Hai fatto benissimo, perche' purtroppo l'insipienza dell'attuale gruppo dirigente affonda le sue radici in quel tipo di cultura della modernità che oggi viene spazzata via dalla crisi del modello di crescita Neoliberista,su cui anche tanta parte della Sinistra ha riposto le proprie convinzioni.
Essere socialista vuol dire stare dalla parte dei lavoratori

Io continuo a credere che il Socialismo sia una cosa seria e che aderirvi significhi sentire come importanti e prioritarie nella battaglia politica le ragioni dei lavoratori, prima di tutto, prima dei propri interessi o della tattica che, a volte, il momento politico ci può suggerire.
Per questo, a chi volesse domandarmi oggi cosa io mi senta di essere io risponderei ancora una volta orgogliosamente: un compagno socialista che vuole la vittoria di chi é sfruttato, di chi vuole migliorare la condizione economica propria e di tutta la classe lavoratrice, creando le condizioni materiali per un cambiamento complessivo e duraturo della società, che possa dare a tutti le stesse opportunità di vivere, a tutti di inserirsi e di migliorare le proprie condizioni.
L’Italia sta attraversando una crisi economica difficile da superare i cui effetti sulla vita quotidiana di ognuno di noi risiedono solo in parte nella crisi economica mondiale che stiamo attraversando in questi ultimi mesi.
La crisi economica sulle spalle dei lavoratori
Il "Rapporto industria 2008– Osservatorio crisi industriali” della CISL, parla chiaro: in Lombardia, nel settore meccanico nel secondo semestre era quasi raddoppiato il numero delle aziende erano entrate in crisi, 517 contro le 317 del primo semestre; in Veneto nel periodo Gennaio- Settembre 2008 sono stati 3960 i lavoratori licenziati dalle imprese per giustificato motivo o per motivi connessi a riduzione, trasformazione o cessazione di attività (art.4, L.236/93); in Emilia, nel settore meccanico erano 340 i lavoratori in cassa integrazione e nel tessile gli esuberi arrivavano a 365; nel Lazio, nel settore chimico 157 lavoratori erano in cassa integrazione e altri 271 in mobilità, mentre nel settore alimentare le messe in mobilità salivano a 385, in Umbria nel settore meccanico in 280 erano in cassa integrazione e si annunciavano altri 110 esuberi; in Campania, i lavoratori in cassa integrazione straordinaria nel settore auto erno 9665, nel settore meccanico 2312, 2120 nelle telecomunicazioni e 382 nel tessile, in Molise erano a rischio licenziamento 200 lavoratori del settore meccanico e 295 delle cartiere perché le aziende erano a rischio fallimento, in Puglia, nel settore chimico erano 947 le persone in cassa integrazione, 280 nel settore meccanico e 300 nel tessile. E l’elenco potrebbe continuare con i 154 oprai in cassa integrazione della Sicilia, i 320 del tessile in Sardegna e così via, registrando le cifre della crisi sulle spalle dei lavoratori nelle altre regioni d’Italia.
Ma parliamoci chiaro: lo sviluppo produttivo della penisola è stato diseguale fin dall’inizio e questo, credo, lo sappiamo tutti. Il fatto che al Nord delle fabbriche e del settore manifatturiero non sia corrisposta mai una crescita dei servizi essenziali e un’estensione degli stabilimenti industriali nel Sud, ha prodotto e alimentato lo svuotamento progressivo delle energie migliori, i giovani lavoratrici e lavoratori, che a migliaia sono partiti dalle città e dai piccoli centri del meridione in cerca di una prospettiva legittima per il loro futuro.
Alla storia lunga e dolorosa degli italiani emigrati all’estero con pochi soldi e spesso su mezzi di fortuna, si è affiancata presto la altrettanto difficile e silenziosa storia dell’emigrazione interna: per motivi di lavoro, di studio, di vivibilità del territorio.
Le possibilità reali di rilancio dell’occupazione al Sud passano necessariamente per delle scelte economiche coraggiose e importanti di cui la politica nazionale deve farsi carico. Ai pochi stabilimenti industriali operanti in quelle regioni, dovrebbero secondo me aggiungersene altri, non certo chiudere i battenti quelli esistenti, lasciando la gente per strada. Eppure al Petrolchimico di Gela viene, proprio in questo periodo, ridotto ulteriormente il personale e alla Fiat le cose non sembrano andare diversamente se l'amministratore delegato, Sergio Marchionne ha annunciato di voler chiudere lo stabilimento di Termini Imerese. Oltretutto, in quelle regioni, oltre alla crisi dei due grandi poli industriali vanno calcolate le mille difficoltà delle piccole e medie imprese di andare avanti e di creare prospettive di lavoro stabile, che la crisi ha reso più incerte.
