Home Memoria storica Storia del Socialismo Italiano IL LUNGO DECLINO DEL PARTITO SOCIALISTA ED IL NOSTRO PROGETTO DI RINASCITA

PostHeaderIcon IL LUNGO DECLINO DEL PARTITO SOCIALISTA ED IL NOSTRO PROGETTO DI RINASCITA


Il  Congresso Socialista del 1976  decretò l’Alternativa di Sinistra ed elesse Segretario Francesco De Martino. Mi piace ricordare che Francesco De Martino è stato non solo il mio maestro di vita e di politica ma anche il mio professore di Storia del Diritto Romano all’Università di Napoli, e rimane nel mio cuore e nella mia mente il ricordo affettuoso di un grande socialista ed anche di un grande Uomo di una eccezionale sensibilità umana e di una moralità intransigente.

Poi, con un  colpo di mano, ci fu il Midas e l’avvento di Bettino Craxi alla guida del Partito. Molti militanti socialisti, soprattutto giovani, non approvarono né il metodo né la sostanza politica di quella scelta. (la Direzione del Partito fu occupata per parecchi giorni), perché si riteneva che quella scelta avrebbe portato il Partito verso posizioni moderate e socialdemocratiche (allora la polemica con i socialdemocratici era ancora viva e dolorosa). Al congresso del 1978 queste posizioni furono sostenute da una piccola minoranza di compagni con la famosa mozione 4 di Achilli, Leon, Amendola, Codignola ed altri, che si era separata dalla Sinistra lombardiana a seguito dell’accordo di quest’ultima con Craxi per il governo del Partito. I rappresentanti dei Lombardiani che trattarono l’accordo con Craxi erano Signorile (che fu eletto vicesegretario), Cicchetto e De Michelis. Bisogna riconoscere che Lombardi non assunse mai una posizione benevola nei confronti della politica di Craxi, ma preferì isolarsi in una testimonianza sterile, anche se piena di importanti intuizioni politiche, piuttosto che rompere con i suoi più stretti collaboratori che, per sete di potere ed ambizione politica, avevano tradito il suo messaggio politico e morale.

Al congresso di Palermo del 1980 la mozione 4 fu pesantemente battuta e sostanzialmente cancellata  come componente politica.

All’interno del Partito oramai non esisteva più una vera opposizione politica e i pochi oppositori sopravvivevano isolati ed impossibilitati ad organizzarsi. Ciò che accadde dopo è ancora vivo nel ricordo dei Socialisti, La presidenza della Repubblica a Sandro Pertini, il Governo Craxi, Tangentopoli e la fine del PSI.

Molti compagni che avevano dato vita a quella mozione, anche se oramai non più organizzati in componente, continuarono  a conservare una posizione di opposizione alla politica di Craxi pur apprezzando alcune scelte su eventi  specifici, come Sigonella, l’impegno per liberare Aldo Moro in forte contrasto con i vertici della DC, le scelte sui diritti civili, il contributo alle lotte di liberazione in vari paesi del Mondo (Palestina, Sud America) mentre motivo di forte disaccordo fu il Referendum sulla scala mobile, in netto contrasto con la difesa del tenore di vita dei lavoratori, che è poi stato l’inizio di un processo che ha portato alla flessibilità e poi alla precarietà. Questa scelta fu considerata un tradimento nei confronti della classe sociale che avevamo il dovere, come socialisti, per la nostra storia e per i nostri valori, di difendere fino in fondo.

E d’altra parte i risultati concreti del governo Craxi si rivelarono alla fine molto scarsi sia sul piano economico che su quello delle riforme, tra cui anche quella istituzionale (la Grande Riforma), che fu costretta a rimanere, per l’avversione degli alleati di Governo, a livello di innocua formulazione propagandistica. Il periodo della Presidenza Craxi perciò non può considerarsi continuatore del riformismo del primo centro-sinistra, nel quale i Socialisti riuscirono ad imporre ai propri alleati le più importanti riforme della storia della Democrazia italiana. 

