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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

Home Economia Economia - contributi L'IMPOSTA PATRIMONIALE

PostHeaderIcon L'IMPOSTA PATRIMONIALE


Non è un residuo bolscevico

Talora la cultura egemone permea di sé anche chi si ritiene alternativo e non alienato, ma estraneo al conformismo dilagante.

Dico ciò perché, nella più genuina cultura liberale, quella di Luigi Einaudi, l’imposta patrimoniale sulle successioni, era lo strumento principe per poter mettere in pratica quella eguaglianza dei punti di partenza , che è la premessa indispensabile ed irrinunciabile se vogliamo parlare seriamente di meritocrazia. Infatti parlare di merito senza affrontare la premessa dell’eguaglianza dei punti di partenza, è un atteggiamento ideologico che denuncia se non ignoranza, almeno ipocrisia.

            In un abbozzo iniziale, successivamente stemperato,  L.Einaudi pensava ad un’imposta di successione (tipica imposta patrimoniale) che, in una o più generazioni, realizzasse l’azzeramento delle disuguaglianze sociali di partenza (L.Einaudi Lezioni di politica sociale Einaudi editore pagg 231-328).

            Questo per ricordare la matrice liberale, e non bolscevica, di questa imposta, su cui si può ragionare senza pregiudizi.

Il reagan-tatcherismo e l’indice Gini

La distribuzione dei redditi

            L’iperliberismo entrato in gravissima crisi nell’agosto 2007 stenta a morire. Sta tornando ad alzare la testa (basti guardare all’enorme massa di transazioni finanziarie tornate ai livelli pre-crisi, basti guardare ai titoli di aziende automobilistiche che aumentano al diminuire del fatturato e alla perdita di quote di mercato) e sta cercando di far dimenticare i guasti creati, in primis l’enorme massa di disoccupati, che torna ad ingrossare le fila dell’esercito di riserva di manod’opera.

            Tra i guasti portati dall’iperliberismo c’è lo spostamento dai salari ai profitti (si stima che in Italia il calo della quota dei salari sul PIL a partire dalla prima metà degli anni 80 ad oggi, sia pari a 8 punti di PIL  ovvero circa 140 miliardi di €( M.Panara La malattia dell’occidente Editori Laterza pag 15)) che ha portato al duplice guasto di: a) ridurre i consumi finali causando una crisi di sovrapproduzione, e b) liberare fondi per gli investimenti finanziari alimentando così le disponibilità disponibili per bolle speculative.

            Tra il 1989 ed il 1998 in Italia, l’indice Gini è passato dal 33.1% al 36.8%. Abbiamo già parlato dell’indice Gini negli scritti destinati al convegno sul lavoro (li trovate in questo sito alla sezione economia). Tale indice va dal valore 0 quando la ricchezza o il reddito è perfettamente distribuito tra tutti i cittadini, al valore 1 quando tutta la ricchezza o il reddito è posseduto da un cittadino e tutti gli altri non posseggono nulla. Certamente nessuno dei due casi estremi è realizzabile e neppure auspicabile. Ma un confronto nel tempo ( e nello spazio) ci dice se la disuguaglianza sta aumentando o diminuendo. Tanto per evitare equivoci ritengo che l’eguaglianza sia un valore e per di più (Bobbio docet) un valore di sinistra.

Bene confrontiamo i dati di distribuzione dei redditi tra i decili della popolazione nel 1989 e nel 1998:

Decili

1989

1998

Reddito medio

1

2.7%

2.0%

16.92

2

4.3%

3.8%

30.80

3

5.5%

5.0%

39.57

4

6.5%

6.2%

48.23

5

7.7%

7.4%

56.58

6

9.1%

8.9%

65.66

7

10.8%

10.6%

76.55

8

12.7%

12.7%

91.25

9

15.7%

15.7%

119.66

10

25.2%

27.5%

228.92

 

33.1%

36.8%

 

 

 

 

 

 

Come si legge. Il primo decile (cioè il 10% più povero della popolazione) possedeva nel 1989 il 2.7% del reddito, ora ne possiede il 2.0%, si è cioè impoverito. Così pure i decili dal 2 al 7, i decili 8 e 9 sono rimasti fermi, mentre il decile rappresentante il 10% della popolazione più ricca ha aumentato la sua quota dal 25.2% al 27.5%.

L’indice totale della disuguaglianza è passato dal 33.1 al 36.8 con un incremento dell’11%.

Il rapporto tra decile più ricco (228.92) e decile più povero (16.92) è di 1 a 13.52, ma se volessimo fare il rapporto tra una famiglia che possiede una ricchezza di 250.000€ e quella dell’uomo più ricco d’Italia con una ricchezza di 12 miliardi di €, il rapporto sarebbe di 1 a 48.000.

