SocialismoeSinistra

La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
SocialismoeSinistra
del 30/7/2010

Home Economia Economia - contributi L'Accordo FIAT : La conseguenza forzata di una soluzione finanziaria che anticipa la fine della Democrazia Conflittuale

PostHeaderIcon L'Accordo FIAT : La conseguenza forzata di una soluzione finanziaria che anticipa la fine della Democrazia Conflittuale



1)L’accordo Mirafiori, sottoscritto da tutte le sigle sindacali con la rilevantissima eccezione della Fiom, rappresenta un momento cruciale della gravissima crisi che il movimento sindacale da tempo attraversa, essendo evidente che i contenuti posti dall'azienda al centro del confronto sanciscono, al di la' del merito delle scelte sindacali compiute da ciascuna organizzazione sindacale, una complessiva subalternita' dei lavoratori a scelte d'impresa per essi assolutamente condizionanti , la cui validita' aziendale è peraltro tutta da verificare, assolutamente sottratte a qualsiasi confronto preventivo con le loro rappresentanze sindacali.

 

In tal modo i lavoratori si sono trovati nella condizione di dover valutare , dividendosi sulla scelta, una proposta contrattuale di fortissimo impatto sulle condizioni di lavoro ,attuativa di scelte aziendali traenti origine in vicende assolutamente finanziarie, sotto la minaccia di uno smantellamento dell'impianto qualora l'accordo non fosse passato.

Questo accordo potrebbe inoltre assumere  un significato che travalica  il merito dei risvolti sindacali del progetto aziendale Fiat, andando a rappresentare, sul terreno delle relazioni industriali, l'anticipazione di un disegno piu’ generale di riorganizzazione della Societa’, come risposta da destra alla crisi, fondato sulla abolizione del conflitto sociale e sulla soppressione totale della automia dei soggetti sociali.

Una involuzione di tal genere nei  sistemi  di governo delle dinamiche sociali darebbe forma compiuta ad una idea, ormai ricorrente,  della  rappresentanze sociali come esclusivo momento interno ad una gestione sostanzialmente forzosa degli equilibri esistenti, economici , finanziari, e sociali,  predeterminati da processi decisionali riservati in gran parte a tecnostrutture esterne alle sedi istituzionali deputate alla espressione della sovranita’ popolare.

 Appare assolutamente evidente che questo possibile scenario pone la Sinistra italiana nella necessita’ di rilanciare in alternativa la visione costituzionale di una democrazia conflittuale, che rappresenta e governa democraticamente le rivendicazioni e le spinte sociali, autonomamente e liberamente espresse, lavorando per assorbirne le istanze all’interno di soluzioni di governo affidate al quadro istituzionale.

 Per contrastare questo  disegno, diretto a modificare i caratteri sostanziali della nostra Democrazia,  è quindi indispensabile che la Sinistra italiana lavori da subito ad un programma comune  che individui le linee portanti di una proposta di governo  fondata su una alternativa di modello al sistema di relazioni economiche e sociali responsabile della crisi .

Allo stesso modo il sindacato deve essere in grado di maturare una  nuova capacita’ di essere classe dirigente complessiva dei processi aziendali ed economici, come espressione organizzata di una coscienza sociale alternativa del mondo del lavoro, che lo renda in grado di comprendere e governare, da sinistra, le scelte  necessarie a proteggere la funzionalita’, l’equilibrio e l’impianto democratico del nostro assetto sociale.

Questa duplice riappropiazione di cultura di governo e di identita’ alternativa, puo’ consentire quella ripresa di una capacita’ di rappresentanza sociale e di proposta che puo’ evitare l’affermazione, come nel caso Fiat, di soluzioni aziendali unilaterali ai problemi del rilancio produttivo che rischiano di produrre drammatici arretramenti nelle condizioni di lavoro e gravi limitazioni dei diritti.