Ma quello fu il periodo in cui il sistema del finanziamento occulto ai partiti tramite le tangenti divenne una regola codificata tra le forze politiche e lo strumento attraverso il quale fu possibile consentire anche l’arricchimento personale della classe politica. I politici che erano rimasti fedeli al principio che l’onestà deve essere la prima virtù di un politico venivano giudicati incapaci  ed inutili per gli interessi del Partito e venivano perciò immancabilmente accantonati. Questo fu, per molti socialisti, il crollo di tanti ideali per i quali ci si era battuti per anni, spesso con sacrifici personali e pagando prezzi altissimi alla coerenza con i propri valori e le proprie idee.

La magistratura ha fatto il suo dovere. Il fenomeno andava combattuto in tutti i modi e i processi che hanno portato alla condanna di importanti personaggi della politica sono stati giusti. Si salvò allora il PCI, ma non perché i giudici non vollero toccarlo, ma perché il suo sistema di gestire questo fenomeno era regolato all’interno del Partito con la massima disciplina e con la massima cautela, e comunque non consentiva ai singoli dirigenti di approfittarne. Ciò non esime il PCI dalla condanna morale che pure deve coinvolgerlo.

Comunque la Magistratura non è riuscita ad estirpare il fenomeno e nella così detta seconda Repubblica la corruzione, il voto di scambio, l’arrivismo, l’uso distorto del potere ai fini del tornaconto economico, sono gli strumenti normali per la gestione di una carriera politica. A questo si aggiunge la qualità media della classe politica che oggi è al livello più basso nella storia della nostra Democrazia. E’ evidente che i nuovi sistemi elettorali e i metodi di formazione delle classi politiche anche all’interno dei Partiti hanno determinato il verificarsi di questo fenomeno, si pensi solo al fatto che i deputati non vengono più eletti dal popolo ma nominati dai Partiti e quindi quasi sempre in base al grado di fedeltà al Capo e all’utilità politica per lo stesso.

Ora si pensa alla modifica della Carta costituzionale per adeguarla ai nuovi tempi. Il mio timore è che qualsiasi modifica costituzionale, decisa in questo particolare momento politico, rischia di accentuare il processo di degrado della nostra democrazia e la disponibilità del Partito Democratico ad essere coinvolto in questa operazione è un errore che potrebbe portare gravi conseguenze agli equilibri democratici del nostro Paese.

Il crollo del PSI fu inevitabile, determinato anche dall’incapacità dei dirigenti di affrontare la situazione con il coraggio di riconoscere i propri errori e affrontarne le conseguenze.

Scaricare tutte le responsabilità sulla magistratura a servizio di qualche Partito non solo fu sbagliato, perché non era vero, ma non fu utile alla sopravvivenza del PSI.

Poi nacque il “SI” e la base del Partito, sempre pronta ad affrontare con ottimismo le nuove situazioni, coltivò la speranza che la nuova classe dirigente fosse in grado, nell’umiltà e nel riconoscimento degli errori commessi, di riprendere la ricostruzione del Partito Socialista partendo dai valori originari, dalla storia antica, accantonando definitivamente l’esperienza craxiana, tornando cioè al ruolo che i socialisti dovevano avere nella società italiana, un partito moderno e riformista, ma legato alle classi che erano state la sua forza originaria, dimenticando per sempre i nani e le ballerine di craxiana memoria.

Non fu così, il gruppo dirigente intorno a Boselli si pose come unico obiettivo quello della sopravvivenza, stringendo alleanze elettorali con chiunque si dimostrasse disponibile, diventando sempre più moderato e passando da sconfitta a sconfitta, senza un progetto politico, sperando di volta in volta di eleggere qualche deputato o qualche consigliere regionale o qualche assessore comunale esclusivamente per recuperare i mezzi economici per la sopravvivenza.  E quanti di questi eletti utilizzavano il Partito per  incassare la poltrona per poi traghettare verso altre formazioni politiche più vantaggiose.

Poi arrivò la grande speranza della Costituente socialista, molti che si erano allontanati dal Partito si riavvicinarono convinti che questo poteva essere il momento giusto per un grande rilancio delle idee socialiste. Si avvicinarono al Partito anche uomini e donne importanti provenienti da altre formazioni della sinistra, insomma l’entusiasmo era alle stelle e si percepiva la sensazione che si stesse preparando la nuova stagione del Socialismo.

