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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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Mah, io ci provo a scrivere qualcosa su questo accordo. L'Italia arranca, è ferma, al palo.

Malgrado la previsione del Fondo Monetario Internazionale che prevede di chiudere il 2010 con crescita del PIL dell'1% e prevede per il 2011 una crescita dell'1,3% (nell'Eurozona rispettivamente 1% e 1,6%), il rapporto “Obiettivo crescita”, diffuso dall’Ocse rileva il crescente divario dell’Italia con le grandi economie del mondo. Il nostro Paese si colloca in 19esima posizione su 29. Tra le cause della scarsa performance italiana la minore produttività e il basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra giovani, anziani, donne e nel Sud. Altri fattori di debolezza su cui intervenire riduzione della proprietà pubblica e delle barriere normative alla concorrenza, miglioramento del sistema di istruzione, soprattutto universitario, decentramento della contrattazione salariale, più incentivi per la ricerca. Senza contare che l'energia italiana costa in media il 56% in più che nell'Eurozona. Tornando invece al FMI, per la differenza del Pil pro capite rispetto agli Usa, la Penisola registra un divario superiore al 30% rispetto al 2007. Non solo; negli ultimi dieci anni è l'Italia il Paese che è cresciuto meno al mondo: sempre il FMI colloca il nostro paese al 179esimo posto su 180, dietro di noi solo Haiti  per motivi facilmente intuibili legati alle catastrofi naturali. La crescita in Italia è quindi ferma da tempo; analizzando gli ultimi dieci, periodo sul quale si basa l’esito di questa ricerca, l’Italia ha viaggiato su ritmi di crescita molto bassi, con una ricchezza aumentata appena del 2,43%. Risultati deludenti se paragonati a quelli di altri paesi come Spagna (22,43%), Usa  (17,77%), Francia (12,53%), Germania (8,68 %), Portogallo (6,47 %)  solo per citarne alcuni.

In questo quadro dire di no ad investimenti che mantengono produzioni in Italia è semplicemente folle ed irresponsabile! Se vogliamo continuare a dare una prospettiva di sviluppo e di crescita dell'economia italiana, se non vogliamo perdere produzioni industriali e lasciare all'Italia solo un futuro di "Disneyland europea", come disse anni fa Giuliano Amato, dobbiamo accettare le sfide della globalizzazione. Non abbiamo scelta, non c'è un piano B e chi ne alimenta l'idea sparge solo una demagogica illusione contro cui proprio il mondo del lavoro rischierebbe di fare i conti. Conti drammatici.

Gli accordi di  Pomigliano e Mirafiori cosa chiedono e cosa danno ai lavoratori?

Mediamente, 10 minuti in meno di pause durante il lavoro, che però sono retribuite.

Riduzione dell'assenteismo colpendo, nella eventualità che l'assenteismo per malattia non si riduca al 6 % nel 2011 e al 3,5% dopo il 2012, i casi di ripetuti certificati medici di 5 giorni nelle giornate lavorative che precedono o seguono festività, ferie o riposi non pagando 1 o 2 giorni di malattia. Chi fa il furbo, quindi. Una commissione paritetica tra azienda e sindacati individuerà però i singoli casi dove non sia applicabile tale azione per oggettive situazioni di malattia. E sono naturalmente esclusi i casi di infortunio sul lavoro o quelli di gravi malattie (tumori, morbi rari, patologie gravi, ricoveri ospedalieri, fasi termminali di vita). In realtà dove l'assenteismo è molto forte, si capisce bene come queste misure siano assolutamente necessarie.

Produzioni mediamente su 3 turni per 5 giorni settimanali (una di 4 giorni, e una di 6 giorni settimanali), esclusa la manutenzione che sarà ovviamente sempe presente con 3 turni per 7 giorni. In caso di picchi di produzione, si aumenteranno i turni sempre di 8 ore e si potrà procedere, in via sperimentale e con  l'assenso dei sindacati, a turni anche di 10 ore, con 40 minuti di pause e mezz'ora per la refezione (questa sempre presente anche con le 8 ore). Le ore effettive di lavoro  che superano le 8 (nello schema sperimentale a 10 ore ad esempio) saranno pagate al lavoratore di più.

Sugli straordinari, fermo restando un 20% di personale che potrà rifiutarsi per motivate esigenze, potranno essere gestiti dall'azienda per far fronte alle necessità produttive e di mercato, previo preavviso di 4 giorni.

Creazione infine di varie commissioni paritetiche azienda/sindacati per affromtare varie questioni.

 

Tutto questo per portare dagli USA  nuove produzioni in joint venture tra Fiat e Chrysler di Suv ed auto per Alfa Romeo e Jeep, da piazzare per oltre il 50 % all'estero e specialmente in America.

