Oskar Lafontaine: Rifondiamo la sinistra europea

dal sito Radicalsocialismo
Lafontaine: «Rifondiamo la sinistra europea»
Scritto da Oskar Lafontaine (pres. Die Linke)
lunedì 28 settembre 2009
La crisi che stiamo attraversando non è semplicemente tecnica ed economica ma di tutto il sistema sociale. E’ importante sottolineare questo punto, altrimenti rischiamo di non capirla. Sono in gioco i nostri valori. Per trent’anni ha dominato la filosofia neoliberista, una filosofia contro l’umanità il cui unico obiettivo è il profitto e non la soddisfazione dei bisogni dell’uomo. E per avere sempre maggiori profitti si deregolamenta tutto a livello mondiale. Mi piace sempre citare Rousseau per spiegare cosa dobbiamo fare: bisogna avere delle regole per difendere i deboli. In questo periodo senza regole sono i più deboli che necessariamente soccombono. Il risultato di questa crisi è una profonda recessione economica che verrà pagata dai più deboli. La sinistra deve avere un’altra filosofia rispetto al neoliberismo. Se loro chiedono deregolamentazione, noi dobbiamo chiedere più regole. Se loro parlano di privatizzazione noi proponiamo una più forte presenza pubblica in economia. Cuore del neoliberismo è la flessibilità. Bene, noi proponiamo allora un mercato che permetta agli uomini di essere liberi, contro la precarietà.
La nostra è una filosofia di salari adeguati ai bisogni umani, accettabili non solo per le famiglie ma anche dai singoli. Penso che in Germania quasi tutti i partiti siano infetti dal virus neoliberista. Nel mio paese c’era una forte domanda popolare di un partito diciamo «sano», immune da questo virus. E noi siamo stati, e siamo ancora, in grado di dare una risposta a questa domanda. Faccio alcuni esempi: siamo contrari alla prosecuzione della guerra in Afghanistan; gli altri partiti chiedono a gran voce flessibilità, bene, noi siamo per una forte regolamentazione del mercato; e ancora, lottiamo perché si arrivi per legge a un salario minimo garantito. Sulle pensioni tutti i partiti tedeschi puntano alla distruzione del sistema pensionistico pubblico. Noi vogliamo che le pensioni dei nostri anziani siano adeguate ai loro bisogni. Sulla disoccupazione: dopo un anno di non lavoro adesso si hanno 350 euro. Noi chiediamo maggior sostegno ai disoccupati. Abbiamo quattro punti chiari, condivisi dalla maggioranza della popolazione. E grazie a quelli cresciamo anche elettoralmente.
La sinistra anche in Italia deve avere pochi punti chiari su cui non deve transigere. Devi arrivare al popolo. Se fai compromessi non buoni con altri, poi la paghi. Anche elettoralmente. E’ il concetto di sinistra “riformista” ad essere falso: un movimento veramente riformista si deve porre come obiettivo delle riforme, al termine delle quali la popolazione stia meglio. La cosiddetta sinistra “riformista” oggi punta invece all’eliminazione di vantaggi sociali. Non ci si può alleare con chi si dice di sinistra e poi porta avanti politiche che non lo sono. Si torna al concetto iniziale: la formula di Die Linke è per la regolamentazione. E poi in politica estera dobbiamo dire no alla guerra. Serve un rinascimento della sinistra in tutta Europa, direi una «rifondazione», servono punti chiari e condivisi con la base; se decidono tutto i vertici allora si perde. La sinistra deve tirare fuori la testa dal sistema. Un partito si definisce dal programma. Il programma dice chiaramente chi siamo e dove vogliamo andare. E anche con chi possiamo fare il percorso. Anche rischiando di perdere qualcuno per strada.
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Oskar Lafontaine
(presidente della Linke tedesca insieme a Gregor Gysi)
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|93.41.210.xxx |2009-10-09 23:13:25 AnonimoE questo sarebbe il terribile Massimalista tanto vituperato da alcuni dirigenti del Partito Socialista ?
Su una posizione del genere, esposta con tale nitidezza e semplicità, si potrebbe ricostruire in italia una nuova forza politica alla sinistra del PD con consensi superiori al 10/13% dei voti elettorali.
Il vero problema è che nella sinistra italiana non esistono più dirigenti di questo spessore!
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|79.34.65.xxx |2009-10-10 11:20:45 Renato Costanzo Gatti
Condivido che la crisi che noi stiamo attraversando non sia semplicemente tecnica ed economica, ma di tutto il sistema sociale. Ciò non è poi una sorpresa se pensiamo alle interrelazioni tra struttura e sovrastruttura che, anche se non meccanicistiche, sono sicuramente profonde ed autoalimentatesi.
Condivido anche il fatto che (vedasi su questo sito il mio articolo Le tre fasi del socialismo) ad un periodo anticapitalistico del socialismo originario sia subentrata una fase di socialismo subalterno all’egemonia culturale del capitalismo (fase Blair Shroeder). Sono pure convinto che oggi una terza fase di un socialismo antagonista al capitalismo sia necessaria, così come necessaria è la rifondazione della sinistra europea.
Tornare all’impostazione della prima fase anticapitalistica, comporta il rischio di voler affrontare il nuovo con la testa girata indietro e con un bagaglio obsoleto. Questa mi pare essere la vera difficoltà del socialismo, La dimensione mondiale portata...
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|79.34.65.xxx |2009-10-10 11:22:53 Renato Costanzo Gatti
La dimensione mondiale portata dalla globalizzazione collide con l’impostazione statuale del compromesso socialdemocratico. La nostra capacità di rinascita si coniuga con una capacità propositiva che al momento non si intravede.
