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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
SocialismoeSinistra
del 30/7/2010

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Nel bel mezzo dell’estate arriva la proposta della cogestione; dal palco della convention di Comunione e Liberazione, Bonanni lancia la cogestione come la soluzione a tutti i problemi, come il nuovo modello di governo del Paese e come nuovo modello delle relazioni industriali.

Ho sentito il panegirico che la conduttrice di prima pagina ha fatto della cogestione: un modello che mette fine alle relazioni industriali antagonistiche e conflittuali nella consapevolezza che “siamo tutti sulla stessa barca” e che imprenditori e lavoratori “hanno gli stessi interessi che sono il lavoro e lo sviluppo”.

Il capitalismo in crisi tira fuori dal cilindro il suo coniglio! Si propone come soggetto magnanime e lungimirante; si pone come guida di un nuovo percorso politico economico, una nuova egemonia “dopo Cristo”. Il progetto egemonico è chiaro, basta con il berlusconismo, con le beghe del teatrino mediatico dei partiti: via con un governo tecnologico, europeo, moderno, efficientista, efficace, produttivo, attuale; il governo delle nuove relazioni industriali. Abbiamo fatto il profilo del prossimo Capo del governo (Luca Corsero di Montezemolo) del nuovo ministro dell’Economia (Sergio Marchionne) e del nuovo segretario del Sindacato Unico Nazionale (Bonanni).

Perché improvvisamente succede ciò? E’ forse il caso di analizzare i fatti per concludere che la cosa non è poi tanto improvvisa, ma viene come logica conseguenza della crisi del 2007/2010.

Cominciamo con il modello di sviluppo. L’Italia ha affrontato la crisi con un provvedimenti minimalisti ma soprattutto senza un progetto per il futuro che non fosse quello del “vediamo quel che succede”. I dati economici indicano l’aumento del PIL italiano allo 0,4% (dove il nord fa segnare però un 2,5%) contro un aumento del 2,2% in Germania. La Merkel sta interpretando al meglio la exit strategy (già ha fatto dimenticare il voto negativo delle regionali influenzate dalle sue catastrofiche titubanze sul caso Grecia): ha sì programmato tagli di bilancio per 100 miliardi di euro ma nel contempo ne ha stanziati 20 sul fronte scuola-educazione-formazione-ricerca-innovazione. Gli operai vengono richiamati dalle ferie per far fronte alla produzione.

La Confindustria, non da ora, dà segni di insoddisfazione sulla conduzione della politica economica nazionale, sugli sviluppi delle relazioni industriali, sulla carenza di investimenti nella ricerca e nello sviluppo, nella paralisi della contrattazione di secondo livello. Il federalismo in chiave leghista preoccupa non poco l’organo industriale che vede nel localismo leghista una strada senza sbocchi.

Il giornale “Il sole 24 ore” pubblica ogni giorno articoli del Nobel Krugman contro la miopia dei tagli di bilancio senza terapie di rilancio, portati avanti dai Paesi europei. La manovra correttiva tremontiana subita controvoglia dall’esecutivo locale (quante volte Berlusconi ha affermato che la manovra ce l’ha ordinata l’Europa?) denuncia tutta la sua meschinità e miopia strategica.

Sul fronte delle relazioni industriali poi, l’avanguardista Marchionne ha impostato con inaudita violenza il nuovo modello da perseguire: dal “referendum-ricatto” di Pomigliano, al ricatto “o come dico io o Serbia” per Mirafiori, alla disdetta del contratto nazionale con la “newco”, al disconoscimento della giustizia italiana con il caso dei tre operai di Melfi.

Con l’anno prossimo, con i treni ad alta velocità del principino Luca, si inaugurerà il nuovo modello italiano, le nuove relazioni industriali: vedi alla voce cogestione.

Prima di farci incantare dalle sirene neo-capitalistiche vogliamo analizzare, con precisione, il portato del modello partecipativo.

Con Fasce e Rotelli stiamo pensando, da tempo, ad un convegno di Socialismoesinistra sulla partecipazione; ed è proprio in base agli approfondimenti fatti che ci preme segnalare la differenza tra “partecipazione collaborativi” e “partecipazione integrativa”.

Questi due tipi di partecipazione si distinguono dalla visione “antagonista” per il fatto che non si propongono come scopo finale la sostituzione del modello capitalistico (vedi il piano Meidner) ovvero la creazione di un modello alternativo (ad esempio il movimento cooperativo) e neppure una opposizione che contrasti lo strapotere del capitale (il controllo operaio).

