Giacomo Matteotti amministratore pubblico

Una cosa poco nota e ancor prima poco studiata della figura di Giacomo Matteotti (Fratta Polesine 1885- Roma 1924) é che prima di essere eletto Segretario del Partito Socialista unificato e di diventare il fermo oppositore del Fascismo, poi rapito e ucciso da una squadraccia, è stato un grande studioso della finanza pubblica e un amministratore competente.
Convinto sostenitore della necessità di educare i lavoratori alla gestione della cosa pubblica per farne un giorno la nuova classe dirigente nazionale, prima di diventare deputato è stato, nel 1918, Segretario della Lega dei Comuni Socialisti e nel 1920 (anno in cui il Partito Socialista vinse le amministrative in tutti i 63 Comuni del Polesine) Presidente del Consiglio Provinciale di Rovigo. Amministratore severissimo, instancabile revisore dei conti pubblici, è stato in quegli anni anche il controllore della P. A. contrario ad ogni irregolarità e per questo temuto dagli altri Sindaci.
Nei suoi scritti, all’Italia in ginocchio del primo dopoguerra e gestita ancora con un’economia di emergenza non programmata, tipica dei periodi di guerra, propone una riforma strutturale. E non si tratta di poca cosa: basta pensare che in quegli anni Matteotti introduce ed applica il principio per cui i tributi degli enti locali e i tributi dovuti allo Stato centrale vanno necessariamente differenziati, per avere enti locali autosufficienti economicamente ed amministrativamente. Così come a lui si deve la battaglia parlamentare per semplificare la normativa esistente ed eliminare i privilegi dei Sindaci.
Venti anni dopo, l’Assemblea Costituente gli darà ragione. La Repubblica Italiana nascerà come Stato che riconosce e promuove le autonomie locali, dando agli enti territoriali poteri e competenze distinte da quelle dello Stato.
"La questione tributaria’’
Molto interessante a riguardo il suo libro "La questione tributaria’’ ripubblicato recentemente in un'edizione con apparati critici estremamente curati*, e ancora attuale sia come impostazione del corretto metodo di lavoro sia come prospettiva di rinnovamento dal basso degli amministratori locali, mai veramente realizzata . Ne riporto alcuni brani, sperando siano da stimolo soprattutto possano guidare chi gestsce o si appresta a gestire la cosa pubblica, ossia la finanza pubblica per l'erogazione dei servizi al cittadino.
Nel libro Giacomo Matteotti parte dalla premessa che:
’’In una società socialista il profitto del capitale appartiene alla collettività, mentre gli individui dovrebbero godere dei beni di una vita sempre più civile in corrispondenza del loro lavoro’’
Per affermare che:
1° Il Comune deve vivere in generale dentro i limiti della sua ricchezza e della sua disponibilità (salvo casi eccezionali in cui potrebbero ammettersi compensazioni tra Comuni fortuitamente ricchi di un proprio patrimonio e Comuni singolarmente miseri). Debiti non devono mai contrarsi per sopperire a spese effettive, né venditeli beni patrimoniali; ma soltanto per opere nuove da costruirsi, che aumentino altrettanto il patrimonio pubblico. Quindi dallo Stato nulla deve sperarsi o richiedersi in materia di entrate effettive all’infuori della autonomia di e libertà di tassare la ricchezza privata del luogo […]
2° Tutte le specie di ricchezza privata devono concorrere al finanziamento del Comune; in modo che vi concorrano tanto coloro che risiedono nel Comune pur possedendo altrove i loro beni quanto coloro che vi posseggono dei beni pur risiedendo altrove, quanto coloro che pur risiedendo e possedendo altrove vengono a soggiornare nel Comune o vi godono di qualche servizio […]
3° Massimamente devono concorrere i profitti capitalistici e minimamente quelli che provenendo dal lavoro garantiscono alle famiglie un minimo di esistenza sempre più civile […] ’’
Ma il pensiero di Giacomo Matteotti economista è interessante perché ci presenta il quadro della situazione economica a livello locale e nazionale di quegli anni, ma soprattutto elabora un sistema di imposte dirette ed indirette e indica un metodo di lavoro.
In particolare per le imposte dirette sui beni immobili sostiene che:
a) meglio sarebbe una imposta autonoma, per la quale i Comuni potessero valutare per conto proprio, con revisioni periodiche gli immobili, togliendo così di mezzo le attuali gravissime sperequazioni,,’’’
b) servirebbe anche una imposta corretta e giusta sulle aree fabbricabili che incentivi non a speculare ma a fabbricare, aggiungendo che ‘’’il rifiuto a pagare l’imposta o la mancata fabbricazione sulle aree comprese dentro il Piano Regolatore stabilito dal Comune, darebbe luogo ad espropriazione per pubblica utilità al doppio del valore del prezzo agricolo, per cederla a chi s’impegni alla fabbricazione nel minor tempo’’
Riguardo il metodo di lavoro degli amministratori locali, premesso che ‘’ i lavoratori devono impadronirsi di questa materia, così come essi conoscono l’uso del martello, l’uso dell’aratro o l’uso della macchina nelle officine’’, afferma per esempio che:
1) la prima operazione da compier quando si insedia una nuova amministrazione è la verifica della cassa, l'inventario dei beni mobili e immobili
2) il Bilancio, ovvero le Spese e le Entrate stabilite l'anno precdente dal Consiglio Provinciale o Comnunale per l'anno in corso, deve essere gestito a partire dalle Spese, indicando quali cittadini dovranno sopportare il carico fiscale maggiore
3) Le Spese vanno subito divise in: effettive, cioè necessariamente a carico del Comune, e facoltative da limitare o eliminare. Tra le effettive, le ordinarie sono le spese ricorrenti le più importanti (scuole, sanità, cimiteri, manutenzione ordinaria, illuminazione pubblica, personale dipendente del Comune), da distinguere da quelle straordinarie
Il testo cui faccio riferimento è ovviamente molto più complesso, ma credo che anche solo i pochi elementi che ho citato bastino a guardare con altri occhi il lavoro generamente mediocre degli amministratori locali attualmente eletti nei vari schieramenti politici.
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* ’’La questione tributaria’’ a cura di Stefano Caretti, Pietro Laicata Editore, 2006
Marco Zanier
Federazione Romana del Partito Socialista- Responsabile Cultura




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