 

2)Attraverso l’operazione Crysler la Fiat affronta in effetti i problemi derivanti dalla crisi globale con un progetto di riorganizzazione aziendale caratterizzato da un livello qualitativo sicuramente superiore a quello delle risposte adottate in passato da tante altre realta’ imprenditoriali, che hanno guadagnato enormemente in questi anni su una delocalizzazione nel terzo mondo delle produzioni , e sul contemporaneo impiego in speculazioni finanziarie dei profitti ottenuti non reinvestiti in innovazione nelle loro aziende.

Fiat al contrario gioca sull’ingresso nel mercato Nord- Americano tutte le sue carte nella partita per la sua permanenza tra i 7/8 player mondiali dell'auto che sopravviveranno nei prossimi 10 anni . sfruttando le opportunita’ , le disponibilita’ finanziarie , e le agevolazioni ad essa offerte dal governo americano per l’acquisto della maggioranza di CRYSLER, come contropartita del fatto che il management di Torino cercasse di risolvere la gestione fallimentare del precedente management di Detroit, ed a condizione che venisse introdotta nel mercato americano una vettura economica a basso consumo.

FIAT in pratica dopo aver massimizzato le utilita' derivanti da una enorme opportunita', finora tutta di natura finanziaria,tenta ora di costruire con lo strumento dell'accordo di produttivita' mirafiori un piano di lavoro che possa a posteriori trasformarla in un vero progetto aziendale.

In questo fiat, pur ribadendo una scelta di non investimento in nuovi modelli e limitando al minimo i nuovi investimenti, sceglie una strada che non implica un trasferimento delle linee produttive in paesi arretrati, in cui il lavoro salariato e’ sfruttato e sottopagato, ma semmai  negli Stati Uniti d’America, in cui sicuramente la logica di classe e’ compressa ma il lavoro operaio di fabbrica è pagato molto meglio che nel nostro paese.

Per queste ragioni i tanti punti oscuri dell’accordo Fiat, a cominciare dal ricatto della delocalizzazione, devono essere quindi valutati nel quadro di un progetto aziendale che in linea teorica potrebbe avrebbe una sua validità, ma che in realta’ paga interamente il suo essere costruito in ragione delle condizioni a cui e’ stata consentita dal governo e dai sindacati Americani l’acquisizione definitiva di Crysler che costituisce lo strumento fondamentale di un tentativo di espansione sui mercati da realizzare, a bassissimo livello di investimenti, attraverso l’ingresso dei prodotti gia’esistenti dei due marchi nei due macromercati in cui sono sempre stati rispettivamente assenti.

L’ipotesi di delocalizzazione degli impianti in USA, paventata da Marchionne purtroppo non solamente come mero strumento di pressione,qualora l’accordo non venisse approvato, deriva quindi dal fatto che l’azienda Torinese ha contratto impegni stringenti a cui non non potrebbe comunque piu’ derogare abbandonando un progetto, che passa tutto sulla contrazione dei costi ( o quelli di produzione se costruice a Torino, o quelli di trasporto se costruisce a Detroit), direttamente realizzato con il governo USA, nella piu’ totale assenza del governo italiano, che ha gia’ consentito a Fiat di godere ,quale anticipazione rilevantissima, di una rivalorizzazione impressionante della sua capitalizzazione finanziaria.

Il Sindacato Americano, partner fondamentale di tutta l’operazione e oggetto centrale dell’interesse mostrato da Obama per il progetto, infatti, avendo ricevuto l'altra metà della proprietà di CRYSLER in cambio dei sacrifici offerti per la riduzione generale dei costi aziendali, ha di fatto agganciato a tutela del proprio investimento le valutazioni azionarie del titolo Fiat al vortice ascensionale prodotto dagli investimeti dei fondi pensione americani ( tanto che il valore dei titoli fiat si è quasi quadruplicato nonostante la fiat abbia ancora perso quote di mercato italiano ed europeo), e tutto il sistema finanziario che ruota attorno a Wall Street ha conseguentemente inserito Fiat all’interno del proprio scenario di investimenti sistemici.

