La Finanziaria 2011

L’occasione della Finanziaria
L’annuncio della prossima presentazione da parte del Governo di una Finanziaria da 27-28 miliardi di euro nel biennio, si accompagna, al momento, con il clamore prevalente per la proposta leghista di ridurre del 5% le retribuzioni dei politici. Poiché rispetto alle cifre messe in Finanziaria la proposta della Lega copre i decimali, sarà bene accettarla ma passare rapidamente oltre.
Nel centro sinistra preliminare sembrerebbe la necessità di un pronunciamento rispetto ad una discriminante che per semplicità riprendo da Paolo Sylos Labini che nel volumetto Ahi serva Italia, ricordava come “Il capitalismo è un sistema in evoluzione continua e può essere spinto da noi in una direzione o nell’altra. Il trionfo del lavoro gradevole significa la fine dell’alienazione, che ha costituito e tuttora costituisce la tara peggiore del capitalismo.” Una posizione che si può accentuare o attenuare ma che sembrerebbe intanto fornire un primo spartiacque per sapere se stiamo discutendo delle stesse cose e con gli stessi obiettivi. E questo vale anche in una situazione di crisi economica verticale come quella che si sta attraversando; anzi vale particolarmente in queste situazioni. Sino ad ora le approssimazioni culturali prevalenti nel centro sinistra hanno portato, come risultato centrale, ad evitare di affrontare le questioni delle riforme con una visione che non sia solo quella – certamente importante - dell’ammodernamento del paese senza incidere sul cambiamento delle relazioni e dei ruoli sociali. Questi limiti del dibattito sono destinati a portare ulteriori conseguenze negative – da un punto di vista riformatore – in quanto le soluzioni alla presente crisi economica non sono ovviamente univoche ma possono, appunto, incidere diversamente sugli assetti sociali preesistenti e sulla qualità dello sviluppo. Ma, in linea generale, atteggiamenti quale quelli sopra ricordati, restringono il campo visuale delle possibili riforme. Nel caso del nostro paese occorre, inoltre, rilevare come le questioni della qualità dello sviluppo tendano sempre più a collegarsi con le capacità, tout court, dello sviluppo in una logica sempre più interconnessa. Se sul piano quantitativo questo comportamento negativo trova riscontro già da molti anni nei dati economici relativi all’andamento del Pil, che risulta minore rispetto alla media dei paesi europei, da un punto di vista qualitativo la riprova sta – anche volendo chiudere gli occhi – nelle posizioni occupate dal nostro paese nelle varie classifiche internazionali e nelle relative variazioni nel tempo. Ora che si ripresenta la necessità di un intervento pubblico sugli andamenti finanziari del paese, saprà questa opposizione di centro sinistra elaborare una ricetta insieme credibile, efficace e socialmente positiva?. Saprà porre in primo piano almeno una correzione degli squilibri distributivi che ci pongono al livello peggiore tra i paesi europei?. Saprà indicare le fonti di reddito che possono offrire margini fiscali o che possono essere giustamente chiamati in causa incominciando dall’evasione/elusione fiscale, dalle grandi rendite finanziarie?. Saprà porre dei limiti alle inaccettabili sperequazioni retributive esistenti?. Saprà segnalare le aree di spreco, dalle auto blu, alle rendite, alle grandi opere che possono, a dir poco, aspettare, agli incentivi che non incentivano nulla?. Ma insieme saprà indicare le diverse collocazioni delle risorse esistenti privilegiando la vasta area del lavori precari, della assenza di lavoro, della scuola?. Saprà imporre la fine di una politica che alimenta un sistema economico asfittico, non competitivo e come tale non in grado di recuperare le difficoltà del bilancio pubblico, utilizzate, peraltro, per giustificare generose privatizzazioni anche nel settore dei servizi pubblici?. Per non chiamare in causa le questioni della giustizia, la questione morale, le questioni della democrazia.
Certamente l’interlocutore è quello che è, e questo non consente nessuna illusione, ma non dovrebbe mancare una opposizione frontale all’intento governativo di mettere in crisi ulteriormente l’amministrazione pubblica per ampliare le aree da assegnare alla rendita dei privati, ai tentativi di incidere su un sistema previdenziale che ha già avuto la sua riforma, ma particolarmente al tentativo ormai evidente di lasciare inalterata quella distribuzione ineguale della ricchezza nazionale che rappresenta una situazione che colpisce la sensibilità di una opinione pubblica teleguidata ma nella quale hanno un rilievo crescente le pesantezze delle condizioni economiche. Ma, sopra tutto, non deve essere dimenticato che si tratta di una occasione centrale per delineare la costruzione di una alternativa di governo. Su questi aspetti ci si dovrebbero attendere anche un contributo e un coordinamento tra siti web, Centri Studi, Associazioni e reti varie.
Sergio Ferrari
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|79.34.65.xxx |2010-05-20 14:10:41 renato costanzo
Ciò che indigna nella proposta Tremonti è che si colpiranno gli evasori, gli enti inutili i falsi invalidi. Ma se è ministro delle finanze da vent'anni come mai si accorge oggi che ci sono evasori, enti inutili e falsi invalidi? E fino ad oggi perchè non ha fatto nulla? Improvvisamente oggi fa pulizia? Ridicolo, l'unico scopo è quello di trovare il capro espiatorio ma soprattutto non mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ah se proponesse una patrimoniale, forse lo potrei applaudire




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