Oltre 1 milardo di euro, 1000 auto al giorno, 250/280.000 auto all'anno!

 

Concludendo:

  1. più flessibilità, remunerata in più;
  2. investimenti per oltre 1 miliardo;
  3. Mirafiori stabilimento strategico per la joint venture Fiat Chrysler;
  4. possibilità di aumenti occupazionali.

Perchè la FIOM non ha firmato?

Davvero pensa di fare gli interessi dei lavoratori dicendo no a tutto sempre e comunque? Si può evitare di stare nella globalizzazione e nelle sue sfide, visti i dati pessimi sull'Italia elecati all'inizio? Dove è la violazione dei diritti sindacali e dei lavoratori in questo accordo? Si dice che la norma del contratto che esime l'azienda dal dare seguito ai suoi impegni di fronte ad atti contro l'accordo (come uno sciopero) viola il diritto dei sindacati. Ma se sono i lavoratori, democraticamente, con la partecipazione al referendum, a dire sì o no a questo contratto, dove si violano diritti e  democrazia? E' più importante il parere, per quanto autorevole di un sindacato o quello della maggioranza dei lavoratori? Conta di più il 51% o il 49% (ammesso che queste siano le cifre del risultato finale)? Certo, forse, se TUTTO il sindacarto fosse stato unito nel voler accettare la sfida di GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE (E NON DI SUBIRLA, COME DI FATTO PROPONE LA FIOM), si sarebbe potuto ottenere un po' di più. Ma se si va ad un tavolo con l'obiettivo di rompere perchè più che sindacato si fa politica, diventa difficile parlare di unità sindacale ed alla fine chi ci rimette solo solo i lavoratori che si trovano un fronte sindacale diviso.

Chi lavora in fabbrica, legga bene questo accordo e si chieda se è poi così negativo come la FIOM lo descrive. Confronti come lavora lui e come lavorerebbe con tale nuovo accordo e comunque lo inquadri su quei dati elencati sul disatro Italia e negli stabilimenti di Pomiglianio e Mirafiori, con le loro modalità di assenteismo che tutti conosciamo. Non credo che alla fine arriverebbe a dire no all'accordo, perchè malgrado l'indebolimento del fronte sindacale provocato dalla FIOM col suo atteggiamento, quello che hanno strappato FIM e UILM e gli altri sindacati firmatari è davvero molto.

C'è invece cosa che assolutamente non va e su cui occorre porre rimedio: l'esclusione della FIOM dalla rappresentanza sindacale in fabbrica. Questo è davvero inaccettabile, in ogni organismo democratico hanno diritto di stare maggioranze ed opposizioni. Chi è in maggioranza deve poter governare, chi è all’opposizione deve farla, senza rivendicare però nessun diritto di veto. Questo deve avvenire anche nelle rappresentanze sindacali. Su questo la politica, assolutamente assente prima e durante l'accordo, deve fare la sua parte.

Stefano Ferrini - Piombino (LI)

Commenti (10)
  • giovanni
    francamente non sono d' accordo con questo intervento.
    la germania produce auto senza dover spremere i lavoratori perchè in Germania NON c è un rivincita del capitalismo americano sul modello sociale europeo. li vince il modello sociale europeo.
    i contratti in deroga in Germania sono cogestiti e quando gli utili aumentano una parte degli utili viene ristoranata ai dipendenti.
    il management dell' industria deve essere accettato dal consiglio di sorveglianza altrimenti deve andarsene.
    Melchiorre ormai è incompatibile con il modello sociale europeo.
  • giovanni
    la Fiat 500 sta suscitando molti dubbi,secondo alcuni esperti ( sbagliato il mercato di sbocco, sbagliati i motori a 4 cilindri, sbagliato il prezzo). insomma la fiat 500 andava costruita in Italia invece queste povere auto vengono sottoposte a turismo molto costoso trasferimento da Polonia IN Italia.
    Melchiorre non conosce la storia della Fiat, il ruolo nazionale della Fiat frutto di importanti compromessi storici.
    il management è cultura per questo Melchiorre ha fallito.
    Non a caso Melchiorre a successo in USA mentre in Europa è considerato un asino.
    ( vedi trasmissione Anno Zero).
    il capitale finanziario americano non deve entrare in Fiat, questo significa vivere alla giornata , breve periodo trimestrale, impossibilità di programmi a lungo periodo.

