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La Sinistra Socialista
e la Lega dei Socialisti

IL DIBATTITO e le  CONCLUSIONI
del COMITATO DIRETTIVO
di
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del 30/7/2010

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Nel panorama della nostra vita politica sembra oramai definitivamente preso piede il vezzo di proporre pubblicamente, anche per i problemi più complessi ed articolati, soluzioni uniche ed universali, vere e proprie ricerche di pozioni magiche e panacee di medioevale memoria, da proporre nel frullatore mediatico per conquistare prime pagine di giornali e telegiornali.
Riflettevo su questo anche lo scorso ottobre mentre mi trovavo in un vecchio cinema teatro parrocchiale ad assistere alla presentazione ufficiale del Dossier statistico Caritas sull’immigrazione. Per coloro i quali non sono addetti ai lavori, questa pubblicazione da anni raccogliendo tutte le informazioni sul pianeta immigrazione nel nostro Paese viene considerata una vera e propria mappa di riferimento. Come ogni anno a questa presentazione viene invitato, come interlocutore, un rappresentante del Governo, quest’anno l’ospite di turno era l’On. Gianfranco Fini.

L’uditorio di questo appuntamento è da sempre, a parte le scolaresche reclutate, un mix composito di operatori del volontariato cattolico fino all’attivista dei centri sociali.

Un’abitudine disinvoltamente applicata sia che si tratti fisco, di giustizia e sicurezza o immigrazione.

Di fronte a questa platea l’attuale Presidente della Camera ha snocciolare e rivelare la sua ricetta infallibile sull’immigrazione, il voto, la cittadinanza, spaziando in dotte citazioni su altrui esperienze.

Non completamente sorpreso, ma in qualche modo interdetto, ho potuto constatare che ero l’unico, o quasi, tra gli astanti che non si spellava le mani ad ogni passaggio “incisivo” dell’orazione del post fascista Gianfranco Fini.

Al contitolare della famigerata legge che tutt’ora (s)regola l’immigrazione e che tanti guasti a sin qui prodotto dal 2002, nulla veniva contestato solo un tributo per l’immeritata favola di liberal tra gli orchi del centrodestra. Eppure quella legge Fini non l’ha mai sconfessata anzi solo pochi giorni fa continuava a considerarlo un provvedimento quantomeno necessario.

Nonostante ciò, per quell’uditorio e per una buona parte del centro sinistra, le posizioni di Fini rappresentano l’avamposto per un dialogo possibile, poi l’uomo politico piace, qualcuno ridendo(?) l’indica come il possibile futuro leader del centro sinistra.

In questo clima di imbambolamento forse sfugge ai più, che in un cinico gioco tattico gli immigrati ed i loro drammi non trovano mai posto nell’agenda dei nodi da sciogliere quando il confronto periodico tra il co - fondatore del PdL ed il vero padrone del vapore raggiunge il calor bianco.

Certo, qualche “stracciar di vesti” molte lacrime di coccodrillo e i problemi degli immigrati oplà rientrano nel cassetto di cose da “Fare Futuro” l’associazione di think tank, dall’immaginifico e presago nome, costituita dal Presidente Fini. Torneranno buoni questi temi per un’altra occasione per recitare il ruolo del Cavaliere bianco del centrodestra italiano.

In questa disinvolta rappresentazione di facciata in cui sempre, lo ripetiamo, mancano conseguenti atti di rilevanza politica, tanti, e molti anche tra le file della sinistra, sembrano rimanere tra gli affascinati e gli invischiati.

Come se i frutti amari della personalizzazione della politica abbiano definitivamente attecchito raggiungendo l’obbiettivo di scompaginare i punti di riferimento oggettivi del fare politica, in una resa dove emerge l’esponente politico a prescindere dal campo di appartenenza e dalle idee proposte.

Simbolico è il caso della candidata a Governatore del Lazio Renata Polverini. Le sue origini di sindacalista Cisnal (ben prima della svolta di Fiuggi) ora UGL, Segretaria generale del sindacato, secondo le cronache,  più gonfiato d’Italia, non impediscono all’editorialista del Fatto Quotidiano, Telese, di minacciare di votarla da sinistra alle prossime elezioni poiché, secondo il quadro edificante fornito “ è una donna emancipata e impegnata, con marito di sinistra, splendida anfitriona di cene sociali bi partizan con Epifani  e Damiano con un pedigree indiscutibile sul fronte delle battaglie sociali”.

Questa raffigurazione non viene disturbata dal fatto che il suo principale sponsor e mentore per la prossima agone sia Alemanno, lo stesso che come Sindaco di Roma, tra le tante emergenze e necessità fondamentali a cui non riesce a dare risposta nonostante le tante promesse elettorali, si è distinto e reso famoso per l’ordinanza comunale per reprimere i lavavetri stranieri ai semafori.

I fatti come sempre sono il banco di prova che smonta anche i migliori artifizi e disvela la vera natura ed essenza delle cose sia nella vita che in politica.