Continuando in questo esercizio e volessimo confrontare le cifre dell’abitante più povero della Sierra Leone con quelle dell’uomo più ricco del mondo, calcoleremmo un   rapporto di 1 a 10.000.000.

Ma vediamo anche nello spazio come si distribuisce l’indice Gini.

Indice da

a

Paesi

0.23

0.25

Danimarca, Svezia

0.25

0.27

Lussemburgo, Austria, Cechia, Slovacchia, Finlandia

0.27

0.29

Belgio, Olanda, Svizzera, Norvegia, Islanda, Francia

0.29

0.31

Ungheria, Germania, Australia

0.31

0.33

Corea, Canada, Spagna, Giappone, Grecia, Irlanda

0.33

0.35

Nuova Zelanda, Gran Bretagna

0.35

0.37

Italia

0.37

0.39

Polonia, USA, Portogallo

0.39

up

Turchia, Messico

 

 

 

 

            Sociologicamente si parla dell’indice 0.40 come l’indice critico per le tensioni sociali.

            Concludendo l’Italia che si trova tra i paesi più inegualitari, negli ultimi anni (come peraltro quasi tutti i paesi occidentali) ha inasprito le differenze nella distribuzione dei redditi ricchezza tra i suoi cittadini. Potrebbe essere ragionevole porsi come sinistra l’obiettivo di portare l’indice Gini sotto allo 0.30. Ed un’imposta patrimoniale potrebbe essere uno strumento utile.

La distribuzione della ricchezza.

            Passiamo ora ad esaminare la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza.(La ricchezza delle famiglie italiane 2009 – Banca d’Italia Eurosistema). La ricchezza netta è il risultato di attività reali (case, terreni etc) più Attività finanziarie (azioni, obbligazioni, c/c/b etc) meno passività finanziarie (mutui, debiti).  Espressi in miliardi di € la ricchezza reale è pari a 5.883 mld, quella finanziaria è pari a 3.565mld,  i debiti finanziari sono pari a 860mld, per una ricchezza netta di 8.588mld di €.

            La distribuzione della ricchezza non è fatta per decili, bensì sulla base dei seguenti tre scaglioni: a) ricchezza posseduta dal 50% delle famiglie più povere, b) ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie più ricche, c) ricchezza posseduta dal restante 40% della popolazione.

Anno

10% più ricche

50% più povere

40% intermedie

1998

46.5

9.3

44.2

2000

47.5

9.6

42.9

2002

44.9

9.6

45.5

2004

42.9

10.1

47.0

2006

44.7

9.7

45.6

2008

44.7

9.8

45.5

 

 

 

 

 

            Impressionante l’indice Gini  che oscilla intorno al valore  di .061 che tuttavia Banca d’Italia dice essere abbastanza contenuto in confronto con gli indici degli altri paesi.

Le bolle speculative

            Lo svilupparsi ed esplodere di bolle speculative nel settore degli immobili è una costante che forse conosce la sola eccezione della bolla dei tulipani scoppiata nella prima metà del XVII secolo.

            Il caso più eclatante è stato quello recente che ha coinvolto l’Irlanda. Le banche, guidate da banchieri degni della fucilazione, hanno finanziato investitori in immobili alimentando una bolla poderosa che, quando è scoppiata, ha causato perdite pari alla metà del PIL.  Ripeto, la metà del PIL. Questa perdita avrebbe distrutto tutto il sistema del credito irlandese, se lo Stato non fosse intervenuto e si fosse fatto carico di detta perdita. Il debito pubblico irlandese, che era pari al 20% del PIL è schizzato al 70% del PIL, creando una crisi, non riassorbita, a tutto il mondo dell’euro.

            Greenspan sosteneva, a mio parere improvvidamente, che è impossibile prevedere e combattere le bolle speculative (il cui meccanismo è stato magistralmente illustrato da Kindleberger e da Minsky), ma negli USA, prima della grande crisi del 2007, si è fatto di più. Si è soppressa l’imposta sul plusvalore delle case, favorendo la rincorsa folle verso il baratro della speculazione.

            Le bolle ci potrebbero essere indifferenti se, nel loro perverso sviluppo coinvolgessero solo chi partecipa alla scommessa speculativa. Ma come abbiamo visto nella crisi dei sub-prime lo scoppio della bolla immobiliare del 2007 (peraltro di dimensioni all’inizio non preoccupanti), come il famoso battere delle ali di farfalla, ha causato un crisi unica per dimensioni ed estensione.

            Sarebbe quindi auspicabile combattere con strumenti adeguati il pericolo di bolle speculative. Può essere utile una legge come fu negli anni ’60, la legge Sullo che combatteva  all’origine la rendita fondiaria, unica seria legge contro quella rendita, tanto più efficace quanto più combattuta da Carli, Malagodi e soprattutto dal “Borghese”, che (anticipando di decenni Il Giornale) fece di Fiorentino Sullo il predecessore di Boffo.