  • giovanni
    ultima questione la produttività Mirafiori è molto elevata SOLO il 20 % inferiore alla Polonia.
    Ma in Polonia ci sono stati investimenti pubblici ( e privati ) enormi.
    Se storniamo una parte degli investimenti pubblici polacchi la produttività mirafiori e superiore alla Polonia in quanto gli operai di Torino sono molto più preparati degli operai polacchi.
    ( la fonte e una elaborazione di una analisi il sole 24 ore quotidiano della confindustria).
    Melchiorre disperato calcola la produttività non sulla CAPACITA' PRODUTTIVA a Mirafiori ma sulla CAPACITA' EFFETTIVA degli impianti,
    avendo migliaia di dipendenti in CIG/O Melchiorre vuole anche gli..utili.
    quando alla storiella che noi siamo gli ultimi prima di Haiti e meglio capire di cosa si parla
    perchè la media dei polli .....riguarda ..i polli.
  • giovanni
    per concludere il capitalismo americano va respinto e necessario una riforma del capitalismo italiano che metta al centro il lavoro e la piena occupazione.
    le grandi aziende in Europa quali Fiat, gruppo Psa in Francia, gruppo Volkswagen appartengono ai lavoratori e alle nazioni.
    La fiom non ha strategie ma i punti di partenza sono LIMPIDI e TRASPARENTI e questo è importante.
    per concludere LA GLOBALIZZAZIONE,
    la globalizzazioni è nata nel 1870
    il futuro non è il servilismo di Merlchiorre alla borsa valori di Ney York
    il futuro per la Fiat è un complesso industriale che si occupa di mobilità collettiva e individuale, partendo dai treni e dalle auto elettriche con impianti elettrificati nelle città
    un futuro di sviluppo impetuoso .
  • Anonimo  - Marchionne...
    Insomma, ha ragione Marchionne...inevitabile, se si entra nella logica dei PIL, della globalizzazione-unica-via, dei numeri ecc. ecc. Se si gioca in campo avverso, 9 volte su 10 si perde... e questa pare non essere la decima.
    Dire che gli accordi di P. e M. danno ai lavoratori 10 minuti in meno di pausa è chiudere gli occhi sulla realtà... ma, d'altra parte, i diritti sono qualcosa di "astratto", che apparentemente non si mangia.
    Allora, rinunciamoci... i nostri figli ce ne saranno grati (grazie a Dio, io non ne ho), e anche PD e sindacati gialli. Diranno: avete 10, 20, 30 euro in +... che vi importa della dignità? Che vi importa se l'artefice della crisi FIAT, quello che continua a produrre palio e grande punto, guadagna 400 volte + di voi? In fondo, lo dicevano anche i preti, è la volontà di Dio... e il Capitale è un Dio, il Dio del There is no alternative. Siamo d'accordo, sì? Bene, allora andiamo con l'UDC, e freghiamocene del fatto che in Cina - visto con i miei occh...
  • Anonimo
    Bene, allora andiamo con l'UDC, e freghiamocene del fatto che in Cina - visto con i miei occhi - la nuova borghesia gira in Volkswagen, Audi e BMW, e mai e poi mai nelle scatolette Fiat... fingiamo che sia colpa dei lavoratori, che i loro sacrifici salveranno l'impresa... fingiamo che Marchionne sia un grande manager, e i suoi profitti meritati.
    Fingiamo che la Fiom abbia torto... ma in questo caso, finiamola di fingere di essere di Sinistra, o facciamolo solo a Carnevale!
    Norberto F.
  • delfo  - re magio
    Eppure quel Melchiorre visto in una prospettiva cometa sugli stabilimenti Fiat,non sarebbe niente male....
  • Anonimo
    Magari portasse gli stipendi medi dei metalmeccanici a 1800/2000 euro netti al mese ,come alla Mercedes o alla Wolkswagen che in materia di produttivita' aziendale ne sanno molto piu' di Marchionne.
    ( FRANCO)
  • Anonimo
    Adesso pero' Marchionne la pianti con le minacce e lasci svolgere il referendum con serenita', perche' i lavoratori debbono poter valutare in tranquillita' i loro interessi e non e' possibile che ad accordo chiuso Marchionne giochi a terrorizzare la gente dicendo che se vince il no nella consultazione non investe piu' in Mirafiori.
    Adesso basta!
    (Franco)
  • Gatti
    Stefano ha ragione quando compara le produttività di Germania e Francia con quelle italiane. Ma Stefano non si chiede chi sia il vero responsabile della bassa produttività. L'ho scritto mille volte: il nanismo delle imprese italiane e l'ignavia degli imprenditori alla Benetton che prediligono i monopoli autostradali. Marchionne affronta il problema di petto e impone la sua volontà con un referendum ricatto. La colpa è anche di un sindacato succubo, da una parte, sordo dall'altra. Susanna ha capito che Marchionne deve trattare (grazie Napolitano) e che i sindacati devono controproporre. Nè le pecore nè le preclusioni legittimiste servono a nulla
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