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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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Scrive Tito Livio che nel 450 a.c. la situazione a Roma era gravissima: le tensioni fra le parti sociali indebolivano lo Stato e le campagne militari contro gli Equi avevano preso una piega negativa. Si decise allora di nominare dittatore Cincinnato che pareva aver l’energia ed il prestigio per affrontare la difficile situazione. Furono inviati tre messi a comunicargli la decisione della Repubblica ed invitarlo ad accettarla. Cincinnato era in tenuta contadina, stava scavando ed arando quando i messi giunsero.

 

Quando li vide, con ironia, disse loro “Va tutto bene? Vero?”. Chiese poi alla moglie che gli portasse la toga per ricevere i messi in veste acconcia. Cincinnato accettò, raggiunse Roma ed esaminata la situazione decise che occorreva agire subito con celerità e determinazione. La campagna militare fu un successo e gli Equi furono sbaragliati: a Cincinnato fu tributato un trionfo. A soli sedici giorni dalla nomina a dittatore e con grande anticipo sulla scadenza indicata dalla Repubblica, Cincinnati ritenne esaurito il suo compito e tornò alla vita agricola. Il suo nome divenne sinonimo di chi, dopo aver offerto un contributo al proprio paese, accetta di buon grado di tornare nell’ombra e ad una vita semplice.

 


Mario Monti come Cincinnato? Certo le analogie sono tante, prima fra tutte la crisi della “politica” di affrontare e risolvere i problemi, per cui per uscire dall’empasse serve fare ricorso a qualche “tecnico non eletto”. La situazione del “dittatore” non è certo la normalità, d’altro canto è la crisi della politica a rendere necessaria questa soluzione. Tito Livio non ci racconta se dopo il ritorno di Cincinnato ai suoi campi i “politici” ripresero la loro capacità di guidare il paese, certo è che con la fine del governo Monti l’inadeguatezza della “politica” attuale renderà necessario cambiare paradigma nella politica italiana. Attenzione il momento è difficile proprio perché la riforma della politica dovrebbe essere operata da coloro che l’hanno portata a questo livello e per altro, non si vede all’orizzonte una classe di nuovi dirigenti in grado di portare avanti una rivoluzione soft (non certo i grillini né i forconi).

Monti sta lavorando bene? Potrebbe lavorare meglio, ma questa è una ovvietà. Bisogna riconoscere che sa ben muoversi nell’ottenere l’appoggio (talora assoluto, talora critico) della maggioranza parlamentare, non omogenea, non Grosse Koalitione, ma tuttavia abbastanza unita. Sa bene fin dove arrivare per forzare la volontà di due partiti (Pd e Pdl) da sempre avversari e giungere a una  sintesi tale da ottenere il consenso dei due (più il voto favorevole scontato del terzo polo grande stratega di questa soluzione).

Sul fronte economico ha tappato il buco da 20 miliardi lasciato da Tremonti nella sua manovra di Ferragosto, ha approvato norme sulle liberalizzazioni e sulle semplificazioni, sta lavorando su altre riforme.

E’ riuscito a ridurre lo spread da 575 del novembre ai 400 (e meno) di questi giorni , ha una grossa credibilità in Europa, ha due grosse qualità che lo contraddistinguono dal suo predecessore: serietà e competenza.

Ha avviato un magmatico spostamento del senso comune sull’evasione fiscale: l’evasore è sempre meno “il furbo da imitare” e sempre più “il nemico da combattere”.

Negare tutto ciò è ingiusto. Basterebbe pensare in che situazione ci troveremmo se al governo ci fosse ancora Berlusconi…

Certo non è né vuol essere uomo di sinistra e qualcuno già lo vede a capo di un nuovo raggruppamento di centro con parte del Pd, il terzo Polo, parte del Pd. Una democrazia cristiana in versione 21° secolo.

