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del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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Esce nelle librerie “Lombardi e il fenicottero” di Carlo Patrignani.

Una ricostruzione documentata e toccante del grande socialista liberale che ha speso la vita alla ricerca dell'alternativa di sinistra. 



Oggi che la politica è ridotta a pura gestione del potere fino al punto di violentare le idee e la storia, e un dirigente di primo piano come Massimo D’Alema può arruolare anche Gramsci tra i fautori del Concordato tra Chiesa e Stato fascista, riscoprire la figura e il pensiero di Riccardo Lombardi è un esercizio assolutamente salutare.

Lombardi, infatti, fa parte di quella generazione che, all’opposto, subordinava l’azione politica alla riflessione sui grandi nodi dello sviluppo sociale e civile del Paese. Discutere delle sue idee quindi, di per sé, getta luce sulle miserie della politica odierna. Il libro di Carlo Patrignani, Lombardi e il fenicottero, Edizioni L’Asino d’oro, Roma 2009, si inserisce peraltro in un contesto in cui compaiono numerosi lavori di ricostruzione della vicenda storica dell’Italia dal dopoguerra a oggi, lavori che si interrogano in particolare sulle ragioni della sconfitta della sinistra e che a essa attribuiscono le difficoltà e i rischi per la democrazia che sono sotto gli occhi di tutti.

Da tali studi emerge in modo lampante il passaggio storico, il cambio di clima, possiamo dire il cambio di paradigma politico e di assetto delle forze in campo che avviene tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, quasi che nello scorcio di pochi anni, e in particolare tra il 1976 e il 1979, nel periodo cioè che ha visto il Pci entrare

nell’area di governo, si fosse consumata ogni possibilità di offrire ai movimenti degli anni Settanta uno sbocco in grado di avviare un mutamento negli assetti politici e sociali del Paese.

Questo arresto si è poi rapidamente trasformato in una sconfitta di portata storica.

Il lavoro di Patrignani mostra la distanza tra le posizioni di Lombardi e il paradigma fondamentale all’interno del quale si muovevano le principali forze politiche del Paese. Lombardi, infatti, aveva ben chiari i limiti dall’assioma fondamentale del marxismo, per il quale il superamento dei rapporti di produzione capitalistici costituisce la condizione essenziale per la costruzione di una società socialista, ma al contempo era convinto che ogni riflessione sull’economia dovesse partire dal concetto di alienazione di Marx.

Egli era dunque distante sia dal riformismo del Partito socialista, che comportava l’abbandono di ogni prospettiva di superamento del capitalismo, sia dalla proposta di “compromesso storico” avanzata nel 1973 dal Pci di Berlinguer, che in modo assolutamente paradossale legava la possibilità di una prospettiva socialista, cioè di superamento dell’alienazione, all’accordo con una forza politica dichiaratamente cristiana come la Dc.

Lontano dunque dalla rinuncia alla trasformazione sociale ma anche da queste devastanti contraddizioni, pur nella profonda attenzione verso tutto ciò che si muoveva all’interno del mondo cattolico e in campo comunista,

Lombardi non solo si definiva “acomunista” ma riteneva che nessuna riflessione sulla scissione mezzi-fini e sui crimini dello stalinismo potesse prescindere da una critica più profonda al nucleo platonico cristiano di tutte quelle filosofie per le quali la storia avrebbe una sua razionalità legata al compimento di un fine ultimo trascendente, del quale qualcuno, uomo, Stato, partito o Chiesa, sarebbe l’interprete.

Profondamente democratico dunque, ma anche rivoluzionario.

La sua pratica politica, definita come “riformismo rivoluzionario” per il voler tenere insieme la prospettiva di governo con quella dei movimenti di massa, non poteva che basarsi su di una dimensione culturale.

Questa, nello specifico, veniva a configurarsi nella proposta di una società “diversamente ricca”: una società distante sia dal modello capitalistico, sia da quello dei Paesi del socialismo reale, che oltre al benessere economico fosse in grado di domandare più cultura, più tempo libero, «più capacità degli operai di leggere Dante o apprezzare Picasso».

Avanzata fin dagli anni Sessanta, questa proposta culturale si differenziava nettamente dalla “austerità” di Berlinguer e dai “sacrifici” della svolta della Cgil dell’Eur del 1977 le quali, piuttosto che proporre una diversa realizzazione di identità umana, invitavano alla rinuncia e al rispetto delle compatibilità con gli assetti economici e politici in essere.

Il lavoro di Patrignani è accompagnato da una prefazione di Marco Pannella ed è arricchito da interviste allo stesso Pannella, a Michele Ciliberto, Giorgio Ruffolo e Tullia Carettoni.

Esso non guarda al passato ma offre una prospettiva di ricerca che, nel momento in cui la crisi pone problemi nuovi alla politica, all’economia e alla cultura, presenta aspetti di sorprendente attualità.