Eppure, se al Sud le cose non vanno certo bene, neanche per quest’anno al Centro e al Nord si aprono degli scenari rassicuranti per i lavoratori.
A Milano, alla Innse Presse Manzoni Group, storica officina della Innocenti di Lambrate, messa in liquidazione, per diversi mesi c'è stato un presidio: gli operai si sono pure incatenati ai cancelli della fabbrica. Chiedendo di essere reintegrati al posto di lavoro e che non fossero rimossi i macchinari. Sono stati licenziati a Giugno, con un semplice telegramma e messi in cassa integrazione fino a Settembre.
In Veneto (secondo il report aggiornato a settembre di Veneto Lavoro), quest’anno le aziende in crisi con verbali già siglati sono state 770 e i lavoratori coinvolti da cassa integrazione sono oltre 27 mila. La cassa integrazione totale è arrivata a contabilizzare più di 51 milioni di ore autorizzate in regione e la città più colpita risuta essere Vicenza, seguita da Treviso e da Padova.
In Campania, nell’ Ottobre scorso degli operai della Emil Gen, un’azienda che produce pezzi di ricambio per le ferrovie, quattro operai sono sul tetto dello stabilimento nella zona Asi di Acerra minacciando di lanciarsi nel vuoto in segno di protesta contro il licenziamento di 9 lavoratori.
Se vogliamo continuare, dobbiamo aggiungere che decisamente nessuna buona notizia stanno ricevendo neanche i lavoratori dell'impresa di telecomunicazioni ex Eutelia ex Olivetti, poi confluiti in Agile s.r.l ed ora nel gruppo Omega, con sedi operative a Roma, a Torino e nella provincia di Milano. L’azienda infatti, dopo la perdita delle commesse e dei clienti, ha recentemente decretato il fallimento. Sono oltre mille i dipendenti licenziati subito dopo la vendita e alcuni di loro si sono incatenati in piazza, altri sono saliti sui tetti. Per il gruppo Omega si parla purtroppo quasi 10.000 i dipendenti, ciascuno con una famiglia, che se dovessero finire per strada metterebbero in difficoltà altre persone a loro vicine.
Ma i tagli del Governo colpiscono, come si sa, purtroppo, anche altri settori, tra cui la scuola pubblica. Il Mezzogiorno sarà la parte di Italia a rimetterci di più, specie nella scuola primaria: perché mancheranno ulteriormente i servizi, poi perché perderà altri posti lavoro. A fronte di un’aumento documentabile degli alunni iscritti, dalla circolare preparata dal Ministero dell’Istruzione dovrebbero essere tagliate in un colpo solo oltre 10 mila posti del personale docente nella scuola elementare, oltre 15.500 cattedre nelle medie inferiori e oltre 11.350nelle medie superiori, con una drastica riduzione del corpo docente e del personale scolastico. E il 40% dei tagli sul personale dovrebbe colpire soprattutto quattro regioni del Sud: la Campania, la Puglia, la Sicilia e la Calabria, come se già non avessero abbastanza problemi per conto loro.
Gli esempi purtroppo non mancano, ma continuare a elencarli non aiuta a cambiare le cose. Il problema, secondo me, è che la mancanza di lavoro sta diventando un problema strutturale che riguarda tutto il Paese. I dati purtoppo, mi danno ragione.
Secondo il dossier diffuso dall'Istat, nel 2008 il numero dei senza lavoro riscontrabili è aumentato sensibilmente tanto che secondo, il tasso di disoccupazione é arrivato al 7,1 per cento, dal 6,4 per cento che era nel primo trimestre 2007. E le cose, sembra debbano anche peggiorare, almeno stando all'aggiornamento del Programma di stabilità italiano presentato dal Ministero del Tesoro per il biennio 2010-2011, in cui si legge che se l'occupazione è destinata a crescere in media dello 0,4 per cento, il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi a fine periodo al’'8,2 per cento.
Questo vuol dire che nei prossimi anni il tasso di disoccupazione dovrebbe aumentare per il secondo anno consecutivo, passando dal 6,7 per cento del 2007 all'8,2 per cento. Che non è poco, soprattutto se al diminuire della disponibilità d posti di lavoro si aggiunge la sensibile decelerazione del costo del lavoro rispetto al 2008 che si legge sempre nel documento del Ministero del Tesoro: ossia meno lavoro per tutti e minore adeguamento degli stipendi al costo della vita.
