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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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Commento ad un pezzo sulle primarie di Milano di Antonio Funiciello su "Europa"
"  Quel Nichi che è in noi " (sotto riportato in corsivo).

 

Credo che il Vendola in me sia l’art. 1 della Costituzione,  quello del cittadino sovrano della repubblica democratica, non populista tantomeno retorico, semplicemente parte dellla vera base sociale che legittima ogni istituzione ed il suo relativo ordinamento.

 

Essa è stata messa da parte anche da elite tecniche e culturali illuminate e in buona fede, dotate delle migliori intenzioni e magari anche di astratte buone soluzioni in tasca. Quest’ultime hanno però  omesso  ogni trasparente pubblico responsabile confronto illustrativo, partecipativo e costruttivo con la base (quella delle persone fisiche, dei cittadini, non solo degli enti o corpi esponenziali d’interessi più o meno particolari o generali, quella dell’art. 1 per l’appunto) su un comune piano programma che avrebbe dovuto spiccare per trasparenza  anche e soprattutto in fatto di  conseguenze e responsabilità, almeno in ossequio al principio di uguaglianza, per far comprendere in capo a chi ricadevano gli oneri di certe scelte e quali sarebbero stati gli effetti concreti e su chi sarebbero ricaduti . Tutto ciò non è stato. Per imperizia, per malizia, per necessità, non lo so? Ma oggi sembra proprio  un modo di fare che si legittima in un circolo autoreferenziale ed elitario, tra una consorteria demiurgica di iniziati rivelati cui non si può sottostare con fare fideistico di adoratori messianici, almeno in una democrazia pluralista e tra chi si riconosce in una sinistra vera di matrice socialista pertanto per definizione, direi, non tanto estrema o massimalista, ma genuinamente ed onestamente riformista, altro che il pd che è stato e che si spera mai più sarà con tali caratteri.

La tristezza della seconda repubblica è stata nel far fronte a Berlusconi da parte di una sinistra anche molto titolata, da ciampi a prodi, non cercando e trovando legittimazione in una sana rappresentanza democratica ma  muovendosi  in modo dirigistico su canali autoreferenziali in nome di un catastrofico riformismo di matrice neoliberista, con  avallo e favore a poteri forti a spese dei cittadini e della democraticità delle istituzioni, con metodi peggiori di quelli prima repubblica almeno quanto a subdola gestione, continuando a ingozzare la società di un male inteso senso dello sviluppo, del benessere e della ricchezza, figlio del più bieco conformismo e consumismo amorale e aculturale.

Ed oggi il vendola che è in me, la base democratica, i cittadini consapevoli della propria dignità di persone anche di fronte alla politica ed ai poteri forti, reagiscono, si svegliano e vogliono tornare a fare la storia del proprio paese: sciolto l’incantesimo, finito l’incubo, liberi da condizionamenti mediatici che non funzionano più e rivelano solo la pateticità dei tentativi degli irretitori e venditori di turno di rimanere al potere per il gusto del potere e non per il bene comune.

E grazie , veramente grazie a Saviano e Fazio di Vieni via con me!

Certo la presenza mediatica di Vendola rischia di lasciare segni superficiali, ma nella società civile tanti si stanno muovendo nel concreto e le proposte serie non mancano, ben più graffianti.

Per questa ragione il PD ha bisogno di Vendola e Vendola  ha bisogno dei socialisti e i socialisti non devono cedere ad un PD centrista e moderato.

"  Quel Nichi che è in noi "

