SocialismoeSinistra

La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
SocialismoeSinistra
del 30/7/2010

Home Economia Economia - contributi MARCHIONNE MARCEGAGLIA CAMUSSO SACCONI

PostHeaderIcon MARCHIONNE MARCEGAGLIA CAMUSSO SACCONI


L’articolo di Fragiacomo Norberto è dell’agosto di quest’anno. Il mio articolo E se Marchionne avesse ragione è del luglio, mentre l’altro mio articolo Il Marchionne del grillo è di ottobre. Ciò per dire che l’agire di Marchionne è decisamente cruciale per il futuro delle relazioni industriali e che di ciò in molti da tempo se ne sono accorti.

 

La sostanza

Partirei da un punto fermo: i problemi produttivi posti da Marchionne sono veri; essi esistono e vanno affrontati. Sulla carenza di produttività dell’azienda Italia ho versato fiumi di inchiostro, e l’exit strategy per il nostro paese se vuole avere un ruolo nel mondo selettivo post crisi, se vuole mantenere il suo tenore di vita senza declinare lentamente a paese del terzo mondo, non può essere altro che la ricerca di produttività e competitività.

Sarò provocatorio, ma parlare di diritti violati è una scelta perdente anche se ineccepibile sul piano giuridico costituzionale. Le lotte, le rivoluzioni non si vincono con il codice in mano, ma facendo proposte di soluzione della crisi più credibili e più efficienti di quelle proposte dal padrone, che, sembrerà un’ovvietà, non può far altro che proposte padronali.

Solo una proposta forte che copra le scelte strategiche (auto elettrica, mobilità urbana ed ecologica, contenuto scientifico e innovativo dei prodotti etc.) può contrapporsi alle proposte di Marchionne; solo prendendo in mano la bandiera della produttività tradita dagli imprenditori, si disegna un sentiero percorribile.

La partecipazione

Penso che il punto chiave della proposta Marchionne non sia tanto la riduzione dei costi della mano d’opera; la sua proposta anzi aumenta i livelli salariali; il punto chiave è rappresentato dai tempi di produzione, dal ritmo dei turni, dalla completa sottomissione ai ritmi produttivi, e quindi alla ricerca di comportamenti che non pregiudichino in alcun modo i piani produttivi. Malattia, assenteismo, scioperi etc. sono inconcepibili con una precisissima tempistica di lavoro ( in MTM un lavoro di  Dario Fo degli anni 60, le lavoratrici non si potevano staccare dalla catena neppure per fare pipì)), quella tempistica che rende concorrenziale il prodotto.

Ora questa alienazione totale del lavoratore, di tutti i lavoratori alle esigenze dei ritmi di produttività necessari alla sopravvivenza può essere raggiunta, secondo Marchionne, solo con la subordinazione globale dell’uomo lavoratore alle esigenze del cronometro mercato.

Si tratta di quel tipo di partecipazione che Baglioni definirebbe integrativa. Questo tipo di partecipazione è figlia della filosofia sociologica “funzionalista”. Secondo questa filosofia il conflitto di interesse tra capitale e lavoro è frutto della sola ignoranza e del pregiudizio degli attori sociali che non si rendono conto che le due parti (capitale e lavoro) hanno gli stessi interessi e gli stessi fini e che rendersi consapevoli di ciò rende migliori i rapporti tra le parti stesse con riflessi positivi sulla produttività e sulla competitività (è la filosofia di Menenio Agrippa e, duemila anni dopo, di Veltroni).

In mancanza di ragioni per il conflitto, non ha alcun senso l’antagonismo, ma è anche inutile la ricerca di un compromesso o di una trattativa tra le parti. Sarà il caso di rilevare che l’assenza di conflitto corrisponde ad una adesione incondizionata dei lavoratori alle esigenze obiettive e stringenti dell’impresa, interpretata in chiave capitalistica. Anzi, sulla scorta del modello giapponese della “qualità totale”, i lavoratori hanno un atteggiamento entusiasta nell’immedesimarsi nei fini aziendali, partecipando anzi attivamente al miglioramento del processo produttivo sia attuando un severissimo controllo sulla qualità della produzione durante la fase produttiva, sia partecipando ai “circoli della qualità” per ideare e proporre nuove soluzioni produttive più efficienti ed efficaci.

 

Ma c’è un altro tipo ci partecipazione: quello collaborativo in cui le parti condeterminano e/o cogestiscono le problematiche aziendali. Si tratta del famoso modello tedesco noto come Mitbestimmung in cui il comitato di vigilanza (recentemente introdotto anche nella legislazione italiana) di un impresa è composta per la metà di rappresentanti del capitale e metà da rappresentanti dei lavoratori. Quando quindi Marchionne, e soprattutto Sacconi, parlano di partecipazione si riferiscono a quella integrativa o di completa subordinazione al padrone, e non certo a quella collaborativa tedesca, anche se ammiccano a quel modello. Ha mai parlato Marchionne di un consiglio di vigilanza 50/50 capitale e lavoro, tutt’altro il suo modello di rappresentanza ha il principale scopo di limitare lo spazio dei sindacati  o subordinandoli (CISL e UIL) o escludendoli (FIOM), cosa che pare essere l’unico obiettivo di Sacconi e di un governo assente.