            Potrebbe essere uno strumento  utile la proposta Capaldo: una patrimoniale  più vicina all’Invim che all’Ici (che tuttavia ha il limite di colpire solo le case) essa infatti andrebbe a colpire con un’aliquota del 12.5% gli aumenti virtuali di valore del patrimonio edilizio istituendo così un’imposta una tantum che ha un suo fondamento razionale e in cui non trovo nulla di criminale. La difficoltà di tassare una plusvalenza virtuale viene rappezzata da Capaldo con la controproposta di far pagare rateizzato, ovvero al momento della vendita o megli, io direi, al momento della successione.

            Tanto per fare delle cifre il bollettino della banca d’Italia ci dice che il valore della ricchezza in abitazioni tra il 1994 al 2010 è passato da 2.176 mld di € a 4.832 mld di €. Tale valore non è dovuta soltanto al capital gain perché nel frattempo ci sono state nuove costruzioni; genera sicuramente capital gain (al netto dell’inflazione) il costo a mq che è passato negli stessi anni da 850€ a 1.590€

Il contorno

            Evidenziata così, il contorno in cui ci troviamo ad agire, ci pare che abbia piena legittimità ricercare di raggiungere due obiettivi: riportare l’indice Gini a parametri più accettabili, ridurre il debito pubblico.

            Mi pare lampante che la proposta di un’imposta patrimoniale una tantum sia del tutto legittima e raggiunga entrambe gli obiettivi: sicuramente riduce il debito pubblico sicuramente ha effetti redistributivi ai fini dell’indice Gini sia quello della ricchezza (pagherebbero infatti solo i decili più ricchi) sia quello dei redditi ( i minori interessi sul debito pubblico ridotto, si traducono in minori imposte per tutti). Affermare quindi che una patrimoniale non raggiungerebbe nessuno dei due fini è del tutto apodittico.

            Piuttosto c’è da chiedersi quali potrebbero essere gli effetti di una patrimoniale sulla possibilità di crescita del paese. Non mi appello tanto a Fassina, quanto al documento di Nens  “Prospettive di riforma fiscale in Italia” dell’ottobre 2010. Leggo a pagina 8, paragrafo 7 :

            “Va affrontato il problema della tassazione patrimoniale in Italia. L’imposta sul patrimonio, infatti, oltre ai noti effetti redistributivi e perequativi, (la concentrazione – disuguaglianza – nella distribuzione dei patrimoni è molto maggiore di quella – già molto elevata in Italia – dei redditi) presenta anche la caratteristica di non interferire in modo rilevante con l’attività economica, in quanto viene pagata indipendentemente da qualsiasi attività di produzione e consumo, sicché il trasferimento del prelievo dal reddito al patrimonio avrebbe effetti positivi sulla economia”.

            Mi piace ricordare che questo tema è stato attualizzato dal ministro Tremonti quando ha tanto insistito e tanto si è battuto perché, oltre al debito pubblico, fosse considerato il debito privato; il combinato disposto dei due debiti migliorava di molto la posizione debitoria del nostro paese. Ma osservavo in un mio articolo, dire che c’è un privato formichina ed uno stato cicala può tradursi in un beneficio per lo stato soltanto con tre sbocchi: a) aumentare le tasse, b)fare un prestito forzoso e c) diminuire i servizi. Le proposte di Amato e Capaldo percorrono la prima strada.

            Questa proposta permetterebbe di liberare il paese dal soffocante debito pubblico, e  potrebbe liberare risorse per un rilancio riducendo l’onere degli interessi passivi.

            Ma forse ci sono strade meno miracolistiche, quali quella seguita dal Belgio che aveva un debito al 120% e ora l’ha ridotto all’8°% grazie ad una gestione annuale basata sull’avanzo primario.

            Due ultime osservazioni.

Il PD si è precipitato a dire che il suo programma non prevede nessuna imposta patrimoniale. E’ vero (il Nens non è il PD) ed è giusto denunciare le strumentalizzazioni di Berlusconi, ma dire che la patrimoniale sia inefficace ed iniqua mi sembra molto dettato dal terrore che fa parlare di patrimoniale in clima di elezioni.

La seconda osservazione è di tipo pratico: le patrimoniali (come fece Amato nel ’92) si fanno per decreto il venerdì sera, prendendo tutti di sorpresa. Parlarne prima porta due risultati: capitali che fuggono all’estero, e impercorribilità della proposta che abortisce col solo parlarne.

