Globalizzazione dell'economia, egemonia liberista, crisi del sistema finanziario, recessione mondiale

Pubblichiamo di seguito un interessante contributo al dibattito sulla trasformazione degli equilibri economici mondiali, del mercato del lavoro e dei nuovi compiti che doveva affrontare la Sinistra. Si tratta di un testo politico redatto nel Settembre 1999 e presentato come documento integrativo autonomo al congresso Nazionale dell SDI dell'Aprile del 2000. Una riflessione quindi per alcuni aspetti necessariamente superata dagli eventi ma per molti altri ancora attuale e ricca di spunti di riflessione. Un'analisi utile soprattutto a chi voglia oggi ricostruire davvero una posizione di Sinistra in questo Paese, cioè concreta, reale e preoccupata innanzitutto del destino dei lavoratori.
In particolare, rispetto al quadro delineato nel documento, risulta allo stato attuale completamente saltato il quadro di governo dei processi finanziari globali da parte delle autorità bancarie e di governo dei paesi sviluppatiche che in quel momento sembrava poter essere garantito dal G7 e dalle funzioni delle altre istituzioni monetarie e finanziarie sovranazionali (Federal Reserve, BCE, OCSE, Banche centrali, Fondo Monetario Internazionale), tutte istituzioni che alla prova dei fatti hanno invece dimostrato un totale fallimento nel corretto esecizio dei poteri di controllo dell'equilibrio dei mercati finanziari, mostrando un'assoluta subalternità a tutte quelle istituzioni bancarie e finanziarie responsabili del disastro economico in atto.
L'analisi contenuta nel testo appare invece oggi ancora assolutamente corretta per ciò che attiene il trasferimento di potere e di reddito avvenuto tra le classi negli ultimi quindici anni, e per certi versi addirittura profetica per ciò che atteneva la possibilità che una crisi dello sviluppo smisurato dell'economia finanziaria avrebbe potuto comportare una seria crisi dell'economia reale, per cui l'egemonia politico-culturale liberista tipica del periodo 1992- 2008, appariva in realtà molto più fragile di quanto la Sinistra ufficiale (Socialdemocrazia europea, con la sola eccezione dei Link tedeschi, e l'Ulivo in Italia) tendesse a considerarla..
Il Comitato di Redazione del forum di SocialismoeSinistra
Franco Bartolomei era allora Commissario della Federazione Romana dello SDI, oggi è membro della Direzione Nazionale del Partito Socialista..
La nuova realtà economica mondiale produce una crisi della capacità e delle possibilità di governo di intervenire nei processi economici da parte delle entità statuali con un indebolimento delle stesse sovranità nazionali degli stati. Appare evidente come un processo di integrazione economica porta con se forme di omologazione politica culturale e sociale che minano alle radici l’autonomia culturale cha ha costituito la forza della sinistra nel ‘900, ed a livello mondiale mettono in crisi gli stessi sistemi sociali, religiosi, etnici, non omogenei ai profili delle società sviluppate occidentali. La sinistra deve assolutamente recuperare una propria autonomia di riferimenti culturali e programmatici rispetto alla nuova realtà che si è determinata. In particolare è necessario rielaborare in termini moderni il concetto di sfruttamento economico, superando le rigide impostazioni egualitaristiche degli anni ’70.
Reintroducendo, però una riflessione sul concetto di alienzaione economica del singolo dal prodotto o dall’oggetto del suo impegno lavorativo di vita.
L’obiettivo di fondo deve essere quello di ricostruire un messaggio di valori delle forze del socialismo nuovamente diretto ad una prospettiva di reintegrazione sociale dell’individuo di fronte alle suggestioni di una apparente mobilità sociale. I rapporti tra le classi sociali nei paesi sviluppati debbono quindi essere pertanto letti alla luce di una considerazione dei rapporti economici mondiali tra le economie dei paesi avanzati e le economie in via di sviluppo dei paesi del resto dei ¾ del mondo. Si è consolidata un’egemonia culturale delle classi protagoniste che nell’immediato tende a disorientare le forze antagoniste del mondo del lavoro e delle rappresentanze sindacali. In una fase in cui il mercato appare volano dello sviluppo, le regole della concorrenza tendono a divenire le nuove variabili indipendenti delle relazioni sociali.