Sarebbe questa la fine della crisi di cui parla sorridente il ministro dell’Economia Giulio Tremonti? Sarebbero queste le risposte ai nostri problemi reali con cui dovremmo dormire sonni tranquilli e riporre fiducia nell’operato dell’ennesimo Governo Berlusconi?
La politica portata avanti da questo Governo di fronte al dramma della crisi economica va in una direzione sola, ossia contro i bisogni primari della maggioranza delle persone per fare gli interessi di una minoranza economicamente forte e determinata a non fare concessioni che potrebbero migliorare la vita di tanti.
In questo momento, davanti a questi problemi gravi e pesanti, alle famiglie in difficoltà che chiedono di stare meglio per ricominciare a vivere a lavorare, a mangiare, a mandare i figli a scuola e davanti alle persone che per andare avanti hanno bisogno di avere un posto di lavoro stabile, delle garanzie per il presente e un futuro sicuro davanti e pure una pensione per quando saranno troppo stanche per poter produrre, il Governo Berlusconi taglia i salari, i posti di lavoro, le garanzie sociali, la immaginazione dei giovani di un futuro migliore per tutti.
Il Partito dei lavoratori
Per questi motivi credo che vada cambiata la struttura della società, che vadano ridefinite le priorità dell’economia e se occorre la forma della politica, inteneno con questo la possibilità effettiva per la maggioranza dei cittadini di partecipre alla vita democratica dei partiti e di determinare un cambiamento di indirizzo delle scelte della politica in generale e nel particolare.
Perché sono socialista. Perché il Partito Socialista Italiano è nato per essere il partito dei lavoratori e nella maggior parte del suo percorso ha inteso la conquista del potere come un mezzo per risolvere i problemi della maggioranza della classe lavoratrice. Come ribadiva il fondatore del PSI, Filippo Turati, nel 1921, al momento della scissione coi compagni comunisti:
“Il "Partito operaio", nel decennio 1880-1890, era già una reazione al corporativismo operaio. E noi, che volevamo farne un partito politico, eravamo guardati con sospetto. Nel 1891-92 il Partito operaio si allargava in Partito dei lavoratori (che s'inspirava a un concetto già più ampio, in quanto abbracciava i lavoratori del cervello) e più tardi, a Reggio Emilia (1893), in "Partito socialista del lavoratori italiani", per divenire finalmente a Parma, nel 1895, sotto i colpi della reazione più dura, il "Partito socialista italiano". Queste trasformazioni del nome esprimono appunto il concetto della conquista del potere, che noi introducevamo man mano nel programma che il partito aveva tracciato, ai suoi inizi, programma di azione diretta, una specie di presoviettismo dell'epoca.”
(Filippo Turati, Discorso al Congresso Socialista del 1921)
Io sono dalla parte dei lavoratori perché sono convinto che la preoccupazione di un compagno socialista debba essere dare delle risposte ai problemi reali della gente. Perché un grande uomo che stimo molto per le sue idee, Rodolfo Morandi, aveva detto questo come Segretario del PSI:
“Al di sopra del partito ho sempre posto la causa dei lavoratori, la causa del popolo, nella convinzione che il partito non avesse il diritto di chiedermi di più”.
(dal testamento politico di Rodolfo Morandi - Mantova 1954)
A sostegno del fatto che il Socialismo sia la strada per risolvere i problemi reali del Paese, per dare delle risposte efficaci a chi lavora onestamente e con fatica, potrei citare facilmente tanti altri compagni socialisti, più o meno famosi e tanti altri autorevoli Segretari del PSI, perché questo è il cammino del Socialismo Italiano, questo il suo spirito vero e queste sono le sue battaglie più grandi.
Ed è con questo spirito che il compagno Sandro Pertini, Presidente della Repubblica italiana, nel 1979 spiegava ai lavoratori dell’Italsider di essersi avvicinato al Socialismo, proprio attraverso la conoscenza e la comprensione dei problemi reali dei lavoratori:
“Mi ha sempre affascinato la figura di Filippo Turati, che ho considerato un mio maestro, e che è poi andato con me in esilio in Francia. Poi le letture di Antonio Labriola, che è considerato uno dei maggiori conoscitori di Marx, dei più autorevoli commentatori del pensiero marxista. E poi il vivere un po' fra i contadini del mio paese, tra gli operai della mia Savona. Stando vicino alla classe operaia io ne ho avvertito le esigenze e le lotte. E' chiaro che io condividendo queste posizioni ho finito per seguire la strada del movimento operaio della mia Savona e diventare quindi socialista. ...Ricordo, lavoratori, che iniziai la mia lotta in anni molto difficili. Si sono presentati alla mia mente appena sono entrato qui i nomi di Aglietto, Crotta, i fratelli Sivori e i fratelli Risoglio. E poi per i portuali, ai quali sono sempre stato legato, basta ricordare un nome solo, che forse i giovani ignorano, Pippo Rebagliati. Io ho iniziato la mia lotta con loro. Erano, credetemi, giovani che mi ascoltate, momenti veramente difficili, più difficili di quelli che viviamo oggi. Eravamo una minoranza che si batteva contro l'avanzare del fascismo. Ebbene, io ricordo anche questo episodio. Lo voglio ricordare a tutti. Che al turno di notte, e cioè alle dieci di sera, mentre gli operai entravano all'Ilva, sulla porta vi era un branco di manigoldi fascisti col manganello e bastonavano tutti gli operai che entravano all'Ilva. Ecco il volto del fascismo come si è presentato in quel momento...”