             

           

 

Commenti (40)
  • Anonimo
    Mi dispiace che si insista su questa proposta che per me resta disastrosa ed equivale ad un vero e proprio suicidio per una autentica sinistra socialista e liberale. E che non credo che questa associazione possa far propria, se non al prezzo di perdesi anche i suoi "pezzi" per strada
    A tal proposito invito a leggere il seguente articolo:
    La proposta è partita da Amato: una patrimoniale per ridurre il debito pubblico. Veltroni l´ha ripresa. Pellegrino Capaldo l´ha rilanciata sul Corriere della Sera, come imposta sulle plusvalenze immobiliari (è la stessa cosa).
    Fortis l´ha evocata sul Sole-24 Ore, indicando la ricchezza degli italiani come panacea contro una crisi del debito pubblico: se gli investitori esteri scappano dai Btp, gli italiani sono abbastanza ricchi per comprarseli, indirettamente, pagando una patrimoniale.
    Risolvere la crisi del debito pubblico, scaricandolo sui privati cittadini è un´idea insensata: non risolve i problemi alla base della crisi della finanza pu...
  • Anonimo
    Risolvere la crisi del debito pubblico, scaricandolo sui privati cittadini è un´idea insensata: non risolve i problemi alla base della crisi della finanza pubblica; è inefficiente; ed è iniqua, a dispetto degli slogan.
    (1) C´è una crisi quando gli investitori cominciano ad avere dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico. Conta il livello, ma anche la dinamica del debito, che dipende dalla capacità del governo di incidere durevolmente sulla spesa pubblica, e dal tasso di crescita dell´economia, dal quale dipende il flusso delle imposte. Il nostro debito, elevatissimo, è tornato ai livelli di 15 anni fa: segno che il problema della spesa pubblica è tale e quale. Ma a differenza di allora non c´è l´attesa per l´euro, che fece scendere i tassi, partiamo da un livello più alto di pressione fiscale e veniamo da un decennio di stagnazione. In caso di crisi, anche se lo abbattessimo con una patrimoniale, il debito ricomincerebbe a crescere. E saremmo da capo. A meno di non far ripartire...
  • Anonimo
    A meno di non far ripartire la crescita e rallentare la corsa della spesa pubblica.
    (2) I fautori della patrimoniale sembrano dimenticare l´effetto depressivo sui consumi di una forte caduta della ricchezza. Ridurre il debito al 60-80% del Pil, come proposto, implica una patrimoniale da 600-900 miliardi, ovvero circa 150-250 mila euro per ognuna delle 2,5 milioni di famiglie più ricche, l´ipotesi Amato; o circa 20-35 mila euro in media per tutte le famiglie nella versione Capaldo. A me pare garanzia di recessione.
    Ma Capaldo sostiene che la patrimoniale, riducendo l´onere del debito, permetterebbe di aumentare gli investimenti pubblici: «È innegabile.. che il Paese troverebbe nuovo slancio», chiosa l´intervistatore. L´unica cosa di innegabile è che a guadagnarci sarebbero le solite imprese che si aggiudicano gli appalti.
    continua
  • Anonimo
    (3) Il 65% della ricchezza degli italiani è costituita da immobili; che costituirebbero la principale base imponibile della patrimoniale. Non c´è nulla di sbagliato nel tassare il mattone: ma per finanziare gli enti locali, come si fa in tutto il mondo, sul presupposto che il valore delle abitazioni è correlato alla qualità dei servizi pubblici, al decoro, o alla sicurezza. Da noi invece, per finanziare i Comuni tassiamo i redditi, e le case di chi, non residente, non vota: caso unico di taxation without representation, come ha ironizzato Boeri.
    (4) Chi è veramente ricco detiene le proprie attività finanziarie in holding, family offices, aziende di famiglia. Per colpirle, bisognerebbe mettere una patrimoniale su tutte le società di capitali. Insensato. E se la società è all´estero? Impossibile. Chi aveva poi esportato capitali, li ha fatti rientrare con lo scudo attraverso l´intestazione fiduciaria dei conti esteri: che rimanendo fuori, possono svanire nuovamente, senza che il fisco...
  • Anonimo
    senza che il fisco possa farci niente. Alla fine, la patrimoniale graverebbe prevalentemente sui risparmi del ceto medio, depositati presso gli intermediari.
    (5) Oltre metà del debito pubblico italiano è detenuto da stranieri. In caso di crisi si pensa dunque di tassare pesantemente gli italiani per far sì che gli investitori stranieri non perdano un centesimo. Una patrimoniale equivale in tutto a un default: ma assurdo in questo caso, perché non toccherebbe metà dei creditori.
    (6) Il nostro debito pubblico è frutto delle pensioni elargite ai cinquantenni e della finanza allegra per comperare consensi negli anni '80.
  • Anonimo
    Chi è causa del dissesto, dunque, non ne sopporterebbe le conseguenze. Strano senso di equità. Ma le idee cattive hanno più fascino di quelle buone. Specie quando servono da paravento per nascondere i veri problemi: l´incapacità di crescere; e una spesa pubblica che non ha mai smesso di correre.

