FRANCO
IL TRATTATO DI MAASTRICHT : LA CAPORETTO SOCIALISTA

L’europa neolibersta è i vincoli del Trattato di Maastricht ossia la Caporetto della sinistra e dei socialisti.
La mancanza di politiche economiche a livello europeo e a livello nazionale nasce da come la sinistra ha perso la battaglia per una Europa sociale. e del lavoro .
Secondo il Nobel per l'economia Krugman ‘se gli europei finora hanno fallito nel rispondere in modo efficace alla crisi è anche perché "l'integrazione economica e monetaria è andata troppo avanti rispetto alle sue istituzioni politiche: le economie di molte nazioni europee sono legate strettamente quasi quanto le economie di molti Stati americani, ma, diversamente dall'America, l'Europa non ha il genere di istituzioni continentali necessarie per affrontare una crisi che è continentale".
Gli argomenti sembrano apparentemente tecnici ma sono assolutamente politici.
La catastrofe Padoa Schioppa governo Prodi e l’ attuale catastrofe Tremonti governo Berlusconi.
Il professor Pasinetti in un articolo in lingua inglese del 1998 analizzato da Alfonso Gianni nel suo libro GoodBye Liberismo affronta le questioni fondamentali.
I vincoli di Maastricht che hanno avuto un effetto devastante sui paesi europei e in particolare quelli piu deboli.
Il trattato ha avuto effetti devastanti sul concetto unitario di ente stato ( la crisi dello stato nazione)
‘ Per raggiungere quel risultato ( l’ introduzione in Italia della moneta Euro ) ogni paese doveva sottostare a quattro fondamentali condizioni, definite nell’ art.109J del trattato ( cit Gianni )
1) Stabilità dei prezzi , non si discostasse del 1,5 % dai 3 migliori paesi europei.
2) La ‘ sostenibilità ‘ della finanza pubblica con i due famosi parametri il rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo il 60% e deficit pubblico e PIL il 3%.
3) Il rispetto per i 2 anni precedenti l’ introduzione dell ‘euro la ‘normale’ fluttuazione dei tassi di cambio del sistema monetario europeo
4) La convergenza dei tassi di interesse di lungo periodo.
Particolare interesse per l’Italia sono i 'mitici' parametri 60% e 3%.
La questione è nota come la sostenibilità del debito pubblico .
La tesi di Pasinetti è che non fondamentale stabilire quale è il suo livello IN UN DATO MOMENTO quanto il suo ‘ sentiero di evoluzione temporale’.
Con Francia e Germania si è capito che il prof. Pasinetti aveva ragione,
a livello statico gli indicatori di Francia e Germania sono improvvisamente peggiorati anche rispetto all’ Italia ma visti sul ‘sentiero di evoluzione temporale’ i margini di un miglioramento sono ancora possibili.
Il 3 % è un rapporto tra 2 variabili ( deficit pubblico numeratore e PIL denominatore chiamiamolo ' mister 3% ') quindi in visione dinamica una delle 2 variabili può avere tranquillamente peggioramenti anche quantitativi se l’ altra variabile in progress ha performance di miglioramento.
Inoltre le variabili in gioco solo molto più complesse in quanto sono in connessione anche con la relazione debitopubblico/Pil (chiamiamolo 'mister 60%' ) .
Importante non è la stabilità, l’ immobilismo tra le variabili ma l’ eventuale stabilità del complessivo rapporto tra gli indicatori economici.
Questo è stato il pauroso errore del governo Prodi dovuto a debolezze strutturali nella composizione del governo Prodi.
Aver tenuto fuori dal governo il professor Giorgio Ruffolo ad esempio in ossequi ad ‘economisti senza matematica’ ( come qualcuno con onesta autocritica si è definito) è stato un grave errore.
Sul abbattimento del cuneo fiscale la questione va affrontato piu avanti in ambito di politiche industriali e non abito di politica economica e macroeconomia.
E’ possibile rimanere all’ interno dell’ area di sostenibilità anche in presenza di un deficit permanente, purchè vi sia un tasso di crescita positivo del prodotto interno lordo, che a quel punto può compensare, o piu che compensare, l’ aumento del debito pubblico .
In altre parole, non è affatto obbligatorio diminuire il deficit ed il debito come si sono proposti di fare tanto il governo Prodi tra il 2006 e il 2008 quanto in misura identica l’ attuale governo Berlusconi ( cit Alfonso Gianni ) .
Se aumenta il PIL è falso sostenere che in presenza di deficit aumentano gli interessi per pagare il debito pubblico perché vi in aumento delle entrate dello stato.
E bene che qualche esponente dell’ attuale governo di centro destra diventi un po più dinamico con i più semplici modelli macroeconomici.
Altro argomento importassimo analizzato dal prof. Pasinetti è stato la relazione tra deficit pubblico e risparmio privato.
Sempre rivolto a quegli esponenti dell’ attuale governo di centro destra che hanno una forma mentis conservatrice e un po statica.
Se il cittadino deve ‘ comprare ‘ la scuola media per i figli con la carta di credito a rate come avviene negli Stati Uniti o se per il cittadino italiano non deve comprare la scuola in quanto bene pubblico garantito a tutta la popolazione cambia la struttura del rapporto deficit pubblico e risparmio privato ?