(Sandro Pertini- Discorso del presidente della Repubblica ai lavoratori dell'Italsider, Savona, 20 gennaio 1979, dal sito del Centro Espositivo Sandro Pertini, http://www.pertini.it/cesp/).
La difficoltà del PSI di elaborare delle riforme
Il Partito Socialista Italiano guidato da Riccardo Nencini, dopo la rottura brusca con Sinistra e Libertà, ha voluto per forza cercare un asse con il Partito Democratico di Pierluigi Bersani.
Il confronto lo ha voluto sul terreno del riformismo con l’intento dichiarato a gran voce di ricostruire un Centro-Sinistra allargato all’UDC. Obiettivo oggettivamente imponente, direi quasi impervio, per un Partito tagliato fuori dal Parlamento dall’inizio della legislatura, che ha avuto poche occasioni di visibilità e una scarsa eco mediatica alle sue poche proposte politiche. Infatti, a parte le tradizionali dichiarazioni di vicinanza e di stima reciproca tra i segretari dei partiti interessati, il tanto atteso incontro al vertice organizzato in occasione delle celebrazioni del trentennale della scomparsa di Pietro Nenni si è rivelato per quello che si annunciava: la certificazione della debolezza strutturale del PSI di Riccardo Nencini.
A cominciare dalla mancanza di uno dei tre interlocutori politici previsti dall’agenda politica dell’incontro, vale a dire Pierferdinando Casini, leader dell’UDC, che ha clamorosamente mancato l’appuntamento, lasciando una delle tre poltrone vuote, per il sopraggiungere di altri impegni.
Un’inizio quindi difficile, cui è seguito un confronto ancora più improbabile con un partito grande e rappresentato in Parlamento, il PD, che ha una sua linea, che si può condividere o meno, ha un suo rapporto col territorio e con la società, affronta problemi reali e propone delle riforme per risolverli. Tutte cose che mancano al PSI di Riccardo Nencini, che non usa abbastanza la sua struttura territoriale fatta di Sezioni e Federazioni sparse in ogni angolo della Penisola per creare un rapporto organico con la cittadinanza e recepire i problemi reali che vivono le persone comuni ogni giorno, non rilancia una penetrazione nei luoghi di lavoro, che invece sarebbe necessaria alla politica di oggi (si pensi allo strumento dei Nuclei Aziendali Socialisti che avevano costituito l’ossatura del Partito morandiano dagli anni ’50 in poi), che non cerca un rapporto costruttivo coi sindacati e non prende posizione sulle scelte che investono i diversi comparti del lavoro e riguardano la maggior parte delle famiglie di questo Paese.
In queste condizioni, qualunque Partito che volesse tornare ad avere un ruolo nella scena politica, prenderebbe atto dei suoi limiti e incomincerebbe un lavoro serio e programmato di ristrutturazione interna: potenziando le sue strutture territoriali, riaprendo il confronto col mondo del lavoro, ristabilendo un metodo di lavoro condiviso e articolando una politica per tappe successive in grado di dare delle risposte diverse ma efficaci ai problemi del Paese. Questo farebbe una forza politica in difficoltà. Invece no, il PSI di Riccardo Nencini, pur non avendo più un rapporto reale con la società che si trasforma e coi lavoratori che subiscono gli effetti della crisi economica, parla di riforme, si dice riformista, anzi, di più, si propone come ago della bussola del processo riformatore di Centro-Sinistra. Esponendosi così all’imbarazzo delle altre forze politiche, oltre che all’eventuale critica dei suoi iscritti e dei suoi militanti.
Infatti, in quel recente Convegno su Nenni, interrogato sul tema, Pierluigi Bersani ha potuto dire facilmente: “Siamo ancora alle prese col tema: come si fa a fare le riforme e un partito riformista come fa le riforme? […] Io credo tenendo fermo il profilo di una forza che sa che se si dice riformista deve accettare la sfida delle cose”(fonte Radio Radicale), senza avere un reale contraddittorio.