Sotto questo profilo appare assolutamente evidente come la delocalizzazione degli impianti risponde ad interessi che hanno un centro di riferimento esterno al nostro tessuto sociale ed economico nazionale, e come Marchionne, avendo ricevuto quasi a costo zero il controllo di Crysler, concepisca, avendone un diretto ritorno finanziario per Fiat, le sue scelte di direzione aziendale in termini di garanzia assoluta di una scommessa su cui si gioca parte non secondaria di quel nuovo equilibrio sociale americano di cui Obama vuole essere portatore.

In nome di questa scommessa Marchionne punta, al di la’ del merito strettamente sindacale dei contenuti dell’accordo, alla distruzione della contrattazione nazionale, alla introduzione delle rappresentanze sindacali come esclusivo soggetto aziendale di gestione degli accordi contrattuali esistenti, alla negazione del diritto di sciopero come facolta’ assoluta del dipendente costituzionalmente garantita, puntando ad una assimilazione di ruolo, natura , e poteri del sindacato italiano con quello americano,anche sfruttando la disponibilita’ offerta dalle altre sigle sindacali concorrenti.

Questa ratio generale del progetto di Marchionne spiega l’accordo Mirafiori, finalizzato alla massima intensificazione possibile dell’utilizzo dell’impianto per la produzione di modelli, Fiat e Crysler direttamente indirizzati al mercato nord-americano, che prevede un livello di nuovi investimenti su un impianto considerato centrale nel nuovo sviluppo d’impresa di entita’ assolutamente irrilevante ( 1 miliardo di euro).

Un accordo che non a caso esalta una concezione della produttività tutta concentrata, nella interpretazione più tradizionale del punto di vista padronale, sull’incremento della intensità della prestazione di lavoro del dipendente, senza contenere alcun elemento di innovazione organizzativa diretto a consentire recuperi di produttività attraverso l’inversa valorizzazione del fattore lavoro, come ad esempio avviene all’interno delle linee produttive tedesche.

 

 3)Questa logica delle scelte aziendali Fiat, ad ogni modo proiettate sulla penetrazione in mercati evoluti, deve necessariamente essere contrastata attraverso l’emergere di una nuova capacità del sindacato di entrare nel merito , attraverso proposte alternative di qualità, delle risposte ai problemi di natura produttiva ed organizzativa che l’azienda ritiene essere presupposto della riuscita del proprio progetto industria.

In tal senso non esistono dubbi che la FIOM, sia stato finora un sindacato carente sotto questo profilo della proposta, giungendo a pagare questo suo limite con un isolamento che ha di fatto favorito nel movimento sindacale il consolidamento di posizioni filogovernative caratterizzate da una forte acquiescenza alle scelte d’impresa, su cui Fiat ha costruito la sua ridefinizione dei rapporti aziendali.

E’ ormai necessario nell’interesse di tutto il movimento dei lavoratori che la FIOM cominci a ragionare in termini di politica industriale, sopratutto in un periodo di crisi produttiva e di forte rallentamento tendenziale dei tassi di crescita del mondo sviluppato, abbandonando una " radicalità", spesso riservata solo alla Fiat,che finisce per alimentare sovente forme di settarismo nelle altre confederazioni Sindacali ad essa concorrenti.

Su questo ritengo sia assolutamente da condividere l’impostazione che va assumendo la Cgil ed il richiamo da essa avanzato alla Fiom per una riconsiderazione del suo approccio generale alla contrattazione aziendale.

Questa esigenza di revisione della cultura sindacale della Fiom non elude pero’ il problema immediato di rispondere ad un accordo che scarica sul lavoro dipendente tutte le conseguenze di un progetto aziendale pensato a bassissimo livello di investimenti che fonda le sue possibilita’ di riuscita esclusivamente sulla massimizzazione dei risparmi di costo nei processi produttivi di mirafiori e nella eliminazione di ogni interruzione,dovuta per qualsiasi ragione, di un ciclo intensivo di utilizzazione degli impianti, in cui il recupero di produttivita’ è tutto ricavato sui turni, sui tempi , sulle pause, sugli strordinari ,e sulle assenze, ed in cui viene concepita per via contrattuale, a garanzia del nuovo sistema aziendale, una autolimitazione del diritto allo sciopero in caso di vertenze sull’interpretazione del contratto, o in caso di potenziale contrasto con le sue disposizioni .