C’è quindi una totale differenza sul  piano filosofico tra le proposte padronali e quelle sindacali della CGIL. Certo merita una profonda riflessione l’atteggiamento di CISL e UIL che sarebbe ingeneroso liquidare con sprezzo. Occorre invece tener conto delle loro osservazioni soprattutto a quella per cui “Se non c’è fabbrica, non ci sono neppure diritti”. A fronte di questa ovvietà, e così difficile partire dalla comune volontà che la fabbrica rimanga in Italia ma che ciò non esclude che il modo di proporre soluzioni sia quello dialettico-collaborativo piuttosto che quello del dictat senza alternative.

E’ su questo tipo di approccio che guardo con molto interesse al lavoro che sta facendo Susanna Camusso. Resistere alle richieste legalistiche della FIOM per affrontare, anche con Emma Marcegaglia, la sostanza del problema: il tavolo per la ricerca comune di un nuovo modo di realizzare la produttività. Tavolo cui Marchionne non vuole partecipare, tanto da uscire da Federmeccanica e tavolo al quale il governo è totalmente assente, preferendo dare un appoggio sospetto e non so quanto gradito alla linea Marchionne.

I diritti

Parlando poi di diritti, giusto distinguere l’abuso dell’esercizio dei diritti che dovrebbe essere combattuto dai sindacati in modo anche più fermo di quello adottato dal padrone, dal corretto utilizzo degli stessi. Senza ammiccamenti o secondi pensieri. Certo i diritti possono essere ridiscussi e non sono mai conquistati per sempre; il cammino verso la libertà passa attraverso allargamenti e restringimenti dei diritti, si tratta di gestirli intelligentemente senza irrigidimenti ideologici di fronte alle nuove condizioni di contorno. Cercando di evitare che l’irrigidimento sia di ostacolo al superamento delle problematiche oggettivamente esistenti, e testando nel concreto la congruità e la coerenza dei diritti rivendicati con la soluzione dei problemi pur riconosciuti.

Ma c’è un altro aspetto mai sollevato. Dopo la caduta del muro di Berlino, abbiamo delegato all’imprenditore quella che ritenevamo essere la sua maggior capacità: quella di combinare al meglio i fattori della produzione. Su richiesta imprenditoriale  abbiamo eliminato la scala mobile, abbiamo fatto le privatizzazioni, abbiamo dato flessibilità al mondo del lavoro precarizzandolo, abbiamo dato pace sociale, abbiamo perseguito la moderazione salariale, abbiamo cioè creato tutte le condizioni di contorno atte a far svolgere al meglio la funzione imprenditoriale di combinare i fattori della produzione. Ogni volta veniva garantito che rivedendo quel certo diritto si sarebbe data via libera  ad un volo virtuoso dell’impresa.

Eppure dopo anni di egemonia imprenditoriale siamo la maglia nera della produttività nei paesi occidentali. Parliamo allora di diritti, ma dei diritti del padronato; il loro diritto di dirigere l’impresa non può essere un semplice derivato del diritto di proprietà; deve essere inteso anche come mandato, incarico della collettività a chi è ritenuto essere il più adatto a svolgere un certo lavoro, in tal caso di combinare i fattori della produzione.

Se a questo compito non si è in grado di adempiere, ebbene anche in tal caso i diritti vanno rivisti e se del caso revocati.

 

Commenti (40)
  • antonio di pasquale
    se l'economia è fluttuazione dei mercati per definizione, frutto della riallocazione delle ricchezze, la depressione è ciclica come i boom e si sposta nel tempo e nello spazio.
    la legge il diritto e le riforme, con la costituzione e i valori servono a comporre i conflitti tra interessi che in questo altalenare di avventure e sventure possono innescarsi fino a determinare la rottura del patto sociale pregiudicando la pace sociale.
    le riforme devono servire a debellare tutto ciò, garantendo la dignità delle persone coinvolte nei potenziali conflitti tramite un livello di giustizia sostanziale prodotto da una solidarietà di cui deve essere garante lo stato, che in buona sostanza ha questa esclusiva fondamentale funzione. tutto è più complicato allorchè lo stato deve fare i conti con altri interlocutori, pubblici e privati, a livello europeo e internazionale. tutto è ancor complicato quando lo stato e la politica non hanno la dignità e la responsabilità per contraddire con il principa...
  • antonio di pasquale  - re:
    tutto è ancor più complicato quando lo stato e la politica non hanno la dignità e la responsabilità per contraddire con il principale antagonista onnipresente, nel pubblico, nel privato, a livello nazionale, comunitario e internazionale: la finanza, le banche, le multinazionali, gli oligopoli privati globali.
    l'unica via è la politica, i rapporti con i cittadini e la loro sovranità che possono legittimare una ripresa di vigore, autorevolezza e indipendenza delle istituzioni pubbliche nei confronti dei poteri grigi, quelli forti con i colletti bianchi che si intrufolano ovunque per dirigere a proprio vantaggio con le leve finanziarie e mediatiche, con il ricatto e a spese dei più!
    [/quote]
  • Franco Maltinti  - Finalmente una seria analisi.

