SocialismoeSinistra

La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
SocialismoeSinistra
del 30/7/2010

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PostHeaderIcon Il lavoro: la priorità del paese e della sinistra

Le manifestazioni dei precari che si sono tenute in tutte le città, hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica, quella che è la vera emergenza sociale del paese, e cioè che un’intera generazione di giovani e una generazione di 40enni e 50enni sono di fatto emarginate dalla società,  non riescono  ad entrare o a rientrare  nel sistema lavorativo e non hanno , allo stato attuale, nessuna certezza sul proprio futuro.


Solo una sinistra, impallata su se stessa, sempre a rincorrere le agende della destra, presa da una smania giustizialista, non poteva, nemmeno quando era al governo, non rendersi conto che stava esplodendo la questione occupazionale e salariale.
Si può essere impotenti rispetto a questa situazione, può un partito come il nostro, pur meno influente del passato, ma sempre il partito che fondò in Italia il movimento dei lavoratori, non cercare di affrontare questa emergenza, può noi far finta di niente e andare dietro ai processi di Berlusconi e basta?
Io credo di no! Non possiamo e non dobbiamo, e allo stesso modo abbiamo l’obbligo di essere capaci di affrontare e analizzare il problema e capire perché si è arrivati a tale situazione, valutando i numeri reali e non le percezioni della gente.

 

La legge 30, così va chiamata, non ha introdotto il lavoro precario nel nostro paese, come da vulgata popolare. E’ una legge scritta male, inutile e per alcuni aspetti dannosa, con buona pace del pseudo-socialista Sacconi.
La realtà è sotto i ns. occhi.
Si è creato un mercato duale, con lavoratori di serie a e serie b, ma specularmente ai capolavori del governo di centro destra fatti da Maroni e Sacconi. Allo stesso modo il PSI deve dire chiaramente che nemmeno l’ultimo governo Prodi è intervenuto minimamente sul sistema del mercato del lavoro.
Togliere lo staff leasing, che  prevedeva contratti di assunzione a tempo indeterminato, che coinvolgeva solo 1500 lavoratori, non introdurre sistemi di garanzia e tutela per le persone escluse dal mercato del lavoro o espulse, quando i soldi c’erano (cfr. “tesoretto”!), non aver contrastato l’abuso delle CO.CO.CO., soprattutto nelle PP.AA., ha permesso la creazione di condizioni, tanto più in un momento di crisi mondiale dell’economia, di uno stato di precarietà e d’insicurezza di larga parte della popolazione italiana.
Una sinistra riformista, un partito che si richiama al mondo del lavoro, deve evitare di fare semplici azioni propagandistiche e buttare via il bambino con l’acqua sporca. Deve avere il coraggio di dire, senza esitazioni, che bisogna tornare allo spirito e alla filosofia che animava nel profondo la riforma di Treu, che  vide il consenso di tutto il mondo sindacale. Si deve chiaramente affermare che un conto è parlare di precariato, altro è parlare di flessibilità, in un’economia globale , in un mercato altamente competitivo. Non si può considerare la flessibilità del lavoro, da parte di un partito riformista quale il Psi, da parte di un centro sinistra che vuole governare il paese, il tabù del terzo millennio.  
Il Psi deve quindi indirizzare la propria iniziativa politica avendo l’obiettivo di conquistare il consenso di quei lavoratori che sono stati assunti nei luoghi di lavoro con contratti precari, che si sentono sempre più lavoratori di serie b, e che sono lasciati al loro destino dalle aziende, dallo stato, e in moltissimi casi anche dal sindacato. Il partito, la sinistra riformista devono mettere in campo, come priorità delle priorità, tutte le azioni e leggi conseguenti che permettano a questi cittadini di entrare a pieno titolo e con tutte le garanzie nel mondo del lavoro, proponendo  una totale e radicale modifica dell’intero sistema degli ammortizzatori sociali.
Va messa in campo una vera e propria azione riformista che porti a una vita fatta di tempi di lavoro, che devono essere pagati congruamente, con eventuali tempi di non lavoro, nei quali le persone entrano in un regime di formazione continua. Tale periodo deve essere a carico dello Stato ed eventualmente gestito dalle Regioni, che pagano a questi lavoratori, un salario minimo garantito e consentono loro di avere un minimo di contributi. Lo Stato, così facendo, non presta assistenza, ma investe sulla propria classe lavoratrice, che formata può rientrare in un mercato mondiale dove la professionalità dei propri lavoratori diventa la risorsa più importante per i paesi, i soldi ci sarebbero basterebbe riformare radicalmente il sistema della formazione professionale, e finalizzarla all’inserimento lavorativo e non come oggi al mantenimento delle strutture burocratiche che la esercitano.
Certo le proposte su cui stiamo lavorando come dipartimento lavoro anche con la collaborazione della FGS e che presenteremo in un convegno prossimo, partono dalla considerazione che le cose così non vanno, che un paese non può permettersi di avere intere generazioni fuori dalla società, non può permettersi di non dare un futuro ai propri figli.
La sinistra deve riflettere su questa situazione, affrontandola nel profondo. Si deve riformare l’intero assetto della formazione professionale, rendendo attuale un nuovo statuto non più solo dei lavoratori, ma dei lavori, ricreando un vero collegamento fra scuola e mondo del lavoro. Va creato un vero e proprio sistema di salari d’ingresso per i giovani (qualcosa di simile alla famosa legge 285 degli anni 70) togliendo l’apprendistato per i ns. laureati che li mortifica per l’investimento in tempo, denaro e fatica per loro e la società.
Si deve realizzare nuove relazioni industriali basate sulla partecipazione, rilanciando come valore imprescindibile l’unità della classe lavoratrice, facendo diventare tutto questo l’asse e la priorità del programma di una sinistra di governo, nella quale il riformismo socialista sia un importante valore di riferimento.    