Monti sta facendo bene il suo lavoro, per cui trovo ingeneroso ed al limite sbagliato criticarlo senza una doverosa riflessione; qualcuno ha già steso un decalogo anti-Monti da recitare pedissequamente come quelle beghine che leggono la dottrina.


Monti è quindi bravo nella sua tattica, peccato che la sua strategia sia sbagliata.


Seguire la nuova Golden Rule (non più quella di Delors, ma quella della Merkel, quella stupida che chiede di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione)) è la stategia che Monti sta perseguendo. E’ vero cerca di addolcirla, cerca di ottenere delle attenuanti sul rientro dal debito, fa pagare ai pensionati un prezzo da vendere all’europa come “relevant element”. In sintesi sta attuando in versione latina la strategia della Merkel basata sul solo punto (individuato come colpa della crisi) dell’austerità dei bilanci pubblici dei paesi dell’eurozona.

I provvedimenti presi sono fortemente recessivi. Il nostro PIL è stimato arrivare al -2.2 nel corso del 2012. Ciò fa saltare le illusioni del pareggio di bilancio con un sostanzioso avanzo primario. Ciò richiederà altre manovre? Il 23 per cento dell’iva è già legge e potrà essere applicato se in autunno non si raggiungono certi risultati. La recessione aumenterà, la spirale involutiva rischia di avviarsi ad un irreversibile buco nero.

Paolo Leon dice che siamo in una trappola. Da una parte servirebbe aumentare la spesa pubblica per rilanciare l’economia e far ripartire un paese in recessione. (Faccio notare che, per assurdo il PIL raddoppiasse, avremmo raggiunto il target di un debito al 60% senza tagliare un euro). Dall’altra parte però, aumentare la spesa pubblica in questo momento potrebbe causare una speculazione selvaggia della finanza mondiale e portarci al défault.

Siamo in un cul de sac: servirebbe aumentare la spesa pubblica per uscire da un incubo tipo ’29, ma se emettessimo debito pubblico in questo momento riaccenderemmo la speculazione, lo spread schizzerebbe alle stelle, l’Europa ci censurerebbe e ci penalizzerebbe.

Come uscire da questa trappola?

A mio avviso, la proposta di una patrimoniale cui si aggiunga la vendita (o il conferimento ad un fondo immobiliare) di beni immobili pubblici disponibili riuscirebbe:

  • Ad allontanare il pericolo speculativo che vedrebbe scendere il debito a meno del 100%;
  • A rendere possibile l’emissione di un prestito finalizzato ad investimenti produttivi capaci di generare ricchezza tale da ripagare interessi e capitale;
  • A non far gravare sulle giovani generazioni innocenti il peso del debito;
  • Far gravare quel debito sulle grandi ricchezze che il sistema politico finora ha favorito facendo aumentare viepiù l’indice Gini della ricchezza. Un’inversione politica riporterebbe la disuguaglianza a livelli più accettabili ma anche più favorevoli alla ripresa economica;
  • Infatti le grandi ricchezze sottraggono flussi al capitale produttivo per dirottarli sul capitale finanziario speculativo;
  • Aumenterebbe la disponibilità di ceti con più alta propensione al consumo e diminuirebbe quella di ceti con bassa propensione al consumo. Ripartirebbe la domanda interna.


Insomma partendo di qui si potrebbe poi presentarci in Europa come portatori di una politica economica europea che rivolterebbe l’attuale fede acritica nel libero mercato ma farebbe dell’Europa un centro di programmazione europeo che tenda all’equilibrio, oggi enormemente squilibrato, tra le produttività dei vari paesi. In sintesi una declinazione della crisi come crisi di sistema cui si risponda, con i partiti socialisti di tutta Europa, cercando di modificare il modello di sviluppo. Dall’altra parte Monti e gli altri liberali, declinano la crisi come un incidente di percorso, superabile per tornare da dove siamo venuti (salvo qualche window dressing).

R.C.G.

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