
Non è un residuo bolscevico
Talora la cultura egemone permea di sé anche chi si ritiene alternativo e non alienato, ma estraneo al conformismo dilagante.
Dico ciò perché, nella più genuina cultura liberale, quella di Luigi Einaudi, l’imposta patrimoniale sulle successioni, era lo strumento principe per poter mettere in pratica quella eguaglianza dei punti di partenza , che è la premessa indispensabile ed irrinunciabile se vogliamo parlare seriamente di meritocrazia. Infatti parlare di merito senza affrontare la premessa dell’eguaglianza dei punti di partenza, è un atteggiamento ideologico che denuncia se non ignoranza, almeno ipocrisia.
In un abbozzo iniziale, successivamente stemperato, L.Einaudi pensava ad un’imposta di successione (tipica imposta patrimoniale) che, in una o più generazioni, realizzasse l’azzeramento delle disuguaglianze sociali di partenza (L.Einaudi Lezioni di politica sociale Einaudi editore pagg 231-328).
Questo per ricordare la matrice liberale, e non bolscevica, di questa imposta, su cui si può ragionare senza pregiudizi.
Il reagan-tatcherismo e l’indice Gini
La distribuzione dei redditi
L’iperliberismo entrato in gravissima crisi nell’agosto 2007 stenta a morire. Sta tornando ad alzare la testa (basti guardare all’enorme massa di transazioni finanziarie tornate ai livelli pre-crisi, basti guardare ai titoli di aziende automobilistiche che aumentano al diminuire del fatturato e alla perdita di quote di mercato) e sta cercando di far dimenticare i guasti creati, in primis l’enorme massa di disoccupati, che torna ad ingrossare le fila dell’esercito di riserva di manod’opera.
Tra i guasti portati dall’iperliberismo c’è lo spostamento dai salari ai profitti (si stima che in Italia il calo della quota dei salari sul PIL a partire dalla prima metà degli anni 80 ad oggi, sia pari a 8 punti di PIL ovvero circa 140 miliardi di €( M.Panara La malattia dell’occidente Editori Laterza pag 15)) che ha portato al duplice guasto di: a) ridurre i consumi finali causando una crisi di sovrapproduzione, e b) liberare fondi per gli investimenti finanziari alimentando così le disponibilità disponibili per bolle speculative.
Tra il 1989 ed il 1998 in Italia, l’indice Gini è passato dal 33.1% al 36.8%. Abbiamo già parlato dell’indice Gini negli scritti destinati al convegno sul lavoro (li trovate in questo sito alla sezione economia). Tale indice va dal valore 0 quando la ricchezza o il reddito è perfettamente distribuito tra tutti i cittadini, al valore 1 quando tutta la ricchezza o il reddito è posseduto da un cittadino e tutti gli altri non posseggono nulla. Certamente nessuno dei due casi estremi è realizzabile e neppure auspicabile. Ma un confronto nel tempo ( e nello spazio) ci dice se la disuguaglianza sta aumentando o diminuendo. Tanto per evitare equivoci ritengo che l’eguaglianza sia un valore e per di più (Bobbio docet) un valore di sinistra.
Bene confrontiamo i dati di distribuzione dei redditi tra i decili della popolazione nel 1989 e nel 1998:
|
Decili
|
1989
|
1998
|
Reddito medio
|
|
1
|
2.7%
|
2.0%
|
16.92
|
|
2
|
4.3%
|
3.8%
|
30.80
|
|
3
|
5.5%
|
5.0%
|
39.57
|
|
4
|
6.5%
|
6.2%
|
48.23
|
|
5
|
7.7%
|
7.4%
|
56.58
|
|
6
|
9.1%
|
8.9%
|
65.66
|
|
7
|
10.8%
|
10.6%
|
76.55
|
|
8
|
12.7%
|
12.7%
|
91.25
|
|
9
|
15.7%
|
15.7%
|
119.66
|
|
10
|
25.2%
|
27.5%
|
228.92
|
|
|
33.1%
|
36.8%
|
|
|
|
|
|
|
Come si legge. Il primo decile (cioè il 10% più povero della popolazione) possedeva nel 1989 il 2.7% del reddito, ora ne possiede il 2.0%, si è cioè impoverito. Così pure i decili dal 2 al 7, i decili 8 e 9 sono rimasti fermi, mentre il decile rappresentante il 10% della popolazione più ricca ha aumentato la sua quota dal 25.2% al 27.5%.
L’indice totale della disuguaglianza è passato dal 33.1 al 36.8 con un incremento dell’11%.
Il rapporto tra decile più ricco (228.92) e decile più povero (16.92) è di 1 a 13.52, ma se volessimo fare il rapporto tra una famiglia che possiede una ricchezza di 250.000€ e quella dell’uomo più ricco d’Italia con una ricchezza di 12 miliardi di €, il rapporto sarebbe di 1 a 48.000.
Continuando in questo esercizio e volessimo confrontare le cifre dell’abitante più povero della Sierra Leone con quelle dell’uomo più ricco del mondo, calcoleremmo un rapporto di 1 a 10.000.000.