    Debbo premettere due cose:
    - Non sono un esperto di economia.
    - Ho sempre sostenuto il primato della politica
    rispetto il mercato e non viceversa.
    L'analisi svolta da R.C. Gatti mi sembra estremamente obbiettiva, scevra da influenze
    di dogmatismo ideologico.
    Le conquiste, i diritti per quanto "sacrosanti"
    non risolvono di per se i problemi legati al mercato globale. Voglio ricordare le realtà produttive e concorrenziali dei paesi dell'est
    europeo, di quelli asiatici con particolare menzione alla CINA ed INDIA e nessuno lo prende
    in esame ( quando la finiranno di "macellarsi" fra loro ) il continente africano.
    Le realtà del nostro paese è tale dove in attesa di urgenti ed incisivi provvedimenti per
    riportare la nostra economia a livelli di produttività e concorrenzialità che siano competitive sui mercati internazionali, la prima grave, drammatica incombenza è : Primum
    vivere. Se non c'è fabbrica non c'è lavoro e
    non c'è salario. Segue

  • Franco Maltinti  - Finalmente una seria analisi.
    In questa grave, drammatica situazione, i Marchionne e company ci sguazzano potendo
    esercitare il loro odioso ricatto : O si fa
    come dico io, oppure chiudo e vado dove PIU
    CONVIENE.
    Ritengo che scontri frontali e radicali non approderebbero a soluzione alcuna e neppure con
    I "Carabinieri" e pensabile di risolvere un problema che non investe uno stabilimento od un
    settore produttivo. Il problema riguarda ed investe l'intero paese ed è risolvibile solo
    se tre componenti, quella POLITICA,quella IMPRENDITORIALE e quella SINDACALE, si mettono attorno ad un tavolo per un confronto, certamente serrato, responsabile e mai ricattatorio.
    Marchionne e company devono essere edotti del sostanziale imperativo etico che anche gli imprenditori hanno un ruolo ed una precisa responsabilità sociale cui non possono fregarsene. Alla lunga la storia qualche messaggio lo ha trasmesso. Infine chiudo facendo notare come la criminalizzazione di sindacati verso altri, anziché un sano confronto non g...
  • Franco Maltinti  - Finalmente..............
    .....giova anzi è letale per tutti.
    Primo indispensabile passo da fare, che poi dovrebbe essere quello più rapidamente realizzabile, è il ricomporre l'intesa unitaria
    dei sindacati.
    Franco Maltinti.
  • RobertOwen  - L'imprenditore e il rischio
    Premetto di avere anch'io più familiarità con i diritti che con l'economia: è la mia formazione.
    Dalla lettura dell'articolo, tuttavia, si può trarre anche questa morale (semplifico all'eccesso): che all'imprenditore nostrano, nonostante la sbandieri in ogni occasione, della famosa "innovazione" importa meno di niente; anzi, la teme. Per un motivo semplice: l'innovazione è anzitutto rischio, e - al di là delle mitologie liberiste - l'imprenditore medio non ama rischiare (nè urtarsi con i suoi pari che, talvolta, sono piuttosto interlocutori/complici che concorrenti). L'imprenditore-creatore - alla Bill Gates - è un'eccezione, al pari dell'imprenditore filantropo (alla Owen). Perciò, niente auto elettriche e avanti con Palio e Grande Punto (sconfitte peraltro + dal mercato che dagli scioperi o dai giorni di malattia). Molto più comodo vivere di sovvenzioni governative (mettiamoci anche Chrysler, e i regali americani) o UE che innovare... e poi c'è sempre la possibilità di sp...
  • RobertOwen
    Molto più comodo vivere di sovvenzioni governative (mettiamoci anche Chrysler, e i regali americani) o UE che innovare... e poi c'è sempre la possibilità di spremere il buon vecchio plusvalore ai lavoratori, con la complicità di ex socialisti ed ex sindacati - e altrove di qualche Presidente fotogenico e sovrastimato.
    Insomma, l'aquila, vista da vicino, si rivela un avvoltoio. E' anche (non solo, sia chiaro) questo abisso tra il dire e il fare, tra la propaganda e la realtà, che rende, a mio parere, Marchionne e gli altri come lui interlocutori impossibili, e avversari certi.
  • Franco Maltinti  - Allora come uscirne ?