Sia chiaro agevolare l’acquisto della cittadinanza per gli stranieri e riconoscere loro il diritto di voto sono provvedimenti equi e giusti e lungamente attesi, ma non sono né la soluzione né la radice del problema.

Probabilmente ne è consapevole anche l’On. Fini ma certamente per natura e provenienza non può accettare altre considerazioni.

E’ arcinoto che il voto come la cittadinanza non hanno impedito lo sfruttamento delle minoranze e le conseguenti tensioni sociali tanto negli Stati Uniti come nelle banlieu francesi.

Il fatto di essere divenuto comunitario non ha modificato di un millimetro la condizione dei manovali rumeni sfruttati nei cantieri di Milano o di Roma per trenta euro a giornata.

Gli avvenimenti di questi giorni in Calabria rappresentano la cruda conferma. Le condizioni di sfruttamento e coercizione ignobili in cui i braccianti stranieri di Rosario erano costretti e che hanno prodotto la rivolta,  non sono in ordine di tempo così lontane dalle rivolte contadine che hanno segnato la nostra Storia da Bronte in poi. Anche allora la mafia e l’ndrina usavano le armi contro gli italianissimi “cafoni” che chiedevano pano e terra per le proprie braccia.

Ha ragione la popolazione di Rosarno che ieri in corteo ha gridato “non siamo razzisti”. Hanno ragione, la questione non è, o non è solo, un sentimento di serpeggiante razzismo che aleggia fra noi, come non erano frutto, negli anni sessanta , di razzismo d’accatto i cartelli affissi a Torino con su scritto “non si affitta a meridionali”.

La questione risiede in questo imbarbarito sistema di economia globalizzata che confonde uomini e merci. Le domande ipocrite di adesso sull’impossibilità di non accorgersi di un accampamento di 20 mila uomini, un mercato a cielo aperto di braccia da sfruttare, non sono altro che l’ulteriore ammissione di un sistema condiviso e conosciuto dalle autorità, dagli organi preposti al controllo e da chi fa imprenditoria in quelle zone.

Un sistema che localmente produce un esercito di disoccupati agricoli fittizi mantenuti sulle spalle dell’INPS, mentre migliaia di nuovi schiavi raccolgono nei campi mandarini e pomodori, ma che in senso generale sta generando una sorta di catena alimentare dove figurativamente l’uomo cannibalizza l’uomo.

Il problema è che in questa specie di convoglio sociale costruito, i braccianti africani, le badanti ucraine, i muratori moldavi occupano gli ultimi vagoni, ma nessuno sa o si accorge dove ci sta portando la locomotiva.

E’ un processo economico in atto dunque, non una questione razzista non sradicata come scrive oggi l’Osservatore Romano. Lo stampo razzista è nelle esternazioni e nei provvedimenti che ha adottato il Ministro Maroni, che ha aggiunto alle angherie subite la soperchieria di ordinare lo sgombero dei migranti.

In queste ore su internet giustamente circola la proposta di indire per il 1° marzo lo sciopero dei migranti. Per mia personale esperienza conosco quanto sia difficile organizzare un evento del genere, ma voglio comunque aggiungere un ulteriore motivo per spingere alla mobilitazione.

A breve troverà concreta applicazione uno dei più odiosi provvedimenti contenuti nel cosiddetto pacchetto sicurezza licenziato da questo Governo. In base a ciò ogni cittadino straniero regolarmente soggiornante,  e sottolineo regolarmente, dovrà pagare una tassa aggiuntiva, tra gli 80 e i 200 euro, al momento che chiederà il rinnovo del proprio permesso.

In modo concreto, un operaio straniero se soggiorna qui con moglie e due figli, dovrà pagare per sé e la propria famiglia una ulteriore gabella tra i 350 e gli 800 euro in aggiunta alle spese già previste. Una vera e propria tassa sul lavoro, perché come sa bene il Presidente Fini, per la nostra legge sull’immigrazione non si può soggiornare se non si è in possesso di un contratto di soggiorno. Una tassa del genere rimanda alla tassa del pane o sul macinato di ottocentesca memoria.

Il prossimo 1° febbraio ci riuniamo a Roma come socialisti e come Associazione Socialismo e Sinistra per la costruzione di una Nuova forza della sinistra italiana. Mi auguro e credo sia importante che i temi qui toccati siano portati al centro del dibattito. Lo richiedono i quattro milioni di migranti presenti nel nostro Paese, quasi il 10% della forza lavoro impegnata, lo chiedono tutti quanti vogliono bloccare e far deragliare il treno impazzito dell’ingiustizia sociale che sta viaggiando nelle rotaie di questo nostro Mondo. 

Commenti (1)
  • Marco Zanier
    Complimenti: e' una delle migliori analisi della questione immigrazione in Italia che abbia letto negli ultimi tempi. Condivido la tua proposta di inserire questo tema nell'agenda del Convegno nazionale sul lavoro e la democrazia che abbiamo indetto per il 1° Febbraio, per poter creare le premesse di una politica sociale coraggiosa ed efficace.
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