Non è , infatti,evidentemente accettabile la tesi FIAT per cui la delocalizzazione di mirafiori sarebbe una scelta giustificata,necessitata dalla crisi globale,qualora non venisse approvato il tipo di impostazione organizzativa aziendale racchiusa nell’accordo del 23/12/2010.

Se passa questo sostanziale ricatto salta tutto quel poco che ancora resiste del nostro sistema paese, e viene unilateralmente modificato tutto un tessuto di relazioni industriali che ha costituito uno degli elementi di tenuta sociale del paese anche nella attuale difficilissima congiuntura.

La volontà di realizzare una delocalizzazione di Mirafiori, qualora il contratto non venisse approvato al referendum, sarebbe infatti, per le ragioni reali esterne che sottendono tale scelta, sopra evidenziate, un tradimento verso l’intera nazione, alla quale verrebbe inferto un colpo gravissimo attraverso la violazione di quel vincolo di responsabilita’ a cui devono naturalmente rispondere le classi dirigenti nei confronti del paese del quale sono espressione politica o economica.

Se vogliamo aiutare seriamente il tentativo della Camusso di riportare la FIOM su un terreno propositivo , ed in tal modo riattivare un piu’ generale processo di unita’ sindacale, dobbiamo quindi rimuovere dal tavolo il ricatto della delocalizzazione dell’impianto di Mirafiori, gettato in campo per alterare in favore dell’azienda il quadro di un possibile accordo sulla produttivita’e la efficienza delle linee produttive torinesi, che probabilmente poteva essere trovato anche con una intesa piu’ ampia comprendente la CGIL.

Appare quindi evidente che se Marchionne ribadisse la scelta della delocalizzazione, qualora il contratto non venisse approvato, non potremmo far altro, di fronte ad un così evidente condizionamento della volontà dei lavoratori nella necessaria libera valutazione dei loro interessi, che contrastare frontalmente l’accordo anche di fronte ai limiti della impostazione di fondo della FIOM.

Non mi soffermo, infine, volutamente sull’aspetto, piu’ ridicolo che drammatico, della pretesa di ritenere esclusa la FIOM dalle future rappresentanze aziendali in virtu’ di una interpretazione restrittiva di norme dello Statuto dei Lavoratori, che evidentemente non possono essere interpretate in contrasto con il disposto costituzionale di cui costituiscono una normativa di chiaro significato applicativo.

Ritengo pertanto che questo aspetto abnorme che si ritiene possa derivare dal quadro contrattuale sancito dall’accordo non possa logicamente avere una sostanziale effettività giuridica tale da resistere ad eventuali giudicati di legittimita’ dei magistrati del Lavoro o della Corte Costituzionale.

  FRANCO BARTOLOMEI  componente della Segreteria Nazionale  del Partito Socialista Italiano.

Commenti (24)
  • Desiree
    Sono totalmente in sintonia con il tuo ragionamento.
    Ritengo che l'accordo raggiunto tra la Fiat ed il Governo americano, relativo alla proprietà della Crysler, rappresenti per la società automobilistica nostrana un'ottima opportunità di realizzazione di un nuovo, prestigioso e vantaggioso progetto industriale che tuttavia non può essere messo in atto a totale discapito dei lavoratori.
    Gli indiscutibili benefici ed il prestigio che la Fiat sta ottenendo e continuerà ad ottenere grazie a questo accordo non possono infatti essere utilizzati come giustificazione al ricatto di Marchionne che, di fatto, pone i sindacati di fronte ad una scelta difficilissima.
    (continua)
  • desiree.cocchi
    Se da una parte i sindacati firmatari dell'accordo Mirafiori risultano avere posizioni eccessivamente filogovernative e remissive, dall'altra la Fiom mantiene delle posizioni di chiusura eccessiva che non tengono conto della necessità di attuazione di una innovativa, se pur rischiosa, politica industriale mirata ad arginare la pesantissima crisi produttiva che sta attraversando il nostro paese.
    Resta comunque inteso che, come tu giustamente sottolinei, se sul tavolo delle trattative continuerà ad essere presente il ricatto posto da Marchionne, non potremo far altro che appoggiare completamente la Fiom e con essa tutti i lavoratori che si riterranno lesi, anche non direttamente, dalla sottoscrizione di un tale accordo capestre.