La propensione al risparmio può essere diversa tra pagare una scuola per il figlio o averla come diritto universale garantito.
Se il piccolo agente di commercio che vende bottoni per camicie ha la casa popolare in centro a Milano a 120.000 Lire di affitto mensile ( al tempo del centro sinistra) o se invece oggi con la privatizzazione delle case popolari per avere la casa deve ricorrere al mercato finanziario con un mutuo trentennale di 900 euro mensili c è differenza nella sua propensione al risparmio ?
‘Inoltre osserva Pasinetti, l ‘indebitamento di un paese non è solo dato dal debito pubblico, ma anche da quello privato ‘ (cit . Alfonso Gianni).
‘ In queli anni ( gli anni 80 ) l’ Italia in particolare risulta essere il paese con il rapporto tra debito lordo privato/PIL più basso sia rispetto ai principali paesi europei che rispetto al Giappone e agli Stati Uniti ( Italia 133%, Francia 321 Regno unito 269%)…….. la posizione del debito totale nei diversi paesi ( e come conseguenza, il rischio - paese complessivo )appare molto meno divergente quando si considera l’ indebitamento complessivo , rispetto a quando si concentra l’ attenzione esclusivamente sull’ indbitamento pubblico’( cit. Pasinetti ).
Quindi è falso il luogo comune o comunque è molto riduttivo che il deficit pubblico era dovito alla scellerata politica di espansione della spesa pubblica, ma alla relazione tra attività finanziarie private e defit pubblico.
‘ Se questo è vero ci si dovrebbe aspettare che una diminuzione del rapporto debito pubblico/Pil che si sta ora verificando ( e il processo di privatizzazione delle imprese pubbliche conduce certamente verso questa direzione) , causerà un aumento del debito privato/Pil SENZA SOSTANZIALMENTE INFLUENZARE IL RAPPORTO DEBITO TOTALE / PIL ‘ ( cit Pasinetti).
Pasinetti conclude sostenendo che in parametri di Maastricht sono ‘ semplicemente una follia’.
‘Infatti le norme del trattato di Maastricht e le scelte della banca Centrale Europea sono tra loro strettamente legate e rispondono ad una politica deflativa di bilancio.
Dal quadro delineato si evince che la sconfitta meglio la disfatta della sinistra europea e della area socialista è stata totale una resa incondizionata al neoliberismo in tutte le sue versioni ( blarismo compreso)
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|93.41.173.xxx |2010-10-21 20:52:00 AnonimoBravo Giovanni hai fatto benissimo a rammentare come i parametri di stabilita' costituiscano la premessa di una politica deflattiva in cui la stabilita' della moneta e' anteposta allo sviluppo.
FRANCO
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|78.12.72.xxx |2010-10-27 11:17:47 Manfredi ManganoTuttavia, come ricorda lo stesso Giovanni citando Pasinetti, a essere importanti più che gli obiettivi veri e propri del 60% e del 3% è la dinamica tendenziale del debito pubblico, che nel nostro Paese è stata in costante salita in momenti molto critici, non ultimo proprio il periodo 2006-2008, al quale siamo arrivati col deficit ben oltre 110%, vicino al 5% del PIL, nessun avanzo primario, l'economia inchiodata a crescita zero. La speranza di TPS e Prodi era di rendere i fondamentali macroeconomici sani per poi agganciare la ripresa economica che si prevedeva in arrivo. E grazie anche alle loro lacrime e sangue, che sono state comunque meno lacrime e sangue di quanto hanno scritto i giornali, quando la crisi è arrivata, ci ha RIPORTATI, in termini di indicatori macro, dove eravamo prima. Se il deficit/ PIL fosse rimasto al 5% stabilizzato come proponevano i "100 economisti" all'epoca, dove sarebbe schizzato oggi, con la pletora di interventi sociali in deroga richiesti dall...
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|95.246.42.xxx |2010-11-02 22:44:56 giovannie il deficit/ PIL fosse rimasto al 5% stabilizzato come proponevano i "100 economisti" all'epoca, dove sarebbe schizzato oggi, con la pletora di interventi sociali in deroga richiesti dall...
l osservazione e giusta ma il deficit pubblico e uno stock e non un flusso come finalmente dicono un po tutti.
sono neccessari misure di stock a credito e non manovre sui flussi.
una proposta e di utilizzare le aree dismesse della pa ed esercito per fare edilizia sociale con i privati.
io credo che la politica dei 2 tempi sia stato un errore enorme.
un governo di centro sinistra doveva partire con un piano del lavoro e non con politiche deflattive.
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|95.246.42.xxx |2010-11-02 22:52:45 giovanniperche sono state sviluppate politiche deflattive con la coseguente sconfitta della sinistra ?
3 ipotesi solo ipotesi.
1 le culture cattolico liberali e comuniste di derivazione marxiste leniniste sono per il RIGORE e non per lo sviluppo
e un problema culturale.
2 le ex culture forti diventate deboli ora cercano i poteri forti.
3 non c e una piu una classe politica di centro sinistra ma una tecnocrazia democraticista nel centro sinistra.




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