Riflessioni sul sistema fiscale italiano

| Pubblichiamo un gradito intervento di Roberto Cefalo Segretario Generale UILPA Agenzie Fiscali. Questo e altri spunti costituiscono materiale preparatorio per il prossimo convegno sul lavoro. |
Al dibattito, svoltosi a Roma, ieri pomeriggio, presso l'ISAE, hanno partecipato Giorgio Benvenuto, il Direttore dell'Agenzia delle Entrate Befera, il Sottosegretario Molgora, e Bruno Tabacci dell'UDC.
Il direttore Befera ha brevemente ricordato come uno dei principali obiettivi da raggiungere con la riforma della macchina fiscale e la nascita delle Agenzie, fosse proprio un diverso rapporto fisco-contribuente, un maggiore orientamento ai risultati, la sburocratizzazione degli apparati.
Un percorso che ha portato importanti risultati, ma che deve proseguire, anche mediante una semplificazione normativa.
Ha inoltre affermato che la ristrutturazione in corso dell'assetto organizzativo, e la nascita delle Direzioni provinciali, unitamente al nuovo ruolo delle Direzioni regionali in materia di controlli di soggetti di grandi dimensioni, daranno nuovo impulso al contrasto all'evasione fiscale, che resta l'obiettivo chiave dell'Agenzia delle Entrate nei prossimi mesi.
Giorgio Benvenuto ha ripercorso l'impegno di questi anni per un fisco più giusto ed equo.
Dalle iniziative del sindacato UIL con i convegni "Io pago le tasse, e tu ? " che segnarono gli anni a cavallo tra fine '80 ed inizi ' 90, fino all'impegno diretto prima come Segretario generale del Ministero delle Finanze e poi, da politico, come Presidente della Commissione Finanze.
Statuto del contribuente, maggiori diritti dei cittadini , ma allo stesso tempo lotta senza quartiere all'evasione che, sottraendo risorse alla comunità, non solo costituisce un fattore di indebito arricchimento, ma anche impedisce il mantenimento di efficienti livelli di servizi sociali.
Il Sottosegretario Molgora nel suo intervento ha nei fatti riproposto la politica fiscale dell'esecutivo di questi mesi, con diverse valutazioni che hanno lasciato molto perplesso chi vi scrive.
Ecco in sintesi alcuni dei concetti espressi :
L'evasione fiscale è presente in particolare, ed in modo più massiccio, in alcune aree del paese, che non sono quelle del nord industrializzato.
La spesa pubblica molto elevata, e gli sprechi connessi, hanno in questi anni portato la pressione fiscale a livelli elevatissimi, per cui, nei fatti ,l'evasione diventa quasi una difesa delle piccole imprese per poter sopravvivere e restare sul mercato.
Equazione tra evasore e fannullone, per cui la scarsa produttività del lavoro pubblico, con conseguente aumanto della spesa pubblica e scarsi servizi resi, porterebbe alla quasi ineluttabilità dei tassi di evasione.
La proposta quindi sarebbe quella da un lato di tenere sotto controllo (leggi abbassare in modo significativo la spesa pubblica) e quindi (diciamo noi) il potere d'acquisto dei lavoratori pubblici e dei pensionati.
Questo dovrebbe portare poi ad un alleggerimento della pressione fiscale che, congiuntamente al federalismo ( rapporto diretto tra centri di entrata e di spesa e responsabilizzazione delle autonomie locali) dovrebbe anche dare risultati sul fronte del recupero dell'evasione fiscale.
Come vedete una ricetta che sostanzialmente invece che spingere nel versante nella lotta all'evasione, ritiene prioritaria la lotta per l'abbassamento della spesa pubblica, che se fatta in modo generico e "lineare", invece che colpire gli sprechi, colpisce stipendi e pensioni e quindi deprime ancora più l'economia (n.d.r.).