  • delfo
    Franco,questo progetto aziendale,pensato a bassissimi costi di investimento,prevede,come hai detto,anche la massimizzazione dei risparmi di costo nei processi produttivi,naturalmente a carico dei soliti lavoratori.Piu' di qualcosa non quadra,soprattutto in riferimento al fatto che il Nuovo sistema aziendale,prevede anche una autolimitazione al diritto di sciopero,in corso di vertenze sull'interpretazione del contratto...So che stai dicendo quello che potrebbe accadere,fra azienda e lavoratori nei prossimi anni,e approvo anche la linea che prospetti,parlando di ricompattazione del sindacato,guardando soprattutto a CIGL.Ma il delta fra minimo investimento dell'azienda e massimizzazione del risparmio da accollare ai soliti noti mi pare un po' eccessivo.Quindi l'apertura ad un nuovo sistema d'impresa,dettato dalla grande opportunita' data a Fiat dal mercato nord americano,dovrebbe coniugarsi con l'attenzione ai diritti dei lavoratori,che "da casa loro",potrebbero far tornare gli...
  • Anonimo
    Franco, ottimo intervento, aggiungerei tuttavia un fronte di lotta contro il governo e la sua subalternita. Quando Sacconi dice che l'accordo Marchionne cambia la filosofia delle relazioni industriali che sono dettate dal mercato globalizzato mettendo sulla stessa barca imprenditore e lavoratore, unti da un unico destino, superando in tal modo ogni residuo di ideologia pone le basi per una nuova IDEOLOGIA reazionaria ed autoritaria. Marchionne e' l'avversario di classe e fa il suo mestiere, il governo. Invece deve essere battuto e non ignorato, anzi accusandolo di volerci guidare verso lidi pericolosi
  • Anonimo
    L'anonimo era Gatti
  • antonio di pasquale
    la chiamano democrazia identitaria...quella che nega il conflitto (essenza del pluralismo).
    ricorda piuttosto l'aristocrazia, è molto in auge tra i tecnocrati, specie tra quelle figure grigie che, tra una cattedra un cda e le sedi delle relazioni internazionali, hanno sbancato tra la fine della prima repubblica e questa seconda farsa in atto, i cattivi maestri delle riforme di contingenza.
  • desiree.cocchi  - re:
    Questo è il pezzo finale del commento di delfo:
    Quindi l'apertura ad un nuovo sistema d'impresa,dettato dalla grande opportunita' data a Fiat dal mercato nord americano,dovrebbe coniugarsi con l'attenzione ai diritti dei lavoratori,che "da casa loro",potrebbero far tornare gli utili all'intero Sistema Italia.Basta il solito giusto mezzo socialista.
  • delfo  - se vuoi ti spiego il senso
    Il giusto mezzo socialista e' il coniugare i diritti dei lavoratori con cio' che storicamente l'impresa vista come lavoro e programmazione dello stesso ha portato all'intera comunita'.Delocalizzare,vuol dire far lavorare a basso costo,e allontanare comunque ricchezza dal Paese.Coniugare non e',contrapporsi.E quando parlo di "casa loro",per farti capire,ti faccio un esempio:secondo te,perche'dall'Italia partono migliaia di ricercatori alla volta di Stati Uniti,Giappone,Germania...?Perche' l'Italia e' il Paese della Societa' sparente e dei fancazzisti politologi che si fanno la guerra sulle "interpretazioni".Il nuovo sistema di impresa,e' proprio questo.Se Marchionne fabbricasse le auto di qualita' in Italia,e le esportasse in Nord America,ci guadagnerebbe l'intero Sistema Italia,perche' ci sarebbe forte domanda.Se Marchionne fa le alchimie con gli americani,progettando l'auto a basso costo da vendere sul mercato americano per ingrassare la sua panza e tutte le altre p...
  • drakan70  - re: se vuoi ti spiego il senso
    Segue...
    delfo ha scritto:
    Se Marchionne fabbricasse le auto di qualita' in Italia,e le esportasse in Nord America,ci guadagnerebbe l'intero Sistema Italia,perche' ci sarebbe forte domanda.Se Marchionne fa le alchimie con gli americani,progettando l'auto a basso costo da vendere sul mercato americano per ingrassare la sua panza e tutte le altre panze,con la scusa di far progredire anche i suoi operai,si sbaglia,o,sbaglia apposta.E se i sindacati hanno deciso,a parte Fiom,di dare il culo,per la merenda..beh,lo facessero pure.Poi,un invito a te Desiree.Se vuoi,davanti ad un bel caffe',ne possiamo parlare con serenita'.Ciao
  • delfo
    Il 28 FIOM e CGIL insieme.....
  • FRANCO
    Meglio cosi'.......... a questo punto una ulteriore polemica tra CGIL e FIOM non sarebbe servita a nulla vista la pervicacia di Marchionne.
  • luciano montauti
    Benissimo ,pubblicato sul sito LdSL.A presto Luciano
  • giovanni
    l- intervento di Franco e condivisibile in particolare sulla Fiom, che in questo momento va difesa senza se e senza anche se vi e la mancanza di una strategia sulla cogestione VERA e non FALSA .

