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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

Home Politica Politica - contributi Intervento di Franco Bartolomei all'assemblea nazionale di SEL

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(intervento a braccio trascritto dalla registrazione di radio radicale)

Compagni, io sono un dirigente del Partito Socialista (applausi) che insieme ad altri compagni ha deciso di partecipare ai lavori di questa Assemblea, non fosse altro perché avendo ritenuto sin dall’inizio che questa fosse l’unica cosa seria che noi potessimo fare.
E cioè che potessimo fare noi socialisti, e che potessero fare i compagni che non hanno seguito il PDS entrando nel Partito Democratico, i compagni che sono usciti da Rifondazione Comunista, e i compagni della federazione dei Verdi che hanno deciso di superare la loro precedente esperienza politica. Non è che per una serie di motivi politici, di contrapposizioni, di dissapori, di ragioni, alcune fondate, altre strumentali, un fatto di questa rilevanza può essere abbandonato e lasciato a se stesso.

Quanto meno corre l’obbligo verso tutti i compagni che ci hanno creduto di verificarlo fino in fondo, e soprattutto di verificare fino in fondo se è un progetto che necessariamente deve prendere una piega differente da come era stato inizialmente concepito, oppure se è possibile che si sviluppi, pur con articolazioni diverse, nello stesso modo in cui era stato originariamente pensato.

I
o ho partecipato stamani ai lavori, ho ascoltato le relazioni, ho lavorato un po’ anche nella commissione nazionale del documento e sinceramente io sono di questa seconda idea.

Che a mio avviso Sinistra e Libertà anche nella concezione originaria, può essere un progetto che si può tranquillamente salvare rilanciare e salvaguardare.

Ritengo che voi correttamente abbiate scelto di riunirvi in forza politica organizzata, un fatto giusto, corretto, essendo tutti voi provenienti da situazioni di non strutturazione politica, e quindi avete dato una risposta ad una vostra esigenza politica. Le questioni grafiche mi interessano relativamente, mi interessa la sostanza politica e la sostanza politica che io constato mi lascia intendere che il progetto politico, così come era stato originariamente concepito, può essere salvato.

Perché?

Io ritengo, compagni, che esistano delle fortissime ragioni per la costituzione di questo esperimento politico. La prima ragione, compagni, e tutti gli intereventi prima di me ne hanno parlato, è la questione della crisi economica, dell’assetto neoliberista che ha caratterizzato il mondo negli ultimi venti, trent’anni.

E’ una crisi di tale livello e di tale sviluppo che mette in discussione tutte le certezze del mondo e dell’Europa in particolare e che scuote dalle fondamenta le certezze della grande forza politica europea e cioè della socialdemocrazia.

E’ la socialdemocrazia che, nonostante mantenga prestigio e capacità politica, vede scosso nel suo fondamento l’orizzonte in cui ha lavorato negli ultimi venti trenta anni, che è quello di un crescita continua delle nostre società.

Questo tipo di crisi mette in discussione l’idea della crescita e quindi pone all’ordine del giorno l’idea di un nuovo modello di sviluppo e di una modificazione dei meccanismi di creazione dei modelli della ricchezza.

Questo fa sì che i socialisti non possano far altro che rivedere in pieno la propria politica degli ultimi trenta anni, in particolare, la deriva moderata, che si è accresciuta negli ultimi 15-20 anni.

Questo discorso che io faccio per i socialisti a livello europeo, vale a maggior ragione per l’Ulivo in Italia, perché il centrosinistra in Italia non è poi un figlio sperso nel deserto, ma è di fatto divenuto un’articolazione italiana di una sinistra riformista e moderata di livello europeo con alcune contraddizioni.

E quindi questo discorso della crisi della socialdemocrazia e della difficoltà a concepire un discorso riformista, si interseca direttamente nel nostro Paese con la crisi di identità della sinistra e con le ragioni sostanziali della sconfitta dell’Ulivo e della sconfitta del centrosinistra.

E allora, compagni, è naturale che giungano ad incontrarsi le tre o quattro forze politiche che, bene o male, hanno sofferto questo tipo di sviluppo in questi 15 anni.