Recensione della rivista Left

Commenti (8)
  • peppegiudice
    prima degli anni 80 il PSI, tutto, si proponeva il superamento graduale del capitalismo verso il socialismo democratico. Del resto l'impianto culturale dell'autonomismo socialista, dopo il 1956, fu costruito proprio da Lombardi che rssta fondamentale per comprendere i tratti essenziali di quell'autonomismo. Ciò poneva il PSI più a sinistra della socialdemocrazia europea che con il programma di Bad Godesberg si propone un compromesso stabile con il capitalismo (in quella che fi l'interpretazione prevalente di quel programma). La socialdemocrazia svedese si pose sullo stesso piano della riflessione lombardiana e con il Piano Maeidner immagina il superamento graduale e democratico del capitalismo. Ma lo stesso programma di Bad Godesberg ad una lettura più attenta, pur puntando sul compromesso sociale lo interpreta in modo dinamico e non esclude affatto la creazione di un nuovo ordine sociale.
  • andrea
    Tutto vero Peppe, ma il Piano Meidner in Svezia venne abbandonato molto presto. Così come in Francia i socialisti francesi di Mitterand abbandonarono molto presto i discorsi sull'autogestione. Ricordo ad es. il libro di Rosanvallon "L'età dell'autogestione" con prefazione di Giorgio Ruffolo. Ricordo Pellicani, il quale sosteneva - sulla scia di Proudhon, Merlino, Rosselli - che l'unica possibilità di instaurare una società socialista pluralista era quella di socializzare i mezzi di produzione senza abolire il mercato attraverso l'autogestione. Ricordo la prefazione di Craxi e l'introduzione sempre di Pellicani al "Collettivismo burocratico" di Bruno Rizzi, sociologo ex trotzkista, anch'egli sostenitore di un socialismo autogestionario di mercato. Insomma, l'autogestione rappresentava davvero la "terza via" fra comunismo reale e socialdemocrazia, autogestione di cui divenne sostenire o comunque simpatizzante lo stesso Lombardi. Ma anche il primo Craxi, quello ...
  • andrea
    Ma anche il primo Craxi, quello dal '76 ai primi anni '80, parlava di superamento del capitalismo e di autogestione. Tutti discorsi lasciati poi cadere, evidentemente, come "utopie di sinistra", visto che tanto i socialisti svedesi quanto quelli francesi e italiani si sono poi adeguati ad una concezione puramente redistributiva di socialismo, cioè alla socialdemocrazia europea intesa come compromesso fra Stato e mercato, fra capitale e lavoro.
  • peppegiudice
    Andrea, in parte il Piano Meidner fu attuato. Certo non nelle forme ed i modio previsti. Negli anni 80 l'inizio della egemonia liberista costrinse tutta la sinistra alla difensiva e quindi a difendere il vecchio modello socialdemocratico. Oggi è in crisi profonda il meccanismo stesso dell'accumulazione capitalistica e quindi occorre andare oltre il vecchio modello socialdemocratico (che pure ha prodotto straordinarie conquiste) verso il socialismo del XXI Secolo recuperando LOmbardi, Palme e Lafontaine che ha portato avanti una interessante lettura di sinistra del programma di Bad Godesberg.
  • andrea
    Non si può pensare che il socialismo del 21° secolo sia il keynesismo di 30 anni fa...
  • peppegiudice
    infatti, non a caso ho parlato di crisi strutturale dell'accumulazione capitalistica. La ricetta keynesiana tradizionale puntava a far riprendere l'accumulazione tramite una domanda aggiuntiva che si crea fuori dal mercato, per mezzo dell'intervento pubblico. Ma Keynes è anche l'economista che per primo ha parlato di "stato stazionario" dell'economia in cui si stabilizza il prodotto dal punto di vista quantitativo (avendo raggiunto la fase dell'opulenza) e lo sviluppo assume sempre più caratteristiche qualitative. Riccardo Lombardi (ma anche Giorgio Ruffolo) questi concetto li ha ripresi più di 35 anni fa. Il tema quindi è di un meccanismo di sviluppo che si fondi su una scala di valori alternativa a quella del capitalismo liberista. E quindi di un compromesso sociale non solo sulla distribuzione del reddito, ma anche sul processo di accumulazione.
  • andrea
    Perfettamente d'accordo. Ma senza una riforma radicale nell'ambito delle modalità di emissione del denaro e nell'ambito del sistema bancario lo "stato stazionario" (e quindi il sovvertimento del paradigma della crescita illimitata) è irraggiungibile. Ho notato che diverse volte Ruffolo ha citato, non a caso, l'idee di riforma di Silvio Gesell, economista-Carneade conosciuto però da Keynes e da questo molto elogiato. Nella sua "Teoria generale" Keynes disse addirittura che il futuro avrebbe imparato di più dallo spirito di Gesell che da quello di Marx...
  • gianni arcieri  - Lombardi
    Cari compagni,
    Leggo i vostri commenti tutti interessanti ma un po' troppo "storici" . Ma mi sembra che il
    libro di Patrginani possa essere un buon punto di partenza per riscoprire e diffondere il pensiero Lombardianoe farne un punto di riferimento per un programma politico e , perche' no ?, ideale ed ideologico per una sinistra unita e vincente per capacita'politica idee , credibilita' etica ,cultura, senso della socialita' , qualita' della vita etc. ETC. Diffondiamolo e cerchiamo di aprie un dibattito di ampio
    respiro . Eppoi non pensaTe che anche oggi Lombardi possa far sognare i giovani (under 35) compremnsibilmente lontani da una politica che non esiste o almeno , il piu' delle volte, nel Bel Paese non e' Politica . Ma tuttaltro .
    tuttaltro Mi piacerebbe presentare il libro
    di Patrignani con due o tre personaggi di peso intellettuale e politico per valutarne assime l'a ttualita' del pensiero . Segnalo che Biagio De Giovanni dovrebbe presentarer all' oirentale di...
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