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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

Home Economia Economia - contributi E ORA, LA FASE DUE

PostHeaderIcon E ORA, LA FASE DUE

Prendiamo atto che la manovra Monti è legge, votata da una maggioranza inusitata ma fortemente voluta dal terzo Polo.

Le nostre aspettative su questa manovra erano decisamente diverse; puntavamo molto su una patrimoniale sui grandi patrimoni e constatiamo che il niet di Berlusconi ha avuto il suo effetto (teniamone conto perché tale niet ci sarà anche in futuro se la patrimoniale dovesse essere riproposta).

 

La nostra aspettativa non era solo di tipo redistributivo (la sempre presente attenzione all’indice Gini) ma contava sulla scarsa recessività causata dalla imposta auspicata. Infatti la patrimoniale, anche se calcolata sul patrimonio, si paga con il reddito ( solo eccezioni dovranno vendere casa per pagare l’imposta), essa non incide sulla formazione del reddito ma incide sulla sua disponibilità. Ora se questa disponibilità si toglie ai grandi patrimoni, si limitano i rallies finanziari, mentre la patrimoniale che pur Monti ha fatto, incide sulla disponibilità dei contribuenti minimi e medi e la limitazione di disponibilità va ad incidere sui consumi con in calcolati effetti recessivi. La patrimoniale sui grandi patrimoni dava anche una risposta ai giovani indignati o meno che siano, nel senso che avrebbe fatto pagare il debito alle vecchie generazioni e non alle giovani, innocenti generazioni.

 

Le nostre aspettative sono rimaste deluse, ma ciononostante non ci schieriamo con coloro che sparano a zero sulla manovra, su Monti, sulla Fornero, su Napolitano. Assurdo pretendere manovre di sinistra da chi di sinistra non è, e sperare poi che il PDL votasse a favore. Ma dove siamo? Nel mondo dell’utopia?

La manovra andava fatta, poteva essere fatta in modo diverso, ma la contrarietà al modo (contrarietà che non deve dimenticare gli equilibri delle forze in campo), non implica contrarietà alla manovra. Al contrario va rafforzata la nostra determinazione per influire con proposte sulla fase due.

 

Partiamo allora dalle ragioni della crisi. La mala-distribuzione del reddito nell’era del reagen-tatcherismo ha spostato ricchezza dai salari ai profitti: ha soffocato i consumi ed esaltato la finanza. Ha creato l’illusione di un mondo dove il denaro crea ricchezza e che il lavoro fosse una categoria storica in disuso. Ma poi, marxianamente, l’umiliazione dei salari ha fatto cadere la domanda e paventare una recessione depressiva. I geni della finanza statunitense (osannata, ricordate da Giuliano Ferrara) hanno inventato l’iniezione di droga per sollecitare la domanda espandendo leverage, crediti, ed economia illusoria. La finzione non ha retto, ma è di qui che bisogna partire.

Nel nostro villaggio italiano il tradimento del protocollo Ciampi che ha barattato moderazione salariale con investimenti speculativi, l’imprenditoria locale poco coraggiosa, poco imprenditrice cerca rifugio nelle aree monopolistiche o, d’altra parte, nel nanismo aziendale border line in fatto di fisco e di contributi. Ciò ha depresso la ricerca della produttività e della competitività, riducendo il sistema Italia, fatte le debite ma poche eccezioni, alla marginalità dell’imprenditoria europea, rendendola inconsistente e inetta. Salvo scatenarsi istericamente contro l’art. 18 osannando le palle di Marchionne.

Se queste sono le cause della crisi la nostra azione, la nostra proposta al governo Monti, per la fase due dovrebbe indicare correttivi alle cause individuate. Ma le due cose vanno braccetto, infatti:

  • Incremento della produttività ed incremento dei salari sono in rapporto di causa-effetto;
  • L’eliminazione tramite fisco della mala distribuzione aumenta la propensione al consumo; ma se aumenta la domanda senza che l’impresa abbia aumentato la competitività e la produttività, potrebbero aumentare le importazioni, danneggiando la bilancia commerciale.

 

Ecco che allora che l’indicazione montiana di “tassare meno le persone e più le cose” ci deve veder pronti a contrastare la traduzione della formula in “minor ires e irpef e più iva”. Già con la manovra, Monti ha regalato, senza molte contropartite, 10 miliardi alle imprese (ACE, Irap etc) e minaccia di aumentare l’iva. Dobbiamo con forza tradurre  la formula “tassare meno le persone e più le cose” riproponendo la patrimoniale che:

  • Migliori l’indice Gini
  • Sposti disponibilità da chi ha poca propensione al consumo a chi ha più propensione al consumo
  • Dia un sistematico impulso alla domanda
  • Costituisca un moltiplicatore keynesiano per la nostra economia.

 

Sull’altro fronte, quello della produttività e della competitività, dovremmo proporre qualcosa di sinistra, qualcosa che renda il mondo del lavoro soggetto della sfida produttiva e non più solo come oggetto, qualcosa tanto per intenderci come la Mitbestimmung che è sì maggiori diritti per i lavoratori, ma anche maggior coinvolgimento e corresponsabilizzazione.

Dovremmo impostare il tema (e questo è il limite del PD) non come miglioramento del modello capitalista (eredità del migliorismo) ma come superamento del modello capitalista, in particolare di quello finanziario. Coniugare produttività e salari, con diritti e responsabilità, condizionando le facilitazioni fiscali concesse alle imprese alla realizzazione di un progetto cogestivo con il rispetto degli impegni presi.

 

Un terzo tema è la nostra presenza in Europa. Con Monti torniamo a Bruxelles con un'altra caratura, ma non basta. Se non ci alleiamo con il PSE alfine di modificare la suicida politica merkeliana, tutto l’a plomb montiano non serve granchè.

 

 

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