Kiev - dalla Ostpolitik alla Osterweiterung

Di ritorno da un viaggio a Kiev mi ritrovo a mettere ordine fra pensieri di varia natura generati da quello che definirei un salto nel passato.
Un passato che non ho mai conosciuto se non sui libri di storia, nelle immagini di un telegiornale o nei documentari inglesi sulla Guerra Fredda.
Anche la propaganda hollywoodiana sulla Cold War ha contribuito a generare la mia idea del mondo oltre la Cortina di Ferro; rimaneva però sempre un certo
Scetticismo di fondo, che mi faceva dubitare perfino sulla bontà di quelle immagini, sulla loro completa veridicità.
Ma vedere oggi, a vent'anni dal crollo dell'Unione Sovietica e con i miei occhi, il degrado di un Paese appartenente all'ex blocco sovietico e non interessato
dall'allargamento ad est della Unione Europea (Osterweiterung), ha il valore di una sentenza definitiva.
Un mondo completamente diverso dalla realtà euroamericana cui siamo abituati, con altri simboli, altre lingue, altri sistemi, altre religioni, immagini e perfino valori, ma
soprattutto un mondo che porta con sé le stigmate di una violenza ideologica ineguagliabile.
Non che non ci siano i negozi per lo shopping, i bar per i breakfast o i Mc Donald's per i lunch o le disco per il flirting, anzi; c'è una parte americanizzata ed
europeizzata, al centro della capitale.
Ma provate ad addentrarvi, se avete una guida che parla russo o ucraino, nelle periferie neanche troppo lontano dal centro e scoprirete un mondo fermo agli anni grigi della oppressione
sovietica.
Una povertà rassegnata di chi ha subito lo stravolgimento della storia senza sapere bene quali costi avrebbe avuto e quali conseguenze, e che ancora non lo sa.
Un mondo in fieri che fatica tremendamente ad entrare in una nuova fase, a dimenticare l'ancora recente passato, ad emanciparsi dal rapporto con la Russia; una società che
non conosce ancora una democrazia vera, dove i diritti di informazione e critica esistono per davvero.
Kiev sta recuperando la tradizione pre-sovietica, ortodossa e nazionale, ed insegue, aiutata dalle tecnologie e dalla globalizzazione, il sogno euroamericano, ma resta inchiodata
ad una divisione fra chi sostiene l'ingresso in Europa e chi insegue il vecchio sogno panslavo sotto l'egida russa.
Vedere oggi le infrastrutture tremendamente datate, l'assenza di veri propositi di ricostruzione, le strade martoriate - i bus tristi carichi di gente, dignitosa e
rassegnata, che si reca al lavoro per un salario misero - i commerci improvvisati fra i blocchi disumani di case sovietiche senza luce né spazi, dove migliaia di persone
vivono tutt'ora, tutto ciò lancia un appello postumo ai sostenitori - passati e presenti - del comunismo, dello statalismo, del totalitarismo: riconoscete che il danno
fatto a quei popoli dall'ideologia comunista applicata è incommensurabile, irrimediabile e una revisione della storia e delle ideologie italiane ed europee sarebbe ancora
necessaria.
Europa Riformista
Reformist On Line Magazine
www.europariformista.eu
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Luxembourg
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|79.34.65.xxx |2010-10-18 13:33:28 renato costanzoCaro Riformista europeo, ho spesso denunciato il fallimento politico-economico e sociale dell'esperienza sovietica, ma mai e poi mai avrei portato come "pistola fumante" il fatto che "non ci sono negozi per lo shopping, i bar per i breakfast o i McDonald per i lunch o le disco per il flirting".
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|93.41.222.xxx |2010-10-19 05:40:25 AnonimoCondivido la nota di Renato .
Non e' che il grigiore di un tessuto sociale ,manifestazione del fallimento di un sistema di rapporti sociali ed economici e di valori collettivi dimostratisi,per come tradotti in realta',incapaci a sostenere la tenuta di uno sviluppo sociale, si risolva necessariamente o essenzialmente attraverso l'approdo ad una " luccicanza " tutta occidentale.
FRANCO Bartolomei.




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