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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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La mia esperienza nella CGIL Bilancio dal 1974 al 1978

 



La CGIL è, secondo me, ancora oggi il sindacato più bravo e agguerrito tra i confederali. Perché di fronte alla drammatica crisi economica continua a scegliere di salvare i salari e difendere il potere contrattuale dei lavoratori attraverso la mobilitazione di piazza. Rispetto al recente passato, la CGIL ha alzato il prezzo: vuole la sicurezza sul lavoro, il miglioramento delle condizioni contrattuali e senza rinunciare al Welfare.  Per costruire le sue piattaforme e portare a termine battaglie più coraggiose, ha di fatto dovuto scavalcare sia la CISL che la UIL.  Ma non è sempre stato così: negli anni Settanta la CGIL era forte perché aveva le masse dalla sua, in compenso la sua posizione era più moderata perché doveva invitare alla moderazione. Doveva farlo perché c’era la crisi economica e dagli Stati Uniti veniva l’indicazione di fare richieste compatibili col mercato. Inoltre, non dimentichiamolo, nel 1973, c’era stato il golpe in Cile e la Sinistra ha avuto paura di chiedere troppo.

Io sono una compagna che negli anni Settanta ha militato nel PSI e ha lavorato nella CGIL. Credo sia importante ricominciare a parlare dell’importanza del sindacato nella difesa dei diritti dei lavoratori e della presenza socialista nella CGIL. Soprattutto per i giovani che affrontano ogni giorno la difficoltà di trovare un impiego stabile e di mantenere il posto di lavoro mentre
vengono attaccati i diritti dei lavoratori.

Il contributo che posso dare alla ripresa di questo dibattito, se può interessare, si basa solo sulla mia personale esperienza. Raccontando come in quegli anni  i comunisti e i socialisti lavoravano insieme nel sindacato: partendo dai problemi concreti nei luoghi di lavoro, discutendone insieme nelle proprie componenti e arrivando a definire la linea nazionale d’intervento più efficace a difendere i diritti dei lavoratori.


La componente socialista della CGIL

Per chi non c’era in quegli anni, perché non era ancora nato o era troppo giovane o semplicemente si occupava d’altro, bisogna ricordare che la CGIL di quegli anni presentava al suo interno una complessità maggiore di quella che presenta oggi. Aveva infatti tre componenti:

•    la uno , quella maggioritaria, che faceva riferimento al PCI
•    la due, la seconda in ordine di grandezza, che faceva riferimento al PSI
•    la tre, la più piccola, che faceva riferimento ai gruppi

L’esistenza delle componenti nella CGIL, va specificato, era una ricchezza e non un elemento di debolezza. Si lavorava in stanze differenti, si producevano documenti diversi che a volte andavano a coincidere in un documento congiunto, a volte no. Le posizioni si discutevano a lungo, si faceva notte tarda, prima all’interno della componente, poi fra le altre due. Il metodo era quello democratico: dal vertice alla base e dalla base al vertice. Nel sindacato non c’è la differenza che esiste nella politica: le differenze si smussano per trovare l’unità. In quegli anni, inoltre, le componenti maggiori della CGIL erano anche cinghia di trasmissione, perché trasmettevano le impostazioni politiche del Partito al sindacato e viceversa.


La mia scelta di entrare in CGIL

Nel 1974, appena entrata al Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, quando era Ministro Giolitti, i colleghi del Ministero mi hanno spinto a presentarmi alle elezioni sindacali in CGIL. Per l’entusiasmo e la voglia di cambiare le cose che avevo allora e che invece altri, che venivano dalle lotte sindacali e dal ’68, non avevano più così forte.
Va detto, che prima di quella data  avevo lavorato al Ministero della Difesa e che già lì avevo dimostrato di interessarmi ai diritti dei lavoratori civili e alle loro condizioni di lavoro, ma quando richiesi e non ottenni il corretto funzionamento della commissione interna, prevista dall’articolo 39  della Costituzione, che serviva a far rispettare le norme a tutela dei diritti dei lavoratori, chiesi il traferimento ad altro Ministero.
Per questo, appena preso servizio al Ministero del Bilancio ho accettato di presentarmi nelle liste del sindacato. La CGIL era il sindacato di Di Vittorio, il sindacato che al Sud aveva fatto tante battaglie in difesa dei diritti dei contadini e questo mi piaceva molto, dato che la mia famiglia viene da quelle terre. Quando mi è stato proposto di entrare nel sindacato, ho preso seriamente la cosa: mi sono andata a documentare all’Ufficio Stampa nazionale della CGIL, leggendo molta stampa sindacale, il lavoro della componente femminile del sindacato e in particolare le battaglie per l’apertura degli asili nido. Anche perché prima di diventare una sindacalista ero una lavoratrice e una madre con due figli piccoli.


Le battaglie della CGIL statali

In CGIL ho cercato di risolvere, insieme agli altri sindacati confederali, i problemi reali che i lavoratori e le lavoratrici dei Ministeri vivevano ogni giorno. Cercando di fare sindacato seguendo i principi del Socialismo.
Voglio fare degli esempi concreti di come lavorava in quegli anni la componente socialista della CGIL statali, sperando possano essere servire ancora oggi.


