LA NUOVA STRADA DEL SOCIALISMO ITALIANO.
I
Il risultato elettorale del Partito, con il dimezzamento dei propri eletti rispetto alle precedenti regionali, rappresenta la fedele risultante delle scelte politiche sbagliate della Segreteria Nencini, e la prova del fallimento di una presunzione di autosufficienza che conduce inevitabilmente il gruppo dirigente a perseguire esclusivamente, a dispetto di vuote proclamazioni identitarie, differenziate e contrastanti scelte tattiche di microsopravvivenza.
Questo perenne ricorso forzato al tatticismo indebolisce ulteriormente le nostre residue potenzialita’ politiche, allontanando sistematicamente il Partito dal perseguire con determinazione il progetto della costruzione di una forza nuova in grado di riproporre con ben maggiore consistenza politica le ragioni del Socialismo Italiano ed Europeo , a cui naturalmente affidare la continuita’ del nostro patrimonio culturale e politico e nella quale risolvere i nostri irrisolti problemi di rinascita politica ed organizzativa, come sarebbe potuto avvenire qualora il progetto originario di Sinistra e Liberta’ fosse stato perseguito con maggiore convinzione e coerenza.
II
La originaria scelta di confluenza in Toscana nella lista bloccata del PD , successivamente scimmiottata in Emilia e Liguria attraverso accordi con i candidati Presidenti senza la presentazione di liste del Partito , a cui è stata di fatto sacrificata la tenuta della alleanza elettorale con Sinistra e Liberta’ in tutte le regioni italiane, ha prodotto la sparizione di qualsiasi rappresentanza dei Socialisti in tutte le regioni dell’Italia Settentrionale .
Le liste Socialiste autonome hanno ottenuto un risultato accettabile, pur perdendo voti, solamente nelle piccole regioni ( Umbria, Marche , Basilicata),registrando una parziale eccezione nel Lazio, in cui il Partito pur quasi dimezzando i voti presi dal vecchio SDI in passato ha potuto sfruttare la mancata introduzione del previsto sbarramento per l’anticipazione forzata della fine della legislatura, ed assistendo all’uscita dei rappresentanti Socialisti dal consiglio regionale della Calabria.
Nelle due regioni grandi regioni meridionali, in cui il vecchio SDI aveva la propria maggior consistenza elettorale (Campania e Puglia), il partito ha ottenuto un ottimo risultato in termini di eletti esclusivamente grazie alla scelta compiuta dai gruppi dirigenti locali, in contrasto con le indicazioni nazionali, di mantenere in vita l’alleanza con SEL senza presentare liste Socialiste autonome che avrebbero ottenuto un risultato inferiore alle soglie di sbarramento esistenti nelle due regioni.
Questa scelta politica è stata comunque interpretata in modo estremamente discutibile e confuso in Campania, unica regione in cui sono stati accettati dei veti esterni a nostri compagni che evidentemente hanno trovato interessate sponde interne, che hanno finito per portare alla distruzione del tessuto di partito nella realta’ della provincia di Napoli.
III
Il magro risultato elettorale Socialista si è determinato all’interno di una complessiva ulteriore sconfitta del Centro-Sinistra, registrata pur in presenza di un significativo e generalizzato calo dei votanti tra le fila del PDL, e nonostante i problemi di presentazione di lista vissuti nel Lazio che hanno polarizzato l’attenzione della pubblica opinione.
l’amministrazione pubblica, Il Centro-Sinistra, ed il Partito Democratico in particolare, ha dimostrato ancora una volta, al di là dei disastri causati dalla supponenza politica di D’Alema, la propria incapacita’ di offrire all’elettorato una credibile proposta di governo su cui misurare realmente le difficolta’ di gestione della crisi da parte del governo, e su cui portare ad evidenza le forti contraddizioni esistenti nel centro-destra nel rapporto con la Lega.
Lo stesso rapporto politico inseguito con i centristi è apparso una intesa di basso potere piuttosto che il tentativo di costruire una alleanza a presidio di una visione costituzionale dello stato minacciata dalle esigenze di autotutela del Premier.
Il Centro- Sinistra continua inoltre a pagare a prezzo salatissimo la sua incapacita’ di individuare un deciso percorso di riforma del sistema politico e del suo rapporto con divenendo sempre più prigioniero di un proprio maggioritario insediamento nelle regioni centro- meridionali che lo porta automaticamente ad avere una posizione conservativa dell’esistente.