E sono nell’ordine: i socialisti che hanno deciso di rimanere a sinistra perché sono rimasti allibiti di fronte alla considerazione per cui la seconda repubblica, al di là della propaganda e al di là della cose dette al momento della sua nascita, è stato un involucro politico e istituzionale del neoliberismo all’italiana.

Che ha di fatto smantellato quello che era un apparato pubblico formidabile nell’ambito delle economie occidentali. Questa è la sostanza strutturale di questi quindici anni, in questo stanno le vere ragioni della crisi della sinistra, e le vere ragioni sostanziali del concreto successo di Berlusconi.

Faccio sempre una battuta: avreste mai potuto immaginare che Tremonti potesse fare queste invasioni di campo nella sinistra tentando di dare lezioni di politica sociale, se non ci fosse stata una consistente perdita di identità della sinistra italiana? Secondo me, assolutamente no.

A questo appuntamento giungono i compagni di Sinistra Democratica. I quali forse rappresentano più di tutti l’elemento di analisi critica dello sviluppo di questa seconda Repubblica, perché sono coloro che, dopo avere condiviso un tratto di cammino insieme al PDS, nel momento in cui il PDS porta alle estreme conseguenze la sua necessità di risolvere la sua capacità di scarsa aggregazione, approdando ad una formazione indistinta come il Partito Democratico, dicono no e danno vita ad una soluzione diversa, si richiamano addirittura al Socialismo europeo e avviano un processo nuovo.

A maggior ragione è giusto che all’appuntamento arrivino i compagni che superano l’esperienza comunista e cercano una nuova strada, nuove vie per impostare una politica di trasformazione profonda della nostra società. E quindi stesso discorso vale per i Verdi, i quali aggiungono all’elemento della critica ambientale anche quello della critica all’assetto economico strutturale.

Queste sono le ragioni di un appuntamento politico, che non nasce perché c’è necessità di superare un 3 o 4%, o per fare un cartello elettorale che sia. Sono le ragioni di una politica fondativa di una nuova prospettiva di sinistra nel nostro Paese, che supera le esperienze politiche che abbiamo conosciuto, e lancia un scommessa verso l’avvenire. Cari compagni, noi possiamo litigare, altri hanno litigato sulla Toscana, sulla grafica, su tante altre questioni, ma tutte queste questioni politiche rimangono esattamente sul tappeto nei termini precisi in cui le abbiamo lasciate.

E l’unica soluzione ad esse è necessariamente un’aggregazione sui programmi, una riflessione su una politica di riforme radicali, un recupero di identità della sinistra. Un recupero di credibilità e di rappresentatività. Non è possibile continuare ad accettare l’idea che in questo Paese la sinistra non può essere maggioritaria e che indispensabilmente deve avere bisogno di appoggi e di legittimazioni esterne.

In virtù delle quali si cercano alleanze paradossali, si accettano compromessi al ribasso, spesso molto inferiori a quelli accettati dalle grandi socialdemocrazie del centro e del nord Europa. E la responsabilità di questo risiede essenzialmente nel gruppo dirigente del Partito Democratico. Non ci sono alternative a questo. A maggior ragione dunque, è impensabile, per me e per tantissimi altri compagni socialisti, l’idea che la risoluzione storica del cammino del socialismo italiano possa finire per approdare all’interno del Partito Democratico.

Quindi, cari compagni, io finisco qui anche per un dovere di ospitalità, come corretto ospite verso di voi che mi ospitate, e vi auguro di proseguire nel percorso che avete avviato e soprattutto apprezzo, e questo è il punto politico cruciale, che voi abbiate congegnato il vostro percorso a tappe progressive. Per cui oggi voi non definite un cammino ed un programma in maniera complessiva. Giustamente avete gettato le fondamenta di un ragionamento politico e di un approfondimento politico, ma siete in attesa di un ulteriore appuntamento. E io penso, cari compagni, che con un po’ di tenacia e un po’ di pazienza, i Socialisti finiranno per esserci, grazie.

Franco Bartolomei

 
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