    Caro Roberto,
    che siano avversari certi non ci piove sopra:
    Mia madre diceva a noi figli : Con le budella dei più buoni ci andrebbero impiccati i più cattivi.
    La situazione generale è quella che è con l'aggravante che siamo sotto uno sporco ricatto,
    Come uscirne se non con provvedimenti condivisi
    che impegnino tutte le parti sociali ?.
  • Anonimo
    La situazione da noi è assai triste e proprio perché in Italia manca una componente politica che sappia dialogare con un sindacato unitario, in nome della tutela di un dignità nazionale che è innanzitutto rappresentata da un reddito medio di noi tutti che sia all'altezza di quello dei paesi più sviluppati in Europa
    La fine della guerra fredda qui ha coinciso con la nascita del berlusconismo e degli oligopoli economici e con la divaricazione crescente dei redditi e della ricchezza, oltre che con lo sfascio del sistema formativo scolastico.
    continua
    C.F.
  • Anonimo
    Una situazione del genere non la rovescia un leader con il suo carisma e nemmeno il braccio di ferro tra le forze sindacali.
    La rovescia invece in progetto politico e un conseguente nuovo soggetto che ne sia portatore, con un programma condiviso e graduale. Innanzitutto è necessario ritrovare l'unità sindacale in nome di sacrosanti diritti costituzionali, poi crescere politicamente con una nuova aggregazione che sappia mettere in pratica gli indirizzi che anche il PSE ha a cuore: la tutela dei redditi e dei posti di lavoro.
    Infine tornare ad una politica di concertazione su riforme essenziali che ci porti fuori dallo scontro sociale oggi in atto per l'arroganza di un potere che ritiene di poter comprare tutto a proprio uso e consumo. IL PRIMO COMANDAMENTO OGGI NECESSARIO PER TUTTI E': NON FARSI COMPRARE.
    Ciao
    C.F.
  • Assogna Gioacchino  - Unità Sindacale e responsabilità politica
    E' una analisi che Renato a pià riprese efficacemente sviluppato. Oggi la situazione è aggravata dall'esplosione della gravissima rottura Sindacale e tra i lavoratori, purtroppo "ricattati", senza una obiettiva scelta alternativa. Sono perplesso sulla posizione della FIOM, non a caso non condivisa dalla Camusso. Si diceva che Torino, non è Napoli e che il ricatto di Marchionne non sarebbe passato in quanto le condizioni politiche e sociali erano completamente diverse.
    Ne consegue che la FIOM deve accettare il referendum e in caso di sconfitta "firmare tecnicamente" l'accordo per essere presente.
    (segue)
  • Assogna Gioacchino  - Assogna "2"
    Ci vuole una pressione e un richiamo al senso di responsabilità delle Confederazioni Sindacali per ricercare un punto unitario possibile, pena la sconfitta di tutti i lavoratori. Allo stesso modo ci vuole una assunzione di responsabilità delle forze politiche e dello stesso Governo, che non possono pensare il crearsi di relazioni industriali "selvagge", basate sulla legge del più forte. oggi indubbiamente Marchionne e i padroni. Il rischio di aprire un deserto e una prospettiva di esasperazioni, con il rischio di una nuova fase di "anni di piombo".
  • Anonimo
    Il comunicato apparso oggi di Andreini sul sito del PSI va, a mio avviso, dichiaratamente e diametralmente in senso opposto a quella che è la linea dell'associazione SocialismoeSInistra e contro il progetto delle Leghe dei Socialisti
    http://www.partitosocialista.it/site/artId__3223/308/DesktopDefault.as px
    Subire il diktat della cosiddetta "economia di rapina" mondiale soltanto per mettere in atto accordi in cui la controparte governativa non ha esercitato un minimo di mediazione e di ruolo di guida moderatrice nel rapporto di forza instauratosi tra azienda e sindacati, vuol semplicemente dire appecoronarsi al fatto che, in mancanza di un governo autorevole che eserciti un ruolo attivo nell'ambito della questione lavorativa e sociale, si lascia che governino le aziende con i sindacati collateralisti che le appoggiano, scavandosi la loro nicchia di privilegio.
    continua
    C.F.
  • Anonimo
    Andreini, a mio avviso, prende una posizione che né la Sinistra Socialista né Le Leghe socialiste ritengo possano condividere
    Non credo che sia per sostenere tale accordo che io, Bartolomei e tantissimi altri cittadini siamo scesi in piazza a manifestare con la FIOM, questo sicuramente apre una prospettiva nuova all'interno del movimento che stiamo cercando di sviluppare e ci fa capire come dobbiamo procedere, probabilmente ci rende anche consapevoli di cosa ci fosse realmente dietro a certe decisioni dell'ultimo minuto fatte dalla sinistra socialista all'ultimo congresso del PSI.
    fine
    C.F.
  • luciano Montauti
    Condivido tutto quanto scritto dal compagno Carlo Felici,e già che ci sono dico che è GRAVE che un socialista si esprima come l'Andreini.
    Compagne e compagni è l'ora di finirla con questi comportamenti,ma non vi bastano i brunetta,i sacconi,i cicchitto ecc..!
    Noi a Livorno saremo anche un po troppo preoccupati e nervosi e forse qualche volta (poche) prendiamo anche delle decisioni frettolose ma ci dovete dare atto che i nostri dubbi e paure sono per la verità purtroppo vere!
  • Franco Bartolomei
    Caro Carlo,
    le scelte della Sinistra Socialista all'ultimo Congresso del PSI non hanno alcuna connessione con le posizioni favorevoi all'accordo Fiat espresse a suo nome da Andreini nel suo comunicato come responsabile lavoro del partito.