Certo la seconda fase socialista dando per scontata l’egemonia del libero mercato cercava di scavare spazi di azione redistributiva (o inclusiva) in un contesto strutturale di cui occorreva non solo preservare la funzionalità ma anche favorire lo sviluppo. Oggi che il re è nudo, che, come dice Stieglitz “la mano invisibile è tanto invisibile da pensare che non ci sia proprio”, non si può intervenire solo sulla fase redistributiva ma occorre mettere in discussione la struttura del sistema.
Per questa ragione mi pare vada superato Bad Godesberg che delinea un compromesso con il capitalismo che si intende riformare anche profondamente, introducendovi elementi di socialismo, ma accettandolo come orizzonte invalicabile.
Oggi mi pare sia tornata attua...
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|79.34.65.xxx |2009-10-10 11:23:56 Renato Costanzo Gatti
Oggi mi pare sia tornata attuale quella strategia che “accettando il compromesso con il capitalismo ed escludendo rotture rivoluzionarie, immagini una trasformazione socialista dall’interno del sistema finalizzato ad un superamento del suo orizzonte storico” (Giuseppe Giudice). Penso alle riforme di struttura di Riccardo Lombardi, alle posizioni di Trentin, al piano di Rudolph Meidner.
In sostanza trovo le posizioni di Oskar Lafontaine ispirate al Rousseau delle regole per difendere i deboli, limitate e limitanti.
I punti di Lafontaine: salario adeguato, salario minimo garantito, sostegno al sistema pensionistico e sostegno ai disoccupati, sono punti degnissimi e condivisibilissimi ma tutti racchiusi nel processo redistributivo, oggi si impone un intervento nel processo di accumulazione, altrimenti, come il socialismo della seconda fase, perseguiamo distribuzione e inclusione ma accettiamo acriticamente il sistema capitalistico.
Le riforme di struttura necessarie oggi, i...
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|79.34.65.xxx |2009-10-10 11:24:44 Renato Costanzo Gatti
Le riforme di struttura necessarie oggi, in parte, servono anche a salvare il capitalismo da sé stesso; mi riferisco alla lotta del capitalismo produttivo contro la finanziarizzazione del capitalismo; penso alla lotta del reddito “lavorato” contro l’”incombe by appropriation”. In questo cuneo dobbiamo infilarci con le nostre proposte per dispiegare poi una strategia socialista egemone.
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|217.201.78.xxx |2009-10-10 14:02:32 peppegiudiceha ragione Gatti Lafontaine si inserisce nel miglior filone del socialismo riformatore (Lombardi, Brodolini, Santi, Nenni). La dirigenza del PS non è socialista, è formata da miserabili accattoni della politica, che esprimono un non-pensiero espressione di terza o quarta mano del non-socialismo di Giuliano Amato (una vera catastrofe per il socialismo italiano).
L'unica cosa da fare per i socialisti è quella di abbandonare Nencini, Labellarte e gli altri buontemponi al loro miserevole destino e costruire una area culturale in Sinistra e Libertà per contribuire a definirne programma ed identità
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Condivido totalmente l’impostazione politica espressa nell’articolo di Oskar Lafontaine.
A me pare che essa coincide con le cose che già da tempo noi di “Socialismo e Sinistra” andiamo sostenendo all’interno del Partito Socialista e che riteniamo debba essere l’impostazione sulla quale debba attestarsi anche Sinistra e Libertà. E certamente possiamo garantire tutto il nostro impegno perché dentro Sinistra e Libertà prevalgano le idee e i programmi a cui Lafontaine accennava nel suo articolo.
Vorrei inoltre aggiungere che ho sempre ritenuto la Linke una formazione politica di ispirazione socialista e Lafontaine come uomo politico da ascrivere nel filone dei grandi personaggi della sinistra socialista sia in Europa che in Italia, per cui da questo punto di vista l’articolo di Lafontaine non fa che confermare la mia opinione
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Penso che in questo articolo Lafontaine si sia preoccupato di gettare un ponte con l'SPD e dunque ha sparato basso ... si è attestato sulla parola chiave "regolamentazione" del mercato globalizzato ... che sarebbe già molto se ci si riuscisse a livello FMI WTO Banca Mondiale e si rimettesse in attività il L'Istituto internazionale del lavoro ... tuttavia non basta e lo dico io che Lafontaine non sono e dunque magari mi si passa ... è necessario che "il lavoro si compri il capitale"così come stava per farlo la socialdemocrazia svedese con Piano Meidner al tempo di Olof Palme ... che l'internazionale dei super ricchi ha presumibilmente fatto assassinare. Per approfondire l'argomento, volendo, cliccare il sito www.circolocalogerocapitini.it
"Nel solco del riformismo socialista quale modello di economia per il terzo millennio" sotto argomento liberismo liberalismo liberalsocialimo.
Buon dibattito a tutti.
Luigi Fasce
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Lafontaine giustamente pone al centro della sua analisi l'atteggamento rinunciatario assunto dalle forze della sinistra europea a proposito del liberismo economico. Si è creduto di poterlo combattere nelle sue conseguenze nefaste per i lavoratori, senza mai metterlo seriamente in discussione. Si è accettato ovunque il concetto di portare avanti una politica "riformista" senza mai precisare cosa si intendesse con questa parola. Lafontaine dice a questo proposito una verità fondamentale : riformismo deve significare battersi per migliorare e far crescere le condizioni di vita dei lavoratori. Invece ,purtroppo, il cosiddetto riformismo, tanto sbandierato anche in Italia,porta avanti la linea liberista di attacco alle conquiste politiche e sindacali del mondo del lavoro.




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