Il risultato notevole delle liste Grillo al nord tra le file del residuo elettorato di sinistra dimostra ulteriormente, stavolta per riflesso ,come l’egemonia della lega al nord trovi gran parte del suo fondamento in una contestazione profonda, trasversalmente diffusa in tutto l’elettorato delle regioni che hanno un più forte tessuto produttivo privato, di un sistema politico nazionale, e del suo ceto di riferimento, che utilizza la occupazione della pubblica amministrazione come terreno di autoriproduzione e garanzia.
Allo stesso tempo la tradizionale idea forza della lega, ad essa complementare, del federalismo fiscale va assumendo con l’incedere della crisi economica e finanziaria un travolgente impatto sociale
L’aspettativa che il federalismo fiscale possa produrre nelle regioni del nord, sulla base del superamento della mala gestione " centro-meridionale"dei ricavati del gettito fiscale nazionale, recuperi di risorse finanziarie tali da riattivare politiche sociali a livello regionale in favore dei lavoratori dipendenti a basso e medio reddito, o politiche di sostegno produttivo per la piccola e media impresa a difesa dei livelli occupazionali, sposta a destra,, e soprattutto sulla lega il consenso di crescenti aree elettorali tradizionalmente di sinistra.
Questa tenaglia micidiale, che comincia a creare ormai serie difficolta’ politiche allo stesso PDL, stritola letteralmente al nord una sinistra già indebolita nella propria identità dalla sua co- gestione della versione nostrana del modello neo-liberista responsabile della crisi che attanaglia le economie occidentali, interpretata con particolare cura dei suoi aspetti finanziari e bancari e con una sostanziale tolleranza delle sue conseguenze sulla flessibilizzazione e precarizzazione dei rapporti di lavoro.
I suoi limiti di proposta, la sua perdita di identità, e la propaganda della lega sul proprio progetto federalista, riducono con facilità il Centro-Sinistra ad apparire contemporaneamente espressione politica di una cattiva gestione del potere nel resto d’italia e schieramento incapace di offrire ai ceti deboli una qualsiasi via di uscita dalla situazione di tendenziale poverta’ che li minaccia, le cui cause non vengono esclusivamente ascritte alle classi dirigenti economiche e finanziarie , tradizionalmente espressione o interpreti della destra conservatrice, come avviene nel resto d’Europa dove la sinistra è raccolto attorno a grandi forze Socialiste o Socialdemocratiche, capaci ,pur con tutti i loro limiti e contraddizioni, di rappresentare una credibile alternativa di governo.
Lo stesso ottimo risultato di Vendola e delle liste di SEL dell’italia centro- meridionale, e della Puglia in particolare , non trova alcun riscontro nell’elettorato di tutte le regioni settentrionali, dimostrando come anche la sua proposta politica, sebbene suffragata da indiscutibili qualita’ personali di leadership non aggredisce le questioni strutturali e programmatiche attorno a cui ruota la crisi di credibilta’ della sinistra agli occhi di gran parte dell’elettorato italiano.
IV
Il quadro che scaturisce pone pertanto all’ordine del giorno, con sempre maggiore urgenza, la necessita’ del superamento dell’attuale schieramento di centro-sinistra, guidato da una forza politica priva di una definita identita’ riformatrice, incapace a dispetto delle sue affermazioni di svolgere una autentica funzione nazionale, e soprattutto incapace per i suoi limiti strutturali e culturali di progettare un sistema di alleanze politiche e sociali potenzialmente maggioritario.
Il superamento dell’attuale Pd diviene quindi una esigenza per tutti coloro che sono interessati a riattivare una autentica Democrazia dell’alternanza all’interno della quale misurare democraticamente la volonta’ di cambiamento e di riforma della sinistra italiana e di tutto lo schieramento progressista, pena il consolidamento ulteriore di una china involutiva della nostra democrazia conseguente al consolidamento al potere di un composito schieramento di centro-destra, incapace di assumere le connotazioni di una moderna destra democratica , popolare e costituzionale, perennemente gravato dalle ambizioni presidenzialistiche del suo leader stretto tra il ruolo predominante dell’alleato leghista e la propria concezione aziendalistica dei rapporti politici.
Da questo quadro politico, bloccato dalle sue negativita’, rischia di derivare una crisi costituzionale le cui radici affondano essenzialmente nei limiti politici degli opposti schieramenti, resi ancor più intollerabili dalla crisi economica, sociale e finanziaria che attanaglia il paese e l’Europa, e richiederebbe quale unica via di equilibrata, solida ,e sicura soluzione strutturale l’impostazione di un nuovo modello di sviluppo della societa’ e del sistema produttivo del paese.