    Alessandro Penati Repubblica 29/01/2011

    La mia convinzione che una proposta simile darà al Berlusca ancora più ossigeno è sempre più radicata e spero davvero che SeS non la faccia propria, perché non la renderebbe compatibile con la mia linea politica
    C.F.
  • Anonimo
    E ancora...
    http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/12/29/IL-CAS O-1-A-chi-giova-la-tassa-sui-ricchi-della-Cgil-e-di-Amato-/2/137047/
    C.F.
  • Anonimo
    Salvo introdurre norme valutarie ineludibilmente contrarie alle regole europee, i tartassati della patrimoniale non aspetterebbero più neanche un giorno a portarsi oltre confine i risparmi residui, cessando anche con tutta probabilità di investirli in titoli di Stato tricolori.
    Quanto all’opinione pubblica internazionale, finiti gli applausi di maniera per la decisione coraggiosa del governo - ammesso e non concesso che tali applausi ci fossero - non farebbe altro che trarre le debite conseguenze dallo spettacolo appena applaudito, dirottando a sua volta verso lidi più sicuri i propri investimenti.
  • delfo
    Pienamente d'accordo con Felici.
  • Gatti
    Primo: nel metodo. In un mio articolo dico che la patrimoniale può risolvere due temi: il debito pubblico, la mala distribuzione. C.F. apoditticamente asserisce che la patrimoniale non risolve nessuno dei due punti. Scrivo allora argomentando, non per il solo C.F. ma per tutti i lettori di SeS con dati di fatto e con considerazioni anche nuove (l'eguaglianza dei punti di partenza) le ragioni che testimoniano a favore della patrimoniale. Non nascondo le difficoltà (colpisce solo le case) ma alla fine concludo che preferirei il metodo Belgio e che la patrimoniale si fa con un bliz o abortisce nel momento in cui è proposta.
  • Gatti
    2. C.F risponde con "Mi dispiace che si insista su questa proposta....spero proprio che SeS non la faccia propria perchè NON LA RENDEREBBE COMPATIBILE CON LA MIA LINEA POLITICA.
    Nel mio pensiero l'approfondimento è ragionamento, analisi, risposte a tono, accettazione degli argomenti altrui, ma non è mai un dictat un ipse dixit, un out out. Dovrei quindi lasciare SeS se metti caso in una riunione ufficiale sull'argomento andassi in minoranza?