Evidentemente così non si può andare avanti, perché così non si va da nessuna parte.
Gli obiettivi delusi del 1° Congresso Nazionale di Montecatini
Eppure gli obiettivi del 1° Congresso Nazionale del Partito Socialista di Montecatini erano diversi. Lo spirito era diverso.
Io me lo ricordo, compagni: ho ancora negli occhi la voglia di discutere di quei giorni, di confrontarci sul come e sul dove andare avanti, di ripartire con un progetto per tornare a contare sulla scena politica e cambiare le cose, nonostante la crisi dell’allora Centro- Sinistra. Ricordo che mentre nel Paese si gridava alla fine della storia politica dei partiti di sinistra, perché doveva esistere solo il nuovo, solo il voto utile, io e come me tanti altri ho scelto di essere moderno, ossia socialista per ricominciare a guardare avanti, per costruire il futuro.
Così, nel 2008, ho preso la mia prima tessera del Partito Socialista, ho frequentato il dibattito nella mia Sezione e sono partito volentieri come delegato al 1° Congresso Nazionale di Montecatini, quando mi è stato chiesto di farlo.
Era la prima volta dopo tanti anni che il Partito Socialista si riuniva per confrontarsi al suo interno, per darsi delle regole condivise, per programmare le tappe della sua rinascita, gli obiettivi del suo percorso, il senso del voler suo tornare ad essere una forza politica importante per il Paese.
Le tre mozioni principali si ponevano tutte un obiettivo comune: dare delle risposte chiare ed efficaci al paese, tornare a occuparci del mondo del lavoro, delle politiche da mettere a punto per creare un futuro ai giovani, alle lavoratrici ed ai lavoratori, delle soluzioni al problema del precariato, delle pari opportunità e della sicurezza sul lavoro.
E mi ricordo anche il discorso dal palco pronunciato dal neo eletto Segretario Riccardo Nencini a conclusione del Congresso, che diceva di voler impegnare il Partito su questi temi e di articolare una politica di opposizione al Governo basata sulla difesa dell’occupazione, del diritto al lavoro, del contrasto della precarietà attraverso l’introduzione di nuove forme di tutela sociale. Quel discorso sta negli atti ufficiali, archiviati nel sito del PSI (www.partitosocialista.it, nella sezione “Partito/Congressi e assemblee Organismi dirigenti”) e vale la pena rileggerselo oggi:
“Proporremo al Governo l’adozione di un ‘CONTRATTO DI CRESCITA’ vincolato alla formazione per quanti cercano occupazione, forme di sostegno temporaneo al reddito per quanti cercano occupazione, forme di sostegno temporaneo al reddito per quanti devono passare da una professione all’altra e l’attivazione di programmi per l’edilizia residenziale pubblica (40.000 alloggi in Francia, poco meno in Spagna, 1800 in Italia). Insomma, il profilo di una WELFARE COMMUNITY che associ alla flessibilità la gestione del rischio investendo di più sui servizi di base, sulle politiche del lavoro e sulla formazione. Chiederemo ai parlamentai riformisti di adottare le nostre proposte. E chiederemo al sindacato di sostenerci in questa campagna, di osare di più, di tornare ad essere il sindacato delle origini- quello che tutelava i più deboli- e non solo il rappresentante della maggioranza di pensionati e di potenti categorie organizzate. […] La SECONDA CAMPAGNA PUBBLICA investirà flessibilità e mobilità del lavoro, non per rimuovere la legge 30 ma per applicare a tutti gli occupati le protezioni previste dal mercato del lavoro. Pensiamo insomma ad un articolo 18 bis chiamato a tutelare chi rischia di sprofondare in un precariato permanente.”
(Relazione Congressuale del Segretario PS Riccardo Nencini – Montecatini, 6 Luglio 2008).
Eppure, mi dispiace dirlo, perché mi dispiace davvero dover registrare questo, ma quelle parole del Segretario Riccardo Nencini, nella maggior parte dei casi, non si sono trasformate in fatti: il Partito Socialista Italiano non ha affrontato concretamente i problemi che vivono sulla loro pelle i lavoratori ogni giorno, come avrebbe potuto fare se avesse usato al meglio il suo patrimonio ideale e la sua capacità di dare delle risposte credibili, proponendo delle soluzioni alla crisi e alle politiche del governo di Centro Destra. Non ha fatto nessun passaggio verso i sindacati, non ha saputo usare le possibilità di un rapporto con la CGIL che gli ha offerto la presenza nella coalizione di Sinistra e Libertà, che ha voleva creare un modo nuovo di rapportarsi ai problemi del lavoro e alle politiche sindacali. Ma non ha neanche portato a termine un rapporto costruttivo con altre strutture sindacali di livello nazionale.