Ma vediamo anche nello spazio come si distribuisce l’indice Gini.
|
Indice da
|
a
|
Paesi
|
|
0.23
|
0.25
|
Danimarca, Svezia
|
|
0.25
|
0.27
|
Lussemburgo, Austria, Cechia, Slovacchia, Finlandia
|
|
0.27
|
0.29
|
Belgio, Olanda, Svizzera, Norvegia, Islanda, Francia
|
|
0.29
|
0.31
|
Ungheria, Germania, Australia
|
|
0.31
|
0.33
|
Corea, Canada, Spagna, Giappone, Grecia, Irlanda
|
|
0.33
|
0.35
|
Nuova Zelanda, Gran Bretagna
|
|
0.35
|
0.37
|
Italia
|
|
0.37
|
0.39
|
Polonia, USA, Portogallo
|
|
0.39
|
up
|
Turchia, Messico
|
|
|
|
|
Sociologicamente si parla dell’indice 0.40 come l’indice critico per le tensioni sociali.
Concludendo l’Italia che si trova tra i paesi più inegualitari, negli ultimi anni (come peraltro quasi tutti i paesi occidentali) ha inasprito le differenze nella distribuzione dei redditi ricchezza tra i suoi cittadini. Potrebbe essere ragionevole porsi come sinistra l’obiettivo di portare l’indice Gini sotto allo 0.30. Ed un’imposta patrimoniale potrebbe essere uno strumento utile.
La distribuzione della ricchezza.
Passiamo ora ad esaminare la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza.(La ricchezza delle famiglie italiane 2009 – Banca d’Italia Eurosistema). La ricchezza netta è il risultato di attività reali (case, terreni etc) più Attività finanziarie (azioni, obbligazioni, c/c/b etc) meno passività finanziarie (mutui, debiti). Espressi in miliardi di € la ricchezza reale è pari a 5.883 mld, quella finanziaria è pari a 3.565mld, i debiti finanziari sono pari a 860mld, per una ricchezza netta di 8.588mld di €.
La distribuzione della ricchezza non è fatta per decili, bensì sulla base dei seguenti tre scaglioni: a) ricchezza posseduta dal 50% delle famiglie più povere, b) ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie più ricche, c) ricchezza posseduta dal restante 40% della popolazione.
|
Anno
|
10% più ricche
|
50% più povere
|
40% intermedie
|
|
1998
|
46.5
|
9.3
|
44.2
|
|
2000
|
47.5
|
9.6
|
42.9
|
|
2002
|
44.9
|
9.6
|
45.5
|
|
2004
|
42.9
|
10.1
|
47.0
|
|
2006
|
44.7
|
9.7
|
45.6
|
|
2008
|
44.7
|
9.8
|
45.5
|
|
|
|
|
|
Impressionante l’indice Gini che oscilla intorno al valore di .061 che tuttavia Banca d’Italia dice essere abbastanza contenuto in confronto con gli indici degli altri paesi.
Le bolle speculative
Lo svilupparsi ed esplodere di bolle speculative nel settore degli immobili è una costante che forse conosce la sola eccezione della bolla dei tulipani scoppiata nella prima metà del XVII secolo.
Il caso più eclatante è stato quello recente che ha coinvolto l’Irlanda. Le banche, guidate da banchieri degni della fucilazione, hanno finanziato investitori in immobili alimentando una bolla poderosa che, quando è scoppiata, ha causato perdite pari alla metà del PIL. Ripeto, la metà del PIL. Questa perdita avrebbe distrutto tutto il sistema del credito irlandese, se lo Stato non fosse intervenuto e si fosse fatto carico di detta perdita. Il debito pubblico irlandese, che era pari al 20% del PIL è schizzato al 70% del PIL, creando una crisi, non riassorbita, a tutto il mondo dell’euro.
Greenspan sosteneva, a mio parere improvvidamente, che è impossibile prevedere e combattere le bolle speculative (il cui meccanismo è stato magistralmente illustrato da Kindleberger e da Minsky), ma negli USA, prima della grande crisi del 2007, si è fatto di più. Si è soppressa l’imposta sul plusvalore delle case, favorendo la rincorsa folle verso il baratro della speculazione.
Le bolle ci potrebbero essere indifferenti se, nel loro perverso sviluppo coinvolgessero solo chi partecipa alla scommessa speculativa. Ma come abbiamo visto nella crisi dei sub-prime lo scoppio della bolla immobiliare del 2007 (peraltro di dimensioni all’inizio non preoccupanti), come il famoso battere delle ali di farfalla, ha causato un crisi unica per dimensioni ed estensione.
Sarebbe quindi auspicabile combattere con strumenti adeguati il pericolo di bolle speculative. Può essere utile una legge come fu negli anni ’60, la legge Sullo che combatteva all’origine la rendita fondiaria, unica seria legge contro quella rendita, tanto più efficace quanto più combattuta da Carli, Malagodi e soprattutto dal “Borghese”, che (anticipando di decenni Il Giornale) fece di Fiorentino Sullo il predecessore di Boffo.
