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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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L’autovalorizzazione del capitale – la creazione di plusvalore – è quindi lo scopo animatore, dominante ed ossessivo, del capitalista, il pungolo ed il contenuto assoluto del suo operare; in realtà, non altro che l’impulso e il fine razionalizzati del tesaurizzare – un contenuto totalmente astratto e meschino che, da un lato, fa apparire il capitalista come sottomesso alla schiavitù del rapporto capitalistico non meno che, dall’altro lato, al polo opposto, l’operaio.

(K.Marx Il Capitale libro I, capitolo VI inedito).

 

Dice Diego Fusaro (Karl Marx e la schiavitù salariata. edizioni iCentotalleri), che i capitalisti “si pongono come obiettivo la valorizzazione del valore, e dunque l’estorsione di plusvalore, non lo fanno in quanto uomini senza scrupoli e perfidi per natura, ma piuttosto perché sono mere proiezioni del capitalismo stesso o, come egli ama ripetere, sue –personificazioni- , -maschere di carattere- (Charaktermasken) che svolgono un ruolo preciso imposto dalla posizione che occupano nell’ambito dei rapporti economici vigenti”.

 

I complottisti

 

         Nella analisi della crisi che stiamo attraversando, parlavo dell’innocenza dei lavoratori statunitensi che, versati i loro fondi ai fondi pensione, non erano logicamente molto disposti ad acquistare titoli del debito pubblico italiano o peggio che mai del debito pubblico greco, nonostante gli alti tassi di remunerazione. E non è chi possa dar loro sinceramente torto. Mi è stato opposto che era incredibile prendere come modello di riferimento i fondi pensione statunitensi; in effetti io non li indicavo come modelli di riferimento, ma volevo, a modo mio, esprimere ciò che magistralmente il vecchi Karl scriveva. E cioè che nella crisi non ci sono colpevoli ma solo (non dico vittime) ma comparse, personaggi che recitano il loro ruolo, traducendo in azioni il copione scritto dall’autore. Un autore ipostatizzato, onnipresente moloc che strumentalizza in modo indifferenziato operai, ceto medio, imprenditori, capitalisti; tutte ruote dell’ingranaggio del meccanismo governato dal grande regista. Questo regista è frutto dell’uomo, apprendista stregone, che ha generato un prodotto che poi gli è sfuggito dalle mani ed è assurto a dominatore assoluto delle nostre vite, sussumendo ai suoi disegni la nostra libertà, rendendoci tutti schiavi (a livelli di tenore di vita ben differenziati, ben s’intende). A questo Genio, sfuggito dalla lampada, Karl Marx ha dedicato il suo capolavoro. Il Capitale.

         “I principali agenti di questo modo di produzione stesso, il capitalista ed il lavoratore salariato, sono in quanto tali, semplicemente incarnazioni, personificazioni del capitale e del lavoro salariato, sono caratteri sociali determinati che il processo di produzione sociale imprime agli individui” (K.Marx Il capitale III)

         Quindi, quando indicavo nei fondi pensione degli innocenti operatori del mercato, intendevo dire che sono le logiche del capitale a portare alle contraddizioni del mercato, e che la categoria del “complotto” è una categoria non solo non necessaria anche se evidentemente esistente, ma addirittura controproducente. Dà l’illusione che scovati i “complottisti” (i Soros, le Golman Sachs, le società di rating), scatenata contro di essi la crociata obamaniana, avremmo battuto la schiavitù del capitale. Ma nel sistema capitalistico non ci sono complottisti, o, se ci sono, sono soltanto sciacalli le cui bocche grondano sangue, ma ciò che emerge è il sistema stesso, la logica assorbente del capitale che ha vampirizzato la nostra libertà, che ci ha contagiato con la sua filosofia rendendoci burattini nelle sue mani, incapaci di liberarci dalla sua tirannia.

 

L’euro e i suoi nipotini

 

         Penso, in questi giorni, alle riunioni sempre più frequenti ed intense tra i governanti europei, che di fronte alla evidente e poco idealista (ma molto materialista) strategia d’attacco delle borse, cercano un sistema per salvare l’euro e con esso le economie europee. Li vedo deboli, insicuri, frastornati, incapaci di trovare soluzioni. Li vedo come prigionieri di Polifemo nella grotta alla disperata ricerca di una via d’uscita. Schiavi della logica del gigante (il capitale) ne subiscono le imperscrutabili decisioni, timorosi, ad ogni azione, delle sue reazioni, cercano di compiacerlo proponendo soluzioni suicide, ma che invece di placare il mostro, ne solleticano lo spirito distruttivo. Anche loro, Merkel, Sarkozy, Monti, Cameron patetiche marionette che si credono capaci di sfuggire sotto la pancia delle pecore, ma che sempre più si intridono di autodistruzione. Vittime illustri, burattini aristocratici.