La stessa presunta urgenza di una complessiva riforma degli equilibri costituzionali trae alimento essenzialmente da questa immaturita’ democratica insita nello schieramento di governo, e dalla contemporanea inadeguatezza politica di una opposizione che continua a privilegiare il dialogo con poteri estranei al confronto politico, ritenendo in tal modo di poter supplire alla propria difficolta’ di condurre una politica di aggregazioni di consensi sociali ed elettorali, senza comprendere che le uniche vere ragioni di riforma troverebbero autentico fondamento unicamente sul terreno della riqualificazione del sistema delle rappresentanze politiche rispetto alla gestione ed al funzionamento dello Stato-Amministrazione e degli Enti Locali, ed all’esercizio dei poteri di controllo, di gestione e di indirizzo da parte di rappresentanti del Sistema Politico sui soggetti pubblici strumentali.
V
Il risultato del voto richiede quindi ai Socialisti una capacità di analisi ed interpretazione della realtà che deve costituire la premessa del definitivo abbandono di una concezione del ruolo politico del PS fondata su una autosufficienza ipocrita, necessario per impostare con piena consapevolezza una azione politica diretta a collocare il Partito Socialista , in un rinnovato rapporto unitario con i compagni di SEL, alla guida di un processo di ricostruzione della sinistra italiana che costringa il Partito Democratico ad assumere esplicitamente i caratteri di una grande forza Socialista e Democratica.
Il tentativo di Vendola di assumere la leadership dello schieramento di centro-sinistra sull’ onda del risultato Pugliese e della contemporanea disfatta del PD, da compiere attraverso un complessivo superamento delle attuali rappresentanze politiche esistenti a sinistra, può in tal senso trovare l’appoggio convinto del Partito Socialista ove divenga l’occasione per realizzare sulla destrutturazione dell’ attuale PD di una nuova rappresentanza unitaria della sinistra italiana direttamente collegata nei programmi e nei suoi riferimenti politici alle grandi espressioni del Socialismo Europeo.
In tal modo il progetto costituente di Sinistra e Liberta’ impostato alle europee, che ha comunque consentito ai Socialisti la tenuta alle elezioni regionali, viene ora a trovare un momento di evoluzione rilevante, da un originario disegno difensivo concentrato sulla realizzazione di una nuova forza di sinistra alternativa al PD sulla base del superamento delle vecchie appartenenze , in grado di dare voce anche in italia ad un processo di rifondazione del Socialismo Democratico gia’ avviato in tutta europa sulla scorta della lezione della crisi verticale del sistema neo-liberista, in un nuovo rapporto unitario di natura federativa , suffragato e rafforzato anche da una esplicita proposta di Premiership, traguardato all’obiettivo, ben più risolutivo delle nostre ragioni storiche, della trasformazione del Partito Democratico in una vera forza Socialista ,direttamente ed esplicitamente connessa al Partito del Socialismo Europeo, perfettamente plurale al proprio interno ed assolutamente democratica nelle sue articolazioni.
Un nuovo rapporto unitario, se necessario anche in forma federativa, con i compagni di Sinistra Ecologia e Liberta’ puo’ costituire lo strumento politico utile a portare a compimento questo disegno complessivo di ristrutturazione del centro-sinistra verso la costruzione di una nuova grande forza Socialista e Democratica ,che sostituisca il PD quale centro di riferimento dello schieramento di Centro-Sinistra , in grado di progettare ed avviare un percorso di riforma democratica della societa’e dello stato, ed in condizione di guidare dal governo quel processo di ricostruzione della struttura economica del paese che la crisi verticale che stiamo attraversando rende indispensabile.
Il compimento di un disegno politico di questa rilevanza rappresenta la missione storica di un Partito che aspira a considerarsi il degno erede della grande storia del Socialismo Italiano, pur essendo profondamente convinti che in alcun modo saremmo in grado di perseguirlo proseguendo la nostra azione in quello stato di perfetta solitudine politica che molti compagni del gruppo dirigente del Partito vanno superficialmente auspicando.
all'art. 2 dignità della persona um...
per questo a mio avviso è importan...
Totalmente condivisibile , le dichiar...
Cari compagni sono con voi....
Caro Renato, leggo sempre con molta a...
L'appello è assalutamente da condivid...
fa piacere assistere allo sgombero di...
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NON CAPISCO PROPRIO IL MOTIVO PER CUI...
Caro Renato ,dovremmo organizzare, ut...
Nichilismo,ermeneutica.Vanno di pari ...
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Il problema è che però quello che dov...
In buona parte credo abbia ragione Lu...