
La rivista “Le nuove ragioni del Socialismo" è diretta da Macaluso e, come sappiamo, Macaluso ha un ottimo rapporto con Turci il quale, con Besostri, Giudice e anche con il mio incoraggiamento, ha firmato una dichiarazione di intenti in cui si dice tra l’altro:
“Nello scenario politico nazionale, auspichiamo che la candidatura di Nichi Vendola alle primarie di coalizione possa divenire l’occasione per avviare un processo di rimescolamento complessivo all’interno della sinistra, in un contesto di scomposizioni e successive ricomposizioni delle forze che dovranno costituire l’asse portante della coalizione di centro-sinistra, in un quadro che garantisca, finalmente, la chiarezza sia delle rispettive posizioni politiche e programmatiche, sia dei riferimenti politici sovranazionali.
A queste primarie il nostro network potrebbe anche contribuire con un proprio documento programmatico.”
Nell’ultimo numero di tale rivista però appaiono delle critiche a dir poco “corrosive” verso Nichi Vendola e le primarie, riportate anche dal Corriere di oggi 6/01/’11
Citiamo le più significative: “Non si capisce perché i compagni di SEL non dedichino le loro energie alla creazione di un partito di sinistra alleato con il Partito Democratico e a lavorare per costruire in Italia una grande forza legata alla sinistra europea”
Ma il pezzo “forte” che segue è questo: “Il tentativo di Vendola di candidarsi come leader del centrosinistra è velleitario e provoca solo conflitti a sinistra. Se le elezioni, come pare, saranno a primavera, occorre mettere insieme le forze in grado di presentare un governo possibile e autorevole. Altrimenti vincerà la destra.”
Ora, confrontando le posizioni del "manifesto" del network e quelle di tale editoriale, vediamo palesemente che la contraddizione è lampante. Infatti, come dicevano i latini “inter duas tertium non datur” e cioè: o si vuole Vendola candidato alle primarie del centrosinistra oppure non lo si vuole.
Ecco dunque che viene spontanea la domanda: cosa vuole il network e coloro che ne fanno parte attiva?
La supposizione che tali prese di posizione giungano dopo la proposta Latorre con la quale si invitava Vendola a “rifondare” la sinistra e in particolare il PD, in questi termini specifici: “«I nuovi soci co-fondatori del partito potrebbero essere Sel e le espressioni di quei movimenti, anche cattolici, che stanno emergendo in nome di una domanda di giustizia e di cambiamento», è molto forte. Specialmente considerando che la risposta che lo stesso Vendola ha dato con garbo ma con estrema decisione è molto chiara e dice in buona sostanza che le “primarie” sono da anteporsi a qualsiasi tentativo, pur interessante e ragionevole, di “rifondare” gli assetti del PD e della sinistra. Egli osserva infatti che: «Le primarie non sono un capriccio o una invenzione mia, sono una esigenza di rivitalizzazione del centrosinistra. Sono una spinta insopprimibile del popolo. Con le primarie si determina il contrario dello stato depressivo che talvolta cattura il centrosinistra, è una vera spinta di vita, immettono un alito profumato nel centrosinistra che dice parole che sono in sintonia con la società.”
Insomma pare proprio che il cosiddetto “alito profumato” per vari esponenti del PD sia diventato piuttosto una “minaccia di alitosi” incombente e piuttosto “mefitica”.
Per noi che vogliamo costruire con Le leghe dei Socialisti un laboratorio aperto a tutta la sinistra, con lo scopo di ravvivare i valori del socialismo europeo in maniera del tutto trasversale allo schieramento dei partiti che attualmente vogliono ancora appartenervi in maniera non ambigua, ma coerente con quello che accade in tutto il resto d’Europa, un grande progetto viene sempre al di sopra di ogni forma di posizione “carismatica individuale”.