    Nel merito del contenuto di questo comunicato non condivido, in particolare, la visione in esso espressa per cui la delocalizzazione dell'impianto produttivo di Mirafiori potesse essere per Marchionne una sorta di scelta necessitata, derivante dalla situazione di crisi mondiale, qualora non fosse stato sottoscritto questo tipo di accordo.
    Ritengo comunque di qui a breve di dover trasmettere al Partito Nazionale uno scritto in cui articolerò la mia posizione di dissenso su questo accordo, che, oltre ad essere naturalmente critica nei confronti delle organizzazioni sindacali firmatarie, prende ovviamente le distanze anche dai giudizi espressi da Cremaschi.
  • carlofelix
    Caro Franco, accolgo con favore e gioia questa tua posizione, e anche la conferma che certe scelte non furono dettate dal presupposto, magari non da parte tua ma da altri, di perseguire certe strade un po' "tortuose" che vediamo aprirsi ora e con un notevole rammarico. Come sappiamo bene io e te, il giorno in cui la FIOM scese in piazza NOI C'ERAVAMO.
    E dunque ti ringrazio per questa osservazione e attendo con fiducia un tuo scritto nel merito di tale questione cruciale.
    Ciao
    C.F.
  • marco andreini
    Lezioni non ne ho mai accettate dai comunisti, neanche da quelli che consideravano la violenza l'unica via per difendere gli ideali dei lavoratori, quindi per piacere , che nessuno si permetta di dare giudizi sulla liceità delle mie posizioni , lo ribadisco ,qui ,come lo dissi a Roma il 1 febbraio, la Fiom non ha alcun titolo ad ergersi a paladino dei lavoratori, la Fiom è un sindacato che ha causato tanti danni al movimento sindacale , quando negli anni 80 la uilm era per l'autogestione operaia , come scritto nelle sue tesi, la Fiom ,era da un 'altra parte , quando la Uilm e la Fim erano per un confronto duro nelle fabbriche dell'iri , la Fiom propendeva per una linea moderata che non disturbava il manovratore, quando la Fim ad esempio a MIlano chiedeva i contratti di solidarietà la Fiom era contro, quando la
  • FRANCO BARTOLOMEI
    Caro Marco,
    la Uilm favorevole alla autogestione, e la Fim
    di Tiboni , Manghi e Bentivogli, legata a Carniti ed all'MPL, purtroppo per tutti, non esistono piu'.
    Per la verita' neanche la Fiom di TRENTIN.
    Il problema non e' in termini di liceita', hai tutto il diritto di dire e scrivere quello che ti pare,ne c'è un problema di lezioni dai comunisti, perche' se per te chiunque non è d'accordo con marchionne è comunista, o magari terrorista allora stiamo freschi.
    Gia'fesseria del genere mi è capitato di sentirle dire da Stefano Parisi, il DG di confindustria che disse che Cofferati era complice degli assassini di Marco Biagi, al quale nel mio liceo nel 74 feci la tessera del PSI ed al quale lasciai nel 78 la segreteria della FGS di Roma.
    Il Problema è molto semplice e senza giri e chiacchiere la Fiat , per il ruolo che ha nel Paese , per la sua storia, per cio' che e', pèer cio' che ha preso in passato,e per 100.000 altri motivi, l'ipotesi di delocalizzare Mirafiori non la puo'...
  • FRANCO BARTOLOMEI
    ........Neppure prendere in considerazione, e qualora lo facesse non avrebbe nessuna giustificazione .
    Altra cosa e che chieda al sindacato un maggiore impegno sulla produttivita' e la efficenza degli impianti in ragione di un legittimo tentativo di entrare nel mercato americano .
    Nella tua nota esprimi in modo esplicito una comprensione sull' aspetto della delocalizzazione che non condivido assolutamente e che rende quel comunicato paradossalmente molto piu' sbilanciato sulle posizioni aziendali di quanto non sia lo stesso comunicato , ben piu' cauto e misurato, del segretario del Partito.
  • FRANCO BARTOLOMEI
    Sopratutto non mi prendere per il culo con le scemenze sui comunisti e sui terroristi, questo modo di ragionare alla Martelli usalo con altri non con me.
    Inoltre non giocare a cartuccelle con me, mai in tutte le nostre riunioni hai condiviso gli odierni accordi separati uil e cisl nel settore metallurgico, anzi addirittura il 27 Giugno hai attaccato frontalmente la uilm per l'accordo Pomigliano facendo incazzare alcuni della uil presenti in sala.
    Ritengo, essendo tu dotato di ottima intelligenza, che ti rendessi perfettamente conto che gli accordi separati e lo scompaginamento della contrattazione nazionale contrastasse radicalmente con tutte le posizioni politiche che andavamo sostenendo nel Partito e fuori.
  • Desiree
    Caro Marco,
    proprio perchè contesti alla Fiom di non aver preso delle posizioni in momenti in cui la Uil era impegnata in importantissime battaglie sindacali dovresti ora comprendere la necessità di appoggiarla, ovviamente non senza rivedere e valutare alcuni aspetti di eccessiva chiusura.
    La logica del "chi la fa l'aspetti" non ha mai premiato, figuriamoci quando a farne le spese sono i lavoratori.
    Il mantenimento del posto di lavoro non può e non deve essere posto come giustificazione ad un accordo figlio di un ricatto, posso capire l'esigenza da parte dei sindacati di salvare il salvabile ma la minaccia di delocalizzazione è una cosa gravissima ed inaccettabile!!!
    Tutti coloro che ritengono di appartenere ad una cultura di sinistra devono scendere in piazza, non occorre essere comunisti per appoggiare la Fiom.



