
Abbiamo festeggiato da poco i 100 anni della CGIL che è nata con un modello confederale che a lungo, nel tempo, ha avuto una sua fondata ragione d’essere, dimostrata dall'efficacia delle lotte e dei risultati conseguiti in termini di consenso, di tutela e di innovazione.
Il modello confederale risponde infatti a due logiche: una verticale, che si occupa delle categorie e dei contratti nazionali, dando quindi risposte ai lavoratori attivi; un’altra orizzontale che svolge un’azione sul territorio e che viene incontro ai bisogno dei pensionati e dei precari, che, non avendo una categoria di riferimento vera e propria, poiché non hanno un contratto nazionale, trovano forme di tutele nel territorio, nelle sedi istituzionali: municipi, regioni, comuni, con le quali il sindacato interagisce, attraverso la rete dei servizi delle Camere del Lavoro.
La seconda mozione propone e ricalca un modello applicato dei paesi del Nord Europa, dove esistono Stati in cui le istituzioni pubbliche sono molto avanzate e diffuse nel territorio, e quindi i cittadini sono garantiti nelle loro necessità sociali primarie (asili nido, trasporti, servizi, sanità..), in maniera particolarmente efficiente. Quindi, in tali contesti, il sindacato si occupa prevalentemente dei lavoratori attivi e dei contratti che tutelano il loro lavoro, in maniera prioritaria e quasi esclusiva.
Questo modello non risulta credibile ed efficace in uno Stato come quello italiano, in cui, pur esistendo una pressione fiscale del 30%, solo su determinate categorie di lavoratori, i servizi erogati, risultano tuttavia scadenti e spesso inefficienti.
Di conseguenza, riteniamo erroneo indebolire la struttura orizzontale territoriale, a favore di quella verticale, a tutela delle contrattazioni nazionali di lavoro.
Aggiungo infine che, in un momento particolarmente difficile sul piano della contingenza dei problemi sociali ed economici, l’unità delle forze sindacali resta lo strumento più efficace, sul piano della lotta per la difesa dei diritti e del salario e delle categorie più deboli.
Già assistiamo alla rovinosa divisione tra le forze sindacali che dovrebbero invece unirsi per conseguire importanti obiettivi di promozione e miglioramento dei modelli strutturali dei servizi e delle contrattazioni, di conseguenza, introdurre ulteriori elementi di frattura all’interno di quello che resta il sindacato più attivo oggi in Italia, nella lotta sociale, appare oggi particolarmente pericoloso e strumentalmente teso ad indebolire la sua efficacia.
Pertanto, nonostante ci possano essere sicuramente aspetti e strategie da aggiornare e migliorare al suo interno, riteniamo che la prima mozione vada votata e difesa anche per promuovere la forza e l’unità di quello che resta, in assoluto, oggi in Italia, il sindacato più grande e rappresentativo del mondo del lavoro.
Carlo Felici
iscritto alla CGIL scuola
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