In una parola: il PSI diretto da Riccardo Nencini si è limitato a denunciare le morti sul lavoro senza proporre misure efficaci in grado di contrastarle, si è accontentato di parlare della necessità di un nuovo Statuto dei Lavori senza entrare nel merito di cosa siano i diversi comparti del lavoro di oggi, di come vivano le famiglie che si trovano ad affrontare le difficoltà della crisi economica nella vita di ogni giorno e soprattutto di quali siano i problemi reali dei lavoratori di cui parla.
Questa politica non serve al Paese e non fa certo rinascere l’idea socialista della trasformazione graduale della società per cambiarla in modo profondamente più giusto ed eguale, per redistribuire la ricchezza prodotta ad una fascia più larga di persone, risolvendo le ragioni della divisione in classi attraverso delle riforme, vere, che possano risolvere i problemi reali perché ne hanno coscienza e perché sono indirizzate a costruire il mondo del domani e la speranza delle nuove generazioni.
Ma c’è di più e bisogna dirlo: il Socialismo, quello vero, si confronta con il mondo perché al mondo si rivolge. Per questo a Montecatini votammo la risoluzione che imponeva al nascente PS di non chiudersi in sé stesso ma di confrontarsi con le altre forze politiche, per costruire le condizioni di una nuova Sinistra in Italia. Anche questo si può leggere negli atti archiviati nel sito del PSI (www.partitosocialista.it, nella sezione “Partito/Congressi e assemblee Organismi dirigenti”):
“Il Partito non può rinchiudersi in se stesso, deve aprirsi al mondo, parlare con tutti, confrontandosi in primo luogo con le forze della sinistra riformista, costruire alleanze per sconfiggere la crisi e cambiare il Paese. La crisi che noi denunciamo è istituzionale, economica e morale, essa dipende in primo luogo dalla debolezza della politica, che ha deluso e delude aspettative e necessità. Essa è responsabilità dei governi di centrodestra, ma anche di una sinistra che non ha saputo dimostrarsi affidabile e all’altezza delle sue promesse. Non si è creato un efficace bipolarismo, e il bipartitismo forzato di oggi aggrava la situazione. Per questo occorre costruire una sinistra di governo che oggi non c’è, e che non è riducibile alla politica del Partito Democratico, per le sue ambiguità e la sua incerta collocazione internazionale. Così come abbiamo affermato la nostra autonomia nelle ultime elezioni, la riaffermiamo oggi come condizione dell’essere del nuovo partito. Questo è il nostro ruolo da sempre: il Partito Socialista vive solo se ha grandi obiettivi, muore se costretto alla mediocrità della gestione senza progetto.”
Documento politico finale, votato a maggioranza dall’assemblea del Primo Congresso Nazionale del Partito Socialista (Montecatini Terme 4-5-6 Luglio 2008).
Eppure l’unica ipotesi possibile per i socialisti di ricostruzione della Sinistra realmente riformista in Italia, vale a dire Sinistra a Libertà, è stata frenata dalla rinuncia della dirigenza del PSI e dalle scelte del suo Segretario Riccardo Nencini che in nome di una fraintesa autonomia socialista ha di fatto decretato l’isolamento del PSI e la sua debolezza strutturale nel panorama politico italiano.
Andando un’altra volta contro quanto deciso collegialmente a Montecatini dalle assise del Partito e sottraendosi alla responsabilità prima etica che politica di dare delle risposte efficaci al Paese, ai cittadini, ai lavoratori in difficoltà. Rendendo di fatto accessoria alle altre forze politiche anche la sua fondamentale storia di democrazia, di riforme strutturali e di difesa dei valori fondanti delle nostre istituzioni democratiche. Perché se non si esiste come forza politica inserita nel tessuto della società e in relazione alle altre, se non si ha nessun peso specifico politico e non si è interessanti per l’elettorato, non si può pretendere di essere ascoltati sul resto: dal rispetto della Costituzione alla partecipazione alle istituzioni locali, dalla definizione delle regole elettorali all’articolazione di proposte di legge da condividere con altri soggetti politici.
