Teologo: un essere quasi impossibile
Molti si meravigliano per il fatto che io, nonostante la mia formazione filosofica e teologica, mi metta a discutere argomenti estranei a tali discipline come l’ecologia, la politica, il surriscaldamento globale e altri ancora.
E io rispondo: coltivo, certo, la teologia pura, ma mi occupo anche di altri temi esattamente perché sono teologo. Il compito del teologo - insegnava il più grande di loro, Tommaso di Aquino, nella prima Quaestio della Summa theologica - è: studiare il Dio della rivelazione e, in seguito, tutte le altre cose “alla luce di Dio” (sub ratione Dei), perché Lui è il principio e la causa finale di tutto.
Pertanto, tocca alla teologia occuparsi pure di altre cose che non sono Dio, purché si faccia “alla luce di Dio”. Parlare di Dio e anche delle cose è un compito quasi irrealizzabile. Primo: come parlare di Dio, se Lui non sta in nessun dizionario? Secondo: come riflettere su tutte le altre cose, se i saperi che le riguardano sono così numerosi che nessuno individualmente può padroneggiarli?
Logicamente, non si tratta di parlare di economia come un economista o di politica come un politico. Ma trattare queste materie nella prospettiva di Dio, il che presuppone una conoscenza previa di queste realtà in forma critica e non sempliciotta, rispettando la loro autonomia e accogliendo i loro risultati più accertati. Soltanto dopo questa ardua fatica può il teologo domandarsi come risultano queste quando confrontate con Dio? Come si collocano in una visione più trascendente della vita e della storia?
Fare teologia non è un compito come qualsiasi altro, come vedere un film o andare a teatro; è una cosa serissima, dato che si lavora con la categoria “Dio” che non è un oggetto tangibile come tutti gli altri. Per questo, è destituita di qualsiasi senso la ricerca della particella “Dio” ai confini della materia o nel “Campo Higgs”. Questo supporrebbe che Dio sarebbe parte del mondo. Riguardo a questo dio, io sono ateo. Lui sarebbe un pezzo di mondo e non Dio. Faccio mie le parole di un sottile teologo francescano, Duns Scoto (+ 1308) che ha scritto: “Se Dio esiste come le cose esistono, allora Dio non esiste”. Voglio dire, Dio non appartiene all’ordine delle cose che possono essere trovate e descritte. È la Precondizione e il Supporto perché queste cose esistano. Senza di lui le cose sarebbero rimaste nel nulla o tornerebbero al nulla. Questa è la natura di Dio: non essere una cosa ma l’origine delle cose. L’Origine delle cose non può essere una cosa.
Applico a Dio come Origine quello che gli orientali applicano alla forza che permette di pensare: “La forza per la quale il pensiero pensa, non può essere pensata”. L’origine delle cose non può essere cosa.
Come si deduce, è molto complicato fare teologia. Henri Lacordaire (+ 1861), il grande oratore francese, disse, e con ragione: «Il dottore cattolico è un uomo quasi impossibile: poiché deve conoscere tutto il deposito della fede e gli atti del Papato e ancora quello che San Paolo chiama “gli elementi del mondo”, come dire assolutamente tutto». Ripensiamo a quello che ha detto Cartesio (+ 1650) nel Discorso sul Metodo, base del sapere moderno: “Se io avessi voluto far teologia, sarei dovuto essere più che un uomo”. E Erasmo da Rotterdam (+ 1536), il grande saggio dei tempi della Riforma, osservava: “Esiste qualcosa di sovrumano nella professione del teologo”. Non ci stupisce che Martin Heidegger abbia detto che una filosofia che non si confronta con le questioni della teologia, non è ancora arrivata pienamente in sé stessa. Riporto tutto questo non come autoglorificazione della teologia ma come confessione che il suo compito è quasi impraticabile, cosa che sento giorno per giorno.
Logicamente esiste una teologia che non merita questo nome perché pigra, rinuncia a pensare Dio e si limita a pensare quello che gli altri hanno pensato o quello che hanno detto i Papi.
Il mio sentimento del mondo mi dice che oggi la teologia in quanto teologia deve gridare il seguente proclama: dobbiamo preservare la natura e armonizzarci con l’universo, perché essi sono il grande libro che Dio ci ha consegnato. È lì che si trova quello che lui ci vuole dire. Siccome abbiamo disimparato a leggere questo libro, ce ne ha dato un altro, le Scritture, cristiane e di altri popoli, affinché imparassimo di nuovo a leggere il libro della natura. Dobbiamo appunto parlare della natura e del mondo alla luce di Dio e della ragione. Senza natura e mondo preservati, i libri sacri perderebbero il loro significato che è di insegnarci di nuovo a leggere la natura e il mondo. La discussione teologica ha, dunque, un suo posto insieme alle altre discussioni.
Leonardo Boff
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Mi fa piaccere pensare che la natura sarebbe il primo libro que Dio ci ha regallato, ma come non abbiamo cappito molto, abbiamo anché le scritture. Penso anché che Dio si manifesta nell'incontro del Io con la natura, e del Io con l`altro.
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|93.147.201.xxx |2011-02-25 20:26:48 delfoL'incontro con l'altro.Se un uomo e' gentile e disponibile con un altro uomo si pensa che abbia una qualche tendenza.Se un uomo e' gentile e disponibile con una donna,la stessa fa sapere che ha un marito..Oggi,e' difficile farsi capire senza che la gente abbia preconcetti.Ci hanno fatto diventare cosi'.Delfo




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