    sulla parte teorica rimando ad un futuro post.

    sulla operativita POLITICA la LEGA DEI SOCIALISTI vista la situazione di tensione a Torino una RIFLESSIONE deve essere elaborata.

    La Lega dei socialisti non puo essere delle CORDATE territoriali separate ma deve diventare un soggetto politico nazionale.

    la proposta di fare un convegno a Torino e di proporre la candidatura del prof. Revelli e caduta nel vuoto.

    vista la situazione in Fiat io proporei un comunicato della lega dei socialisti

    1 votare no.
    2 eventuale firma tecnica
    3 proposta di legge su fiat come societa strategica per l economia e per il sociale in Italia con istituzione di un fondo di dotazione.
    4 un attacco al pd come partito antioperaio e neoliberista.
    5 un attacco a Luca di Montezemolo in quanto sta coprendo la strategia...
  • giovanni

    5 un attacco a Luca di Montezemolo in quanto sta coprendo la strategia finanziaria di Melchiorre con speculazioni nel titolo in borsa.
    e chiedendo a Montezemolo con una parte della famiglia Agnelli di ritornare alla direzione gruppo fiat.
    6 finalmente un accordo per il sistema organizzativo DUALE e l- introduzione del colleggio di sorveglianza

    per concludere

    la fiat dimostra che in Italia e fondamentale la presenza con vendola di una organizzazione socialista di sinistra anche per i dipendenti Fiat, sbagliano i compagni che guardano al pd , la Fiat dimostra che le posioni interne al pd non sono piu conciliabili.
    sbagliano i compagni SENZA AUTONOMIA.
    i 6 punti tranne 1 di cui sopra non sono stati elaborati da SEL
    perche ?