I due tipi di partecipazione sono consapevoli di dover convivere ancora con il capitalismo ma si differenziano però su un elemento fondamentale:

1. la partecipazione collaborativa riconosce l’esistenza di una profonda differenza di interessi tra capitale e lavoro, ma tende a trovare un compromesso tra i due interessi con il confronto, la proceduralizzazione delle trattative, il riconoscimento ufficiale di un potere decisionale dei dipendenti e/o dei sindacati.

Il confronto viene istituzionalizzato a livello governativo con un tavolo cui siedono governo-parte datoriale e sindacati. Gli accordi trovati (se si trovano) impegnano tutte le parti: governo, datori di lavoro, sindacati. Gli argomenti su cui si ricercano soluzioni condivise vanno dalla politica dei redditi allo sviluppo dell’innovazione, dalle politiche territoriali agli obiettivi strategici di sviluppo. E’ il modello “concertativo” (vedasi protocollo Ciampi del 1993) che rientra nel più ampio modello neo-corporativo.

A livello aziendale, invece, il modello prevede l’ingresso dei dipendenti e/o dei sindacati negli organismi societari: nel consiglio di amministrazione in quota minoritaria nel modello svedese, nel consiglio di vigilanza a livello paritario nel modello tedesco.

La partecipazione collaborativa, la “codeterminazione tedesca” è una effettiva dislocazione di poteri ai dipendenti e una speculare limitazione del potere decisionale da parte del capitale. Il livello, i confini di queste materie “soggette a codeterminazione” varia in modo sostanziale. Non vi è dubbio che i problemi di delocalizzazione geografica delle aziende da una parte e della distrazione di investimenti dalla produzione alla finanza sono temi degni di un tavolo concertativi in questo momento storico.

I disegni di legge in materia depositati al Senato evidenziano differenti confini previsti; la destra parla di diritto di informazione o di consultazione non vincolante; il centro sinistra pone tematiche di peso.

In Germania il sistema funziona, dovremmo tuttavia approfondire per vedere se “è oro tutto ciò che riluce”; fatto sta che il Germania c’è il più alto costo del lavoro e il più basso costo del lavoro per unità di prodotto.

1. La partecipazione integrativa invece, nasce da una filosofia completamente diversa da quella sottostante a quella della partecipazione collaborativa. Nasce dalla filosofia sociologica del “funzionalismo” secondo cui il conflitto di classe non esiste ma i comportamenti ad esso ispirati nascono dall’ignoranza del fatto che le due classi coinvolte nel processo produttivo hanno gli stessi interessi e le stesse finalità. Ognuno nella sua funzione, nella sua posizione è altrettanto necessario al processo produttivo e la consapevolezza di ciò comporta la fine delle ostilità ed un miglioramento effettivo del processo produttivo e un maggior benessere per tutti.

E’ la vecchia favola di Menenio Agrippa rinverdita al Lingotto da Walter Veltroni.

Inutile dire che in questa visione di partecipazione non c’è nemmeno l’ombra; c’è al contrario la completa assoggettazione della soggettività operaia al disegno del capitale. L’origine giapponese del modello rimanda alla “qualità totale” e ai “circoli della qualità” dove l’alienazione della classe lavoratrice trova il massimo della perversione in quanto pretenderebbe che il massimo della felicità corrisponda con la propria autonegazione e l’asservimento ad una soggettività terza.

Inutile far rilevare come l’atteggiamento tenuto da Marchionne e dalla Fiat in questo passaggio storico si ispirano a questa tipologia di partecipazione totalizzante che tende ad asservire a sé ogni contestazione annullando ogni autonomia della controparte, ma con la benedizione di Bonanni.

Nel convegno sulla partecipazione che stiamo proponendo a Socialismoesinistra intendiamo approfondire questi temi, in questa sede desideriamo chiarire con vigore la necessità di rifuggire dalle false sirene che vorrebbero contrabbandare per “partecipazione” la dittatura egemonica del capitale.

Sia chiaro che se veramente si vuol affrontare, ognuno con la sua intelligenza e con i suoi interessi con la sua identità, problemi comuni la nostra disponibilità è massima così come la fu per il protocollo Ciampi. Ricordiamo invece che i tavoli di concertazione sono stati cancellati da questo governo. Ricordiamo inoltre che non saranno gli attacchi di Marchionne alla soggettività operaia a inaugurare un nuovo tipo di relazioni industriali che presuppongono la sottomissione della soggettività del mondo del lavoro alla soggettività del capitale.

 
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