Tempo fa il grande Giorgio Gaber spiegò: non temo Berlusconi in sé, temo il Berlusconi in me.
Uno di quei paradossi linguistici (e concettuali) che tanto piacevano all’artista milanese. Un paradosso che resta per altro attualissimo, soprattutto se si vuol vedere prossima l’uscita di scena di Berlusconi e si pensa, illudendosi parecchio, che essa porti via con sé pure il berlusconismo e l’impronta berlusconiana sulla politica italiana. Purtroppo il Pd non può concentrarsi su questa circostanza. Anzitutto perché, per la prima volta nella storia della seconda repubblica, il principe dell’alternativa a Berlusconi viene oggi da destra, Fini, o al massimo dal centro, Casini, e non dallo spazio del centrosinistra. Quindi perché, in questo spazio, la parte riformista che aveva espresso i quattro candidati alternativi a Berlusconi nelle ultime cinque elezioni (Occhetto, Prodi, Rutelli e Veltroni) ha perduto il primato culturale, in favore della parte più massimalista.
Così, rimodulando il paradosso di Gaber tocca dire: non temo Vendola in sé, temo il Vendola in me.
Nichi Vendola è il campione dell’attuale fase politica. La cosa è sì sorprendente, ma in un contesto di sorpresa generale e generalizzata, finisce per non apparire tale. Senza sminuire l’eminente valore intellettuale e politico di Giuliano Pisapia, la sua vittoria alle primarie milanesi è, però, decisamente frutto del primato culturale che Vendola oggi gode nel campo del centrosinistra, ridotto ormai al recinto della sinistra. Sono lontani i tempi in cui Vendola, insieme a una manciata di deputati di Rifondazione, sfiduciò il primo governo Prodi (quello vero) nel 1998. L’atto politico fondamentale della sinistra massimalista, che oggi nessuno più richiama, nonostante “quel” governo Prodi fosse stato l’unico capace di conquistarsi consenso e mandato politico battendo il centrodestra (pur diviso): l’unico a battere con la “politica” Berlusconi, e non coi mille giochetti del malato parlamentarismo italiano. Se dopo essere stato uno dei protagonisti della caduta del primo governo Prodi (quello vero), Vendola, in dieci anni, ha conquistato il primato politico-culturale nel campo del centrosinistra, è perché ha fatto breccia nelle menti e nei cuori di tanti che avevano coltivato l’Ulivo del ‘96, e colto il frutto della costituzione del Pd. Più che Vendola in sé, è il Vendola che s’è stabilmente insediato nelle teste e nei cuori di molti sostenitori del Pd che bisogna, oggi, temere.
Più nei cuori che nelle menti. Sul lato della proposta politica, Vendola è rimasto il comunista ingraiano che era quando militava nel Pci e l’antagonista bertinottiano che fece cadere Prodi. La risposta di Vendola su Pomigliano è la nazionalizzazione della Fiat; sulle banche, la nazionalizzazione delle banche; sul lavoro, l’estensione di tutte le tutele dei tutelati ai non tutelati; sulla crisi economica, un rilancio di una politica redistributiva (della miseria?). Chiacchiere, insomma. Dette in poesia e non in prosa, d’accordo. Ma sempre chiacchiere. Propaganda che, certo, vive da sempre nel cuore dello zoccolo duro del Pd, in quell’elettorato fatto, per lo più, da pensionati e lavoratori dipendenti (in particolare dello stato) che resistono ad ogni necessaria modernizzazione del sistema-paese.
Per fare i conti col “Vendola in me” più che col “Vendola in sé”, il Pd non ha altra scelta che allargare il suo elettorato di riferimento per ricreare, nel campo del centrosinistra, le condizioni del perduto primato culturale riformista. Più si riduce l’elettorato potenziale del Pd (come fotografano i sondaggi e le primarie meneghine), più vacilla il primato riformista. Certo, il Pd potrebbe essere tentato di spostarsi ulteriormente a sinistra per contrastare Vendola. Ma commetterebbe un errore fatale, concentrandosi sul “Vendola in sé”, piuttosto che sul quel letale “Vendola in me”, che inibisce ogni slancio di primato culturale nello spazio politico del centrosinistra e di primato politico nella competizione per il governo del paese.

Antonio Funiciello

Commenti (1)
  • giovanni
    l' analisi di Funiciello mi sembra superficiale e profondamente sbagliata.
    probabilmente c è un forte mal di pancia per le primarie a Milano.

    Vendola ha sbagliato a far cadere il primo governo Prodi
    ma nel secondo governo Prodi con Padoa Scioppa
    quel governo a mio avviso non era un governo di riforme ma un governo tecnocratico ( rimando a prof. Marco Revelli le due destre ).

    Oggi Vendola a mio avviso rappresenta TUTTA la sinistra compresa quindi anche la sinistra socialista.

    sulla questione riformista Vendola ha punti di forza importanti ( relazione Fiera Bari 2010) e punti di debolezza importanti.

    sui punti di debolezza di Vendola è importante che non ci siano debolezze da parte della sinistra socialista !!!
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