si si, può essere condivisibile, ma vorrei dai socialisti anche una ragionata riflessione sul ruolo di Craxi nell'avvento di Berlusconi... da socialista iscritto... perchè i processi del tipo "santo subito" sono avvenuti anche in quel caso e non solo con Berlinguer
Berlinguer. Le ragioni del cuore o della politica?

E' dall'undici giugno 1984 che una parte della popolazione si nutre del mito di Berlinguer, cominciato attraverso un processo di divinizzazione immediato, del tipo "santo subito".
Molti ne sono usciti, una buona parte invece resiste, assolutamente incapace di guardare avanti. Berlinguer era uomo dalle mezze verità, troppo conservatore e comunista per essere riformista e sinceramente di sinistra. Se siamo dove stiamo una buona parte di responsabilità ce l'hanno i sacerdoti e gli adepti berlingueriani, che hanno imbalsamato la politica italiana preparando il terreno all'avvento di Berlusconi, a quel punto fin troppo facile.
Anche se gli va riconosciuto l'avvio verso un'autonomia dall'URSS, lo strappo non fu mai netto e deciso.
Con Berlinguer il PCI era un partito in forte sofferenza, assolutamente incapace di leggere la trasformazione della società.
Funzionava su uno schema sorpassato, valido fino agli anni 60-70.Tant'è che difronte al cambiamento delle abitudini e dei comportamenti individuali e sociali, il catechismo del partito predicava che i comunisti erano "diversi". Non capiva le trasformazioni economiche né seppe entrare in tempo e con spigliatezza nel mondo dei mass-media che con la tv commerciale veniva profondamente trasformato. Davanti ai cambiamenti Berlinguer ebbe una reazione assolutamente conservatrice, di retroguardia. Del resto questo era tipico di tutto il marxismo, ancora fermo a strumenti di indagini economiche e sociali ottocenteschi.
Il partito comunista in Italia era una chiesa, fondata su un'ideologia assolutista e negatrice irremovibile degli altrui principi.
Si era o comunisti o anticomunisti.Il PCI era totalizzante, ingerente, repressivo. Berlinguer era stato formato a questa scuola. Ragionava sempre in termini di masse. Quando scrisse il famoso articolo dopo il golpe cileno, la sua preoccupazione era di favorire una sorta di transumanza comune tra la cattolica e quella comunista. In realtà, quella visione, da molti berlingueriani esaltata, mostra proprio i grandi limiti culturali del suo modo di ragionare. L'incapacità di ammettere alla civiltà politica l'esistenza di altre importanti tradizioni culturali e politiche, frutto di una prevaricazione continua dei comunisti sui portatori di reali istanze libertarie. Proponeva una conventio ad escludendum, quel compromesso storico, che proprio perché fondato su un'analisi irrealistica della società italiana, sarà presto frantumata. Intanto gli sfuggiva la reale trasformazione della società italiana, economica, sociale, culturale e infine politica. Il suo totale disinteresse, per esempio, della crescita delle piccole imprese e dei nuovi attori economici, mentre il suo sguardo era ancora fisso alle grandi imprese storiche e ai colossi della partecipazione pubblica.
Del tutto estranei gli erano i problemi dell'internalizzazione dell'economia e delle prime avvisaglie della globalizzazione. Soprattutto, anche se forse in cuor suo era convinto del contrario, non ebbe mai in animo di dire ai suoi che la questione morale era solo un paravento, un tardivo e sterile tentativo di mantenere ancora a lungo lo Stato sociale, lo Stato pesante, pur comprendendo che l'unica soluzione non era imbrigliare i responsabili della cosa pubblica in lacciuoli moralistici, difficili da sostenere davanti alla fiumana di denaro pubblico, ma solo quella di interrompere questa marea, di alleggerirne il carico, con provvedimenti che certamente richiedevano sacrifici e rinunce. Non avrebbe mai avuto il coraggio di dire ai suoi che non c'è nessuna strada felice per il comunismo né quella rivoluzionaria né quella democratica e riformista. Non ebbe il coraggio di prendere definitivamente atto delle crepe vistose e profonde che già nel 1984 erano evidenti nel muro di Berlino. L'eurocomunismo, poi, fu abortito già lui vivente. Del resto, aldilà della formula, non v'era nulla di veramente significativo e appetibile.
Mario Romano
Commenti (4)
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|Author |2009-12-14 19:12:49 peppegiudicemi pare che nell'analizzare la figura di Berlinguer che è figura complessa l'autore vi abbia messo molto rancore di stampo "craxiano". Per carità io non demonizzo Craxi nè tantomeno santifico Berlinguer (tra i due preferisco Riccardo Lombardi).
Nella politica e nella cultura berlingueriana vi erano limiti evidenti:comunque Berlinguer ebbe il merito (suppur tardivo) di fare lo "strappo" con l'URSS. Il suo limite principale stava nella concezione organicistica della democrazia (alla base del compromesso storico). Nella lettura dei processi sociali in corso sbagliarono sia berlinguer che i craxiani. Il primo perchè incapace di cogliere i mutamenti i secondi (parlo di DE Michelis e Martelli più che di Craxi) per la acritica esaltazione dei processi di modernizzazione incapace di percepirne gli elementi contraddittori.
POi per quanto riguarda il culto della personalità Craxi non è stato secondo a nessuno (eccetto forse Stalin o Mao Tse Tung)
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|79.37.227.xxx |2009-12-14 22:48:52 giuiano leoniSe qualcuno ricorda quegli anni.
Con un po' piu di organicismo statalista forse oggi non avremmo berlusconi fra i piedi.
cito:
"Funzionava su uno schema sorpassato, valido fino agli anni 60-70.Tant'è che difronte al cambiamento delle abitudini e dei comportamenti individuali e sociali, il catechismo del partito predicava che i comunisti erano "diversi". Non capiva le trasformazioni economiche né seppe entrare in tempo e con spigliatezza nel mondo dei mass-media che con la tv commerciale veniva profondamente trasformato."
Mi domando: la responsabilità dello stravolgimento di alcune sentenze della corte costituzionale in materia di radiodiffusione circolare fu del retrogrado Berlinguer o di Craxi Forlani e di Mammì?
Mi domando: I congressi faraonici, la Milano da Bere la cultura socialista del soldo facile, condite dall'elogio della modernità popperiana su Mondopoeraio (quando chiudevano una dopo l'altra le vecchie sezioni di quartiere) erano meglio o peggio di un...
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|Author |2009-12-15 02:31:03 peppegiudicefra l'altro l'autore ha una idea un fuorviante del marxismo, che non è una dottrina unitaria, affatto.
Turati considerato il massimo esponente del socialismo riformista era marxista, così come lo era Saragat e lo stesso Craxi nella sua formazione politica. Certo il marxismo di costoro era quello di Mondolfo e di Kautsky non certo quello di Lenin e Trotzky il quale era a sua volta affatto diverso da quello di Rosa Luxemburg . Ma tant'è esistono e sono esistiti tanti marxismi. Il PSI in larga misura si ispirava al marxismo democratico e libertario di Otto Bauer e Rosa Luxemburg, prima che arrivasse Pellicani a distruggere il patrimonio autentico del socialismo italiano per sostituirlo con le sue farneticazioni di prete spretato (ex comunista diventato anticomunista viscerale)
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