1975: l’apertura degli asili nido al quartiere

Il problema dell’insufficienza dei posti negli asili nido comunali, di cui si parla spesso anche oggi, ad esempio, era già molto sentito dalle donne che abitavano nella Capitale. Roma, va detto, negli anni Settanta era una città profondamente diversa da quella di oggi, il centro storico era abitato da lavoratori di ceto medio basso, le case non erano richieste come oggi perché erano vecchie, mentre chi poteva permetterselo andava verso le nuove costruzioni in  periferia. Nel centro storico di Roma c’erano gli uffici, le scuole e il proletariato urbano, oggi può sembrare strano a dirsi, ma allora era così. E il numero limitato di posti negli asili nido era un problema serio per le madri dei bambini che abitavano in quei quartieri.
In questa situazione, una delle cose che come sindacato mi premeva realizzare era l’apertura degli asili nido dei Ministeri alle donne del quartiere. Nei Ministeri infatti erano presenti dei locali adibiti ad asili nido ad uso esclusivo dei dipendenti, cosa giustissima, solo che i figli dei dipendenti non coprivano tutti i posti a disposizione. Per questo dopo un dibattito serrato coi lavoratori dei Ministeri e dopo una serie di manifestazioni organizzate insieme alla CISL e alla UIL, nel 1975 abbiamo ottenuto che il 20% di quei posti fosse dato in uso alle donne che abitavano in quei quartieri, per evitare che fossero costrette a pagare dei privati per una cosa che era un loro diritto. Era la vittoria del principio di condivisione e partecipazione attraverso gli strumenti a disposizione.


1975-1976: le lavoratrici e i lavoratori delle pulizie nei ministeri

Al Ministero del Tesoro c’era tra il 1975 e il 1976 il problema della condizione di sfruttamento che vivevano le donne delle pulizie e gli uomini pulisci-vetri che lavoravano nel Ministero. Si trattava purtroppo di un caso oggettivamente grave di caporalato, di lavoratori  assunti a discrezione di un capo o “caporale” che non erano inquadrati e quindi non erano garantiti. E c’erano  problemi di sicurezza sul lavoro che le ditte appaltatrici non risolvevano. Una situazione che non poteva andare avanti in quel modo.

La condizione di quel comparto l’aveva studiata e inquadrata una brava compagna, Sandra Ferretti, che era  in quegli anni componente socialista della CGIL del Ministero del Tesoro. Io sono entrata in contatto con lei dopo averla sentita parlare in commissione femminile della Federazione Romana del PSI.  La compagna è stata molto brava nell’affrontare e risolvere quella situazione specifica: ha creato un bel movimento intorno a quei lavoratori e a quelle lavoratrici e ha chiuso la vertenza facendoli inquadrare al 1° livello funzionale nel Ministero, ossia con lo stesso livello degli uscieri.


1978: le segretarie della “Sala copie”

Nel 1978 il Ministero del Bilancio voleva creare la “Sala copie”, dove, in un’unica stanza e senza contatti coi dirigenti si sarebbero solo battuti a macchina i documenti di tutto il Ministero. Di fatto si creava un comparto di lavoro staccato dal resto e si isolavano dei lavoratori dagli altri. La novità avrebbe reso le cose difficili anche ai dipendenti, che avrebbero perso tempo nel passare da una stanza all’altra, ritardando i tempi di lavoro e perdendo la coordinazione di gruppo necessaria. Il lavoro che si svolgeva in quel Ministero era importante e delicato; venivano prodotti dei documenti che erano la risultante di tante forze e che andavano seguiti passo passo, con la coordinazione giusta.
A difesa dei diritti delle segretarie fu indetta da CGIL, CISL, UIL e CUB una manifestazione che risultò essere abbastanza partecipata. La piattaforma dai sindacati si opponeva a questa forma di organizzazione del lavoro. In quella piazza le rivendicazioni di tutto il personale (impiegati e segretarie) si sono unite. La vertenza si è chiusa con una vittoria dei lavoratori: abbiamo difeso il posto di lavoro del gruppo A, B, C,  la possibilità di fare straordinari mantenendo l’integrità delle carriere.


Conclusioni

Oggi che lavoratori e lavoratrici subiscono gli effetti devastanti della crisi economica mondiale, che si trovano a sopravvivere con lo stipendio ridotto dalla cassa integrazione o addirittura perdono da un giorno all’altro il lavoro e le certezze, mentre il reinserimento nel mondo del lavoro diventa sempre più difficile, spiegare l’importanza del ruolo del sindacato nel contrattare delle condizioni di vita migliori e più giuste diventa essenziale. Per questo è importante che i lavoratori siano iscritti ai sindacati e organizzati,  per questo credo che i compagni e le compagne socialiste dovrebbero tornare a fare sindacato anche in un sindacato grande e complesso come la CGIL, confrontandosi al suo interno e trovando le soluzioni migliori per uscire dalla crisi salvando la dignità e i diritti dei lavoratori.


Gabriella Pantano

 

Commenti (2)
  • Anonimo
    Purtroppo la componente Socialista della CGIL , che assieme alla FIOM aveva sempre rappresentato l'avanguardia culturale della Confederazione, è stata spazzata via senza tanti complimenti subito dopo il crollo del PSI degli anni 93/94/95.
    L'utilità per la CGIL di questa sorta di epurazione rimane tutta da dimostrare.
  • cittadinolaico
    E' importante che si torni a parlare del contributo che i socialisti hanno dato alla costruzione di un sindacato rappresentativo come la CGIL e alle conquiste che ha ottenuto per i diritti dei lavoratori. Mi fa piacere che a farlo sia una compagna della nostra Associazione che ha portato avanti le battaglie democratiche del PSI nei difficili anni Settanta, sono contento che quella compagna sia mia madre.
    Marco Zanier.

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