  • Anonimo
    sete rimasti solo voi a pensa che Marchionne cè capisce. E' patetico a FIAT deve da chiude
  • Assogna Gioacchino  - Il rischio che le norme Fiat diventino di tutti gl
    I contenuti sono validi e da sostenere. Tuttavia penso che si sta giocando una posta in gioco più alta. Se passa il Referendum con una forte percentuale è la mortificazione della CGIL e il rischio che diventi facilmente la traccia delle nuove norme per le relazioni industriali. C'è bisogno di far ritrovare un punto di incontro tra le forze Sindacali Confederali e poi con Confindustria. Purtroppo manca colpevolmente il Governo e le forze politiche, che sembrano fare il tifo per vedere al sconfitta di qualcuno. Prendiamo la nostra posizione chiara con più forza.
  • gli amici di andreini
    Pubblicate anche la posizione in favore dell'accordo dell'autorevole amico e compagno andreini,non usate logiche comuniste..Peccato che la sinistra socialista si sia sfasciata mi faceva simpatia.Compagni organizziamo una scissione, facciamo la sub sinistra socialdemocratica intorno ad Andreini!
  • drakan70
    La posizione espressa da Andreini e' stata pubblicata sul sito del PSI e nessuno vieta di pubblicarala come commento ai numerabili articoli presenti sul sito SocialismoeSinistra inoltre lo stesso Andreini come tutti può accedere e esprimere la sua opinione come hai fatto tu i commenti su questo sito non sono ne filtrati ne amministrati ma liberi
  • Anonimo
    Non ci sperate che la Sinistra Socialista si sfasci, va a finire che si sfascia prima il partito se continua di questo passo.
  • FRANCO BARTOLOMEI
    UNA COSA E'CERTA,
    COMUNQUE FINISCA A MIRAFIORI DOMATTINA ,
    DA OGGI OGNUNO E'PIU' LIBERO!
  • RobertOwen  - L'operaio non dorme
    Il quasi 46% di NO in un referendum "prendere o lasciare" è un bello schiaffo operaio in faccia al despota Marchionne, che deve la sua striminzita vittoria agli impiegati Fiat, tradizionalmente "più realisti del re" (e comunque meno penalizzati dall’accordo-capestro).
    La partita tra capitalschiavisti e lavoratori/uomini liberi non è ancora chiusa: questo ci dice la notte di Mirafiori.
    E ci dice anche che oggi più che mai c'è bisogno, in Italia, di una Sinistra vera, unita e forte (gli opportunisti vecchi e nuovi del PD non fanno testo: loro sono soltanto la destra di scorta, sbiadita, frazionata e un po' patetica... una destra con la vocazione minoritaria).
  • RobertOwen  - L'operaio non dorme (fine)
    Gli operai della Fiat hanno mostrato un coraggio che molti non si aspettavano, un coraggio figlio della dignità: proviamo a prendere esempio da loro, proviamo a raccogliere il grido di aiuto che si alza dalle fabbriche.
    Soprattutto, non abbandoniamoli al loro destino: perché il loro destino è anche il nostro!

    Norberto F.
  • delfo
    L'impiegato "ammortizzatore pro Marchionne",e' un figuro grigio,e fa parte comunque di quella zona d'ombra,d'intersezione fra dirigente e operaio.Cio' dimostra che chi comanda,raggiunge i suoi obiettivi,prendendo numeri proprio dalla controparte.E' un assioma che funziona ormai da secoli.Merito agli operai che non hanno abbassato la testa.Pero' la storia finira' per confermare,che non siamo tutti dirigenti,ne tutti operai.Un compagno della segreteria nazionale,mi diceva tempo fa,che si fa politica perche' si persegue un INTERESSE.Ognuno persegue giustamente uil proprio interesse.Il dirigente capitalista.come l'operaio in fabbrica.Ma il senso per cui e' nato il sindacato,non e' sempre stato quello della tutela dei diritti dei lavoratori,contro la protervia del dirigente aziendale?Sapete che e' successo negli ultimi trent'anni?Che il capitalista e' divenuto ancor piu' arrogante,ed i sindacati,nel complesso,piu' servizievoli.In nome del LAVORO?CAZZATE.
  • delfo
    .....Quindi i sindacati pro firma tecnica e gli scioperi che verranno alimentano un vecchio detto: "M'HANNO GONFIATO DE BOTTE,MA SAPESSI QUANTE IE N'HO DETTE...."
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