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La Sinistra Socialista
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IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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Che il governo attuale sia alla frutta, senza nemmeno passare per il dessert, lo notano ormai anche i bambini, ma quale digestivo dovranno poi inevitabilmente sorbirsi gli italiani non lo sa invece nessuno, dato che pare che tutti abbiano paura che, dopo, possa esserci solo "il grande diluvio".

Una frattura insanabile si è creata ormai nel partito del predellino, tanto che i suoi fondatori non possono più nemmeno vedersi "scritti", e dunque il tormentone estivo non potrà che andare avanti, con l'infinita richiesta di dimissioni del Presidente della Camera, accompagnata dai gossip giornalistici, mirati ad arte per indebolirne la credibilità presso il suo elettorato, mentre il Presidente del Consiglio, non potrà che continuare a sbracciarsi tendendo il suo braccio teso ai suoi fedelissimi, e cercando di resistere alla tentazione di non agitare la mano, dato che i suoi non gli risparmiano in Parlamento le grida di "Duce! Duce!"

L'Italia Repubblicana è davvero in uno stato di prostrazione assoluta, e non basteranno certo i quattro punti su cui il governo vorrebbe ricompattare la fiducia parlamentare, per risollevarne la credibilità interna ed internazionale. Troppo pochi infatti sono solo quattro punti di sutura per una piaga così larga e così largamente infetta.

E allora se il medico pietoso "fa la piaga ancora più larga", sarà il caso di darci un taglio, e di staccare pietosamente la spina ad un organismo in tali condizioni convulsamente comatose.Dato però lo stato fortemente confusionale dell'assetto politico complessivo, sia del centrodestra che del centrosinistra, c'è seriamente da temere che non avremo nemmeno la possibilità di una soddisfacente "procreazione assistita" per un altro governo migliore che dovrebbe nascere dalle rovine di quest'ultimo.L'unico leader dello schieramento antagonista a quello berlusconiano sembra infatti che debba combattere più con i suoi eventuali alleati e sostenitori del centrosinistra che contro gli antagonisti del centrodestra. Nichi Vendola appare oggi infatti l'unico personaggio dotato di carisma e di capacità tali da poter costituire seriamente una alternativa di governo, non solo in termini sociali ed economici ma soprattutto culturali e morali, Ma Nichi Vendola forse ha più nemici tra quelli che dovrebbero essere i suoi alleati piuttosto che tra coloro che sono dichiaratamente i suoi antagonisti.

Chi lo teme di più pare sia l'attuale ministro dell'Economia, il quale ha già scatenato contro di lui una sorta di "guerra preventiva", evocando per la regione governata da Vendola addirittura lo spettro della crisi greca: "il diluvio" per evitare il quale si è già candidato ad essere l'unico insostituibile Noè, non solo in ragione della veneranda età del suo mandato ministeriale, mai messo in discussione dai suoi alleati, ma anche contando addirittura di poter imbarcare qualche esemplare del centrosinistra come chi, invece di candidarsi seriamente, è persino disposto a sostenerlo pro tempore come premier al posto di quello attuale. Aprendo le porte dell'arca a tutte le specie più variegate del panorama faunistico dell'attuale casta che in Italia esercita ormai da più di un decennio, un potere sempre più finalizzato a mantenere e consolidare privilegi per pochi e a distruggere, a suon di tagli agli stipendi e ai servizi sociali essenziali, la classe media, sospingendola progressivamente verso un destino di povertà.

Il "mago" di questo disegno strategico che viene da lontano ed è perfettamente compatibile con la globalizzazione neoliberista a senso unico oligarchico e plutocratico, è sempre lui: capace di fare e dire tutto e poi anche il contrario di tutto, di teorizzare le magnifiche sorti e progressive dei prodotti derivati nella cosiddetta "finanza creativa" prima, per poi sostenere la giustezza ed importanza del "posto fisso", salvo infine lasciare migliaia di giovani ad un destino infame di precarietà e di marginalità, con tagli di migliaia di posti di lavoro, anche nei settori più cruciali come quello della scuola.