Ripartiamo dal presente, guardiamo al futuro
Essere socialista oggi, significa, secondo me dover partire dal presente. Dalla nostra condizione reale, dalle nostre difficoltà materiali e oggettive, dai problemi di ogni giorno di ognuno di noi, che sono una cosa tangibile e che non riguardano solo noi ma una moltitudine intorno a noi: le persone con cui viviamo, con cui ci confrontiamo nel lavoro, con cui costruiamo la nostra vita, che incontriamo nella nostra vita comune. Perché i problemi di ogni giorno sono comuni alla maggior parte delle persone. Da una parte all’altra delle nostre città, dal Nord al Sud della nostra Penisola. Perché abbiamo tutti bisogno di vivere decentemente, di avere una casa, un lavoro, una sanità che funzioni, un scuola per i nostri figli, una pensione per i nostri vecchi e un lavoro per noi. Un lavoro che duri e che ci permetta di fare dei progetti per il futuro, di costruire una famiglia e immaginare un mondo migliore per tutti. Senza distinzioni di sesso, di razza o di religione, come sta scritto nell’Art. 3 della nostra bella Costituzione.
Noi abbiamo bisogno di un Partito funzionante a tutti i livelli, unito al suo interno, con una linea funzionale alla ricostruzione di uno schieramento che sappia dare delle risposte efficaci ai problemi reali. Per questo, dobbiamo credere nella costruzione di una nuova politica di sinistra, iche sia in grado di sviluppare una forza positiva nuova sulla base di un confronto democratico ampio, propositivo, importante e che voglia dare vita ad una idea di società più giusta, da realizzare davvero in futuro vicino, in questo Paese.
Ripartiamo dal presente, compagni, costruiamo il futuro, diamo delle risposte vere ai problemi reali non chiudiamoci in noi stessi, nel nostro dirci socialisti senza poterlo essere nella realtà.
E teniamo presente l’insegnamento di un grande Segretario socialista, Francesco De Martino, di cui parliamo troppo poco, che ha guidato il PSI nei difficili anni Settanta e che non ha mai smesso di credere e di alimentare un confronto con le altre forze della Sinistra e con la società reale:
“Né il Partito Socialista da solo né il Partito comunista sono in grado di creare una valida alternativa di governo, più in generale di trasformazioni di un ordinamento storico. Questo è tanto più grave, quanto più la crisi del sistema rivela sempre più chiaramente limiti di esso ed il suo esaurimento, comunque la sua incapacità ad assicurare condizioni ordinate di vita, la sicurezza del lavoro, la piena occupazione.
Le responsabilità di quanti rifiutano tutti i possibili tentativi per superare le divisioni attuali od almeno lo stato dei rapporti sono enormi. La ragione del partito non può valere più della ragione del socialismo, della democrazia, della causa di tutti i lavoratori, come la ragione di stato non può valere di più di quella comune del genere umano.”
Lettera di Francesco De Martino per la Conferenza di Rimini del 1982
Costruiamo insieme ai compagni di Sinistra Ecologia Libertà la nuova sinistra italiana, per il Socialismo!
Marco Zanier
Segreteria dell'Associazione SocialismoeSinistra
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|Author |2009-12-20 19:16:40 francoCaro Marco , mentre quasi tutti continuano ad osannare la conferenza di Rimini tu hai ricordato la lettera del tutto dimenticata,ma dal significato assolutamente profetico,che in termini critici scrisse il compagno DE MARTINO nei confronti della gestione Craxiana del Partito Socialista.
Hai fatto benissimo, perche' purtroppo l'insipienza dell'attuale gruppo dirigente affonda le sue radici in quel tipo di cultura della modernità che oggi viene spazzata via dalla crisi del modello di crescita Neoliberista,su cui anche tanta parte della Sinistra ha riposto le proprie convinzioni.
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|79.34.65.xxx |2009-12-21 21:29:36 Renato Costanzo
Marco, il tuo bellissimo articolo ha, a mio modo di vedere, il limite di identificare il "socialismo" con il P.S.I. Il PSI è stato (e non posso dire che rimane) un elemento essenziale della storia del socialismo in Italia, ma non il solo, penso al P:C:I di Amendola, Macaluso, Napolitano, ma penso anche al vecchio PSDI, dirò di più, la legge sul diritto di superficie di Fiorentino Sullo fu l'unica proposta seria per battere la rendita fondiaria. Forse anche Nencini oggi si sente il vero socialista doc.
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|79.34.65.xxx |2009-12-21 21:35:03 Renato Costanzo
Mi sono iscritto alla costituente socialista e, ti confesso, ci sono rimasto male quando il partito ha cambiato nome da PS a P.S.I. (una specie di forzatura)
Quanto poi agli obiettivi che il "socialismo" si deve porre, oltre al bagaglio di strumenti welfare che elenchi, per me rimangono i capisaldi della piena occupazione e dell'emancipazione del lavoro (da merce a protagonista del proprio destino) e temo che questi obiettivi passino attraverso la lotta al capitalismo.