Potrebbe essere uno strumento utile la proposta Capaldo: una patrimoniale più vicina all’Invim che all’Ici (che tuttavia ha il limite di colpire solo le case) essa infatti andrebbe a colpire con un’aliquota del 12.5% gli aumenti virtuali di valore del patrimonio edilizio istituendo così un’imposta una tantum che ha un suo fondamento razionale e in cui non trovo nulla di criminale. La difficoltà di tassare una plusvalenza virtuale viene rappezzata da Capaldo con la controproposta di far pagare rateizzato, ovvero al momento della vendita o megli, io direi, al momento della successione.
Tanto per fare delle cifre il bollettino della banca d’Italia ci dice che il valore della ricchezza in abitazioni tra il 1994 al 2010 è passato da 2.176 mld di € a 4.832 mld di €. Tale valore non è dovuta soltanto al capital gain perché nel frattempo ci sono state nuove costruzioni; genera sicuramente capital gain (al netto dell’inflazione) il costo a mq che è passato negli stessi anni da 850€ a 1.590€
Il contorno
Evidenziata così, il contorno in cui ci troviamo ad agire, ci pare che abbia piena legittimità ricercare di raggiungere due obiettivi: riportare l’indice Gini a parametri più accettabili, ridurre il debito pubblico.
Mi pare lampante che la proposta di un’imposta patrimoniale una tantum sia del tutto legittima e raggiunga entrambe gli obiettivi: sicuramente riduce il debito pubblico sicuramente ha effetti redistributivi ai fini dell’indice Gini sia quello della ricchezza (pagherebbero infatti solo i decili più ricchi) sia quello dei redditi ( i minori interessi sul debito pubblico ridotto, si traducono in minori imposte per tutti). Affermare quindi che una patrimoniale non raggiungerebbe nessuno dei due fini è del tutto apodittico.
Piuttosto c’è da chiedersi quali potrebbero essere gli effetti di una patrimoniale sulla possibilità di crescita del paese. Non mi appello tanto a Fassina, quanto al documento di Nens “Prospettive di riforma fiscale in Italia” dell’ottobre 2010. Leggo a pagina 8, paragrafo 7 :
“Va affrontato il problema della tassazione patrimoniale in Italia. L’imposta sul patrimonio, infatti, oltre ai noti effetti redistributivi e perequativi, (la concentrazione – disuguaglianza – nella distribuzione dei patrimoni è molto maggiore di quella – già molto elevata in Italia – dei redditi) presenta anche la caratteristica di non interferire in modo rilevante con l’attività economica, in quanto viene pagata indipendentemente da qualsiasi attività di produzione e consumo, sicché il trasferimento del prelievo dal reddito al patrimonio avrebbe effetti positivi sulla economia”.
Mi piace ricordare che questo tema è stato attualizzato dal ministro Tremonti quando ha tanto insistito e tanto si è battuto perché, oltre al debito pubblico, fosse considerato il debito privato; il combinato disposto dei due debiti migliorava di molto la posizione debitoria del nostro paese. Ma osservavo in un mio articolo, dire che c’è un privato formichina ed uno stato cicala può tradursi in un beneficio per lo stato soltanto con tre sbocchi: a) aumentare le tasse, b)fare un prestito forzoso e c) diminuire i servizi. Le proposte di Amato e Capaldo percorrono la prima strada.
Questa proposta permetterebbe di liberare il paese dal soffocante debito pubblico, e potrebbe liberare risorse per un rilancio riducendo l’onere degli interessi passivi.
Ma forse ci sono strade meno miracolistiche, quali quella seguita dal Belgio che aveva un debito al 120% e ora l’ha ridotto all’8°% grazie ad una gestione annuale basata sull’avanzo primario.
Due ultime osservazioni.
Il PD si è precipitato a dire che il suo programma non prevede nessuna imposta patrimoniale. E’ vero (il Nens non è il PD) ed è giusto denunciare le strumentalizzazioni di Berlusconi, ma dire che la patrimoniale sia inefficace ed iniqua mi sembra molto dettato dal terrore che fa parlare di patrimoniale in clima di elezioni.
La seconda osservazione è di tipo pratico: le patrimoniali (come fece Amato nel ’92) si fanno per decreto il venerdì sera, prendendo tutti di sorpresa. Parlarne prima porta due risultati: capitali che fuggono all’estero, e impercorribilità della proposta che abortisce col solo parlarne.
link:http://www.nhlshopusa.com/nhl-j...
There are dozens of conventional lin...
Don't think that you will link:http...
By the time I obtained home that nigh...
Questo è bello..da portare a scuola. ...
For hire and it is at link:http://w...
There are a few things link:http://w...
By wearing replica link:http://www....
Per me è un'ottima sintesi di tutte l...
Cari Compagni invito tutti i compagni...
Abbiamo infatti ritenuto di pubblicar...
E' grave aver impedito a Marco Ferran...
Although link:http://www.hermesrepli...
Everything link:http://www.replicach...
Who believe link:http://www.idolrepl...