  • franco
    Peraltro se tu, come dici, vuoi sostenere il tentativo della Camusso di riportare dentro il quadro dell'accordo la FIOM, dovresti capire al volo che questo puo' accadere solo se il " Ricatto" della delocalizzazione sparisce dal tavolo delle Trattative.
  • marco andreini
    Franco figurati se io dico a chi non la pensa come me me che sono comunisti e terroristi,quello che dico oggi l'ho già detto il 1 febbraio in tempi non sospetti, la Fiom al di là delle scelte di Uil e Cisl , da tempo non agisce più come un sindacato ma come un partito politico, non è il compito del sindacato fare politica ,punto , questo è il mio giudizio sulla Fiom, , e le 29 astensioni al loro documento testimoniano che esiste una certa difficoltà anche al loro interno.
    Il Psi , è un partito e deve dare giudizi politici e non sindacali, e nell'accordo c'è scritto che la Fiat porta una piattaforma produttiva dall'America all'Italia, non il contrario, quindi su questo non posso che dare un giudizio positivo , siccome le aziende vivono nel mercato e come tu dici Fiat perde quote di mercato , vuole organizzare la fabbrica in modo che si producano 1000 auto al giorno , adottando un sistema di lavoro ergo uas , che è in atto da 18 mesi,e non lo fa senza verifiche ,ma definendo 6 com...
  • Anonimo
    Marco io non contesto che si possa condividere il progetto industriale di Fiat-Crysler, diretto a far rientrare fiat tra i 6/7 player mondiali dell'auto che sopravviveranno nei prossimi 10 anni ( 1 tedesco, 1 francese, 2americani, 2 nippocoreani,1 fiat-crysler, e forse la tata indiana), anzi il progetto presenta forti punti di interesse e di utilita' nazionale.
    Io nego alla fiat il diritto, anche di solo pensare, di poter delocalizzare Mirafiori se non passa la sua linea di relazioni industriali.
    Perche' ritengo che questo diniego verso una scelta irresponsabile e distruttiva della coesione nazionale costituisca la premessa ineludibile per salvare il nostro sistema paese, anche attraverso rinnovate relazioni industriali, e per portare successivamente anche la Fiom a ragionare finalmente di politica industriale senza preconcetti.
  • Anonimo  - Franco Bartolomei
    la risposta a Marco nel post sopra era la mia.
    Franco.
  • delfo  - Il sindacato difende?
    Premetto che non sono immerso nel mondo sindacale,ma da esterno vorrei fare una considerazione.Da che storia e' storia,c'e' chi ha pensato destra e chi invece sinistra.Non si puo',certamentetralasciare la concertazione,il dialogo,e i tavoli di studio.Il dialogo pero' deve essere inter partes,duro,ma proficuo.I diktat,fanno parte di una storia di cui non facciamo parte.Nessuno deve tenere il coltello dalla parte del manico.La delocalizzazione degli impianti,non e' nulla altro se non uno spregevole ricatto,di chi non pensa assolutamente alla azienda Italia,ma solo ai suoi interessi,e a quelli del solito indotto.E poi,ricordiamo che chi nasce padrone,padrone rimane.Anche i Consigli di vigilanza,fifthy fifthy,troveranno nella meta',rappresentata dagli operai,i ""falchi....tiratori""
  • RobertOwen  - da Norberto F.
    Il passato è il passato, il presente è il presente.

