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IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
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del 30/7/2010

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La nota di Stefano Fassina sul Sole 24Ore di domenica 18 dicembre è largamente condivisibile.

                   Parallela alla nota di Guido Rossi sullo stesso argomento, in pratica richiamano l’appello di Bersani secondo cui di manovra in manovra, da atto recessivo ad atto recessivo, si va a sbattere; uscire dalla catastrofe per entrare in una spirale recessiva autoriproducentesi, non è la migliore delle soluzioni.

 

                   Entrambi gli autori, poi, riconoscono che la manovra Monti è necessaria per tornare in Europa con autorevolezza per cercar di cambiare  la politica della Merkel.

                   Dice Stefano Fassina “E’ necessario per tentare di riorientare di 180 gradi la rotta della politica economica dell’area euro: BCE prestatore di ultima istanza, agenzia europea per il debito, investimenti alimentati da euro-project-bonds e dalla tassa sulle transazioni finanziarie, coordinamento delle politiche retributive e della tassazione, legittimazione democratica delle sedi di sovranità condivisa”.

                   Posizione condivisibile, sia nel suo realismo che negli obiettivi, anche se rafforzabili, indicati.

                   Parlo di realismo, perché il responsabile economico del PD disegna questa strana strategia: fare azioni depressive per “accontentare” le domande tedesche e quindi ritrovare quella autorevolezza per modificare le attuali posizioni della dirigenza, di fatto, dell’Europa. Autorevolezza che Berlusconi ha perso, competenza che Berlusconi non ha mai avuto.

                   Parlo di realismo, ma potrei parlare di coraggio. Ed il coraggio è quello di contrastare la Merkel, non quello di accondiscenderla. Certo che per combattere la Merkel occorre schierarsi, e schierarsi significa Partito Socialista Europeo.

                   Al timido Fassina (portavoce di un PD senza identità) riconosco anche di aver detto una cosa importante :”I rischi per l’euro derivano dai divergenti andamenti della produttività tra le aree della moneta unica. La variabile chiave da considerare è il deficit della bilancia commerciale, non il deficit dei conti pubblici”.

                   Ma ad queste due importanti affermazioni, che condivido, non segue una proposta politica  conseguente.

                   Sulla prima affermazione circa i differenziali di produttività occorrerebbe allora, criticamente, dire che i 10 miliardi dati alle imprese dalla manovra Monti, dovrebbero essere condizionati meritocraticamente al raggiungimento di obiettivi prefissati dal governo: ad esempio in termini di produttività (dove l’Italia è maglia nera) e di piena occupazione. Inutile dare soldi all’impresa senza condizionamenti; anche il protocollo Ciampi regalò profitti alle imprese ( sacrificando i salari) perché fossero reinvestiti in investimenti produttivi, ed invece se ne andarono in investimenti finanziari.

                   Dalla seconda affermazione relativa ai deficit commerciali ne conseguirebbe l’indicazione di una politica programmatoria industriale e agricola  europea che sarebbe la negazione del liberismo acefalo perseguito oggi. Ritorno sempre a quella frase di Keynes che dovremmo sempre avere ben presente:

Un paese che si trovi in posizione di creditore netto rispetto al resto del mondo (unione) dovrebbe assumersi l’obbligo di disfarsi di questo credito, e non dovrebbe permettere che esso eserciti nel frattempo una pressione contrattiva sull’economia mondiale e, di rimando, sull’economia dello stesso paese creditore. Questi sono i grandi benefici  che esso riceverebbe, insieme a tutti gli altri, da un sistema di clearing multilaterale. Non si tratta di uno schema umanitario filantropico e crocerossino, attraverso il quale i paesi ricchi vengono in soccorso ai poveri. Si tratta, piuttosto, di un meccanismo economico altamente necessario, che è utile al creditore quanto al debitore” Activities 1940-1944 pp. 276/77 

                  

                   Forse qui, su questo fronte, si misura la capacità riformatrice del PD, ma ancora una volta se non si viaggia con il PSE, se si crede di poter da soli autosufficientemente modificare il mondo, temo che non si faccia molta strada.

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