Lo spostamento di potere in atto tra lavoro e capitale nelle società sviluppate ed i costi sociali indotti da un sistema che ipotizza la propria accelerazione sullo smantellamento delle rigidità di mercato e sull’abbattimento degli oneri delle protezioni sociali può essere contrastato solamente con un atteggiamento delle forze del movimento dei lavoratori che sia in grado di leggere la complessità delle innovazioni in atto ed i motivi reali di quella che va consolidandosi come una nuova egemonia culturale capitalistica evitando sia forme di isolamento sociale e sia rinunce alla propria autonomia culturale e politica. Pertanto pur in un quadro di spinte fortissime alla omologazione, i processi di globalizzazione assumono aspetti nuovi sotto il profilo della possibilità per i paesi emergenti di realizzare forme di accumulazione originaria e di favorire il decollo economico iniziale con minori costi sociali rispetto ad altri modelli sperimentati in passato.
Quello delle relazioni politiche internazionali rappresenta l’altra faccia della medaglia. La rivalutazione del ruolo della NATO, esaurite le ragioni difensive della sua originaria costituzione, rappresenta uno degli strumenti operativi della nuova impostazione dei rapporti internazionali e consolida il processo di svuotamento di ogni potere di mediazione dell’ONU. La risposta è solo in una forte iniziativa politica tesa a ricostruire la centralità dell’ONU nelle relazioni internazionali attraverso una riforma del Consiglio di sicurezza, e la sostituzione dell’istituto del diritto di veto con l’introduzione delle maggioranze qualificate per l’assunzione delle iniziative di politica internazionale richieste dagli Stati membri.
I processi di globalizzazione e di unificazione dei mercati finanziari debbono trovare una istanza di governo superiore rispetto alla loro dimensione strutturalmente sovranazionale.La sinistra deve contestare la pratica per cui ormai la politica economica non è più oggetto della politica sviluppata nelle sedi istituzionali, bensì esercizio riservato alla perizia delle banche centrali, deputate ad esercitare le scelte fondamentali nelle sedi internazionali, al di fuori di ogni valutazione delle opinioni pubbliche se non addirittura degli stessi governi nazionali. Occorre, in questo quadro, riflettere sulla natura dei processi di privatizzazione italiana avvenuti in questi ultimi cinque anni per comprendere quanto sia stato dovuto alla necessità di risanare il deficit pubblico e quanto sia stato dovuto ad una concessione ad ambienti finanziari allo scopo di avere un’accettazione, più o meno scoperta, alla ammissione nei parametri di questi processi. Tale considerazione è importante allo scopo di misurare la necessità di proseguire in una politica di privatizzazioni veloci che in realtà favoriscono gruppi economici nazionali ed internazionali, non tutelano le esigenze strategiche economiche del paese, non arricchiscono le casse pubbliche, ed espongono i rapporti di lavoro ed i livelli occupazionali a tensioni evitabibili. L’obiettivo è quello di riattivare una politica della spesa pubblica per investimenti produttivi tesi a generare lavoro ed a innovare tecnologicamente l’apparato produttivo, le strutture della ricerca e le strutture dei servizi.
La sinistra deve tentare una rivalutazione del ruolo pubblico nell’economia riqualificando le partecipazioni dirette nei settori della ricerca tecnologica e scientifica e mantenendo una quota di presenza significativa nei settori di importanza strategica come nell’energia, nell’aqua, nelle telecomunicazioni e nei trasporti. E’ necessario rifiutare uno scambio tra pensioni e flessibità e deve essere ricostruita una rete di salvaguardia per il lavoro giovanile, per il lavoro in affitto e per i soggetti fruitori dei contratti di formazione lavoro e delle altre forze di lavoro subordinato.
E’ evidente come l’attenzione al costo del lavoro, apparentemente giustificata dall’allarme inflativo manifesti una visione classista della evoluzione dei rapporti tra capitale e lavoro tesa a dare centralità al profitto. E’ evidente, a prescindere da ogni altra considerazione, che esaurita la centralità della spesa pubblica come momento ridistributivo, la sinistra non possa puntare ad altro che sulla crescita dello sviluppo economico e sull’espansione della ricchezza nazionale come elemento di base, al quale riconnettere tutti i propri interventi correttivi sui quali ricostruire un tessuto sociale di alleanze politiche.Il rapporto tra economia cartacea ed economia reale deve essere valutato ancora in tutte le sue reali implicazioni al di là delle mistificazioni e la valutazione di come una crisi finanziaria si traduce in una crisi della economia reale rappresentano un elemento di autonomia intellettuale rispetto ai processi di globalizzazione dei mercati finanziari che la sinistra deve assolutamente recuperare.
Franco Bartolomei
Direzione Nazionale del PS
Ultimo aggiornamento (Giovedì 16 Luglio 2009 11:00)




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