
Il 7 luglio 2010 è stata una delle giornate più nere e tristi per la democrazia italiana, quasi un tragico epitaffio per la sua decadenza e “morte civile”.
In Italia mai si erano viste categorie, tra le più deboli e sole, scendere in piazza per manifestare il sacro rispetto dei loro diritti essenziali: quelli per la salute e per la casa.
Cosa c’è infatti di peggio, nella vita, che perdere la possibilità di avere una salute che ti metta in condizioni di essere alla pari degli altri esseri umani, o la casa in cui puoi e devi abitare? E non per l’arroganza di un potere o di un governo, ma per un accidente, un fato crudele, una sventura inattesa.
Cosa dovrebbe fare, in questi casi, una società che ha, prima che una identità civile, un cuore e un’anima? Ebbene, è semplice: andare incontro a quelli che soffrono di più, ai più deboli ed esposti alle sventure del destino.
E’ una semplice norma di umanità, più che un principio legislativo.
Ma questo governo che ora vige in Italia, con il consenso di tanti italiani, ha avuto la protervia di costringere i più deboli a scendere in piazza, con protesi e carrozzelle, prima di rimuovere l’infamia con cui aveva provato a ridurre i loro diritti, cancellando per la maggioranza di loro la pensione di invalidità.
Questo governo non ha saputo prevenire e aiutare il disagio, la sfortuna di essere colpiti nel bene primario per tutti: la salute, questo governo ha voluto esporsi all’infamia di far scendere in strada chi non ha nemmeno gambe per poterlo fare: lo ha costretto a reclamare quando avrebbe dovuto comprenderlo ed aiutarlo senza creargli alcun disagio.
E come se non bastasse, nella stessa tristissima giornata, lo stesso governo, blindato nelle sue stanze di potere, ha atteso che coloro che hanno perso tutto, casa, affetti e beni essenziali, per un rovinoso terremoto, arrivassero fin quasi sotto le finestre di quelle stesse stanze oscure dove la compassione e la comprensione hanno ormai lasciato il posto alla ferocia e all’indifferenza sociale, per respingere a manganellate quel popolo, ingannato nelle promesse preelettorali, e poi deluso e rinnegato con i provvedimenti della attuale finanziaria.
Per respingere i più poveri e deboli di questo paese si è commessa la più grave bestemmia che si potesse praticare: si è versato il loro sangue.
Tutto quello che seguirà, anche se alla fine qualche diritto verrà riconosciuto, sarà dunque ormai solo l’espressione tardiva di un rimorso, non autentico e sincero, ma indotto dalla paura per la rabbia popolare.
Quale democrazia, quale libertà può dunque fondarsi su tanta indifferenza e ferocia?
Quali diritti potranno essere riconosciuti, se persino quelli essenziali alla salute e alla casa vengono non solo negati, ma persino bastonati sul nascere?
Persino le più crudeli dittature non hanno osato toccare questi diritti, queste tutele, negando la libertà di azione e di parola, ma pur assicurando alcune necessità essenziali per abitare e per curarsi.
Però qui in Italia, oggi, sembra che, pur “democraticamente”, non ci sia più né tale possibilità essenziale, né diritto all’informazione, dato che tali notizie sono state scrupolosamente rimosse da tutti i notiziari nazionali e solo grazie al web se ne sono conosciuti con dovizia, i particolari.
Allora questo deve essere un monito per chi vota e soprattutto per chi ignora, al di là delle sue opinioni politiche, che tali sciagure non sono il triste appannaggio di categorie destinate ad un destino di sventura dalla nascita, ma che chiunque, per una sorte inaspettata, può perdere la salute e la casa all’improvviso, per un incidente o per un terremoto, o possono non averla più anche le persone che gli sono più care.
Si ricordi che una società di esseri umani e non di bestie feroci, in quel caso sciagurato, si mobiliterebbe immediatamente per aiutarlo, non aspetterebbe un istante, e costringerebbe i più ricchi e privilegiati a pagare più degli altri, per un semplice dovere civico e di solidarietà umana. Una società umana, prima che civile, si darebbe delle priorità, prima di tartassare demagogicamente tutti i soliti noti: rinuncerebbe a progetti faraonici: megaponti, centrali nucleari, utilizzando ogni risorsa essenziale per lenire prima il dolore e le ferite di chi non ha nemmeno più lacrime per piangerle.
I sindacati e tutte le forze politiche scenderebbero in piazza assieme agli ultimi, per testimoniare il dovere di una civiltà che non vuole cedere nemmeno di un passo di fronte alla ferocia della barbarie, non lascerebbe soli i più poveri e disgraziati nemmeno un istante.
Non so, la tristezza e la rabbia, certe volte guardandosi attorno, sono talmente grandi che sembra quasi impossibile trovare le parole giuste per descrivere quella che ci appare come una vera e propria capitolazione dello stesso elementare diritto ad una vita libera e dignitosa.
Però oggi, per non risultare dei “morti viventi”, non solo bisogna trovare con urgenza le parole, ma anche le azioni giuste e necessarie per uscire subito da quella che sembra essere realmente la “fogna” della nostra storia.
La storia di un grande Paese che ha “fatto” la civiltà umana nei secoli passati, ed è oggi ridotto alle sue peggiori deiezioni.
Ricordiamocelo la prossima volta che saremo chiamati a votare o a mobilitarci, prima che tali deiezioni, anche “democraticamente”, in una sorta di pestilenziale “cupio dissolvi”, non ci coprano fino a soffocarci del tutto, senza che nemmeno un fiore possa più nascervi sopra.
C.F.
Con tutto il RISPETTO per i ragazzi d...
La disinformazione si combatte ancor ...
Da REpubblica.it Il procuratore di Le...
Now it is the chance for you to be wi...
Now it is the chance for you to be wi...
You will easily notice the unfold zip...
Grazie, purtroppo tenere la mente sve...
Grande Carlo,come sempre.Penso che ol...
Cari compagni,bellissimo documento e ...
Coach was founded link:http://www.co...
image:http://www.scarpe4calcio.com/i...
image:http://www.scarpe4calcio.com/i...
link:http://www.nhlshopusa.com/nhl-j...
There are dozens of conventional lin...
Don't think that you will link:http...