LA MISSIONE DI MONTI IN EUROPA

Seguiamo con grande interesse la missione di Monti in Europa perché i suoi obiettivi possono incidere positivamente sui problemi italiani ma, soprattutto, sul quelli europei.
Come noto, è stato predisposto il “six-pack” che comporta regole più stringenti per le finanze pubbliche dei paesi europei, e si sta procedendo alla presentazione di emendamenti che correggano le regole proposte.
Il primo emendamento proposto è quello di considerare i “relevant elements” che possano modificare la misurazione del debito pubblico e quindi la misura del rientro di esso fino al 60% previsto da Maastricht in venti anni.
Ad oggi il nostro supero del debito è del 60% ovvero 900 miliardi che richiederebbero un rientro di 45 miliardi per venti anni. Tenendo conto dei fattori rilevanti (ad esempio un sistema pensionistico che non crea debito) il nostro debito potrebbe essere calcolato al 90% anziché al 120%, riducendo la rata annua da 45 a 22,5 miliardi per venti anni.
Questo obiettivo è sicuramente condivisibile perché la medicina sarebbe stata insopportabile per l’ammalato, anche se la nuova misura che ci si augura di ottenere, non è poi negligibile.
Questo miglioramento vale solo per le regole europee, ma quale effetto può avere sui mercati? Essi in effetti dovrebbero aver già preso in considerazione i “relevant elements” e aver giudicato la loro fiducia sul nostro debito anche in funzione degli aggiustamenti apportati ai nostri conti pubblici. E non si sono visti miglioramenti sullo spread. Inoltre se per le regole UE il nostro debito non valesse più 120 ma 90, per i mercati il debito rimane sempre al 120% e i titoli di stato da rifinanziare non cambierebbero di un euro. Anzi l’allentamento potrebbe addirittura far crescere la sfiducia dei mercati.
Se ne conclude che se questo primo emendamento aiuta nel percorso di rientro dal debito, addolcendolo, l’azione per la riduzione del debito non deve perdere la sua grinta, e le ragioni addotte per una patrimoniale sulle grandi fortune rimangono tutte in piedi.
Il secondo emendamento che Monti propone è quello di poter scorporare gli investimenti pubblici dal conteggio del deficit, lasciando spazio a manovre di bilancio. Stiamo parlando della “golden rule” di Delors che chiede di tener separato il deficit da spesa corrente e deficit da investimento. Mentre il deficit da spesa corrente è un vero deficit, quello da investImenti è un’anticipazione che i frutti dell’investimento dovrebbero ripagare sia come interessi che come capitale. E’ proprio quel “dovrebbero” che rende cauti i governi nordici diffidenti dei governi cicala. L’emendamento è estremamente importante e va sostenuto a gran voce (come spesso ho già fatto) ma la serietà di non far passare per investimenti deficit simulati è altrettanto importante. Anche qui, ancora una volta, la credibilità è elemento dirimente. Va da sé che questo emendamento renderebbe solo formale il richiamo in Costituzione del pareggio di bilancio; andrebbe interpretato, o meglio formulato, come pareggio della parte corrente del debito.
Non è un vero emendamento ma è un argomento molto attuale quello che riguarda la Tobin Tax. Una tassa minima sulle transazioni finanziarie capace di generare 50 miliardi di euro l’anno. Le posizioni sono quattro: la Francia la vuole comunque, anche per un solo paese d’europa; l’inghilterra l’accetterebbe se l’accettasse tutto il mondo; la Germania sarebbe d’accordo se l’accettassero tutti i paesi europei, Gran Bretagna inclusa; l’Italia cerca di mediare essendosi (a differenza del governo Berlusconi) dichiarata non contraria.
Ci sono altri dettagli di minor peso, ma un’informativa in questo campo è necessaria, così com’è necessario seguire da vicino gli sviluppi che influenzeranno senz’altro il futuro del nostro paese e quello dell’intera Europa.
Ci rendiamo conto che a nostro parere ben altri dovrebbero essere i provvedimenti:
- B.C.E come banca di ultima istanza
- Emissione di euro-project bonds
- Emissione di Eurobonds per coprire i debiti sopra il 60%
- Programmazione che punti al pareggio delle bilance commerciali di tutti i paesi europei
- Convegenza nel Total Factor Productivity dei paesi europei
- Convergenza nel costo del lavoro dei paesi europei
- Politica fiscale federale
- Rappresentatività del Parlamento europeo
- Finalità non esclusivamente libero-mercatistiche della politica europea.
Ma per ora accontentiamoci di osservare il nostro premier in azione.




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