Anche questa occasione è stata sciupata, l’esigenza del gruppo dirigente di non avere ingerenze estranee nella guida del Partito e la nomina di Nencini alla segreteria, espressione di quel gruppo dirigente, ha determinato l’allontanamento di tutti coloro che avevano riposto le proprie speranze nella Costituente. Anche molti vecchi compagni socialisti si sono allontanati dal Partito negli ultimi tempi. Anche la scelta di costituire liste elettorali sotto il simbolo di Sinistra e Libertà, mentre fu vissuto da molti compagni come presupposto di un nuovo corso politico, dal gruppo dirigente fu utilizzata soltanto a fini elettorali e di eventuale sopravvivenza. Infatti il Partito socialista ha abbandonato il progetto appena se ne è presentata l’occasione, anche grazie ad alcuni errori dei dirigenti degli altri gruppi aderenti a Sinistra e Libertà. 

La linea politica del Partito diventa sempre più moderata e sempre più lontana dalla storia e dalla tradizione socialista. Appare sempre più evidente il percorso di avvicinamento al Partito Democratico e la volontà di raggiungere accordi politici ed elettorali con l’UDC di Ferdinando Casini, Partito che sta ponendo in essere una politica spregiudicata scegliendo di volta in volta le alleanze più convenienti. A me sembra una politica disonesta e mirante solo alla conquista di posizioni di potere. Ricorda tanto quella dei due forni di Andreottiana memoria, ma erano altri tempi.

Ora per i Socialisti che continuano a credere nei valori autentici del Socialismo, che non condividono la linea moderata ed opportunista dell’attuale dirigenza basata sull’esclusivo principio della sopravvivenza a tutti i costi, che ritengono che la riaffermazione delle idee e dei valori socialisti passa per la creazioni di una nuova forza politica che veda la convergenza di tutti coloro che a queste idee ed a questo valori credono, indipendentemente dalla loro provenienza politica, e dalla loro collocazione passata (quanti autentici socialisti militano attualmente in altre formazioni di sinistra!) si apre una stagione di grande impegno e di un lavoro intenso per costruire le condizioni politiche ed organizzative per ridare ai Socialisti il ruolo che storicamente spetta loro nella Società italiana. 

Michele Ferro vice segretario del Partito Socialista del Lazio.