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|Author |2009-12-25 11:06:25 cittadinolaicoGrazie a tutti per i complimenti, non me li aspettavo, per questo rispondo solo oggi.
Grazie innanzitutto a Franco cui dico che al di là della lettera inviata alla Conferenza di Rimini mi piacerebbe parlare ancora di Francesco De Martino, della sua concezione della politica da realizzare nella società ed a partire da essa e dal confronto col mondo comunista italiano e non, dell'"Alternativa socialista", delle sue radici ideali e della sua attualità oggi.
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|Author |2009-12-25 11:14:30 cittadinolaicoA Carlo un grande grazie perché conosco e apprezzo la sua competenza in materia (e ovviamente sarei contento se una persona di buona volontà volesse inserire questo mio aricolo su FB).
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|Author |2009-12-25 11:15:50 cittadinolaicoA Renato grazie per l'attenzione, le belle parole e rispondo che non credo affatto che il Socialismo si riduca alla sola storia del PSI, né che questa sia poca cosa, per questo apprezzo, come ho avuto modo di dire negli organi più volte, la decisione di Nencini di aggiungere alla sigla PS anche la I finale. Ovvero il riferimento ad un Partito che nella sua storia più importante non ha mai smesso di confrontarsi con il mondo, anche con quello comunista oltrecortina, come aveva fatto Rodolfo Morandi negli anni ‘50 e prima perché doveva e voleva dare attraverso il Socialismo delle risposte efficaci ai problemi reali del Paese. Io personalmente ho una concezione del Socialismo che abbraccia anche esperienze geograficamente lontane come il socialismo umanista di Senghor e quello di Allende, ma questo in linea di principio non lo vedo come un elemento di rottura con un il PSI ma come un possibile confronto costruttivo.
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|Author |2009-12-25 11:19:36 cittadinolaicoPer dirla con le parole di Francesco De Martino, ancora citando la Lettera per la Conferenza di Rimini del 1982: "Il congresso di Vienna del 1957 ha fissato in modo chiaro caratteri distintivi e finalità del socialismo italiano. La piena autonomia dell’esperienza sovietica del comunismo e dei partiti che ad essa si ricollegano, ma anche la permanente volontà di lotta anticapitalistica di rifiuto di qualsiasi integrazione nel sistema secondo schemi socialdemocratici furono punti fondamentali di quel Congresso. Essi vanno aggiornati, rielaborati, superati. In essi vi è l’intuizione di quella che oggi viene chiamata la terza via. La terza via non è qualcosa di mezzo tra democrazia e comunismo inteso come dittatura, regime collettivistico autoritario. Essa è una concezione del socialismo che riafferma valori di questa dottrina, valori umanistici, di piena liberazione dell’uomo, di uguaglianza, di giustizia perciò stesso anticapitalistica. Nel mondo di oggi, tanto profondamente mut...
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|Author |2009-12-25 11:20:21 cittadinolaicoNel mondo di oggi, tanto profondamente mutato rispetto a quello ottocentesco, il socialismo è una sintesi tra i valori validi del collettivismo e della libertà individuale."
Buone Feste a tutti, Marco Zanier.
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|Author |2009-12-28 09:04:54 francoCaro Marco questo tuo articolo ha suscitato dentro Facebook un grande dibattito sulla validita'della esperienza storica del Socialismo Italiano e sulla sua attualita', in relazione alla disfatta dell'ulivo, ai limiti del PD, alla incapacita' politica di Nencini e del gruppo Dirigente Socialista attuale,ed alla nascita' di SeL.
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|151.32.169.xxx |2009-12-30 15:59:27 Marco ZanierGrazie Franco, se ho contribuito ad alimentare un confronto costruttivo tra posizioni diverse sono contento, perché credo che la politica sia l’arte del dialogo e vada concepita non come un fine ma come un mezzo per realizzare delle soluzioni che possano migliorare la vita della collettività. Ma non credo di avere meriti particolari in questo: sono e resto un ragazzo come tanti che deve affrontare ogni giorno una serie di problemi concreti che rendono difficile realizzare una vita serena e immaginare la costruzione di un futuro.
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|151.32.169.xxx |2009-12-30 16:01:02 Marco ZanierCredo fermamente che in questo momento la politica debba dimostrare coi fatti di voler capire i problemi reali delle persone e di voler prendere delle decisioni in grado di risolverli, perché la situazione è difficile per tutti. Noi socialisti secondo me possiamo essere ancora molto utili in questo, se lo vogliamo davvero fare e se sentiamo la responsabilità che comporta fare politica oggi.




all'art. 2 dignità della persona um...
per questo a mio avviso è importan...
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Cari compagni sono con voi....
Caro Renato, leggo sempre con molta a...
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