    Veniamo all'art. di Penati.
    Le argomentazioni sono tutte sensate anche se taluna è opinabile (anche se lo abbattessimo con una patrimoniale il debito ricomincerebbe a crescere).
  • Gatti
    3. Il punto però è questo. Penati sa benissimo che Merkel e Sarkozy stanno pensando ad un rientro del debito italiano in 20 anni a 45 mld di euro di finanziaria per venti anni. Pensa che 20 anni di finanziarie lacrime e sangue non siano depressive? Pensa che si possano affrontare importi di questo genere gravando sui redditi senza toccare i patrimoni?
    Ma quando diciamo che si sono spostati 140 mld di euro dai salari ai profitti e pensiamo di fare rientrare almeno alle casse dello stato queste rapine tatcheriane, diciamo cose vere o stiamo facendo propaganda?
  • delfo
    Io penso che per creare un minimo di attenzione intorno a noi,e all'associazione,riferendoci all'idea socialista,sia azzardato infilarci in "questioni" distanti dal sentire comune,e anche,se non di difficile applicazione,alquanto scomode.Ce lo ha insegnato la destra stessa.Alle masse ci si rivolge direttamente,con argomenti semplici (non parlo di risoluzioni semplicistiche).Che noi continuiamo a parlare di tecnofinanza,di modello tedesco o francese,di tasso di sconto,di bonds e quant'altro,alimentiamo un giusto dibattito inter nos,ma poco proficuo per l'interesse del partito a crescere nei numeri.Badate bene,con questo non dico che bisogna fare populismo.Ma,riusciamo a capire quello che realmente la gente vuole oggi da noi?Alle persone,che il deficit pubblico sia alle stelle,poco puo' interessare.L'importante e' che si conduca una vita decente,sostenuta da un lavoro decente che ti consenta fra le altre cose,anche di mangiare una pizza di tanto in tanto.Come fare per riallacc...
  • Anonimo
    Le mie motivazioni non sono apodittiche ma sono condivise, come ho dimostrato, dati alla mano, da molti analisti e opinionisti anche di sinistra. Ad avvalorarlo sono gli articoli che ho menzionato.
    Il fatto di esprimere una mia opinione che è DIVERGENTE da questa proposta viene interpretato come un diktat (e non è nemmeno la prima volta). Qui c'è un problema: io non ho facoltà di esprimere diktat né di orientare la linea di SeS ma rilevo solo divergenze di intenti. E' chiaro che se una associazione si compatta su tali questioni rischia che altri (e che siano minoranza è da dimostrare) possano, nel merito specifico, non seguirla.
    CF
  • Renato
    Apodittico e condiviso sono concetti incomparabili
  • Renato
    Caro Delfo, ti riporto il parere di A.Martino sul Sole 24ore di oggi, così puoi renderti conto di come le cose astruse si riflettono sulla gente comune. "Osservo molto semplicemente che compagini statali senza pensioni e senza sanità' pubblica sono esistite per millenni, ma mai nessuna senza difesa e senza politica estera. Dunque l'unica soluzione e' mettere mano a riforme strutturali" Quindi no alla patrimoniale e si' alla eliminazione di pensioni e sanità' pubblica.
  • Anonimo
    Da più di 15 anni, dai tempi cioé di Amato premier, la casta al potere cerca di risolvere le questioni nodali (così fu per il passaggio all'euro) aumentando la tassazione e colpendo sempre di più i soliti noti ed il patrimonio immobiliare. La conseguenza è che la corruzione è cresciuta e gli strumenti per combatterla sono diminuiti. Anzi, gli stessi referenti corrotti sono al potere e lo esercitano "comprando" consensi (cioè con il metodo palese della corruzione perché sanno di poter restare impuniti) Questa è la garanzia per la casta che potrà sopravvivere senza mettere minimamente in discussione la propria esistenza, ma continuando a spremere il cittadino così come fanno con il taglieggiamento i mafiosi
    C.F.
  • Anonimo
    "senza difesa e senza politica estera" le parole riportate sono davvero ridicole.
    Infatti noi tuttora, pur spendendo più che per altri settori, non abbiamo né difesa (dato che non abbiamo ancora un esercito europeo svincolato dalla NATO) né politica estera (in quanto semplicemente obbediamo ad altri che ci ordinano missioni di "spazzini" internazionali, senza alcun beneficio in sede ONU (dove non abbiamo alcun seggio permanente tra i membri del consiglio di sicurezza)
    Quindi il ricatto demagogico e strumentale di non avere ulteriori servizi sanitari scolastici o pensionistici è da repingere in toto.
    VERRA' UN GIORNO (FORSE NON LONTANO) IN CUI ANCHE LE MASSE ITALIANE CHIEDERANNO CONTO ALLA CASTA AL POTERE DELLA SUA ESISTENZA COME LO STANNO FACENDO QUELLE DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO
    CF
  • Anonimo
    PS
    Per favore non giochiamo con le parole "apodittico" non l'ho tirato fuori io, ma è un termine che viene attribuito arbitrariamente ale mie considerazioni, queste ultime condivise ed avvalorate dagli articoli che ho presentato.
    CF
  • Renato
    Perché' non ti leggi l'art. Sulla patrimoniale su sbilanciamoci.info?
  • Anonimo
    L'ho letto e condivido pienamente il commento che c'è in coda e che riporto anche qui
    E'UNA VERGOGNA!
    Queste persone propongono una tassa patrimoniale che non risolverà NULLA! Se questo ennesimo sacrificio fosse accompagnato da una draconiana riduzione della spesa pubblica, in particolare quella clientelare, anche se ingiusta, la patrimoniale potrebbe essere anche accettata. Ma qui, cari signori tutti sanno che per uscire da questa situazione é necessario riavviare la produzione, produzione che non potrà ripartire che con una diminuzione dei costi collaterali ed anche della tassazione! Finanziamenti a pioggia, opere pubbliche inutili NON SERVONO AFFATTO! Se c'é convenienza si produce anche nel letame, ma in questo paese IL LAVORO che fonda l'art.1 della nostra Costituzione é criminalizzato , ipertassato e gravato da mille impedimenti creati per far lavorare una clientela sempre più vasta della nostra nomenclatura sia di destra che di sinistra! Così si attacca il frutto del lavoro ...
  • Anonimo
    Così si attacca il frutto del lavoro (quello passato dato che ora il lavoro non rende nulla), ma questo non per cambiare ma solo per procrastinare l'inevitabile crollo."