Abbiamo sottoscritto il punto 8 del nostro manifesto fondativo perché “riteniamo che ci siano forze nei Partiti della sinistra – ad incominciare da SEL e dalle posizioni di Vendola – con le quali, nelle rispettive autonomie organizzative, intendiamo collaborare e con le quali verificare il comune intento del rinnovamento della politica, degli schieramenti, dello sviluppo di una società socialista.” Quindi rivendichiamo sia l’importanza di SEL che di Vendola nella costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana, sulla base dei valori socialisti europei, ma anche una necessaria autonomia di “analisi critica” sia rispetto ai partiti sia nei confronti di chi li guida, e ciò proprio in nome di precisi valori che non riteniamo siano da consegnare al passato, ma piuttosto da inverare nel presente e nel futuro.
La proposta Latorre quindi per noi è interessante, ma non tanto per la ricomposizione al fine di “fagocitare” Vendola nell’ennesima riedizione del “centralismo democratico” che ancora vige nel PD, magari aggiungendolo ad altri personaggi che forse si illudevano da altri punti di vista di fare lo stesso, come Follini, quanto piuttosto per una complessiva scomposizione e ricomposizione di TUTTA LA SINISTRA (compreso naturalmente il PD e ovviamente lo stesso PSI) su basi nuove, partecipative, condivise e naturalmente su valori che per noi sono quelli che ovunque, nel mondo, dal Sudamerica all’Europa, risultano vincenti: i valori socialisti.
Quindi, se da una parte auspichiamo che Vendola si integri in un progetto condiviso di tale natura e non sia preda, anche attraverso il rischio dei “gorghi mediatici”, di “sindromi carismatiche” che possano illuderci che un grande leader quale egli indubbiamente è, possa, in se stesso e da solo, rappresentare una vera alternativa politica in questo paese, rivendichiamo allo stesso tempo la necessità di costruire, in tempi rapidi, una nuova e più efficace struttura politica a sinistra che abbia al contempo fondamenta più solide e consensi crescenti.
Per fare ciò occorre contemporaneamente una forte elaborazione di valori culturali attuali e credibili, e non di meno servono iniziative concrete che facciano presa sull’opinione pubblica, non tanto in funzione strumentale di sostegno esclusivo ad una candidatura, ma come elemento propulsivo permanente di una nuova e migliore politica che sia radicata tra la gente.
Fu questo che mi portò a proporre che le “Fabbriche di Nichi” fossero ridenominate “Fabbriche di democrazia” e fu la stessa ragione che mi portò a criticare il fatto che dovessero essere prevalentemente una “struttura di sostegno alla candidatura di un leader”.
Tempo fa ripresi uno dei miei scritti che, indipendentemente dai risultati e dall’apprezzamento che ebbe, ritengo sia tuttora uno dei miei migliori; mi costò la rinuncia alla direzione del sito della Lega dei Socialisti di Livorno ma, alla luce del confronto tra le citazioni iniziali, che appare sicuramente molto più duro e stridente rispetto a ciò che io ho mai scritto su Vendola, ebbene, quel mio scritto non solo voglio ora rivendicarlo, ma farlo anche con un certo orgoglio, riproponendo un suo passaggio significativo per l’ennesima volta. Perché? Perché pare proprio che il tempo mi stia dando rapidamente e inesorabilmente ragione:
“Da 15 anni la progettualità politica in Italia, con il tramonto delle ideologie e dei "muri speculari" E' FINITA. Ad essa è subentrato il leaderismo, in base al quale NON SI CONSIDERA PIU' UNA PROSPETTIVA DI VALORI, MA SOLO LA CREDIBILITA' DI UNA PERSONA (da santificare o demonizzare a seconda dei punti di vista), CHE VA SEGUITA E INCORAGGIATA NELLA CONQUISTA DEL POTERE, A TUTTI I COSTI. Ebbene, la politica del "principe" non paga, sia che possa essere rappresentata da un singolo, sia che possa essere assimiliata all'operato di un partito, o anche a quello di una semplice componente politica in fieri. Per attuare una concreta alternativa ci vuole un progetto convincente e condiviso, non solo in ambito nazionale, ma ormai sul piano europeo e globale.Oggi questo progetto, che piacca o no qui in Italia, si chiama Socialismo.”
Così è..anche se “non vi pare”
C.F.
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