    E nel presente - hic et nunc - non si discute di contratti di solidarietà, e nemmeno di autogestione: si discute di diritti basilari dei cittadini lavoratori, da difendere ad ogni costo... pena una deriva brasiliana della società. I “peccati originali”, per cortesia, lasciamoli ai catechisti.

    Questa è la doverosa premessa: ora veniamo al dettaglio.

    Affermare che "la crisi mondiale dell'economia e la crisi dell'auto imponevano alla FIAT di giungere a un'intesa (rectius: patto leonino) che gli consentisse di investire nel nostro Paese e di programmare il futuro" significa, in primis, riconoscere a Marchionne di aver agito "in stato di necessità", cioè la piena liceità del suo comportamento.
  • RobertOwen  - continua
    Di fronte ad un comportamento "lecito" non c'è pretesa o diritto che tenga: il danneggiato, in cambio di ciò che ha perduto, potrà avere un modesto "indennizzo", che è cosa diversa dal risarcimento o dalla piena tutela. L'equo ammontare dell'indennità è fissato a seconda delle circostanze: nell’evenienza di una crisi epocale, qualcuno potrebbe ritenere bastino 2 euro in più in busta paga, a fronte di una spaventosa ecatombe dei diritti (rappresentanze sindacali, sciopero, salute, tutele collettive, facoltà di esprimere liberamente la propria volontà). Tutto "giusto", tutto legittimo: ma che ci sta a fare, allora, un partito che ha nel suo DNA la difesa dei diritti dei lavoratori? Nulla, la sua ragion d'essere sparisce, perchè non ha + spazio di manovra (in presenza di uno stato di necessità si accetta tutto)... può tranquillamente "sposare" Casini (lo seguirà anche sul testamento biologico? Ci sarà da ridere amaramente), oppure allinearsi alle posizio...
  • RobertOwen  - Continua - 2
    Ma sono poi davvero inconfutabili questi presupposti? Cioè: le tutele sono un disastroso intralcio per la produzione? I padroni l'hanno sempre sostenuto, questo è vero: se i lavoratori potessero vivere d'aria sarebbero i primi a compiacersene. D'altra parte, anche a tacere del fatto che questa crisi non c'entra un fico secco con "assenteismo" e diritti (visto che è stata causata da finanzieri che NON la stanno pagando), l'accettazione senza se e senza ma da parte di esponenti della Sinistra del dogma thatcheriano "there is no alternative" (alla schiavitù) sorprende ed impensierisce alquanto. I dogmi non vanno bene in economia, e neppure in politica. Si può credere in Dio anche senza le prove di Anselmo: ma prima di prestare acriticamente fede a chi ha sempre fatto solo ed esclusivamente i propri egoistici interessi, beh... un po’ di prudenza ci vuole.

  • RobertOwen  - Fine
    Non proporrò soluzioni, sebbene qualche idea ce l'abbia, anche sulle “mirabolanti” capacità manageriali di mister Palio; voglio soltanto rammentare una vicenda, vecchia di 200 anni. Quando Robert Owen lanciò, a New Lanark, il suo programma sociale - costruendo case, ospedali, scuole per i lavoratori e riducendo gli orari di lavoro - gli azionisti insorsero: perderemo il nostro denaro! Lui non si scompose, né cedette: dopo qualche tempo, il suo cotonificio - grazie alle riforme (riforme vere, non quelle peggiorative che piacciono al PD) - era la più fiorente industria britannica.

    Per i Socialisti un'alternativa allo sfruttamento c'è sempre.