    Queste sono prese di posizione che io ritengo siano frutto del vasallaggio verso la casta neofeudale e mafiosa che governa questo disgraziato paese. Teorizzare la necessità della patrimonale significa teorizzare il pizzo che tale casta ha sempre chiesto continua a chiedere e chiederà al cittadino con lo stesso metdo dell'usuraio e del taglieggiatore. CF
  • delfo
    D'accordo Renato,noi lo abbiamo gia' capito.Io cerco solo un modo indolore per farlo capire alla gente.
  • delfo
    @Felici.Condivido pienamente quello che lei dice su caste e taglieggiatori,e ben venga che ci sia qualcuno che ancora ne parla,individuando in essi,il male endemico delle nostre comunita'.Proprio per questo mi riallaccio al discorso di prima,dicendo che la gente e' stanca.Poi se in un certo qual modo e' l'uomo ad essere misura del mondo intorno a se',perche' si dovrebbe privilegiare la politica estera al diritto alla propria salute..?il pragmatico Gatti dice il vero asserendo che senza difesa e politica estera si rimane chiusi in una nicchia.Ma ripartiamo da noi,combattendo caste,banche e mafie,anche con molti sacrifici,e la normalita' del pensiero di Gatti(giusto oggi)diverra' il pane quotidiano di una casta che si confinera' con le sue stesse mani.La speranza e'proprio quella della riacquisizione della sovranita' da parte di chi produce,e non la permanenza della sovranita'di chi taglieggia da secoli.
  • UnMeseInAttesaDiApprovazione  - Non è un residuo bolscevico...
    No è un'analisi Tremontiana a carnevale.
  • Franco Bartolomei
    Sinceramente non capisco questa avversione frontale alla Patrimoniale.
    La patrimoniale è una imposta anticipata sulla rendita, non è ne' una imposta sul reddito, ne una imposta sull'incremento di valore , e quindi sul processo economico produttivo, come l'IVA,e neppure una tassa sui consumi.
    La patrimoniale come misura una tantum e' una forma di riequilibrio Sociale, che in un momento di emergenza straordinario rappresenta un contributo di solidarieta'delle classi abbienti alla comunita', dovuta in base ad un elementare dovere di responsabilita' sociale.
  • UnMeseInAttesaDiApprovazione
    Come pensi di stimare la patrimoniale per chi ha capitali all'estero?
    Come pensi di rendere equilibrato un sistema sociale che offre vantaggi enormi per chi possiede enormi capitali?
    Come pensi di giustificare ad un uomo, che con merito e sudore, ha lavorato una vita intera solo per creare "un'opportunità" alle nuove generazioni della sua famiglia?
    L'analisi non può essere fatta solo con i numeri. Il problema è che noi socialisti non sogniamo più, ma siamo abili commercialisti. Il sistema ci ha inglobato, e noi produciamo solo proposte che alimentano il sistema stesso.
  • Anonimo
    In effetti questa proposta ci "accoda" come socialisti su posizioni già vecchie, già arcinote e molto impopolari. Non per niente ne è artefice un "socialista" craxiano di vecchia data la cui popolarità è praticamente zero e che a suo tempo mise tasse pure sui conti correnti e sui medici di famiglia.
    Non abbiamo bisogno di misure una tantum ma di riforme strutturali che rompano i perversi legami tra amministrazioni corrotte e organizzazioni criminali: la fonte principale della dispersione di risorse economiche e dell'incremento del debito.
    Che poi la sostenga pure Franco mi delude non poco..
    C.F.
  • Anonimo
    L'attuazione di tale imposta patrimoniale deprime l'economia, scoraggia investimenti, deresponsabilizza dal dimagrimento della spesa pubblica, non farebbe pagare i veri ricchi perché non abbiamo strumenti idonei per calibrare il prelievo.
    http://www.nuovofiscooggi.it/files/u27/rassegnastampa/30.01.2011_02.pd f
    C.F.
  • Anonimo
    http://www.nuovofiscooggi.it/files/u27/rassegnastampa/30.01.2011_02.pd f
    C.F.
  • Anonimo
    la f finale va unita alla d nel pdf
    purtroppo nel copia incolla risultano separate
    C.F.
  • giovanni
    diceva Padoa Scioppa le tasse sono belissime !! che una delle cose più di sinistra che siano mai state dette.
    il punto è a cosa servono le tasse e chi controlla le tasse ?
    secondo il grande borghese Padoa , secondo il falso socialista Amato secondo il novista africano di new york Wolter le tasse servono a tenere i conti ' in ordine', ragionando come delle casalinghe con tutto il rispetto per il salario al lavoro domestico !!
    Keynes sosteneva che le tasse servono per sostenere la funzione del cosumo e degli investimenti tramite l' intervento pubblico.
    la patrimoinia incrementa la...reccessione !!!

    ma in quale manuale di economia studiate !!

    manco il bocconiano Giavazzi ragiona più cosi !!

    la patrimoniale colpisce i GRANDI patrimoni auto Ferrari e Lamborghini Ville e non 'roba' che si può nascondere !!

    la spesa pubblica andrebbe tenuta sotto controllo con tecniche contabili elaborate negli 50 anni fa e in francia 30 fa ...noi no
    perchè ?
    perchè subiamo il fetiecismo del pensierin...
  • giovanni
    portano la 'roba' all' estero !!
    in Francia e Germania 'pagano' il doppio che in Italia , nei paradisi fiscali con i controlli informatici pagani ..il triplo !!

    perchè continuiamo a subire il fetiecismo del pensierino unico neoliberista.

    il controllo popolare sull' uso delle tasse , qui ed altrove si parla do SOVIET e di primarie
    a cosa serve la democrazia popolare ( non in alternativa alla democrazia parlamentare )?