Assolutamente condivisibile l'intervento di Bruno Tabacci dell'UdC
Conosciamo l'autonomia di giudizio dell'ex presidente della regione Lombardia, ma ieri a nostro pare la sua analisi è stata molto precisa e condivisibile.
Il nodo principale è quello relativo al dove partire.
In Italia da decenni vengono fatte stime che valutano l'entità delle somme sottratte all'erario, a vario titolo, che in buona sostanza assommano ad una cifra pari circa al 25% del P.I.L. del nostro Paese,
Tale incredibile quota, che non ha riflessi in nessuna democrazia moderna, ha provocato, e provoca, squilibri redistributivi, indebiti arricchimenti, l'aumento delll differenziazioni sociali ed economiche, tra chui vive di stipendio, salario o pensione e chi, invece, può utilizzare la leva fiscale non solo per pagare meno tasse, ma anche per aumentare in modo scorretto i propri guadagni.
Quale è quindi la priorità ? Ritoccare, come forse ipotizza il Governo caso mai al ribasso gli studi di settore, che già si configurano nei fatti come un concordato predefinito, rinunciare a qulasivoglia lotta all'evasione, in attesa di un abbassamento delle aliquote che dovrebbe far emergere in modo spontaneo l'imponibile nascosto e nel frattempo tenere bassi salari e stipendi perchè altrimenti aumenta la spesa pubblica ?
O, invece, come pensiamo noi, e lo stesso Tabacci, condurre una lotta seria ed efficace all'evasione, recuperare risorse che allegeriscano il deficit pubblico, senza pensare a ricette "tatcheriane" che, bloccando stipendi e pensioni, rendono più povero chi già è in difficoltà, contraggono i consumi ed aumentano la spirale recessiva ?
Lo stesso federalismo fiscale rischia di essere l'ennesima occasione di parlare per slogan, o lo strumento per aumentare le differenziazioni, questa volta a livello territoriale.
Perchè se è giusto responsabilizzare i livelli decentrati del sistema di rappresentanza, e correlare le politiche di entrata con quelle di spesa, è anche necessario chiarire che l'obiettivo non è, e non deve essere, quello di ricondurre all'ambito regionale le problematiche, e quindi ragionare in termini egoistici e poco solidaristici.
In buona sostanza vi è ancora una grande confusione sull'argomento, e le tesi di chi dice "Noi paghiamo più tasse perchè produciamo più ricchezza e quindi abbassiamo le tasse nel nostro territorio perchè non vogliamo pagare per chi o non produce o è arretrato, o per ripianare le spese di quei territori che hanno meno gettito fiscale" sono ancora molto propugnate.
Un federalismo non propulsivo e dinamico, ma egoistico.
Come vedete lo scenario è complesso, ed il dibattito in corso non è unicamente di tipo scientifico, ma, invece, terribilmente concreto.
Sulle politiche fiscali si gioca l'assetto economico di un paese, i suoi livelli di democrazia , la sua tenuta sociale.
Ecco il perchè, partendo dall'episodio della presentazione di un libro, molto interessante, abbiamo voluto questa volta cogliere l'occasione per entrare maggiormente nel merito delle questioni al centro del dibattito.
Che ci riguardano e ci riguarderanno sempre più.
Che non possono vederci spettatori, o osservatori neutri.
Non solo perchè siamo addetti ai lavori, ma perchè in questo campo si giocherà il futuro prossimo del nostro paese.
Roberto Cefalo
Segretario Generale UILPA Agenzie Fiscali
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|Author |2010-02-13 06:16:05 francoUna relazione notevole del compagno Cefalo al convegno del 1° febbraio ha evidenziato la rilevanza di un corretto funzionamento del sistema fiscale rispetto ad una possibile politica di redistribuzione dei redditi , capace di sostenere la domanda interna e le esigenze di riequilibrio sociale.




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per questo a mio avviso è importan...
Totalmente condivisibile , le dichiar...
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Caro Renato, leggo sempre con molta a...
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fa piacere assistere allo sgombero di...
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