E' lo stesso "stregone" che si fa applaudire in sede europea per avere varato leggi finanziarie con le quali risorse preziose sono state dirottate dalle aree più deboli del sud d'Italia a quelle più forti del nord, per avere rimpinguato banche ed istituti finanziari, garantendo loro enormi privilegi, senza minimamente scalfire le rendite finanziarie da capogiro e gli immensi patrimoni con i quali una ristretta minoranza possiede ormai in Italia circa la metà della ricchezza complessiva della nazione.
Questo "mago" evidentemente teme che qualcuno dia esempi di governo dell'economia più socialmente sostenibili e scatena la sua guerra preventiva contro chi, pur avendo varato un piano di risanamento già considerato adeguato e credibile dalla maggior parte degli organi di stampa che si occupano seriamente di economia, non deve essere messo in condizioni tali da poter competere e risaltare come esempio di buona e corretta gestione della "cosa pubblica"

Ebbene, questo governo retto sostanzialmente con l'illusionismo mediatico e con la stregoneria dell' "economia creativa" che ha magicamente fatto uscire dal cilindro delle riforme solo un Paese segato a metà, tra nord e sud e tra ricchi e poveri, deve andarsene al più presto, il suo show è finito e dunque cali il sipario e vada pure a raccogliere applausi se il popolo italiano ha ancora voglia di assistere agli spettacoli circensi, se al popolo italiano basta ancora quel "panem" sempre più duro che gli viene buttato sprezzantemente da una tavola che è sempre più alta e irraggiungibile. Se il popolo è disposto a stare tre anni senza rinnovi contrattuali, utili anche a livello pensionistico, per vedere come gli scherani eletti non dal popolo per merito, ma per mera obbedienza ai padroni dei partiti, con una schifosissima legge elettorale definita, anche da chi l'ha varata "porcata ad hoc", attaccatissimi alle loro poltrone, attendono di poter togliere quattro miseri e rabberciati punti di sutura, ormai paghi di aver acquisito le loro prebende, di avere maturato in pochissimi anni di credo, obbedienza e combattimento parlamentare anche al grido di "Duce! Duce!", la possibilità di potersi finalmente garantire a vita quella pensione che un comune cittadino italiano non potrà nemmeno sognarsi in 40 anni di duro e onesto lavoro, se tutto ciò deve proprio accadere, sia pure il de profundis, e facciamola finita una volta per tutte!

Ma, se vogliamo risparmiarcelo, questa legge elettorale va evidentemente cambiata prima di subito, prima che quel popolo che ormai si astiene per il 40% degli aventi diritto al voto, non superi il 50%, e si abbia così la chiara evidenza che il sistema complessivo non raccoglie più il consenso popolare e pertanto non essendo riformabile è solo rivoluzionabile, e Dio solo sa come.
E quindi non facciamo la piaga ancora più larga, con soli quattro miseri punti di sutura che non basteranno certo a tenere unita una maggioranza che non esiste più e si è già logorata abbondantemente con insulti e delegittimazioni reciproche, si restituisca la parola al Capo dello Stato, garante supremo di quella Costituzione ancora votata dagli italiani a larghissima maggioranza, e si veda come, nell'immediato si possa fare, con la maggioranza delle forze parlamentari, una legge elettorale che abbia almeno la qualità della decenza, che non faccia sfuggire grugniti di disprezzo persino a chi ha votato la "porcata" con cui oggi si vorrebbero eleggere parlamentari servi del potere di turno e non rappresentanti veri del popolo sovrano.
E poi si torni subito alle urne, e se il popolo vorrà di nuovo ciucciarsi il governo del mago, dell'illusionista e dell'ammosciato celodurista, faccia pure, vorrà dire che veramente una risata ci seppellirà tutti e a guadagnarci sarà solo il racket del caro estinto.

Ma se un briciolo d'orgoglio ci è rimasto e anche un pizzico di quella fantasia e creatività che, ovunque nel mondo, ci ha reso famosi, forse riusciremo anche a trovare una alternativa, forse capiremo, dato che davvero il fondo del barile coincide ormai con quello della nostra schiena, che come una grande novità in America è giunta da un Presidente di etnia afroamericana, di padre musulmano, di età molto giovane e da molti dato per perdente in partenza, dopo decenni di potere inossidabile da parte delle oligarchie dei petrolieri che lo hanno preceduto, oggi, in Italia magari può arrivare da un governatore di una regione del sud, gay, ex comunista, cattolico pur essendo, per esplicita dichiarazione di certi gerarchi cattolici, escluso dai sacramenti, e ostinatamente ed autenticamente democratico e pluralista. L'unico politico che è in grado ancora di riunire un popolo giovanile con entusiasmo, vitalità e un grande anelito di speranza, l'unico che è riuscito ad esportare la "fabbrica del suo modello" persino oltreoceano, l'unico che persino i media, oramai minacciati dalla crisi di assuefazione all'obsolescenza mediatica dei maghi e degli illusionisti, vorrebbero assumere in pianta stabile per far risalire i loro livelli di ascolto e partecipazione.

L'unico politico che volentieri inserirebbero a vita nella casa del grande fratello o nell'isola dei famosi, ma anche l'unico che non riusciranno a portarci mai perché, come fratello più grande e compagno di moltissimi di noi, è già stabilmente nelle nostre case e nei nostri cuori.

 C.F.

 
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