    Norberto Fragiacomo - Trieste


  • marco andreini
    Sono davvero contento della piega che sta prendendo la nostra discussione, nel rispetto dei pensieri di ognuno si cerca di trovare delle soluzioni a problemi che sono veramente coABHmplessi.
    Il problema di fondo cari compagni è che chiunque faccia il sindacalista è sottoposto a richieste continue da parte delle aziende, se arriva un camion in fabbrica alle 17 da scaricare creando problemi al camionista ,anche lui lavoratore , che faccio applico il contratto e alle 17 vado via o cerco di affrontare la situazione carico il camion e mi faccio pagare lo straordinario, di queste cose nelle fabbriche nè accadono ogni minuto, e vi garantisco , che nellle partecipazioni statali
    i tempi di lavoro negli anni 80 non erano certo di 40 ore, ma ogni azienda Iri perdeva centinaia di miliardi, L'italimpianti era una delle più grandi aziende del mondo di impiantistica e perdeva 500 mld, e oggi è chiusA, POSSIAMO FARE ESEMPI INFINITI, ,il ruolo del sindacato e come opera il sindacato è molto importan...
  • delfo  - catechismo e filantropia
    Anche oggi viviamo in una rete di rapporti socio economici che privilegiano i vecchi truck sistems rispetto all'autenticita' ed indipendenza dell'azienda.Le aziende,vuoi perche' adottano il modello co operativo,vuoi perche' assumono la funzione padronale,non sono mai completamente indipendenti nella loro politica di gestione.Anche perche',se duecento anni fa,i "buoni"(salario),potevano essere spesi solo nei negozi dell'imprenditore,non mi pare che oggi,la situazione sia molto cambiata.I grossi nuclei commerciali che si tende a far allargare a macchia d'olio su tutti i territori,a chi appartengono?.Bene, la cooperazione di OWEN, in quegli anni,ma lo stesso fu uno dei fortunati,giocoforza ad utilizzare energie pulite..Duecento anni sono tanti,troppi. E' distante,e noi dobbiamo pensare al presente,non al passato.Pero' dalla storia,possiamo imparare molto.Owen,visto il gran successo che ebbe con le fabbriche di cotone,volle investire in progetti piu' ambiziosi.Alcuni dei suoi pr...
  • Anonimo
    Caro Delfo,
    non propongo di copiare il modello New Lanark, magari fosse possibile! Ma ritengo che Owen possa ancora insegnarci qualcosa... il passato è la piattaforma del futuro: conoscendolo, saremo in grado di elaborare nuovi progetti, nuove soluzioni. Lui inventò lo Stato sociale, e molte altre cose... studiamolo, e cerchiamo di vedere quanto c'è in lui (e in Fourier, e soprattutto in Marx) ancora di attuale.
    Norberto F.
  • delfo  - @norberto
    Non metto in dubbio Owen,proprio perche' anteponeva l'uomo al capitale.ciao
  • Franco Bartolomei
    Caro Marco , l'ipotesi di delocalizzazione paventata da Marchionne non e' in Cina ma negli USA, ed è la conseguenza diretta delle agevolazioni concesse da OBAMA a Fiat per l'acquisto della Maggioranza di CRYSLER, come contropartita del fatt...o che il management di Torino cercasse di risolvere la gestione fallimentare del precedente management di DETROIT, e del fatto che il sindacato americano avendo ricevuto in cambio dei sacrifici l' altra meta' meta' della proprieta' di CRYSLER ha di fatto immesso le valutazioni azionarie del titolo fiat nel vortice acensionale prodotto dagli investimeti dei fondi pensione americani ( tanto che il valore dei titoli fiat si è quasi quadruplicato nonostante la fiat abbia ancora perso quote di mercato italiano ed europeo).
    Per questo la delocalizzazione non puo' essere in alcun modo accettata , perche' risponde ad interessi che hanno un centro di riferimento esterno al nostro tessuto socale ed economico nazionale., e questo una azienda come la fiat...
  • desiree.cocchi  - re:
    Franco Bartolomei ha scritto:

    Per questo la delocalizzazione non puo' essere in alcun modo accettata , perche' risponde ad interessi che hanno un centro di riferimento esterno al nostro tessuto socale ed economico nazionale., e questo una azienda come la fiat, che evidentemente non e' come le altre non lo puo' fare minimamente , in nessun caso.
    Inoltre se vuoi , come dici , sostenere il tentativo della CAMUSSO di riportare la FIOM nel quadro dell'accordo, dovresti comprendere come sia assolutamente evidente che tale tentativo puo' riuscire solo se il ricatto sparisce dal tavolo.
    Bartolomei
  • Gatti
    Caro Franco, ma il ricatto sparisce dal tavolo solo se l'antagonismo lascia posto al protagonismo. Esempio: io sindacato mi faccio carico di gestire l'assenteismo; io sindacato propongo un organismo congiunto impresa-lavoratori per migliorare la produttività, l'organizzazione del lavoro finanziato dalla detassazione degli utili reinvestiti e che devolva ai salari i migliori risultati prodotti dalla produttività; io sindacato partecipo al comitato di vigilanza per vigilare sulle delocalizzazioni e sul modo di evitarle, io sindacato propongo nuovi sbocchi di mercato. Ma il sindacato dovrebbe essere unico.
  • giovanni
    scusate ma i limiti della FIOM come strategie li conosciamo ma qui il problema e diverso.

    non si vuole una vera DEMOCRAZIA ECONOMICA in cui il ruolo dei lavoratori sia centrale e comunque importante.


    le tesi Bersani D Alema Veltroni e Chiamparino Ichino hanno distrutto forse per sempre il partito del lavoro proposto da Bersani.

    Melchiorre conosce poco l italiano il suo lessico autoritario e da persona ignorante.

    ha messo in crisi confindustria una crisi spaventosa

    Sergius Melchiorre vuole il modello americano noi voliamo il modello sociale europeo.

    CHE FARE ?

    io una proposta metologica l avevo avanzata.
  • Franco Bartolomei
    Hai ragione, ma ora il tempo stringe ed il referendum è alle porte.
    O c'e' una chiara dichiarazione di marchionne che chiarisce che in nessun caso ci sara' delocalizzazione, oppure al referendum bisogna per forza di cose sostenere la FIOM e respingere il ricatto della paura.
    D' altronde la CGIL il confronto esplicito con la FIOM su tutti i temi che tu correttamente poni in agenda avrebbe anche potuto in modo duro iniziarlo ben prima dell'iniziale scontro su pomigliano e dell'odierno accordo Mirafiori.
    Sulle cause di questo ritardo ci sarebbe molto da dire.
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