Commenti (16)
  • vincenzo mazzotti  - Me gusta...
    Finalmente un contributo chiaro, puntuale, obiettivo, ricco di veri contributi e riferimenti storici e -soprattuto- scevro dalla "sindrome del complotto anti-socialista ordito da ManiPulite" che tutt'ora pervade tanti Socialisti che -gurda caso, sic!- son tutti confluiti sotto le dorate piume del berlusconismo imperante...
    Complimenti all'ottimo Michele FERRO !
    Cordialmente Vi saluta l'azionista vincenzomazzotti .
  • Ernesto
    Apprezzo pienamente e faccio appello a tutti quelli che condividono di stampare qualche copia e darla ai simpatizzanti socialisti. Una piccola azione che apre queste idee al mondo reale. Un foglio di carta spesso rimane e non si spegne come un pc!
  • Anonimo
    ...il compagno de martino andò ad elezioni anticipate. perdemmo parecchi punti. al midas prevalse l'indicazione di Nenni. e fu Craxi.che la magistratura l'avesse con i socialisti è un dato incontrovertibile già dai tempi dei referendum sulla giustizia giusta (andò-martelli)condivido invece il riferimento alla pochezza della classe dirigente che ha sposato e divorziato da tutti i progetti susseguitisi dal '93(si,sdi,liste con rinnovamento italiano,liste con i verdi,rosa nel pugno,psi,sinistra e libertà).bisogna fare uno sforzo per animare il dibattito sul bisogno di autentici valori socialisti che ha il paese.
  • cittadinolaico
    Complimenti Michele per l'articolo e per aver stabilito una relazione tra l'Alternativa di Francesco De Martino e della 4° compnente di Michele Achilli e gli obiettivi dei Sociallisti di oggi. Per quanto io allora fossi bambino, ho sempre coltivato negli anni il sogno di veder rinascere in questo Paese un certo modo di intendere il Socialismo ed il confronto democratico.
  • cittadinolaico
    Credo che per approfondire il discorso, anche con i compagni più giovani o che vengono da altre esperienze politiche e che si confrontano con noi, potremmo pubblicare anche gli atti delle mozioni presentate al XXXX Congresso del PSI del 1976 o perlomeno quella dell'allora Segretario Francesco De Martino e quella di Michele Achilli, che volevano realizzare tutt'e due un programma di Alternativa.
    Marco Zanier.
  • Anonimo
    si però con tutto il rispetto per l'on.demartino, vorrei dire questo, che poi era passato con i post comunisti del pds, chi si è rimboccato le maniche fu boselli. di demartino apprezzo il suo pensiero, anche se cio' che fece craxi non fu tutto da buttare. resto fermamente convinto copn quanto affermato, che il psi deve ritrovare un saldo legame con la base tradizionale, anche se in questo momento rimane difficile e forse gli accordi politici sono una cosa da cui non possiamo fare a meno.saluti.
  • Tonino Lattanzi - Roma  - La speranza è (sempre) l'ultima a morire
    Caro compagno Michele una splendida e pregnante mini ricostruzione della storia dei Socialisti dell'ultimo trentennio e oltre. Mi hai fatto riandare con il cuore e l'intelletto a quegli anni di battaglie politiche "vere", fuori e dentro il partito, piene di impeto ideale per l'affermazione dei principi del socialismo. Come posso dimenticare i giorni dell'occupazione di Via del Corso da parte di noi cosiddetti "indiani metropolitani" e delle battaglie politiche insieme al pretore Amendola e tanti altri compagni della "sinistra" del partito. Poi... più nulla! Tanto che fin dalla fine degli anni '80 non ho più la tessera e mi sono allontanato da anni dalla vita politica attiva (ero vice segretario di sezione) profondamente deluso dai fatti susseguitisi fino ad oggi (v. in primis il rinnegato Cicchitto, ex alfiere del grande Riccardo, e poi i De Michelis, i Sacconi, i Brunetta, ecc.) fino ad arrivare a Nencini che tutto può essere meno che vero socialista. Ora na...
  • eliana torterolo venturi
    Condivido pienamente la ricostruzione fornita dal compagno Michele ed aggiungo che con l'era Craxi il Partito Socialista, in quanto tale e con la sua storia centenaria è letteralmente scomparso, perdendo i suoi valori ed il suo elettorato.Situazione grave perchè in alcuni momenti si sono aperti ampi spazi politici che avrebbero consentito una rinascita e forse anche un buon risultato elettorale.Ma si è preferito perdere tempo cercando di comporre una diaspora inutile perchè riunire nuovamente chi ,con profitto personale, aveva scelto altre strade, era pia illusione.Non mi era dispiaciuto il progetto di sinistra e Libertà poichè supportato da molti giovani e ritenevo che il Partito Socialista, sempre moderno in tempi moderni, avrebbe saputo gestirne le idee ma, anche qui, anzichè cercare di trattare, si è preferito uno sdegnoso allontanamento ed un avvicinamento ad un PD, soggetto talmente moderato e vuoto da non avere nemmeno candidati propri da proporre.Figuriamoci le idee.Sconfi...