 

Le vittime sacrificali

 

         Ma la cosa assurge alle dimensioni di tragedia greca, o di film espressionistico tedesco degli anni trenta, quando si va ad esaminare lo stato dei poveracci che alla fine sono le vittime sacrificali del grande Polifemo. Pensionati che si sentono colpevolizzati per quei due soldi di pensione che si sono sudati; pensionati contributivi che accusano di furto quelli retributivi; lavoratori cassaintegrati o in mobilità che pensano veramente di essere loro i mangiapane a ufo alla base del disastro del paese; massaie di borgata che se la prendono con il barbiere del Senato; giovani precari che più si indignano più sono ben considerati dai governanti, ma per i quali non si fa nulla se non qualche lacrima, o meglio feltriani inviti ad andare a lavorare. Borghesi benpensanti che non vedono altra soluzione se non lo smantellamento delle forze antimercato quali i sindacati. Uomini di sinistra che portano come soluzione a tutto le liberalizzazioni e le privatizzazioni; della serie il mercato è l’assassino, viva il mercato. Ma come? Il libero mercato ti ha portato a questo risultato e tu lo vuoi ampliare (il che non sarebbe neanche male) ma non pensi minimamente di condizionarlo, guidarlo, governarlo, dominarlo.

 

Il governo Monti

 

         Ci vogliono convincere che 100 milioni di superbollo sulle auto, che 200 milioni di tassa sulle imbarcazioni, che poche migliaia di euro di bollo sulle transazioni finanziarie sono la vera equità che pareggia i conti con l’indennità di contingenza di un pensionato che prende solo qualcosa in più di 900 €.

         Ci vogliono convincere che rivalutare del 60% le rendite catastali colpisce i grandi patrimoni, più di quanto avrebbe potuto fare l’applicazione dei valori “normali” facilmente reperibili sul sito dell’Agenzia del territorio.

         Ci vogliono far credere che mettere l’1,5% sui capitali scudati risolverà i guasti della crisi (per poi accorgersi che forse il provvedimento è anticostituzionale – della serie “io c’ho provato, ma purtroppo”).

         Ci vogliono confondere le idee, nascondendoci in modo maldestro che questa manovra è la prova lampante dei veti di Berlusconi all’imporre oneri ai grandi patrimoni, a far pagare l’ici alla chiesa, a mettere all’asta le bande eteree.

         Ma tutte queste misure, di stampo antico, come centinaia di manovre nel passato – scusate manca l’aumento delle sigarette – dimostrano che stiamo girando attorno al problema vittime della logica del capitale. Il Capitale ci ha chiesto tramite le sue logiche e conseguenti determinazioni, di ridurre il debito a zero, deprimendo l’economia, e noi cerchiamo di sacrificare sull’altare di Polifemo, il nostro domani, subendo la sua logica cui ci dimostriamo subalterni.

         Eppure il new deal roosveltiano era contro-logica, così come le raccomandazioni di Keynes. Eppure, come vergini vestali ci stiamo avviando, in lunga processione, con le candide vesti, verso l’antro dove saremo stuprate dal mostro assurto a Dio. Come diceva Marx “l’Assoluto, vale a dire la totalità dei rapporti sociali tra gli uomini, si trasferisce da un’unità esterna (che deve legittimare in maniera trascendente una certa gerarchizzazione  della società) a un’unità interna che deve legittimare  in maniera immanente l’accumulazione illimitata di capitale. La società capitalistica è, da un lato, il luogo in cui – per via delle molteplici contraddizioni in cui è intessuta – prolifera la religione come forma ingannevole di felicità extramondana e, dall’altro, una società religiosamente strutturata, con le sue gerarchie e i suoi Assoluti”.

          

 

Il socialismo

 

         Ciò di cui gli schiavi di oggi non si rendono conto è che non è così che si combatte la schiavitù impostaci dal capitale, ma è che solo combattendo il capitale in sé, potremo ad essere padroni del nostro destino. E la lotta contro il capitale ha un solo nome “socialismo”.

         Non intendo con “socialismo” l’operaio con la bandiera rossa in spalla che cammina lungo le rotaie di una ferrovia che porta verso il paese utopia (visione e ricordi di un viaggio giovanile in Jugoslavia), non intendo la presa del palazzo d’inverno o le grandi adunate a S.Giovanni a cantare “Bandiera rossa”.

         Per me socialismo significa sostituire alla “mano invisibile” “la razionalità consapevole”. Un passaggio dal mito alla ragione, dal regno della necessità al regno della libertà, libertà non intesa  nel senso di fare quel che ci pare, ma intesa come capacità di decidere liberamente senza essere costretti da forze altre da noi che tendono a schiavizzarci.

         Un socialismo umanistico, un ideale di ricollocamento dell’uomo al centro della storia, capace di progettare i voli su Marte e, con la stessa logica razional-programmatoria, disegnare l’economia, lo sviluppo, la produzione, la distribuzione dei fenomeni produttivi. L’uomo al centro di questa visione non è certo “l’uomo che lavora” della filosofia di Stefano Fascina che vuol fare del Pd il luogo dell’incontro dell’anticapitalismo della Chiesa e l’attenzione alle asimmetrie economiche del pensiero socialista. E’ al contrario un uomo che lavora, nel senso della sua ricerca di condizionare a sé, preservandone la verginità, la natura, ma che non per questo eternizza la sua condizione di lavoratore (subordinato) ma tende ad assurgere a dirigente di sé stesso, inteso non come individuo ma come società.

         Allora, in questo frangente,per me è socialismo una bella patrimoniale  da duecento miliardi, che taglia la testa al debito pubblico (e non fa pagare ai giovani il debito stesso); socialismo per me è fare della B.C.E. il prestatore di ultima istanza; è fare dell’Europa la sede della programmazione continentale che porti tutti i paesi dell’unione ad avere una bilancia commerciale in pareggio; è ancora fare politiche che rendano uguale nell’unione il costo del lavoro (e non necessariamente al ribasso); di fare del Mediterraneo la sede di una nuova rinata civiltà europea.    

 

 

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