Marco Andreini
Responsabile settore mercato del lavoro

Commenti (5)
  • franco mannino
    mio nonno mi diceva sempre"finchè il medico capisce il malato muore",apprezzabile il Tuo pensiero ,ma come sempre i tempi della politica ,e anche sindacali,sono troppo lunghi.
    Parliamo di "mercato" del lavoro,mai termine è stato cosi appropriato.
    Fai un analisi,che io la recepisco esclusivamente per avviare un profondo dibattito al nostro interno,in quanto ormai vecchia e la si continua a vendere come novità di questa ultima crisi.
    Tu fai bene a ricordare gli errori del governo Prodi e,aggiungo io,lo scellerato Patto per L'Italia che tanti lutti addusse agli echei.
    Ci sono molte cose che condivido,tante altre no,ne evidenzio solo una,per poi approfondire quando ci si troverà tutti assieme:il salario d'ingresso è stato il peggior sistema contrattuale per diminuire i costi del lavoro ,accentuanto la disparità salariale a parità di lavoro,perchè come ben sai,tutti si chiudeva un occhio pur di dire che si assumeva.
    Spero che troveremo presto il momento di entrare nei con...
  • giovanni
    la metodologia utilizzata dal compagno Marco è totalmente condivisibile.
    Prima di arrivare alla guerra ideologica analizziamo i dati, e la nostra analisi non sia 'religiosa' o influenzata da una delle due destre.

    entrando nel merito :
    1) a mio avviso vanno divisi sia in entrata che in uscita i contratti suddivisi tra aziende con 15 dipendenti e aziende con piu di 15 dipendenti
    2) a mio avviso vanno distinte le uscite volontarie ( tipo pensioni)e uscite non volontarie( tipo licenziamenti individuali meno di 15 dipendenti) e collettivi da 16 dipendenti.

    non so se si possono avere i questi dati.

    altro argomento da sviluppare sono gli stage e l apprendistato e la formazione lavoro
  • antonio di pasquale
    autonomi e professioni ... le partite iva ... non dimentichiamole, non pensiate che tutti sono affermati e rampanti ...la maggioranza non ce la fa! vanno sostenuti e riqualificati anche loro, il mercato non li assorbe!
    il tutto andrebbe raccordato e coordinato anche con l'università e non solo con la scuola; serve anche una pianificazione ed una programmazione che muova da un monitoraggio costante del mercato del lavoro capace di indirizzare la riqualificazione verso i settori che richiedono posizioni.
  • Anonimo
    Una sinistra socialista degna di tale nome dovrebbe avere il coraggio di proporre ciò che è palese ormai per tutti: l'abolizione della legge 30 che ha portato più danni che benefici e ha incrementato il divario netto tra lavoratori stabili e precari e naturalmente tra le generazioni dei lavoratori. La legge è stata applicata solo per la parte che ha fatto più comodo agli imprenditori, tralasciando del tutto gli ammortizzatori sociali. Questa non si chiama flessibilità ma servitù. Aboliamo una legge infame e poi teorniamo a ragionare. C.F.
  • franco
    Penso che il ragionamento sviluppato da Marco debba essere ricompreso all'interno dei temi di discussione del convegno che Socialismoesinistra sta preparando, di cui la nota di Gatti pubblicata nel sito costituisce una base di discussione iniziale.
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