  • carlo patrignani  - Operazione Midas e Progretto di Torino 1978
    La ricostruzione che condivido necessita pero' di due punti importanti: Lombardi non si isolo' dopo l'operazione Midas ne' tanto meno rinuncio' a dar battaglia nel Psi del 'Fuhrerprinzip' Bettino Craxi. Appoggio' la svolta del Midas ("un cattivo cardinale puo' rivelarsi un buon Papa";) e condivise il Progetto Socialista votato al congresso di Torino del 1978 che metteva assieme 'autonomia' e 'alternativa', principi che hanno sin dal 1947 caratterizzato l'azione politica di Lombardi. Autonomia dal Pci e dalla Dc, conio' il termine 'acomunista', che non significava isolamento ma, ferma restando l'identita' socialista, ricerca di 'una via d'uscita' dal modello di societa' capitalistica, 'debole coi forti, corriva con i forti'. E lo strumento era 'il riformismo rivoluzionario', o altrimenti le 'riforme di struttura'. Coerente fino all'inverosimile con il suo, 'a rompere si fa prima che unire', non approvo' l'atteggiamento dei compagni della mozione 4, ma neanche lo osteggio' e lo...
  • peppegiudice
    Patrignani ha ragione sul fatto che Lombardi non si contrappose frontalmente a Craxi. Ma il Craxi del 1978 era molto diverso da quello del 1989!
    Il Progetto Socialista del Congresso di Torino era al passo con le più avanzate eleborazioni del socialismo europeo di allora (Piano Meidner della socialdemocrazia svedese, Tesi sull'autogestione del socialismo francese). In esso si prospettava l'idea di un trascendimento del capitalismo in un socialismo democratico-autogestionario.
  • carlofelix
    Quando i nodi gordiani non si sciolgono, bisogna tagliarli..ma non prima che siano venuti al gran pettine, di quelli che, come Michele e tutti noi cercano, vogliono avere le idee ben chiare!
  • vincenzo mazzotti
    Per motivi di spazio web nel mio indirizzo, Vi prego di non notificare, so come entrare direttamente da me nel Vostro sito, Vi leggo comunque!
    Grazie. A presto.
    vincenzomazzotti .
  • Roberto D' Ambra  - guardiamo avanti
    Sono d' accordo pienamente con il commento di Peppe Giudice. Ricordo perfettamente il Congresso di Torino quando, giovane socialista, ero un sostenitore entusiasta della mozione Lombardi-Cicchitto (!?). Comunque, compagni, ora c'è da pensare a lavorare sodo nel Partito per convincere tanti socialisti che il contributo dei valori e delle idee proprie del Socialismo italiano può avere lo spazio che merita non sotto le ali del PD, ma solo in SEL, il cui leader Nichi Vendola non perde occasione di richiamare l' importanza dell' apporto socialista.
    Concludendo, rileggiamo pure insieme, con il giusto distacco emotivo, la storia socialista ma soprattutto guardiamo avanti, come i Socialisti hanno sempre fatto!
  • franco
    I limiti e le debolezze dell'attuale gruppo dirigente SOcialista affondano le proprie radici nella distruzione sistematica della cultura Socialista realizzata dal gruppo dirigente craxiano nel corso della sua gestione interna del Partito.
    Questa opera di indebolimento ed omologazione dei gruppi direnti ha costituito la ragione principale dei successivi fallimenti,prima di Boselli ed ora di Nencini,didi far rinascere una forza Socialista nel paese.
  • Gianni ARCIERI
    Mi piace quello ce si scrive e bravo Michele Ferro . In generale si parla troppo del MIDAS e dintorni - sembra una patologia collettiva inguaribile - . Compagni pensiamo all' unita a sinistra per vincere con valori e proposte di sinistra !!!! Nel 2013 perche' non puntare ad un sindaco socialista per ROMA come espressione di tutte le forse democratiche eda nti fasciste ( contro il nuovo fascismo subdolamente vigente ) . Gianni Arcieri
  • Leonardo Scimmi  - Con il senno di poi
    Facile dire che Craxi ha distrutto il partito, oggi. Craxi pero' lo ha portato al Governo, e tenuto per anni li.
    Un successo innegabile. Senza Craxi il Partito non avrebbe avuto mai quel successo. Rapida ascesa, rapida caduta.
    Le riforme di struttura, adoro queste discussioni, ma oggi, putroppo, non piacciono piu'. Proviamo pero' ad aprire il dibattito nel Partito.
    SeL, Vendola, se vuole, puo' venire da noi. Gli daremo un posto nella Governance. Il PSI non si scioglie.
Commenta
I tuoi dettagli:
Commento:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img]   
:D:angry::angry-red::evil::idea::love::x:no-comments::ooo::pirate::?::(
:sleep::););)):0
Security
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell'immagine.
 
Facebook
Pubblica su facebook
Google News
Loading...
Ultime Notizie