico efficace e soprattutto coerente?

Abbiamo visto un governo salvarsi con le truppe cammellate giunte dal partito più giustizialista e avvelenato contro Berlusconi ma a parole sgangherate, i fatti invece parlano più chiaramente: è assai facile, in fondo, passare da un partito padronale all’altro, varia solo la parcella, non il cattivo gusto.

E allora cosa ci resta? Siamo ormai in balia di una feroce “anatra zoppa” che spende e spande di tutto pur di non finire in gabbia. E con questa arroganza e indifferenza che solo qualche incosciente potrebbe ritenere un’ àncora di stabilità per un paese allo sbando, ci avviamo mestamente a una nuova tornata elettorale. Chi può infatti gioire pensando alla stabilità di un governo che solo nel mese di settembre ha visto aumentare di 25 miliardi il debito pubblico, che tralascia, anzi premia, coloro che evadono le tasse o esportano capitali, mediante gli “scudi fiscali”? Chi può pensare che il “salvatore” possa essere incarnato dal mago della “finanza creativa”, quello che è soprattutto indaffarato a trovare soldi per allinearsi al diktat della guerra globale, per essere il più fedele alleato del “grande fratello”, finanziando una scuola privata condannata dall’OCSE e dissanguando quella pubblica, per soddisfare le brame di consoci parlamentari che garantiscono la mercimoniosa fiducia? Chi può supporre che questo paese sia garantito dagli intimi incontri con i grandi dittatori, ritenuti garanti delle nostre risorse economiche ed energetiche? Chi può farlo se non un servo di altri servi?

Abbiamo bisogno di aria nuova ma anche di un nuovo progetto politico, quello che Lombardi espresse così chiaramente più di 30 anni fa, e che è oggi ancora, più che mai, straordinariamente attuale.

La politica deve tornare a inchinarsi di fronte alla società civile, i nostri giovani in divisa non meritano di massacrarsi vicendevolmente con quelli in cerca di occupazione o che studiano in scuole e università ridotte alla fatiscenza, non meritano di essere mandati a morire nel “deserto dei tartari” o facendo i netturbini dell’ “uranio impoverito”. I nostri figli meritano un vero futuro e presto.

Le elezioni politiche credo che saranno invitabili, ma se ci arriveremo con un sistema elettorale di questo tipo o magari peggiorato da un ulteriore premio di maggioranza per il Senato, allora sarà davvero il baratro ad aprirsi davanti a noi. Perché la gente non voterà più e la voglia di rovesciare in toto questo sistema si farà strada coinvolgendo un numero sempre di più vasto di persone, portandoci verso scenari da incubo.

Una vera opposizione civile e democratica deve dunque attrezzarsi per tempo, dando in primis al suo popolo la possibilità di votare colui che ritiene degno di rappresentarla.

Ma anche chi è seriamente intenzionato a rappresentarla deve presentarsi con un progetto politico credibile, concretamente attuabile in Italia, avanzato e pienamente condivisibile su scala europea e planetaria da forze che gli sono affini.

Non si può criticare una opposizione appena nata perché priva di riferimenti europei, non avendo prima scelto in prima persona quali averne.

Dobbiamo fare presto, e fornire a questo Paese in tempi assai rapidi, un leader alternativo che seppellisca definitivamente il berlusconismo con un’alleanza di partiti degni della migliore tradizione riformista, democratica e laburista europea.

Ci vuole una vera alternativa socialmente avanzata che faccia capire che il socialismo, anche senza nominarlo, non è né un rottame del passato né una parola di cui si possa abusare per coprire le proprie vergogne e quelle altrui.

Che è il frutto del domani, non una foglia di fico avvelenato.

C.F.

Commenti (2)
  • franco
    Caro Carlo , utilizzo questo spazio commenti del tuo bellissimo articolo sulla ripresa del movimento degli studenti, per farti a nome mio e di tutti i compagni della Lega dei Socialisti, di Socialismoesinistra e della Sinistra Socialista, le nostre condoglianze per il gravissimo lutto che ti ha colpito.
    Un grande abbraccio da tutti noi.
    FRANCO BARTOLOMEI.
  • Anonimo
    Grazie, per me siete di grande conforto, mio padre mi ha insegnato che la politica è innazitutto testimonianza ed esempio, di onestà e trasparenza. Era anche lui un lombardiano. Il nostro modo migliore per ricordarlo ed onorarlo è operare affinché i suoi ed i nostri valori crescano e si affermino, con quella che era la sua religione: la gentilezza
    Un caro abbraccio a tutti voi.
    Carlo Felici
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