    Infine la gara .. 100 metri olimpiade littly toni Blair piange egli deve partire un metro dietro egli si impegna per vincere .
    Lui nato povero in tutti i sensi si impegna i socialisti di sinistra sono rispetto al laborista non socialista little tony troppo ricchi quindi si devono impegnare per diventare un po piu poveri …questa si chiama SOLIDARIETA’
  • Franco
    Mai avrei immaginato di poter deludere qualcuno per aver sostenuto la "Patrimoniale".
    Stranezze della politica.
  • Anonimo
    La "delusione" non è sulla persona, ma sulla posizione della persona. Questa non è la stranezza, ma il "bello" della politica, almeno di quella che non prevede "appiattimenti"
    C.F.
  • Gatti
    Caro Giovanni, per onestà intellettuale secondo l'ipotesi del ciclo di vita di Modigliani, l'imposta patrimoniale può incidere sui consumi ed avere un qualche effetto recessivo. In fatti la patrimoniale è un'imposta calcolata sul patrimonio ma pagata con il reddito a meno che non si venda parte del patrimonio. Ciò tuttavia non modifica la base del ragionamento. Se 8 punti di PIL sono andati dai salari al capitale, ebbene vediamo di farne rientrare un po'.
  • Anonimo
    Ma sì..ragioniamo in termini "tattici", ci fa comodo, per rafforzarci, che il Berlusca vada avanti altri tre anni, così sponsorizziamo una sinistra che promuove tasse e patrimoniali e non sa che fare per riformare seriamente il settore pubblico e per combattere le sue collusioni con le organizzazioni criminali. Di conseguenza, il Berlusca risale nei sondaggi, continua ad assicurarci materie prime e rifornimenti con le sue amicizie con Gheddafi e Putin, tiene a bada Tremonti perché non sbrocchi più di tanto con i favori ai banchieri (che sono tanto "cari" non solo perché esigono tassi elevati dal povero cittadino ma anche perché "tengono" alla grande) e tutto va bene..ma sì,,viva la patrimoniale, viva la sinistra!
  • giovanni
    è vero che la patrimoniale fotografa il patrimonio ma si paga con il reddito.
    il concetto che manca e la propensione marginale al consumo , alcuni consumano il 100 % del loro reddito altri il 120 % vanno in debito altri il 20 % altri il 5 %.
    quindi chi paga la patrimoniale con il reddito consuma il 20 % o meno del suo reddito.
    in riferimento agli investimenti solo le partite iva in cui la figura dell' imprenditore e del cittadino si unifica solo nelle partite iva la patrimoniale può incidere sugli investimenti.
    ma se in Italia gli investimenti dipendono dalle persone fisiche e NON giuridiche se questo è il modello di economia che abbiamo in Italia allora prendiamo tutti una nave ed andiamno in Africa con il compagno ' Wolter!!!
  • Anonimo  - Quale patrimonio e come si applica
    La proposta mi pare demagogica e generica anche se apparentemente precisa. Innanzitutto perchè sulla famiglia e non sull'individuo come tutte le imposte italiane? Verrebbero infatti colpite a parità di ricchezza le famiglie più numerose. Una tassa solo sugli italiani o anche sugli stranieri residenti in Italia? Nel secondo caso, che parrebbe il più corretto, come si individuerebbe e si valuterebbe il patrimonio all'estero (immobiliare e finanziario) degli oltre 5 milioni di stranieri regolari in Italia? Quale valutazione dare agli immobili posseduti da italiani in Italia e all'estero? Il catasto è arretrato e non omogeneo nei valori. Infine l'aliquota per una tassa annuale (e non una tantum) che si cumula a tutte le altre, anche di natura patrimoniale (ICI), sembra eccessiva.
  • Anonimo
    La patrimoniale è una misura di buon senso. E' stata introdotta in Lombardia nel 1700 dal conte Carlo Firmian, Giuseppe Parini, Pietro Verri, Cesare Beccaria. Bisognerebbe ricordarlo ai nostri Berlusconi, Bossi, Tremonti, ecc.

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